Pubblicato da Elio Ascoli Marchetti - martedì 03 maggio 2005, 15:32

La gita del fine settimana ha visto un gruppetto compatto che ha percorso complessivi 78 km (52 + 26) con un dislivello di 1200 m nel solo primo giorno. Le difficoltà della gita sono state ampiamente ripagate dai panorami tersi e puliti, dalle strade con traffico nullo, dalla neve del massicio Matese, ma soprattutto da un sole primaverile incastononato in un cielo limpido e blu. Il tratturo e Sepinum hanno poi condito il menu di questo fine settimana in uno dei posti ancora poco conosciuti dal turismo di massa nel cuore del Molise. Le note dolenti sono: la mancata visita al museo, (sono stato preso dalle spiegazioni del Prof. Filabozzi sulla caduta dell'Impero Romano) e la perdita della penna nota come "Penna del segretario errante", caduta certamente nel tratto che va dal lastricato del decumano di Sepinum fino al guado del fosso della Fota.
Le foto che riporto: il contrasto tra l'abbigliamento di Cecilia ed il paesaggio circostante,

Cecilia sopra Porta Bojano,

un pezzo impegnativo di tratturo

e l'ultima foto della "Penna del segretario errante" visibile sul
mio marsupio (qui la potete immaginare).

Un grazie ai partecipanti Enrico, Cecilia, Giacomo, Antonella e Andrea. E un arrivederci a Sepino.
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Pubblicato da admin - lunedì 02 maggio 2005, 18:29

Questo week end inizia con otto intrepidi che prendono il treno alle 6.05 sfidando le previsioni meteo grazie al potere della bicicletta. E il sole ci premia. Perchè aspettare lunedì per andare a Cala Violina? Ci bastano 300 metri per decidere tutti insieme che vale la pena fare una deviazione di 20 chilometri fra andata e ritorno, pedalando in mezzo alla macchia mediterranea.Sotto l'incedere dei piedi nudi la sabbia suona come un violino, ma le zanzare avide del nostro sangue interrompono l'incanto e mettono le ali ai nostri pedali. Siamo io, Elio, Nicola De Noia, Paolo, Enrico, Nanni, Patrizia, Giancarlo. Percorriamo la solitaria campagna maremmana fino a trovare il posto dei nostri sogni, un borgo abbandonato che si chiama Casalappi e un prato soffice dove affondiamo con i panini, mentre il sole torna ancora ad intiepidire il nostro pisolino. Prima di pranzo crampi galeotti constringono Giancarlo all'immobilità, ma scatta subito il pronto intervento: un mix di banana, massaggio, stiramento e Giancarlo è di nuovo in piedi. Si pedala: San Lorenzo, Montieri, dove ci raggiungono Lorenzo e sua moglie Ester, Fattoria Marsiliana ed una terribile salita fino a Massa Marittima che ci taglia le gambe. Ma il residence che ci aspetta ci ridona il buonumore: pavimento in cotto, travi di legno sul soffitto, piumoni, finestre sui tetti di Massa. Lo gestisce Ernst, uno svizzero di Zurigo che ha capito tutto della vita: 20 anni fa ha lasciato la noiosa sua terra ed è venuto in Toscana ad aprire il primo agriturismo specializzato nell'accoglienza ai ciclisti. Anche lui è un ciclista ed una grossa cicatrice che gli attraversa la guancia sinistra testimonia che con la bici non è stato tutto rose e fiori. A Ernst siamo subito simpatici. Entrambe le sere ci viene a prendere con il pullmino al residence che è nel centro di Massa per portarci a mangiare nel suo agriturismo, che è fuori città, senza farci pagare un sovrapprezzo per il trasporto. E' ora di cena. Cristiana, Stefano e Lorenzo B. arrivano in bici a Massa giusto in tempo per essere intercettati dal pulmino di Ernst ed essere caricati a bordo. Potenza della bici, che ci dà il dono dell'ubicità! Ora il gruppo del primo giorno è completo. Ma il giorno successivo, altro giro, altra corsa: Lorenzo ed Ester andranno via, si aggiungeranno prima Luigi e poi Lynda. Il mondo è bello perchè è vario. Così vario che al nostro week end a quattro palle partecipa anche Patrizia, con un cancello olandese senza marce. Grande testarda, ma anche forte, che viene pure all'escursione del secondo giorno, la più dura, e davanti alle pettate non si fa problema a scendere di sella e a proseguire a piedi. A Chiusdino (dove per fortuna non vediamo il mulino della pubblicità del Mulino bianco, diventato luogo di pellegrinaggio per i fedeli del dio spot e del santo consumo), decidiamo che in fondo 17 chilometri in più tra andata e ritorno non sono poi tanti per un altro fuori programma che ci consenta di raggiungere San Galgano, l'abbazia scoperchiata della spada nella roccia. Che strano week end: nessuno si lamenta, tutti vogliono pedalare di più. Così, il primo giorno, anzichè 50 chilometri con 470 metri di dislivello complessivo ne facciamo 72 con 700 metri di dislivello. Il secondo giorno, al posto dei 60 Km da programma, con 800 metri di dislivello, ne mettiamo insieme 76, con 1050 metri di dislivello complessivo. Ma saremo dei masochisti? Il terzo giorno è quello del relax: 55 chilometri e 350 metri di dislivello. Comincia a scendere qualche leggera gocciolina, ma ci piace il fresco ticchettio tonificante sulle nostre guance e la nebbiolina che si alza dai boschi avvolge nella suggestione delle favole la strada deserta verso Capanne. Al lago dell'Accesa pedalata nell'erba alta per cercare case abbandonate e pericolanti che io so di aver visto in una precedente passeggiata. Quando già stanno prendendomi per visionaria le avvistiamo e assaporiamo questo scorcio inaspettato. Nanni se lo perde: non ha voluto sporcare la sua bici pedando nello sterrato. Non lo avrà mica guastato abitare ai Parioli? Raggiungiamo ancora Cala Violina, per la prima volta si sprigiona forte l'odore intenso del cisto di Montpellier, vuol dire che l'estate arriva, è nascosta dietro le nuvole che vanno e vengono, ma c'è, come la ginestra gialla che è già esplosa. Il ritorno in treno passa in un attimo. Ma come: siamo già arrivati? Grazie a tutti, alla prossima Cecilia [1 comments] |
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