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Cicloviaggi - Spostarsi in bicicletta alla scoperta del mondo

Giro del Monte Bianco in MTB - 3/7 agosto 2009
Pubblicato da Andrea Filabozzi - giovedì 03 settembre 2009, 09:17

http://picasaweb.google.com/kirkel74/DropBox#

Partecipanti:
Valerio Di Fulvio – Fabio Bardelli
Ricordo che a inizio primavera, quando si incomincia a pensare a cosa fare per l’estate, Fabio propose, quasi senza troppa enfasi e forse pensando che nessuno si sarebbe fatto coinvolgere in una impresa tanto ardua, l’idea di fare in MTB, in completa autonomia, il giro del grande re delle Alpi: il Monte Bianco.
In sordina e non ancora convinto dell’idea, iniziai a cercare notizie su internet e a leggere i pochi e scarni resoconti di quelli che ci avevano preceduto, quasi tutti appoggiati a guide locali con servizio di trasporto bagagli. Le foto, quanto letto, la voglia di mettersi alla prova ancora una volta, l’avventura, la montagna (e che montagna!) e l’idea di condividere con Fabio – con cui avevo già affrontato lo Sciliar in MTB l’anno scorso – questa bella impresa, bastarono ad accendere in me l’entusiasmo per quello che, almeno sulla carta, sembrava essere qualcosa da poter ricordare a lungo. Dal materiale trovato prese forma il giro che sembrava essere il più adatto alle nostre esigenze e che ci permetteva di pedalare il più possibile, ma non avevamo messo in conto un fattore importante e che non pensavamo mai di trovare sulle montagne… il canto delle Sirene.
Prima tappa (03 agosto 2009): Courmayeur (AO) – Les Chapieux
Lunghezza 30 km – Dislivello 1300 m
Nella tarda mattinata arriviamo a Courmayeur (1224 m s.l.m.) e iniziamo a preparare bici e bagagli. Fabio carica tutto nel suo zaino mentre io, avendo deciso di non voler portare nulla sulle spalle, sistemo le ultime cose nelle borse Ortlieb montate sul portapacchi della mia bici. Le preoccupazioni sul meteo pian piano svaniscono, la perturbazione in arrivo dalla Francia e prevista per il giorno della partenza, fa in tempo a passare in zona prima del nostro arrivo e solo un leggero strato di nuvole accompagna la nostra partenza. Muoviamo le prime pedalate in direzione dell’abitato di La Saxe, dove alla prima fontana facciamo rifornimento di acqua e la prima foto di rito.
Siamo entusiasti ed euforici, ma allo stesso tempo un po’ preoccupati per quanto ci attende. Sappiamo che saranno cinque giorni di fatica e nessuno dei due può sapere quali imprevisti potrà riservarci un percorso come quello che ci accingiamo ad iniziare.
Da La Saxe le indicazioni ci portano verso la Val Veny, percorrendo una strada asfaltata che inizia con alcune rampe di pendenza superiore al 10%, sicuramente non il massimo per scaldare i muscoli. Poco dopo la strada spiana e, nonostante alcune nuvole basse coprano la visuale sulle cime più alte, veniamo subito rapiti dalla maestosità e dalla bellezza del paesaggio: già solo lo “specchio più bello del mondo” ci fa sentire spettatori privilegiati della meraviglia che stiamo attraversando. Costeggiamo la Dora di Veny e pian piano, senza quasi avvertire fatica, arriviamo a Combal (2020 m s.l.m.), con l’omonimo lago, dove una spettacolare vista sul ghiacciaio del Miage ci costringe piacevolmente a una sosta-foto prima di iniziare il tratto più impegnativo della giornata. Superato il lago di Combal continuiamo a salire lungo un comodo sentiero pedalabile fino a un incrocio, dove prendiamo a sinistra seguendo le indicazioni per il Col de la Seigne ed evitando di salire fino al rifugio Elisabetta. Da qui la strada inizia a farsi più ripida e siamo costretti a spingere a piedi le bici. Facciamo una sosta alla “Casermetta”, un edificio risalente alla Seconda guerra mondiale e attualmente adibito a centro informazioni, dove un bellissimo plastico illustra tutto il Tour del Monte Bianco: approfittiamo dell’occasione per ripassare il giro previsto. Le indicazioni del personale presente spostano la nostra attenzione su una variante per la tappa di domani, che ci assicurano essere una valida alternativa per le MTB. Solo il giorno dopo ci accorgeremo che probabilmente nessuno di loro aveva mai messo piede su una bici in montagna…
