<?xml version="1.0" encoding="iso-8859-1"?>
<rss version="2.0">
    <channel>
        <title><![CDATA[Andare in bici]]></title>
        <link><![CDATA[http://www.ruotalibera.org/simplog/index.php?blogid=9]]></link>
        <description><![CDATA[Perché la bicicletta può cambiare la nostra vita]]></description>
        <language>it-IT</language>
        <managingEditor>enrcarta@libero.it</managingEditor>
        <webMaster>enrcarta@libero.it</webMaster>
        <lastBuildDate>Mon, 02 Jul 2007 14:04:15 +0200</lastBuildDate>
        <item>
            <title><![CDATA[Diventare ciclisti in 20 passi!]]></title>
            <description><![CDATA[<I>Una frequentatrice del ns. sito ci segnala che ha circa 40 anni e non sa andare in bici. Ci chiede come si fa ad imparare da adulti.<br>Segue la simpatica risposta di Robertone:</I> 
<P>...<BR>Se invece vuoi imparare ad andare in bici, ti consiglierei di farti prestare una graziella o cmq una bicicletta con telaio da donna possibilmente modello olanda che non abbia ruote da 28". 
perche' questo?
Le graziella hanno ruote da 20" e le olanda da 26" e spesso le gomme hanno generose sezioni (che variano da una larghezza di 28mm a 45mm). Piu' e' larga la gomma e piu' facile sara' imparare ad andare in bici. 
Assicurati che i freni funzionino. 
Ora segui queste poche piccole regole: 
<OL><LI>scendi furtivamente nel cuore della notte e carica la bici in macchina senza farti vedere. 
<LI>coprila con una coperta 
<LI>simula di buttare la mondezza 
<LI>scegli una domenica di sole e trovati un bel parcheggio in leggera discesa. 
<LI>tira fuori la bici dalla macchina (le prime 4 possono essere anche variate in fatti dare un passaggio da qualche amico) 
<li>spingi la bici fino alla cima della pendenza 
<li>sali a cavallo della bici, abbassando il sellino in modo che entrambi i 
tuoi piedi tocchino compeltamente il terreno. 
<li>tenendo ben stretti i freni, cerca di guardare ad una decina di metri davanti a te e traccia una traiettoria quanto piu' dritta possibile verso il  fondo 
<li>lascia i freni e lentamente tira su ENTRAMBI i piedi di un paio di cm 
<li>non per allarmarti ma stai andando in bicicletta, lentamente giu' per una dicesa, con i piedi che sfiorano il pavimento, piu o meno come facevano nel 1871. 
<li>arrivando verso la base della salita, comincia a frenare e quando stai per fermarti abbassa i piedi 
<li>ripeti i passaggi dal 6 al 12 a piacimento o cmq, finche' ti senti abbastanza tranquilla a mettere i piedi sui pedali mentre stai scendendo. 
<li>scendendo gira POCO il manubrio da una parte e vedrai che la bicicletta tendera' a pigearsi da quella parte, resta calma e rimetti dritta il manubrio e giralo nell'altra direzione. come vedi non sei caduta perche' i  tuoi piedi sfiorano gentilmente il suolo 
<li>ora, mentre ripeti quello che hai fatto prima, dai qualche pedalata per capire come ci si sente a pedalare (probabilmente il sellino sara' troppo  basso per essere comoda)<BR>stai andando in bici! 
<li>ora fermati alla base della salita. ricordati tutto quello che hai imparato finora. Punta con la bici la sommita' della salita. Metti i pedali paralleli al terreno girandoli all'indietro e fermando il pedale relativo alla tua gamba forte davanti all'altro. 
<li>poggia il piede della tua gamba forte sul pedale e comincia a spingere. 
<li>quando la bici comincia a muoversi alza lentamente l'altro piede e portali sull'altro pedale, che nel frattempo sara' passato davanti al primo e ripeti l'operazione. ti dico di provare in salita perche' in questo modo, se smetti di pedalare la bici si ferma praticamente subito. 
<li>alza progressivamente il sellino finche' tu trovi una posizione che ti 
dia sicurezza nella pedalata e spinta nelle gambe senza eccessivo sforzo. 
<li>mandaci una tua foto che pedali e la metteremo sul sito 
<li>procurati una bici tuttta tua perche' ora devi fare pratica e puoi venire ad una nostra uscita facile in citta' 9quelle contrddistinte sul calendario dal pallino verde per intenderci), scortata dai sapienti accompagnatori dell'associazione che saranno ben lieti di stimolarti ed aiutarti ed informarti sulle bellezze delle nostre citta' in bicicletta. 
</ol>
A presto 
 ]]></description>
            <link><![CDATA[http://www.ruotalibera.org/simplog/archive.php?blogid=9&pid=2039]]></link>
	    <guid isPermaLink="true">http://www.ruotalibera.org/simplog/archive.php?blogid=9&amp;pid=2039</guid>
            <author>enrcarta@libero.it</author>
            <category>Opinioni</category>
            <comments>http://www.ruotalibera.org/simplog/comments.php?blogid=9&amp;pid=2039</comments>
            <pubDate>Mon, 02 Jul 2007 14:04:15 +0200</pubDate>
            <source url="http://www.ruotalibera.org/simplog/rss.php?blogid=9">
                <![CDATA[Diventare ciclisti in 20 passi!]]>
            </source>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Riflessioni sulla velocit&agrave; ed altro...(2)]]></title>
            <description><![CDATA[Questo che riporto probabilmente verrà posto in discussione in una classe liceale del Tasso all' inizio dell'anno scolastico (settembre 2005). 
E' uno scritto del 2004 conseguente le riflessioni pubblicate su questo sito datate 2003. 
E' stato letto in occasione della presentazione del libro "Europa Europa" di Matteo Scarabelli. 
All'inizio volevo farne un piccolo saggio e piano piano lo stavo affinando. Poi ho deciso di lasciarlo così, incompiuto: il titolo era "Deciclo". 
Ve lo sottopongo come materia di riflessione, nel convincimento che l'utilizzo della bicicletta quotidiano sia un valido strumento per rallentare il ritmo della nostra frenetica vita. 
Buona lettura. 
 
