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Andare in bici - Perché la bicicletta può cambiare la nostra vita

'n amico se n'è ito
Pubblicato da Robert1 - venerdì 11 ottobre 2013, 10:00

Martedì ho salutato per l'ultima volta un amico. Un decano della ciclabilità romana. Anche grazie a lui mi sono appassionato alla bicicletta ed in particolare alla MTB. Lo chiamavamo simpaticamente Nonno o ingegnere ma lui si chiamava Duilio. oggi avrebbe compiuto 78 anni e non posso fargli gli auguri. Mi mancherà sicuramente e volevo pagargli il mio rispetto ricordandolo in un modo un po' originale.

'n amico se n'è ito

Un nome da romano vero e antico
colui che pe’ noi era ‘n gran saggio
Com’era vòi sapè? Mo’ te lo dico
St’omo ch’ebbe proppio ‘n gran coraggio.

A me lui m’imparò che nun è male
si nun te la senti de scenne sui pedali
“visto che te ormai fai un ber quintale
e me pare che n’c’hai manco le ali”.

Su strada e pe' sentier da giovanotti
quattro de noi e Duilio ch’era er Nonno
di Topolin sembrorno li “bassotti”
e da allora è così che ce chiamorno.

Fu tra i primi a fasse er forcellone
Montannolo su ‘na bici ch’era ‘n sogno
‘a Pegoretti che comprò colla pensione
e che pe' lui ormai era 'n bisogno.

Nel ’97 vedemmo li mondiali
ce facemmo de l’Etruschi le Gran Fondo
a Montarcino doppo er giro sui pedali
ar prosciutto e ar vin je demmo fonno.

Poi, da bravi ciclisti pellegrini
annammo tutti quanti ‘n processione
a fà la Rampilonga coi Trentini
ch’ormai pe’ noi era ‘na missione.

Lui, m’han detto, lavorò fino a settembre
Nonostante foss’affetto da ‘n gran male
Rimase co l’amichi fino ar momento
Che non riuscì più ben ad operare

Ho salutato uno che pe’ tanti
sarà solo un nome su ‘na lapide.
io l’annovero tra i miei vanti
e mo me lo ricordo mentre ride.

Ar funerale nun eravam tanti
ma pensai che er mondo nostro
quando la bara me passò davanti
perse chi de vita era 'n gran mastro.

E mentre er cielo grigio ce tonava
parea che all’Ingegnere giù nun j’andesse
Che tutta sta gente che lì stava
proprio a lui l’estremo addio desse.

Mo però nun te fa conosce subbito lassù
che lì non sò teneri co’ chi se la tira
e si te vijè de sputà giù
aricordete de curà un po’ la mira.

Ciao Duilio

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