Ripartiamo e, in poco meno di mezz’ora, con bici a spinta, siamo sul Col de la Seigne (2512 m s.l.m.) punto più alto della tappa odierna: siamo in Francia. Scattiamo qualche foto e subito ci buttiamo nella prima e divertente discesa che ci porta, senza un solo colpo di pedale, fino a Le Chapiex (1554 m s.l.m.) dove pensavamo di trovare un caratteristico paesello e invece rimaniamo delusi trovando solo un piccolo rifugio, un albergo e un negozietto in cui compriamo un delizioso formaggio locale che assaporiamo in attesa della cena, un po’ troppo lontana per il nostro appetito.
Seconda tappa (04 agosto 2009): Les Chapieux – Les Contamines
Lunghezza 25 km – Dislivello 1300 m
Al mattino la giornata è splendida e ci sentiamo bene, l’entusiasmo e la frizzante aria di montagna scacciano lo stress accumulato nella quotidianità della città e, con una ritrovata vitalità del corpo, alle otto siamo già sui pedali. Lasciamo Le Chapiex in leggera discesa e subito prendiamo a destra verso il Cormet de Roseland, tappa mitica del Tour de France. Dopo circa 3,5 km iniziamo a sentire nelle orecchie quello che per ben due volte ci porterà a una variante rispetto al giro che avevamo prefissato: il soave canto delle Sirene. Dimenticati a casa i tappi di cera e un po’ convinti dalle indicazioni ricevute il giorno prima alla “casermetta”, abbandoniamo l’asfalto e prendiamo a destra il sentiero che conduce al Col de la Croix du Bonhomme (2412 m s.l.m.). Spingiamo le bici per circa 700 m di dislivello su tratti veramente duri che ci costringono a ripetute soste. Fabio con lo zaino in spalla, fortissimo durante tutti i tratti più impegnativi del giro, procede più spedito. Io invece, con le borse attaccate alla bici che puntualmente mi arrivano sui polpacci impedendomi il movimento, faccio una gran fatica a guadagnare metri di dislivello. Con l’ausilio di alcune cinghiette trasformo una delle due borse in zaino, liberando così un lato della bici su cui riesco finalmente ad avere spazio libero per spingere nel tortuoso e stretto sentiero che si arrampica lungo il pendio. Dopo quasi due ore di fatica, arriviamo affamati al rifugio Col de la Croix, dove ci concediamo una lunga e meritata sosta arricchita da un ottimo piatto di spaghetti alla carbonara, l’unico piatto di pasta che mangeremo nei cinque giorni del tour. La visuale dal rifugio è mozzafiato, siamo circondati per trecentosessanta gradi da montagne, guglie, vette coperte di neve, valli, ghiacciai e nevai, panorama che sicuramente ci ripaga della fatica appena consumata. La vista è splendida e ci concediamo qualche foto ricordo prima di ripartire.
Ritrovate le forze superiamo facilmente il leggero dislivello che separa il rifugio dal Col de la Croix du Bonhomme, da cui iniziamo a scendere su salti di roccia che ci costringono a portare le bici a mano per quasi tutti i 100 metri di dislivello che ci separano dal Col du Bonhomme (2329 m s.l.m.), dove finalmente risaliamo in sella. La discesa verso Les Contamines (1167 m s.l.m.) è lunga e tecnica e più volte suscitiamo la curiosità dei vari escursionisti a piedi che ci vedono scendere in sella lungo il sentiero.
Lungo la discesa, in un tratto di falsopiano, la catena di Fabio si rompe e ci fermiamo a ripararla utilizzando un pezzo di catena che fortunatamente avevamo portato per l’emergenza.
Verso la valle il sentiero diventa una comoda sterrata che prosegue nel bosco sino a giungere dapprima al ponte Romano e poi al turistico paese di Les Contamines (1167 m s.l.m.), dove raggiungiamo il rifugio prenotato per la notte. Approfittiamo del tempo a disposizione prima della cena per una passeggiata lungo la via principale, disseminata dei classici negozi di souvenir e di articoli sportivi che caratterizzano le località più soggette al turismo alpino.
Note: Non volendo affrontare il notevole dislivello a spinta che porta al Col de la Croix du Bonhomme si può continuare a salire su asfalto verso il Cormet de Roselend scendendo poi giù al lago di Roselend. Si scavalca un piccolo colle ed in salita si raggiunge il col de la Gitte e successivamente il col du Joly, da dove in discesa si arriva a Les Contamines.