<b>Il cicloturismo questo sconosciuto</b> 
In Italia la concezione corrente dell’andare in bicicletta è deficitariamente estremale. 
Da una parte si trova la corsa agonistica o dilettantistica a cui si contrappone la passeggiata nel parco o nel paese dall’altra. Tutto quello che sta nel mezzo è ampiamente sconosciuto. 
Le associazioni cicloambientaliste cercano di colmare questa lacuna. 
“Dai che arrivi primo” “Vai Coppi” “Forza Bartali” sono le battute più frequenti che mi sento rivolgere quando vado in giro con il gruppo. 
E’ come se per gli altri stessi facendo una gara: ma io non sto facendo una gara, sto semplicemente esplorando il territorio con la bicicletta insieme ad altre persone. 
 
<i><b>La velocità</b></i> 
 
<b>La società e la velocità: i modelli imperanti</b> 
L’impressione che ho maturato in questi anni della mia vita a stretto contatto con la realtà romana, è strutturata su comportamenti inequivocabilmente frenetici: nessuno è realmente calmo nel raggiungimento dei propri obiettivi quotidiani. Siamo, mi ci metto pure io dentro, governati da una bussola che non prevede tempi morti, ozi, momenti riflessivi. Tutto scorre intorno in modo rapido e noi cerchiamo di cogliere questa sequenza di attimi quasi in un gesto continuo e in disperato ritardo. Alcuni esempi: un’uscita serale subito dopo il lavoro con appuntamento da qualche parte, sarà nella maggioranza dei casi una corsa all’appuntamento; l’andare al lavoro o a scuola la mattina sarà quasi sempre una corsa al luogo deputato; il ritorno a casa in tempo per non si sa bene cosa, sarà il più rapido possibile; una scadenza lavorativa impone una fretta non indifferente. Questi banali esempi sono il nostro quotidiano tran tran. Ci si trova quindi quasi sempre a pensare cose del tipo “Ma questo perchè non si sbriga?” oppure “Madonna come è tardi! Devo scappare.” e “Ma guarda tu se dovevo perdere tutto questo tempo per questa stupidaggine!”. Insomma c’è un continuo rincorrere gli eventi che ci incalzano. Se questo è valido sul versante dell’occupazione quotidiana dell’individuo allo stesso modo sul versante del tempo libero si ha una percezione alquanto fugace degli eventi che si cerca di creare, se non addirittura superficiale. La società ci viene incontro convincendoci che la tecnologia è dalla nostra parte in questa particolare problematica quale può essere la gestione dei tempi. Vengono messe in commercio macchine che in un modo o nell’altro risparmiano tempo: riducendo i periodi di lavorazione, o addirittura, eliminando l’intervento umano. In teoria si dovrebbe poter risparmiare del tempo. In pratica noi riempiamo con altri impegni i vuoti creati dalla tecnologia. Perchè? Una possibile risposta è che gli altri ci devono vedere eternamente indaffarati, questo indurrà a pensare di noi come a degli individui attivi con molte cose da fare e quindi il pensiero corre su questa linea: “non abbiamo tempo da perdere, noi. Siamo importanti” “non ora non vedi che ho da fare? (non sono mica come te che non hai nulla da fare)”. In sostanza un continuo emergere dell’individuo davanti a sé e agli altri nel concetto dell’ “io esisto” realizzato con l’affermazione della propria importanza. Il punto è: la realizzazione del sé è possibile in altri modi? Se sì, si possono comodamente abbandonare questi stereotipi aberranti. Il fatto che non bisogna mai mostrarsi con le mani in mano produce l’insofferenza dell’individuo nei momenti in cui si trova costretto a dover aspettare qualcosa o qualcuno. In quei momenti il tempo si dilata a dismisura e 5 minuti sembrano un’eternità, mentre in realtà sono solo 5 minuti. Il comportamento al semaforo rosso è esemplare: si perde il verde ci si ferma al rosso, si è inizialmente soli e fermi, sopraggiungono altre automobili si fermeranno sempre un pò più avanti rispetto alla vostra posizione e avranno la sensazione di perdere tempo a quel rosso, inseriranno la marcia, lasceranno la frizione per un pò spostando di qualche centimetro la macchina, ci sarà un effetto emulazione, in pochi momenti il passaggio pedonale antistante sarà invaso. Quello che si sta perdendo è il non saper aspettare. Il terrore che la vita possa finire nell’istante successivo è un comodo alibi o una filosofia perversa(?) dettata dal carpe diem. Perchè allora non ci si vuole fermare, ma si vuole stare sempre in movimento? Riflettendo a lungo sono arrivato alla conclusione che tutto quello che denota staticità è indice di vecchiaia, all’opposto tutto ciò che è rapido e veloce denota freschezza e giovinezza. Quante volte si è sentito dire che dare un improvvisa accelerata con una qualsiasi macchina denota nel subconscio del soggetto maschio virilità, ecco essere virili secondo me significa essere giovani essere ancora in grado di ... Per questo l’equazione che ne scaturisce è abbastanza evidente: sei lento, aspetti gli altri allora sei vecchio, sei dinamico, non hai un attimo libero, allora sei giovanile. 
Il calciatore che guadagna milioni di euro divertendosi è uno degli esempi più nocivi che la società odierna propone ai giovani d’oggi. Il modello incita infatti al “tutto e subito” in maniera abbastanza evidente mostrando un modello vincente. Facendo così scivolare e quasi odiare tutto ciò che implica fatica e perseveranza. 
Emergono così due valori: essere importanti e giovani. In buona sostanza apparire in un certo modo, o più semplicemente apparire. 
Come fare per evitare tutto ciò? La risposta è semplice: rallentare. 
 
