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STORIA DEI BERSAGLIERI CICLISTI
Pubblicato da Robert1 - martedì 20 novembre 2007, 14:16

Sottotitolo: NON ABBIAMO NULLA DA IMPARARE DA NESSUNO
Breve storia del Glorioso Corpo dei Bersaglieri Ciclisti, veri battistrada del culto ciclistico e “genitori” delle prime biciclette multipurpose (pieghevoli e full suspended)
BianchiBersaglieri (1).jpg
Caratteristiche tecniche Versione 1925-1930
Modello bianchi Peso 35 kg senza equipaggiamento
Gomme piene
Telaio pieghevole
Mancanza di ruota libera
solo freno anteriore
BianchiBersaglieri.jpg
Equipaggiamento:
Moschetto 91\38 ts
Zaino tattico m42
Telo tenda m29
Maschera t35
Borsa t33
Coperta
Elmetto m33
Gibernaggio
Spallacci

ndr: I piu’ attenti noteranno il carro posteriore semiammortizzato (con molla sul carro superiore e saldatura alla scatola movimento) tipo le moderne Cannondale (correva l’anno 1925...) e le sospesioni a balestra sulla forcella anteriore (tipo Vespa).

Il 23 giugno 1875 alcuni soldati del presidio di Milano, fra cui sette bersaglieri dell'8°, partecipano (a titolo personale) ad una corsa su velocipede derivato a due ruote della Draisine 1818 e del biciclo Michaux 1855, una bicicletta, coi pedali sulla ruota anteriore, d'altezza al mozzo o raggio di 60 cm circa e della metà la posteriore. Sulle strade normali del tempo, coi solchi o la ghiaia non compressa, questi bicicli sarebbero andati incontro ad una impietosa fine. L'uso di questi mezzi è assolutamente vietato a donne, ufficiali e sacerdoti. Il mezzo non agevole, lo sforzo per muoverlo e le inevitabili cadute non sono dignitose per nessuno. I modelli passano da quelli parzialmente in legno a quelli in ferro con le ruote di diametro quasi uguale. Il biciclo è pesante oltre 30 Kg, rocchetti e corone sono ingrassate all'inverosimile in caserma dal Lumaio, il soldato addetto alla illuminazione (petrolio illuminante). Questi mezzi, entrati in prova in caserma nel 1878, partecipano alle grandi manovre nelle Marche. Nel 1887 alla rivista militare di Rubiera ogni reggimento ha tre biciclette della ditta Turri e Porro di Milano. Nel 1892 vede la luce la prima bicicletta pieghevole. Due anni dopo un giovane tenente, Luigi Camillo Natali, visto il successo del moderno mezzo tra la gente pensa di utilizzarlo per esaltare quello che dei bersaglieri è l'arma specifica; il movimento. Dotatosi di una bicicletta, forse una Carraro o una Bianchi costruita su modelli francesi, ne studia l'impiego in reparto con possibilità di spallaggio una volta ripiegata. Inizialmente si usa una bicicletta da addestramento, senza pedali e freno, dalla quale si deve scendere in corsa con un salto all'indietro visto il pignone fisso. Nella primavera del 1895, Il generale Testafochi riesce a convincere le autorità ad usare, alle grandi manovre, 16 uomini comandati dal Natali. Il successo da inizio ai primi esercizi individuali su terreno piano e a seguire discese, fossi e terrapieni. Per ultimo viene l'esercizio d'insieme detto "ordine chiuso". Si parte impugnando il manubrio, due passi di corsa e slanciata la gamba destra all'indietro s'inforca d'un balzo la sella. La posizione in sella deve essere col busto leggermente inclinato in avanti, testa alta, braccia distese, ginocchia ravvicinate, talloni più bassi delle piante dei piedi di circa 2 cm. Le regole dell'aerodinamica e della forza sono sacrificate ad un concetto più estetico e militare. L'addestramento è impietoso od ilare a seconda del punto di vista, per le cadute di ragazzoni grandi e grossi. E' tradizione che in salita si forzi al massimo, per poi scendere dal mezzo in discesa quando qui tutti i santi vi aiutano. All'addestramento si aggiungono anche gli ufficiali di tutti i reggimenti. Quali furono i principali problemi tecnici di gioventu’ che dovette superare la bicicletta? Le gomme pneumatiche facilitino la corsa, ma nel Fuoristrada e nell'uso militare