Terza tappa (05 agosto 2009): Les Contamines - Trient
Lunghezza 50 km – Dislivello 2080 m (di cui 650 m in funivia)

Da Les Contamines partiamo in discesa su asfalto fino a poco dopo La Chapelle, dove prendiamo la stradina asfaltata sulla destra che riconduce sul percorso basso del T.M.B., il GR5. Poco dopo l’asfalto cede il posto allo sterrato e la strada, anche se comoda, impenna con degli strappi micidiali su cui facciamo difficoltà anche a spingere e sui quali per ben due volte Fabio rompe la catena. Dopo Le Champel, lungo una serie di saliscendi pedalabili, per la prima volta il re delle Alpi si mostra in tutto il suo splendore. Siamo ai suoi piedi e ci godiamo la visuale bellissima grazie anche a un cielo limpido che nulla nega alla nostra vista. Tra lamponi, mirtilli e qualche fragolina di bosco, ce la prendiamo comoda fino Bionnassay con lo sguardo che, più che sulla strada, è teso all’indietro ad ammirare l’imponente cima del Bianco. A Bionnassay (1350 m s.l.m.), all’inizio della salita che conduce al Col de Voza (1653 m s.l.m.), un bellissimo esemplare di cervo esce dal bosco e con un salto attraversa la strada proprio davanti ai nostri occhi. Non facciamo in tempo ad estrarre le macchine fotografiche e ci godiamo la bellissima sorpresa seguendo con lo sguardo l’agile animale finché non scompare nuovamente tra gli alberi.
Superiamo a spinta, in un’ora circa, i trecento metri di dislivello che ci separano dal Col de Voza e ancora una volta questo giro ci regala uno splendido scorcio da cartolina, con l’ormai immancabile presenza regale e il passaggio del trenino a cremagliera che da S. Gervais porta sino al Nid d’Aigle, quasi a ridosso del ghiacciaio di Bionnassay. Seduti al piccolo bar ci gustiamo una birra, immersi nell’atmosfera rilassante del posto e circondati dai suoni tipici del passo, con il vociare mai invadente dei piccoli gruppi di escursionisti che arrivano e partono, il passaggio suggestivo dei vagoni che si inerpicano lungo la montagna e qualche bambino che gioca sereno sui prati circostanti. A fatica decidiamo di ripartire.
Sui resoconti che avevamo letto si descriveva la discesa dal Col de Voza come poco entusiasmante, invece – quasi per caso – imbocchiamo il sentiero che conduce sulle discese da down hill e ci ritroviamo su divertentissime curve paraboliche, passerelle di legno, e qualche salto non impegnativo su cui, nonostante il nostro ingombrante bagaglio, diamo il meglio della nostra anima di discesisti. Restiamo sul tracciato “rosso” evitando prudentemente i vari tratti classificati come “neri” e chiedendoci increduli come sia possibile scendere con una bici su simili verticalità, tra rocce, radici e alberi. In breve siamo a Les Houches (993 m s.l.m.), dove, davanti a un pollo allo spiedo, affermiamo in via definitiva che in ambito culinario i francesi, almeno secondo i nostri gusti, sono proprio negati. Da Les Houches, all’ombra del bosco, seguiamo la piacevole ciclabile che costeggia il fiume fino a Chamonix (1030 m s.l.m.), dove continuiamo in salita su asfalto fino a Le Tour (1470 m s.l.m.): qui utilizziamo gli impianti di risalita per raggiungere il Col de Balme (2204 m s.l.m.). Siamo in Svizzera e prima di ripartire ci soffermiamo sull’incredibile panorama che spazia dalle Alpi svizzere fino alla valle di Chamonix, con il Monte Bianco in lontananza.