<b>Le contraddizioni dei settimanali</b> 
In certi articoli si predica che lo stress fa male che gli stili di vita attuali sono insostenibili, nella pagina successiva trovi la pubblicità di un’auto che da 0 a 100 ci mette solo 5,1 secondi. A che serve tutta questa potenza, a che serve questa accelerazione e questa velocità? Dobbiamo consumare più auto sfracellandoci addosso l’un con l’altro? Oppure dobbiamo fare bella figura davanti alla nostra ragazza, o ai nostri colleghi di lavoro? Se solo si riflettesse un pò su questi concetti ci si renderebbe conto della loro totale futilità. Ma perchè queste riviste non adottano un principio, una linea guida, una coerenza interna? L’unico principio guida è puramente economico. 
 
<b><i>La cultura fatta con la pubblicità</i></b> 
 
<b>I pubblicitari e il loro immenso potere</b> 
Le cose che si radicano più facilmente nei nostri cervelli sono quelle ripetute in maniera ossessiva e questo è dovuto principalmente alla televisione che con la pubblicità martellante abitua ad un tipo di apprendimento che rasenta il metodo del lavaggio del cervello. La sua preponderanza predomina su gli altri tipi di apprendimento: il metodo di studio (che faticosamente si apprende nell’arco della vita scolastica affinandolo con approssimazioni successive), il gioco, la coscienza nelle esperienze  e l’incoscienza. C’è quindi il significativo pericolo che concetti importanti siano soppiantati nelle popolazioni di neuroni, da prodotti o motti di dubbia utilità. Per questo dico che purtroppo il vero insegnamento non è nelle mani del mondo dell’istruzione, ma nelle mani più orientate dei pubblicitari. I quali si trovano a gestire un potenziale culturale enorme senza rendersene conto o forse se ne sono resi conto... 
 
<b>La cultura nelle scuole</b> 
E’ perdente per i motivi esposti sopra, soccombe. 
 
<b>L’educazione dei genitori</b> 
Quasi un’impresa alla Don Quijote contro i mulini a vento. 
 
<b>La campagna pubblicitaria</b> 
Un ripiego una volta constatato quanto detto. 
 