la foratura è un inconveniente. Si ritorna pertanto al tubolare pieno o semipieno. Il pignone fisso viene sostituito da quello a cuscinetti, mentre per il molleggio si montano ammortizzatori sulle forcelle. Con l'adozione di ruote più grandi, aumenta la velocità e si cominciano a studiare rapporti di moltiplica posteriori, che sfoceranno poi nel cambio automatico per gli ufficiali. Le biciclette allora sono, Bianchi, Carraio, Costa, Rossi Melli. Nel 1911 il ministro della Guerra indice un concorso tra le 11 ditte costruttrici nazionali per scegliere il modello ufficiale. La prova è eseguita su 3.000 Km, in gran parte costituito da strade polverose e bianche. A prova ultimata sarà vincitrice la Bianchi. Verranno costruite oltre 7.000 biciclette negli anni successivi. Finite le istruzioni preliminari in addestramento, si esce finalmente in strada per le grandi tappe di trasferimento o per le manovre. Le esercitazioni sono normalmente di 120 km da compiersi in 7-8 ore.
BersaglieriInMovimento.JPG
La Bianchi sorta nel 1885 a Milano costruisce durante il primo conflitto 2000 motori d'aviazione, 250 motociclette e oltre 60.000 biciclette per tutti i reparti dell'esercito. Viene studiata una bicicletta con cambio per gli ufficiali ed una per il trasporto di mitragliatrici in tre pezzi di 14 kg ciascuno. Oltre al modello da truppa e da ufficiale, si producono da parte dell'arsenale del genio in Pavia, biciclette cedute con agevolazioni di pagamento per uso personale agli ufficiali. Dopo la guerra, tutti i reggimenti bersaglieri si trasformano in ciclisti adottando l'ultima nata di casa Bianchi, il modello 23 giunta fino ai giorni nostri. Gli ultimi ad inforcare le biciclette sono i nostri Carabinieri in servizio nelle piccole stazioni.
EsercitoSvizzero (1).jpg
Nella Confederazione elvetica il tempo non sembra essere passato poiché plotoni di ciclisti prestano tuttora servizio.Oggi la bicicletta militare italiana riposa nei musei (quella di Toti a Roma). Dorme, eppure la sua linea sembra ancora percorsa da un nervoso movimento, pronta a spiccare il volo, con le sue ruote magre sugli eterni sentieri di gloria, dove per due di fianco i bersaglieri ciclisti continuano a pedalare fra colline sempre verdi. Segue l’Ordinamento di massima dei reparti ciclisti dalla costituzione al 1919 e Sedi dei reggimenti alla Vigilia della Grande Guerra e Ordinamento e Struttura della difesa.
http://digilander.libero.it/fiammecremisi/ciclisti.htm
Ordinamento Bersaglieri Ciclisti e di Linea fino al 1918
La diffusione in Europa del mezzo convince anche gli italiani ad istituire, presso la scuola di tiro di Parma la prima compagnia ciclisti. E' il 15 marzo 1898. Nel 1905 la 12a appiedata di ogni reggimento diventa ciclisti. Nel 1908 a Bologna il primo battaglione provvisorio ciclisti adotta la Carraro. Il telaio pieghevole, spallabile, con borse, zainetti, porta fucile mod. 91, pesa a pieno carico 30 Kg. Nello stesso anno il battaglione ciclisti compie il "primo" giro d'Italia in 10 tappe per 1153 km in sella e 73 a piedi. Dati i buoni risultati, nel 1910 si stabilisce la costituzione di 12 battaglioni uno per reggimento riducendo di una compagnia gli altri reparti. Nel 1912 si creano le prime sezioni mitragliatrici fra i ciclisti. I bersaglieri ciclisti a disposizione dei comandi d'armata scrissero pagine di gloria nell'arco della guerra per il loro impiego nei momenti e nei luoghi più difficili. Nel 1918 verso la fine della guerra 8 battaglioni vennero inquadrati brigate di cavalleria usate in avanscoperta per la conquista di Vittorio Veneto e del Friuli. Al termine della guerra la specialità ciclisti dei bersaglieri venne ridotta. Solo dal 1924 tutti i 12 reggimenti ritornarono ciclisti per l'arco di tempo necessario alla nuova meccanizzazione.
http://digilander.libero.it/fiammecremisi/formazione1.htm
http://www.zimmerit.com/main/pagineweb/photofiles/bicibersagliere.htm