La discesa verso Trient (1271 m s.l.m.), ripida, lunga, tecnica, ma divertentissima, è un vero volo a strapiombo sulle rocce dove su ogni tornante sembra quasi di avere le ali. Fatico non poco a governare la mia front, appesantita dalle borse attaccate al portapacchi, tra salti di rocce, tornanti, radici e single track. Fabio con la full e lo zaino va più spedito e ogni volta che lo raggiungo lo vedo entusiasta e divertito. Raggiungiamo la valle e pian piano ci avviciniamo a Trient, tra casette di legno incastonate nel verde brillantissimo di questa piccola valle che ci riporta un po’ indietro ai tempi di Heidi, Peter e la capretta Fiocco di neve che, vedendoci arrivare, ci saluta felice dai prati. Sulla terrazza del Relais Du Mont Blanc, dove pernottiamo, ci godiamo il tramonto in questa splendida valle con le creste e i nevai, in alto, che si tingono di rosso mentre il sole cala lentamente dietro le vette.
Quarta tappa (06 agosto 2009): Trient – La Fouly
Lunghezza 40 km – Dislivello 2000 m
Da Trient partiamo in salita su asfalto e abbastanza agevolmente raggiungiamo il Col de la Forclaz (1526 m s.l.m.), dove per la seconda volta ci accingiamo a pagare il prezzo di una nostra dimenticanza: i tappi di cera. Dal folto del bosco le Sirene iniziano a cantare e noi non sappiamo resistere alla tentazione prendendo a destra il sentiero che conduce al Col du Bovine (1987 m s.l.m.). Il toponimo non lascia dubbi sul tipo di animali che incontreremo lungo il percorso: mucche curiose che più volte, per nulla intimorite, si avvicinano ad annusare le nostre bici. Il sentiero inizia ciclabile, ma pian piano diventa una lunga e irta scala rocciosa da fare necessariamente a piedi, guadagnando lentamente metro su metro, fino al colle dove c’è una piccola malga: ci fermiamo per una sosta a base di formaggio locale e salumi nostrani dal sapore quasi commovente.
Che la salita fosse dura ce lo aspettavamo, non immaginavamo invece che il tratto più impegnativo della giornata stava per avere inizio, la discesa. Rifocillati ed illusi che il peggio fosse passato ci prepariamo, entusiasti come sempre in questi frangenti, ad iniziare in sella la discesa, guanti, casco, sella bassa e via. Dopo un brevissimo tratto, che riusciamo a fare in sella, iniziamo a metterci alla prova in una nuova disciplina….il bike-alpinismo. Cinquecento metri di dislivello in appena 1,5 Km tra larici, abeti e salti di roccia alti anche un metro che ci impegnano per più di un’ora e dove diamo fondo a buona parte delle nostre energie. A Plan de l’Eau, dove finalmente ritroviamo un sentiero “pianeggiante”, ci voltiamo indietro a guardare dove siamo scesi e ci pare incredibile pensare che altri prima di noi lo abbiano fatto in salita, complimenti davvero.