18 Aprile 2004 
Elio Ascoli Marchetti 
 ]]></description>
            <link><![CDATA[http://www.ruotalibera.org/simplog/archive.php?blogid=9&pid=275]]></link>
	    <guid isPermaLink="true">http://www.ruotalibera.org/simplog/archive.php?blogid=9&amp;pid=275</guid>
            <author></author>
            <category>Area tecnica</category>
            <comments>http://www.ruotalibera.org/simplog/comments.php?blogid=9&amp;pid=275</comments>
            <pubDate>Fri, 22 Jul 2005 16:29:29 +0200</pubDate>
            <source url="http://www.ruotalibera.org/simplog/rss.php?blogid=9">
                <![CDATA[Riflessioni sulla velocit&agrave; ed altro...(2)]]>
            </source>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Riflessioni]]></title>
            <description><![CDATA[La filosofia della bicicletta, secondo me, riposa sulla negazione della velocità concetto imperante delle attuali società che la spacciano per simil giovinezza: tutto ciò che è veloce è giovane, tutto ciò che è lento è vecchio.<br>
Io no.<br>
Mi sento, riconosco me stesso quando vado piano, sono un barbaro con me stesso e con gli altri quando vado veloce.<br>
Ecco, la bicicletta in tutto ciò insegna ad andare piano, e questo andare piano è in netta antitesi con il resto del mondo: quante volte abbiamo pensato "fermate tutto voglio scendere" perchè travolti dagli eventi. Quando ci si vuole fermare in questa maniera vuol dire che fino a quel momento eravamo trasportati in uno scorrere troppo veloce di cose e persone intorno a noi. Ecco se fossimo andati più piano non saremmo arrivati al pensare di doverci fermare e  scendere, semplicemente non ci saremmo arrivati a quel punto.<br>
L'andare piano e l'andare veloce sono concetti che costantemente ci circondano, anche adesso questa mail la potreste leggere molto velocemente oppure molto piano, ma più vi soffermate più riflettete, più andate veloce nella semplice lettura e meno rimarrà aggrappata ai vostri neuroni.<br> 
La stessa parola mail o e-mail è molto veloce da pronunciare al posto della lunghissima, inusuale
e anticonvenzionale elettrolettera. Tutto dipende dal tempo che uno si mette a disposizione: la tecnologia riduce i tempi permettendo di fare una qualsiasi azione in un tempo ridotto, ma questo risparmio, come lo si utilizza? Facendo un'altra cosa ancora: stress al posto di tempo libero. Certe volte dipende da noi, da come interpretiamo
questo risparmio di tempo, spesso no: ritmi insostenibili ci impongono scelte non proprio lente, non proprio sicure, non proprio sostenibili. Ecco la bicicletta aiuta a capire che è possibile un altro andare più lento, più
riflessivo, meno frenetico.<br>
Roma, 5 maggio 2003.
]]></description>
            <link><![CDATA[http://www.ruotalibera.org/simplog/archive.php?blogid=9&pid=239]]></link>
	    <guid isPermaLink="true">http://www.ruotalibera.org/simplog/archive.php?blogid=9&amp;pid=239</guid>
            <author></author>
            <category>Opinioni</category>
            <comments>http://www.ruotalibera.org/simplog/comments.php?blogid=9&amp;pid=239</comments>
            <pubDate>Fri, 08 Jul 2005 13:18:01 +0200</pubDate>
            <source url="http://www.ruotalibera.org/simplog/rss.php?blogid=9">
                <![CDATA[Riflessioni]]>
            </source>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Sulla strada]]></title>
            <description><![CDATA[<img src='./upload/img20050425220844.jpg' alt='panoramix.jpg' />
<br>Qualche tempo fa, con alcuni amici ed amiche, mi trovavo a pedalare sulle colline umbre. 
La strada correva sulla cresta di una dorsale collinare, ed il panorama si apriva ora a nord ora a sud, a volte su tutti e due i versanti contemporaneamente, rivelando, complice la bella giornata primaverile, da un lato il morbido digradare delle colline in direzione del lago Trasimeno, dall'altro lo scabro paesaggio della Serra di Burano, alle cui spalle, in distanza, incombevano i massicci del monte Nerone e del monte Catria. 
La strada era così bella, e la giornata talmente perfetta, che ci siamo ripromessi di inserire fra le iniziative dell'anno seguente un'escursione che effettuasse quel percorso. 
Subito è sorta una discussione sul nome da dare alla gita e, dal momento che non era presente sul tracciato alcuna località degna di nota, qualcuno si è domandato come si chiamasse la strada; gli è stato risposto, leggendo sulla cartina: "S.P. 628". 
Sembrava una battuta: "Weekend in bicicletta sulla strada provinciale n°628"; il commento unanime è stato: "...improponibile, non ci verrebbe nessuno". 
Siamo ripartiti. 
La strada era sempre bellissima, mentre scendevamo verso Gubbio fra morbidi tornanti immersi nel verde, e io mi chiedevo perché non ci fosse modo di convincere i nostri soci a venire a vedere un luogo così bello, e non mi davo pace. 
Perché, mi domandavo, la gente si muove per andare a visitare un paese, una città, e non una strada" 
Alla fine del rimuginare ho compreso la natura del problema, in realtà molto più profonda e complessa di quanto non sembri a prima vista. 
La conclusione a cui sono approdato è che le strade sono ormai diventate dei "non luoghi", la gente le percorre in automobile a velocità tale da renderle nulla più che un fastidioso intermezzo tra la località di partenza e quella di arrivo, una specie di "tassa" da pagare per "arrivare" da qualche parte. 
Questo è già un primo distinguo che si può operare: l'automobile è un veicolo che serve per "arrivare", a differenza della bicicletta, che è un veicolo che serve per "viaggiare", si tratta di due comportamenti notevolmente diversi. 
Analizzando più a fondo, a differenza dell'andare in bici lo spostamento in automobile è composto di due fasi nettamente distinte: la prima in cui il veicolo è fermo e il passeggero/autista si trova al suo esterno, nella condizione di muoversi liberamente, di camminare, di guardarsi intorno a trecentosessanta gradi, di percepire i suoni e gli odori, in poche parole: libero; la seconda in cui il veicolo è in movimento e lo stesso passeggero/autista si trova rinchiuso (pressoché immobilizzato) all'interno dell'abitacolo, col rumore del motore o dell'autoradio nelle orecchie e, sempre più spesso, l'aria condizionata che ricicla gli odori di plastica e deodoranti artificiali. 
A tutto ciò, nel caso del guidatore, vanno aggiunti lo stress e la fatica indotti dal condurre il veicolo (checché ne dica la pubblicità, che mostra sempre guidatori felici e sorridenti). 
Ridefinire nell'immaginario collettivo e far percepire come "piacevole" la condizione di passeggero/autista rappresenta, attualmente, uno dei più grossi sforzi portati avanti dall'industria automobilistica. 
Ovviamente, per salvaguardare l'immagine del prodotto e sfruttando l'inconscio desiderio, da parte dell'acquirente dell'automobile, di avere conferma della bontà dell'acquisto fatto, tutti i disagi sofferti vengono sovente addebitati alla strada. 
Strada che diventa "brutta" perché "piena di curve" e il fatto di percorrerla a velocità sostenuta provoca nausea e vertigini (laddove le vie montane più belle e panoramiche sono quasi sempre ricavate su percorsi tortuosi, a causa dell'irregolarità dei fianchi delle pareti). 
Strada che diventa "pericolosa" perché stretta, dal momento che l'automobilista è abituato, e spesso incoraggiato, a correre (basti pensare allo spazio riservato dai media alle gare di "Formula 1", competizioni che ancora in molti considerano uno "sport"). 
Strada che rimane, sempre e comunque, uno spazio "morto", impossibile da apprezzare e fruire in alcun modo proprio a causa delle limitazioni intrinseche dell'oggetto "automobile", spazio da percorrersi alla massima velocità possibile per riguadagnare al più presto, una volta giunti a destinazione, la propria libertà di movimento. 
Strada che, nell'unica prospettiva di diventare funzionale ad una forma di spostamento che deve essere sempre e solo veloce, frettolosa, distratta (dal momento che è indispensabile essere concentrati sulla guida se si vogliono evitare incidenti), finisce col diventare sempre più spesso un oggetto mostruoso. 
Ed ecco, quindi, sterminate ed orribili lingue d'asfalto perfettamente rettilinee e perfettamente noiose, delimitate da guard-rails metallici che nascondono i panorami ed evocano le sbarre di una gabbia, sulle quali sfrecciare a non meno di 100 km l'ora. 
Ed ecco il territorio ridursi ad una serie di "microluoghi", borghi, paesi, frazioni, uniti da direttrici più o meno "comode" da percorrere, più o meno "funzionali" a quello che l'industria dell'automobile vuole convincerci a fare, ovvero rinunciare all'uso delle gambe (ed, eventualmente, anche del cervello). 
Ma io, pensavo, sono un ciclista (o, meglio, un cicloturista) a me servono fondamentalmente due cose: una è la bicicletta, l'altra è la strada. 
La strada, però, come spazio ricavato "nel" territorio, come elemento qualificante del territorio stesso, come percorso di conoscenza ed apprendimento di quanto il territorio contiene ed offre. 
Uno spazio da percorrere metro dopo metro, per avere realmente la possibilità di entrarvi a contatto; uno spazio da conoscere, da ascoltare, da annusare, in qualche modo anche da toccare; uno spazio che mi sfida, con le sue salite e le asperità del terreno, che mi seduce con le sue discese, nel quale muovermi o fermarmi, in qualunque momento, per meglio apprezzare uno scorcio o un nuovo panorama. 
Uno spazio mai ostile, perché mai ostile è il mio modo di approcciare ad esso; uno spazio per essere vivo, felice, consapevole. 
Tanto può essere "diversa" la stessa strada, per un ciclista ed un automobilista che la percorrano, quanto diverso è il modo che hanno di utilizzarla, ovvero quanto diverse sono le possibilità che il mezzo che conducono consente loro di fruire. 
Il rischio, che in molti casi si è già tramutato in realtà, è che il numero soverchiante di automobilisti finisca col trasformare il tessuto stradale, l'intera rete viaria, ad immagine propria e del veicolo da essi prescelto. 
Per questo, prima che interventi dissennati in nome di una maggior tutela e sicurezza degli automobilisti producano la trasformazione delle nostre belle strade di campagna in corridoi recintati per bolidi a motore, sarebbe auspicabile la crescita di una maggior consapevolezza da parte dei pubblici amministratori, che faccia della tutela delle strade secondarie, sotto il profilo estetico e paesaggistico, un bene da salvaguardare. 
Che poi, col tempo, ci auguriamo si finirà pure col comprendere e riscoprire. ]]></description>
            <link><![CDATA[http://www.ruotalibera.org/simplog/archive.php?blogid=9&pid=65]]></link>
	    <guid isPermaLink="true">http://www.ruotalibera.org/simplog/archive.php?blogid=9&amp;pid=65</guid>
            <author>marco.pie@gmail.com</author>
            <category>Opinioni</category>
            <comments>http://www.ruotalibera.org/simplog/comments.php?blogid=9&amp;pid=65</comments>
            <pubDate>Thu, 28 Apr 2005 13:48:54 +0200</pubDate>
            <source url="http://www.ruotalibera.org/simplog/rss.php?blogid=9">
                <![CDATA[Sulla strada]]>
            </source>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Sei gi&agrave; un ciclista abituale?]]></title>
            <description><![CDATA[<img src='./upload/img20050502182308.jpg' alt='2005CampoFelice2.jpg' />