SILENTE VOLA LA BICICLETTA
La data di nascita dei Bersaglieri ciclisti è il 15 Marzo 1898. I Bersaglieri che avevano contribuito in modo determinante all'eroica epopea risorgimentale, erano da tempo un Corpo perfettamente organizzato che, per preparazione, spirito d'iniziativa e capacità si era posto all'attenzione di tutti come la formazione più avanzata e moderna dell'esercito Italiano. Era logico che gli uomini dal fez cremisi guardassero con interesse la profonda trasformazione tecnologica e industriale che stava cambiando il volto dell'Italia. Un giovane ufficiale dei Bersaglieri, il tenente Luigi Camillo Natali, si era in particolare appassionato a quel nuovo mezzo di locomozione a due ruote che l'industria aveva appena messo a punto, perfezionando via via i primi rudimentali bicicli. Era nata la bicicletta e un giovane meccanico milanese, Edoardo Bianchi, era stato fra i primi ad intuirne le enormi possibilità di mercato; aveva attrezzato la propria officina per produrre un certo numero di esemplari. Il mezzo aveva incontrato il favore del pubblico e aumentava il numero di spericolati che si azzardavano a sgattaiolare tra le carrozze. La bicicletta , per quanto moderna e utile, era considerata da taluni un mezzo di trasporto poco dignitoso. In quegli anni se un ufficiale dell'esercito veniva sorpreso a cavalcioni di una bicicletta , rischiava di finire agli arresti. Se il Corpo dei Bersaglieri, era stato voluto da La Marmora come una fanteria agile, facile e veloce a spostarsi e a colpire, equipaggiare i fanti piumati di bicicletta significava decuplicare la loro funzione tattica. Natali non si limitava a discorrere di queste cosema aveva anche inviato allo stato maggiore, una dettagliata relazione che per lungo tempo non aveva avuto risposta. Le insistenze del tenente Natali trovarono nel Gen. Carlo Ferraris, comandante della scuola tiro di Parma, un ascoltatore Comprensivo ed entusiasta. Natali, nel frattempo promosso capitano, venne incaricato di formare una prima compagnia sperimentale di Bersaglieri ciclisti. Era il 15 Marzo 1898. Per l'esperimento vennero scelti elementi già pratici di bicicletta, fra i migliori dei dodici reggimenti del Corpo. Sin dall'inizio apparve evidente l'estrema funzionalità del reparto. Alle grandi manovre di cavalleria del 1899, la compagnia dei Bersaglieri ciclisti di Natali entusiasmo’ tutti. Da Roma arrivò l'ordine di dar vita ad altre due compagnie. Nasceva così nell'ambito dei fanti piumati la specialità dei ciclisti il cui comando veniva affidato al maggiore Giuseppe Cantù. Alla scuola di tiro di Parma l'addestramento dei Bersaglieri ciclisti era particolarmente duro e accurato. L'inserimento della specialità nei ranghi rendeva indispensabile preparare uomini in modo particolare. Dovevano sottoporsi ogni giorno a esercitazioni che avrebbero demoralizzato chiunque non fosse già passato attraverso il normale addestramento del corpo. Era essenziale sapersi spostare celermente con la bicicletta e, giunti in postazione, sparare con efficacia e precisione.Dopo le prime dimostrazioni di una fanteria altamente specializzatà e capace di rapidi spostamenti, si intuì quale futuro poteva avere la bicicletta nell'esercito di allora. La rivoluzione industriale aveva mutato tattica e strategia: cannoni, armi automatiche, gli ampi volumi di fuoco avevano un'importanza preponderante sulle schermaglie dei reparti ottocenteschi. Adesso, la fanteria era la vera "regina delle battaglie".
BattaglioneBersaglieriCiclisti.JPG
ma doveva essere una fanteria addestrata a muoversi rapidamente con i propri mezzi. I grossi calibri potevano devastare ferocemente truppe, mezzi e località nemiche, ma il possesso di una posizione era determinata solo con la posa del piede sull'obbiettivo prescelto. Alla luce di queste considerazioni si suggerì di dotare ogni reggimento di un analogo battaglione. Fu Natali a gettare le basi dei regolamenti, dei programmi di istruzione e di addestramento, e a mettere a disposizione dell'industria la sua esperienza per il perfezionamento della bicicletta da Bersagliere che era del tutto particolare. Si trattava di un telaio pieghevole: allentando pochi morsetti il mezzo veniva agevolmente piegato in due e, con appositi "spallacci", collocato sulle spalle in pochi secondi. Era previsto lo spazio per il moschetto al centro del velocipede, in uno zainetto appostito, trovavano sistemazione tutto l'equipaggiamento previsto. Dietro il sellino era stato ricavato spazio per il porta-mantellina. Nella creazione di questa bicicletta si era semplificata al massimo la meccanica per consentire riparazioni e sostituzioni di pezzi anche a chi fosse completamente negato. I programmi di addestramento erano tali
che chi entrava nel Corpo dei Bersaglieri non poteva non diventare un ciclista di prim'ordine. 110-120 chilometri al giorno alla media di 15 chilometri l'ora, su una bicicletta che pesava, da sola, 26 chili e che, per i mitraglieri, arrivava a oltre 40 chili. La mitragliatrice, una Fiat 14, era divisa su tre mezzi, il treppiede su una bicicletta, l'arma con canna e manicotto di raffredamento su un'altra, il bidone a pompa, per l'acqua sulle spalle di un terzo Bersagliere. Allo scoppio della prima guerra mondiale si forma a Milano il 1° battaglione
volontari ciclisti che offrirà il suo sangue sul Monte Altissimo nell'azione del Doss Casina. Il reparto ebbe 72 morti , 93 mutilati, 20 feriti, 212 decorati al valor militare, 379 nomine ad ufficiale sul campo, due medaglie d'oro.
http://www.ardito2000.it/ardito2000_000001.htm
PattugliaBersagliera.JPG

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