Il sentiero diventa presto una larga e comoda forestale che conduce sulla strada asfaltata; imbocchiamo a destra in salita verso Champex d’en Bas e poi fino al favoloso abitato di Champex (1477 m s.l.m.), dove ci concediamo una sosta in bar sulla riva dell’omonimo lago. Da Champex scendiamo per sentieri fino a Issert (1005 m s.l.m.), riprendendo a salire su asfalto in direzione di La Fouly (1594 m s.l.m.). A Praz de Fort ci dividiamo. Fabio, che conserva ancora energie residue, decide di proseguire su sentiero, mentre io, che ormai conto le riserve con il contagocce, proseguo su asfalto. Nello spartano ma carinissimo rifugio La Lechere (1610 m s.l.m.) ci sembra prelibata anche la solita “sbobba” francese (come la chiama Fabio) e appena fa buio ci abbandoniamo a un profondo sonno fino all’alba.

Note: La variante al Col du Bovine, che sconsiglio fortemente, può essere evitata proseguendo, dal Col de la Forclaz, in discesa fino a La Vallette e poi in salita per dodici chilometri fino a Champex.

Quinta tappa (06 agosto 2009): La Fouly - Courmayeur
Lunghezza 26 km – Dislivello 930 m

Recuperate le forze, al mattino siamo i primi a lasciare il rifugio, seguendo in salita le indicazioni per il Col du Gran Ferret (2537 m s.l.m.). Lungo la salita ci fermiamo più volte: messa in risalto dalla prima luce del mattino, siamo calamitati dalla privilegiata visuale sul Mont Dolent, con il suo imponente ghiacciaio, e sul versante svizzero della Val Ferret. Con pedalata lenta e regolare raggiungiamo l’alpeggio di La Peule (2072 m s.l.m.), dove ci fermiamo per una seconda colazione a base di pane e formaggio locale. Dopo la sosta mi accorgo che il sostegno destro del mio portapacchi ha ceduto, piegato dalle sollecitazioni ricevute nei giorni precedenti. Con un mollettone realizzo un tirante di emergenza, ancorando il lato danneggiato alla sella e cercando di far gravare il meno possibile il peso sull’elemento compromesso. Da La Peule la strada lascia il posto a un comodo sentiero e iniziamo il tratto più impegnativo della tappa odierna, cinquecento metri di dislivello, solo a tratti pedalabili, che ci portano lentamente, ma senza grossi problemi, verso il confine Svizzera-Italia, il Col du Gran Ferret, cima Coppi dell’intero giro. Anche oggi la giornata è splendida e il panorama del versante sud del massiccio del Bianco ci si offre con il Dente del Gigante, le Gran Jorasses e il versante italiano del Mont Dolent e della Val Ferret; la visuale a tutto tondo è mozzafiato e ci gustiamo ogni angolo di questo paradiso. Scattiamo alcune foto e rispondiamo volentieri alle domande di alcuni curiosi che ci chiedono informazioni su mezzi e percorso effettuato. Manca l’ultimo breve tratto del giro, ma in cuor nostro festeggiamo già per l’impresa portata a termine e orgogliosi ci prendiamo i complimenti di chi, meravigliato, ascolta il susseguirsi delle tappe effettuate nei giorni appena trascorsi. Ci prepariamo per la discesa e un simpatico signore ci offre divertito il countdown verso l’ultimo volo sui seicento metri di dislivello che ci separano dal fondo vale. Il sentiero è ripido e veloce e solo il pensiero dell’ingombrante bagaglio, ancorato con il mezzo di fortuna sia alla sella che al carro della mia bici, toglie un po’ di divertimento alla discesa. Arriviamo al rifugio Elena e decidiamo di continuare senza sosta risalendo leggermente fino al rifugio Bonatti. Distratti superiamo però la deviazione a sinistra e, senza quasi rendercene conto, ci troviamo sulla strada asfaltata che lungo la Val Ferret conduce a Courmayeur. Nessuno dei due ha voglia di tornare indietro, di salite ne abbiamo avute abbastanza e decidiamo allora di suggellare la conclusione del giro con della buona cucina italiana in un delizioso ristorante sulla strada: spazzoliamo una gustosissima polenta valdostana con spezzatino di cervo e concludiamo il pranzo con il primo decente caffè espresso consumato dopo cinque giorni di astinenza forzata.
Siamo felicissimi e pieni di un sano orgoglio.
Già dimenticate le fatiche appena trascorse, intavoliamo qualche ipotesi per il prossimo anno e chissà che al grande Re delle Alpi non si possa trovare una Rosa compagna degna di tanta regale bellezza.
Propongo a Fabio un ultimo brindisi, ringraziandolo per l’idea, l’ottima compagnia e il sostegno morale ricevuto durante i tratti più duri del giro.
Non so a voi, ma a me viene già voglia di ripartire.