Meglio... 
 
Quindi non dobbiamo spiegarti quanto fa bene andare in bicicletta, l'emozione di buttarsi giù per una discesa, cosa si prova ad arrivare in cima ad una salita, il vento nei capelli e tutto il resto. 
 
Però potresti essere un ciclista sportivo, come ce ne sono tanti, a cui interessa solo il risultato, l'affermazione, il prevalere sugli altri: in tal caso di cose da dirti ne abbiamo molte, sperando di riuscire a farti capire quanto il nostro modo di andare in bicicletta sia diverso dal tuo. 
 
La prima è che la bicicletta, per noi, è innanzitutto libertà. 
 
Libertà significa poter andare dove vogliamo, con il passo che preferiamo, partendo ed arrivando quando ci pare, riappropriarci del nostro tempo... 
 
Libertà è correre, se ci va, fare anche sforzi intensi, ma solo per il desiderio di farlo, non perché ce lo imponga un regolamento di gara, non per sentirci più forti di qualcun altro, non per vederci consegnare, alla fine, un trofeo, una coppa, una medaglia...
 
Libertà è viaggiare da soli, senza doverne rispondere a nessuno, ma anche scegliere di muoversi in gruppo con altre persone che condividono lo stesso approccio alla bicicletta... 
 
Libertà è correre avanti, se vogliamo, ma anche scegliere di adeguarsi al passo di qualcuno meno allenato per fare conoscenza, parlare, confrontarsi, discutere, condividere le proprie esperienze...
 
Libertà è scegliere, invece di affermare la propria individualità, di mettersi al servizio degli altri, per insegnare loro il modo migliore di andare in bicicletta, aiutarli a trovare la corretta posizione in sella, ad usare il cambio nella maniera più idonea, a dosare lo sforzo per arrivare in cima alle salite in sella alla bici, anziché a piedi...
 
Libertà è non accontentarsi di rifare sempre le stesse strade, sempre gli stessi itinerari, ma cercare percorsi nuovi, visitare località sconosciute, esplorare il territorio...
 
Libertà di poter fare, se si vuole, anche cento/centocinquanta chilometri in un solo giorno, oppure, se si preferisce, accontentarsi di quaranta/cinquanta pur di raggiungere una località lontana e mai visitata prima e prendersi il tempo, nel corso dell?escursione, per studiare testimonianze storiche, artistiche, culturali, siti archeologici...
 
Libertà è cogliere l'occasione di approfondire la conoscenza dei luoghi visitati, che non possono e non devono essere vissuti solo come una sorta di "fondale" che abbia l'unica funzione di fare da "coreografia" allo "spettacolo" del gesto atletico. 
 
Libertà è anche staccarsi dagli stereotipi della "vacanza" al mare o in montagna per affrontare viaggi in bicicletta negli altri paesi, rinunciare alla leggerezza del veicolo, troppo spesso pagata a caro prezzo, per caricarci sopra borse e bagagli e conquistare l'autosufficienza sulle lunghe percorrenze? 
 
Libertà è uscire in bicicletta da una stazione o un aeroporto di un paese straniero e pensare: "Bene, ho tutto un paese da esplorare e due o tre settimane di tempo, vediamo quante cose riesco a vedere e ad imparare". 
 
Per tutti questi motivi riteniamo che l'attività strettamente sportiva, l'approccio meramente agonistico, evidenzino della bicicletta solo la sua dimensione di "attrezzo ginnico", rinunciando ad esplorare la sua natura più vera di mezzo di trasporto. 
 