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Danube by bike
Pubblicato da Andrea Filabozzi - giovedì 02 luglio 2009, 11:36

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La scarsa affezione degli europei all'Unione Europea e' un problema di enorme attualita': le ultime elezioni hanno evidenziato quasi ovunque un calo nelle percentuali dei votanti, che in alcune regioni hanno raggiunto solo il 30%. Senza contare che le ultime acquisizioni (Romania e Bulgaria) hanno destato molte perplessita' nell'opinione pubblica.
Probabilmente e' un problema che riflette la sensazione che la Comunita' Europea sia attualmente piu' un organismo economico che una vera struttura politica in grado di influenzare la vita dei cittadini nelle singole comunita'.
E' certo pero' che una migliore integrazione e comprensione reciproca puo' ricevere grande stimolo dalla reciproca conoscenza e dagli scambi culturali.
Chiunque abbia fatto esperienza di vacanze in bici ha l'esatta percezione di come questo modo di viaggiare sia quanto di piu' adatto a questo scopo. Incredibile e' constatare che a pensarlo siano stati dei politici del Parlamento Europeo (quanto siderale e' la distanza nella sensibilita' su certi temi dai nostri!) che hanno chiesto all'ECF (European Cyclistic Federation, di cui la FIAB e' membro) di organizzare un tour in bicicletta lungo il Danubio e attraverso 5 Stati (di cui 3 entrati di recente nella UE e altri 2 in attesa di farlo) con la partecipazione di ciclisti provenienti da tutta Europa.

E' nato cosi' il Danube by bike, un viaggio in bicicletta che ha portato circa 400 cicloamatori a incontrarsi a Belgrado il 27 giugno dopo esser partiti in due gruppi separati, l'uno da Budapest e l'altro da Bucarest, 5 giorni prima.

Immaginate una lunga coda di ciclisti con bici di tutti i tipi (da ricordare la recumbent biposto per la sua originalita') che si allungava in una allegra Babele di lingue e risate e si mischiava facilmente la sera con la popolazione locale, fino all'evento finale nella rinata Belgrado, dove la festa si e' prolungata fino a notte, ed avrete un'idea delle sensazioni provate dai partecipanti.

Molti gli italiani presenti, provenienti soprattutto da gruppi FIAB di tutta Italia: circa 10 quelli del gruppo di Budapest. A percorrere i circa 380 km da Bucarest eravamo invece 17 italiani, tra i quali 4 soci di Ruotalibera Roma.
Lascio la descrizione dettagliata dei percorsi al sito web, http://www.danubebybike.eu/

e le foto qui:


http://www.danubebybike.eu/index.php?id=409&tx_sksimplegallery_pi1[id]=5&tx_sksimplegallery_pi1[backpid]=409

e qui:

http://picasaweb.google.it/andrea.filabozzi/20090629Danube?authkey=Gv1sRgCLrRr6fJgY_rYw#

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Interrail in Bici
Pubblicato da Andrea Filabozzi - venerdì 01 maggio 2009, 22:07

Ricevo e volentieri pubblico questo diario di viaggio in interrail+ bici:

http://www.youtube.com/watch?v=yyGEMcfSMto

Buon divertimento!

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Altipiano dello Sciliar: 26 e 27 Luglio 2008
Pubblicato da admin - mercoledì 03 settembre 2008, 19:15

Questo resoconto e' anche disponibile in Versione PDF (292 KBytes)

Questa estate, in compagnia di un piacevolissimo gruppo di appassionati di mtb provenienti da diverse regioni italiane, ho fatto in bicicletta il giro in due giorni dello Sciliar. Dalla documentazione letta nei giorni precedenti alla partenza questa escursione assumeva già i contorni di un’esperienza unica ed affascinante per le emozioni che l’ambiente, i panorami e le difficoltà potevano suscitare, aspettative che non sono state certamente deluse dalla realtà. Il Parco Naturale dello Sciliar si estende per circa 6.800 ettari all’interno delle Dolomiti altoatesine formando un’unica area naturale con la zona di tutela paesaggistica dell’Alpe di Siusi. Oltre ad essere l’alpeggio più esteso d’Europa l’altipiano dello Sciliar è un posto che incanta e di cui è difficile immaginare, se non vi si è mai stati, l’alone di magia che lo contraddistingue. Le montagne, i promontori, le valli e le cime più ardite, formano un armonioso panorama che ti avvolge e ti accompagna lungo tutto il percorso e sembra proteggere il cammino di chi si avventura lungo i suoi sentieri. La bellezza di questo posto è accresciuta dal mistero delle tante leggende legate alle sue montagne, agli antichi processi alle streghe e alle forme di folklore e di lingua forse unici al mondo.
Insomma Lo Sciliar non lascia indifferenti.
Le caratteristiche generali del percorso, come noi lo abbiamo fatto, sono le seguenti:
LUNGHEZZA: Km. 52,0 ca.
DISLIVELLO IN SALITA: m 2.150 (900m in funivia)
DISLIVELLO IN DISCESA: m 2.950
TEMPO PERCORRENZA: h 3,30 + h 5,30 (effettive)
QUOTA MASSIMA: m. 2.551 (Altipiano dello Sciliar)
CARTOGRAFIA CONSIGLIATA: Tabacco n.05 1:25.000 "Val Gardena/Alpe di Siusi”; Tappeiner n°101, 1:25.000 Alpe di Siusi/Sciliar
ITINERARIO:
1° giorno: Siusi – Compatsch – Saltria – JenderBach – Bosch dai Bues – Giogo di Fassa – Rif. Sasso Piatto -Rif. Micheluzzi
2° Giorno: Rif. Micheluzzi – Passo Duron – P. Alpe di Tires – Rif. Bolzano – Malga Seggiola – Prügelweg – Tuff Alm – Laghetti Fiè – Siusi