Un mezzo di trasporto a misura d'uomo (e di donna, perdiana!) che per moltissimi ciclisti sportivi è ancora tutto da esplorare, e che ti invitiamo, abbandonando i soliti cliché, a scoprire insieme a noi. ]]></description>
            <link><![CDATA[http://www.ruotalibera.org/simplog/archive.php?blogid=9&pid=64]]></link>
	    <guid isPermaLink="true">http://www.ruotalibera.org/simplog/archive.php?blogid=9&amp;pid=64</guid>
            <author>marco.pie@gmail.com</author>
            <category>Opinioni</category>
            <comments>http://www.ruotalibera.org/simplog/comments.php?blogid=9&amp;pid=64</comments>
            <pubDate>Mon, 02 May 2005 18:23:24 +0200</pubDate>
            <source url="http://www.ruotalibera.org/simplog/rss.php?blogid=9">
                <![CDATA[Sei gi&agrave; un ciclista abituale?]]>
            </source>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[La bicicletta, questa sconosciuta]]></title>
            <description><![CDATA[<img src='./upload/img20050502182044.jpg' alt='2005p1010003.jpg' />

Due parole per tutti quelli che si sono ritrovati in questo sito, senza avere le idee chiare su che cosa significhi fare cicloturismo, cosa sia un'associazione cicloescursionista o semplicemente come si possa viaggiare in bicicletta. 
 
<b>Che cos'è una bicicletta? A cosa serve?</b>
Da chi non ne fa un uso abituale, la bicicletta è percepita, in genere, come una specie d'ingombrante giocattolo, utile per passeggiare nei parchi urbani, oppure come un attrezzo ginnico, usato in particolari discipline sportive. 
Che altro ci si può aspettare in un paese, il nostro, in cui la prassi comune consiste nell'abbandonare la bicicletta in scantinati polverosi, poco dopo aver imparato a starci sopra, per passare il più presto possibile alla guida di veicoli motorizzati?
L'industria dell'automobile, dal canto suo, nell'arco di diversi decenni, ha fatto il possibile per convincerci che non esiste altro modo di spostarsi su medie distanze, riuscendo purtroppo nell'intento. 
Per i più, tanto basta; la pigrizia, fisica e mentale, fa il resto. 
 
<b>Cosa significa allora, oggi, riscoprire la bicicletta nell'età adulta?</b>
Inevitabilmente per molti, col passare del tempo, soprattutto nelle città, scatta la presa di coscienza che l'automobile, anziché strumento di libertà, diventa troppo spesso una micidiale fonte di stress. 
Da ciò nasce il desiderio di riappropriarsi del proprio tempo libero, di una dimensione più tranquilla, più libera, più rilassata, ma non per questo statica. 
La nostra esperienza, ormai pluridecennale, ci ha insegnato che chi decide di inforcare la bici fra i trenta e i sessant'anni (purché sia una buona bicicletta!), in genere se ne appassiona, e vive questa sua seconda fanciullezza con grande entusiasmo. 
La bicicletta consente di coniugare corpo e spirito, abbinando ad una forma di esercizio fisico di tipo aerobico, regolare e non traumatico, oltreché molto salutare (e non necessariamente intenso ed estenuante), la dimensione del viaggio, il continuo mutare dei paesaggi, l'immersione nella natura, la scoperta del territorio e dei suoi tesori nascosti. 
Poi, poco a poco, coll'inevitabile e progressivo miglioramento del proprio allenamento, ci si scopre in grado di fare cose prima impensabili; ugualmente senza doversi sottoporre a sforzi eccessivi e, quel che più conta, divertendosi come e più di prima. 
E chi si sente pigro e sedentario non disperi: un giro di trenta, anche quaranta chilometri, purché senza salite, è veramente alla portata di tutti; a patto che venga effettuato con un minimo di criterio, con tempi e modi adeguati, su strade piacevoli ed evitando inutili stress. 
 
<b>Detto questo, che vantaggi comporta aderire ad un'associazione?</b>
Partecipando alle nostre iniziative classificate "Facili" e "Medio Facili" potrete avvicinarvi alla pratica del cicloescursionismo nel migliore dei modi, usufruendo del bagaglio di esperienza dei nostri soci di vecchia data ed evitando situazioni critiche, eventi traumatici ed errori inutili. 
Riceverete indicazioni per impostare la corretta posizione in sella, essenziale per prevenire affaticamenti prematuri, acciacchi e problemi articolari (oltre che per migliorare l'efficienza della pedalata), consigli sui rapporti giusti da usare in funzione della pendenza della strada e sull'impiego di accessori (portapacchi, puntapiedi, impugnature supplementari, ecc.). 
Inoltre, fra i servizi ai soci, e come misura preventiva nei confronti di guasti e malfunzionamenti che potrebbero complicare l'effettuazione del percorso, i nostri esperti meccanici (se presenti e dietro richiesta) sono disponibili per l'effettuazione di verifiche funzionali sulle bici dei nuovi partecipanti. 
Il calendario, che potete trovare nell'apposita pagina, è stato compilato con l'intento di coniugare le esigenze di cicloescursionisti con diversi gradi di allenamento e preferenze (strade e/o sentieri), ferma restando la volontà di proporre iniziative in luoghi di elevato valore storico, culturale, naturalistico, paesaggistico.
]]></description>
            <link><![CDATA[http://www.ruotalibera.org/simplog/archive.php?blogid=9&pid=63]]></link>
	    <guid isPermaLink="true">http://www.ruotalibera.org/simplog/archive.php?blogid=9&amp;pid=63</guid>
            <author>marco.pie@gmail.com</author>
            <category>Opinioni</category>
            <comments>http://www.ruotalibera.org/simplog/comments.php?blogid=9&amp;pid=63</comments>
            <pubDate>Mon, 02 May 2005 18:21:57 +0200</pubDate>
            <source url="http://www.ruotalibera.org/simplog/rss.php?blogid=9">
                <![CDATA[La bicicletta, questa sconosciuta]]>
            </source>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Ma tu... non vai mai in bicicletta?]]></title>
            <description><![CDATA[<img src='./upload/img20050502181843.jpg' alt='2005p1010003.jpg' />

Peccato... chissà se una volta ci andavi? 
Già, purtroppo è normale, in questo paese, imparare ad andare in bicicletta da bambini per poi abbandonarla, crescendo, insieme al vento nei capelli e ai ricordi di un'età spensierata. 
Magari non lo sai, ma la bicicletta è ancora là, o comunque ce n'è una, da qualche parte, che ti sta aspettando. 
Già! Perché non sta scritto da nessuna parte che, una volta diventati adulti, seri, rispettabili e responsabili, si debba rinunciare al piacere di una passeggiata in bicicletta. 
 
Hai paura di stancarti? Ma nessuno ti costringe a correre, si può benissimo andar piano. 
E poi le biciclette di oggi (tranne rare eccezioni), non sono più i trappoloni pesantissimi e senza cambio di trent'anni fa, bensì veicoli moderni, in grado di affrontare qualunque tipo di terreno e di pendenza, adattandosi perfettamente alle tue caratteristiche fisiche. 
In ogni caso, dopo le prime uscite l'allenamento verrà da sé, ed insieme a quello scoprirai il desiderio di espandere i tuoi orizzonti, di scoprire quanto lontano si può arrivare 
 
Hai paura del traffico? Su questo è difficile darti torto. 
Però considera che non esistono solo le grosse arterie urbane intasate di automobili, basta allontanarsi un po' dalle città per trovare stradine di campagna semideserte; basta aprire una cartina stradale per rendersi conto che c'è tutta una rete viaria fatta di strade di servizio piccole e poco frequentate, ideali per una bella pedalata primaverile. 
Certo, se hai ormai completamente dimenticato cosa significa andare in bicicletta, spiegartelo, per noi, non sarà facile. 
 
Come si fa a descrivere, a chi conosce solo l'automobile, l'emozione che si prova ogni volta che si parte in bici? 
Un'ultima occhiata alla cartina stradale, metti le mani sul manubrio, dai le prime pedalate, la bicicletta prende velocità, la strada si apre davanti a te e non sai dire quali meraviglie ti svelerà 
 
Il paesaggio comincia a scorrere lentamente, giusto la velocità che ti consente di apprezzarlo nei dettagli, e non come una macchia confusa che scorre via dietro i finestrini 
 
Viaggiare: spingere sui pedali con un movimento regolare, la sensazione di salute che dà un esercizio fisico di tipo aerobico, che non richiede strappi, né movimenti bruschi, né sforzi intensi, i polmoni che si ossigenano, il sole sulla pelle, il vento nei capelli 
 
Le salite: il ritmo della pedalata che diventa un po' più lento, il cambio che scatta finché non si trova il rapporto giusto, il paesaggio che, un po' alla volta, assume una prospettiva diversa, man mano che ci alziamo, che saliamo in quota 
E arrivati in cima, guardare giù e pensare: "Incredibile. L'ho fatto io, senza motore, senza l'aiuto di nessuno" poi planare giù, in discesa, che è come volare ad un metro da terra, nel silenzio turbato solo dal discreto frusciare delle ruote 
 
Fermarci dove e quando ci pare, visitare paesi, città, laghi, mare, montagne, chiese, castelli, musei, paesi stranieri, altre culture, altre civiltà: la bicicletta può veramente portarti dappertutto. 
Dalle solo un'occasione e, come è successo per noi, diventerà la tua compagna fedele, la tua migliore amica, il tuo mezzo di trasporto preferito. 
 
A quel punto potremo, se lo vorrai, viaggiare insieme, alla scoperta di un mondo divenuto tutt'ad un tratto più interessante, più ricco di sfumature, più vario, più nitido, più affascinante, un mondo tutto da esplorare... in bicicletta! ]]></description>
            <link><![CDATA[http://www.ruotalibera.org/simplog/archive.php?blogid=9&pid=62]]></link>
	    <guid isPermaLink="true">http://www.ruotalibera.org/simplog/archive.php?blogid=9&amp;pid=62</guid>
            <author>marco.pie@gmail.com</author>
            <category>Opinioni</category>
            <comments>http://www.ruotalibera.org/simplog/comments.php?blogid=9&amp;pid=62</comments>
            <pubDate>Mon, 02 May 2005 18:22:04 +0200</pubDate>
            <source url="http://www.ruotalibera.org/simplog/rss.php?blogid=9">
                <![CDATA[Ma tu... non vai mai in bicicletta?]]>
            </source>
        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Mi regalo una bicicletta]]></title>
            <description><![CDATA[</i><img src='./upload/img20050427234203.jpeg' alt='Portmadog.jpeg' />

Arriva la primavera, le giornate si allungano e diventano più tiepide, ritorna la voglia di fare sport all'aria aperta... difficile resistere al fascino della bicicletta! Si, ma... quale bici? Un modello da corsa o una mountain-bike?
La bici da corsa è un mezzo senza compromessi, la strada è il suo terreno e la velocità il suo fine ultimo, un veicolo essenziale, dal quale ogni fronzolo è stato eliminato per ottenere la massima leggerezza ed aerodinamicità.
Il manubrio ricurvo è concepito per offrire diverse possibili prese: le mani possono afferrarlo sulla parte alta, per pedalare in relax e godersi il paesaggio, o essere avanzate fino ad ad afferrare i corpi delle leve-freni, per riequilibrare la posizione quando la strada comincia a salire, o scese ad impugnare l'interno della piega, per avere una posizione più aerodinamica quando si raggiungono velocità elevate ed avere il miglior controllo sui freni, o anche posate sulle estremità in basso, quando si è molto stanchi.
Per chi opererà una scelta così intransigente, però, gli inizi non saranno facili.
La specialissima richiede, per essere apprezzata appieno, un allenamento di fondo che chi inizia sicuramente non possiede, per cui bisognerà mettere in conto un periodo di "rodaggio" non tanto della bicicletta, quanto delle proprie gambe, programmando uscite di impegno via via crescente e rinunciando, almeno nei primi tempi, ad affrontare salite lunghe e forti pendenze.
La scalatura dei rapporti di una bici da corsa, infatti, pur se discretamente estesa, nasce per fornire un veicolo il più leggero possibile a corridori ed agonisti, quindi individui mediamente molto allenati, inutile dire che il principiante, di fronte alla prima salita un po' seria, si troverà inevitabilmente in difficoltà.
Per contro, una volta raggiunto uno stato di forma ottimale e l'esperienza necessaria per non bruciare le energie ad un ritmo troppo elevato, il contachilometri, al ritorno dalle uscite, mostrerà nella maggior parte dei casi numeri a tre cifre (!)

La mountain bike è un veicolo molto più giovane, ma dal momento della sua comparsa ha catturato l'attenzione entusiasta di una fetta consistente di ciclisti, sportivi e non: una bicicletta in grado di muoversi su qualunque terreno, anche i più dissestati.
Il telaio deve necessariamente essere solido, le ruote grandi ed artigliate per avere maggior presa sul terreno ed assorbirne meglio le asperità, il manubrio dritto per consentire un controllo ottimale nei passaggi "difficili", il cambio di velocità dotato di una scalatura molto ampia, per "arrampicarsi" anche su pendenze estreme.
Per contro tutto questo eclettismo, rispetto ad una bici specializzata come quella da corsa, si paga in termini di maggior peso, minor scorrevolezza (le ruote "panciute" offrono un attrito sensibilmente superiore rispetto ai sottilissimi copertoncini e tubolari da strada), e posizione meno aerodinamica.
Bisogna poi fare un ulteriore distinguo tra le diverse discipline della bici da fuoristrada, che introducono differenze significative nella struttura dei telai e nella componentistica.
Le competizioni in fuoristrada si dividono in "cross-country" (trad.: "attraverso la campagna"), gare su percorsi ad altimetria variabile, con continue salite e discese, e "downhill" (trad.: "giù dalla collina") prove di velocità in discesa nelle quali ci si butta a rotta di collo giù per sentieri impervi e dal fondo dissestato.
Oltre alle categorie agonistiche esiste poi il "free-ride", ovvero il versante "estremo" della filosofia per cui la bici da fuoristrada nasce per andare dappertutto: per chi pratica questa disciplina la sfida consiste nel passare in bicicletta dove molti altri avrebbero problemi persino a piedi (!), mettendo in gioco doti acrobatiche ed una buona dose di incoscienza.
Ovviamente le biciclette costruite per affrontare queste discipline sono significativamente diverse fra loro.
Per il cross-country occorrono mountain bikes leggere, per non essere troppo penalizzati nei tratti in salita, e relativamente poco ammortizzate, per assorbire le asperità del terreno senza però inficiare l'efficienza della pedalata.
Per il downhill il peso non è un problema, dal momento che si va solo in discesa, mentre sono essenziali ammortizzatori con grande escursione.
Per il free-ride si cercherà un compromesso, in genere costoso, tra peso e molleggio.

Peso e costo sono infatti due "proprietà" della bicicletta che variano in maniera inversamente proporzionale.
Questo è dovuto al fatto che per ridurre il peso si utilizzano materiali speciali (leghe d'alluminio di derivazione aeronautica, e al "top" titanio e fibra di carbonio), più costosi e difficili da lavorare.
Volendo iniziare "col piede giusto", quindi senza lesinare sulla qualità, converrà mettere in preventivo una spesa intorno a 500/600 Euro.
Per questa cifra si potrà acquistare una mountain bike da cross-country (anche in alluminio) con forcella anteriore ammortizzata (circa 12,5Kg), oppure una bici da corsa di fascia economica (circa 10,5Kg).
Spendendo più del doppio (circa 1500/2000 Euro) si avrà in cambio una mtb bi-ammortizzata da12,5Kg, o una mtb "front-suspended" ultraleggera (circa 10,5Kg), o una bici da corsa di fascia media (8,5Kg).
Per chi ha budget più ridotti, esistono ottime mountain bikes in lega di alluminio già a partire da 350 Euro, certo rinunciando a qualcosa in termini di peso (sui 13,5Kg) e di prestazioni (forcella ammortizzata a corsa breve).
Al di sotto di questo prezzo, come dicevano i latini, "hic sunt leones": tranne rarissimi casi le bici diventano significativamente scadenti sotto il profilo della funzionalità e dell'affidabilità.

E se non si ha ancora ben chiaro quello che si vuole da una bicicletta?
Soprattutto se non si è ancora deciso se si preferirà utilizzarla su strada o in fuoristrada?
Una soluzione di compromesso, per non precludersi dall'inizio nessuna possibilità, consiste nell'acquistare una mountain bike leggera, da cross-country, ed equipaggiarla di una coppia di ruote aggiuntive montate con copertoncini da strada sottili (questi ultimi un po' difficili da trovare).
In questo modo, con una modesta spesa in più rispetto al costo della bicicletta (20%, in media), avrete la possibilità di trasformare, nel giro di cinque minuti, una bici da fuoristrada in un veicolo che, se pure non sarà leggerissimo ed aerodinamico come una bici da corsa, avrà perlomeno la scorrevolezza necessaria a percorrere agevolmente parecchie decine di chilometri su strada.
Potrete così passare ad esplorare tutta la varietà di emozioni e sensazioni che l'andare in bicicletta vi può dare, e ragionare con calma... sull'acquisto della prossima bici.]]></description>
            <link><![CDATA[http://www.ruotalibera.org/simplog/archive.php?blogid=9&pid=61]]></link>
	    <guid isPermaLink="true">http://www.ruotalibera.org/simplog/archive.php?blogid=9&amp;pid=61</guid>
            <author>marco.pie@gmail.com</author>
            <category>Opinioni</category>
            <comments>http://www.ruotalibera.org/simplog/comments.php?blogid=9&amp;pid=61</comments>
            <pubDate>Mon, 02 May 2005 18:22:12 +0200</pubDate>
            <source url="http://www.ruotalibera.org/simplog/rss.php?blogid=9">
                <![CDATA[Mi regalo una bicicletta]]>
            </source>
        </item>
        
    </channel>
</rss>