RESOCONTO:
26 LUGLIO 2008:
L’appuntamento per i nove partecipanti al giro era presso il piazzale della funivia di Siusi dove, in un comodo parcheggio gratuito, si possono lasciare in tutta tranquillità le auto. Dopo i saluti, le foto di rito e qualche birra consumata al bar per brindare all’incontro e all’imminente evento, abbiamo caricato a turno le bici nella cabinovia (il costo del biglietto è di 9€ bici inclusa) risparmiandoci così i circa 900 metri di dislivello che portano fino a Compatsch (mt.1.844), località di arrivo dell’impianto. Scesi dalla cabinovia la vista è subito rapita per trecentosessanta gradi dalla bellezza del paesaggio e dalle sagome delle cime che circondano il pianoro. Il panorama lascia senza parole e solo Stefano, grande capo della spedizione, inizia orgoglioso a rammentarci che ci ha portato in uno splendido paradiso (merito di cui gli va dato atto). Si parte. Il percorso inizia sulla via asfaltata, dove incontriamo una fontana che ci garantisce il primo rifornimento di acqua. Continuando sulla strada dopo poco incrociamo sulla destra il cartello che indica il sentiero n.3 che porta a Saltria lungo una serie di saliscendi non impegnativi. L’ultimo tratto in discesa è l’assaggio di quello che ci attenderà più avanti, un bel tratto tecnico che percorriamo tra mucche, escursionisti a piedi e single track, il tutto al cospetto del magnifico ed imponente profilo del Gruppo del Sassolungo che pian piano si fa sempre più vicino e presente. L’andatura è da cicloturisti e solo i più energici Fabio, Marco ed Alessandro, sulle loro full, iniziano a scaldare ammortizzatori e freni. Io, Stefano, Simone ed il mitico trio altogarda composto da Igor, Moris e Rocco procediamo più o meno compatti nelle retrovie fermandoci a fare foto e a commentare estasiati la bellezza del posto. Giunti al piazzale di Saltria prendiamo a sx in discesa su asfalto e poco dopo, superato un ponte, iniziamo a salire per una sterrata seguendo in successione il sentiero 30a il 3 e poi il 7 su strade forestali che portano ad un cancello di legno dove il viandante chiede gentilmente il passo al guardiano di turno. Lungo la salita procediamo ognuno del proprio passo senza ingaggiare bagarre con chi è in testa, siamo consapevoli che più avanti le energie serviranno fino all’ultima goccia. C’è chi si ferma e sgranocchiare una delle innovative e biologiche barrette energetiche di panforte preparate in anteprima per il giro da un artigiano di Siena amico di Marco, e chi, già in preda a personificazioni divine indotte dalla spiritualità del luogo inizia a parlare ad alcune delle numerose e caratteristiche mucche presenti sui pascoli circostanti. Tra boschi, malghe, prati, l’acqua dei rigagnoli e di qualche bella fontana scolpita nel legno, con la splendida visuale sul Sasso piatto, superiamo la salita quasi senza accorgercene giungendo fino ad una sella, incrocio tra il sentiero n. 7 ed il 9 appena sopra il rifugio Zallinger. Ricompattato il gruppo buttiamo un occhio verso la prossima salita. Presi dall’entusiasmo per quello che stiamo vivendo nessuno sembra preoccuparsi più di tanto per la rampa che ci attende e i più temerari, sentendosi nell’animo lo spirito di Coppi e Bartali, attaccano il pendio in sella. E’ la prima vera asperità del percorso, l’ultima in salita della giornata. La strada è ampia e comoda ma la pendenza non consente ai più di pedalare se non per un breve tratto. Il gruppo si allunga, ognuno va su come meglio crede e dopo circa 300 metri di dislivello, con il cielo che inizia a diventare cupo, alla spicciolata tutti i partecipanti fanno il loro arrivo al rif. Sasso Piatto (m 2300), posto alla base dell’omonimo massiccio e quota più alta della tappa odierna. Mentre all’interno del rifugio l’allegro gruppo prende posto intorno al tavolo fuori il tempo muta in pochi minuti e un temporale, con tanto di tuoni e fulmini, si abbatte sul sasso piatto e sulla zona circostante. Nel giro di poco il rifugio si riempie di escursionisti che cercano riparo dalle intemperie e mentre i mezzi e gli uomini del soccorso alpino locale si prodigano a dare assistenza ad un paio di sfortunati escursionisti, invitiamo al nostro tavolo due simpatiche ragazze alla ricerca di un ormai introvabile posto a sedere. Tra due risate, qualche canederlo, un ricco piatto di kaisermarren con marmellata di mirtilli, strudel, l’immancabile birra, alcuni cori alpini e giro di grappa finale, ci sentiamo il corpo e mente adeguatamente pronti per affrontare la discesa finale della giornata. Ormai neanche la pioggia può più raffreddare l’entusiasmo e con gli animi riscaldati dalla romantica atmosfera del rifugio e inebriati dai ripetuti brindisi consumati, iniziamo con un piacevole stato di eccitazione fisica e mentale la discesa verso il rifugio Micheluzzi. Il sentiero n. 533 che scende in direzione della Malga Sassopiatto verso la Val Duron presenta un primo tratto abbastanza ripido e con il fondo appesantito dalla pioggia la discesa diventa ancora più tecnica e per certi versi divertente, non risparmiando al sottoscritto un paio di rocamboleschi voli che mi proiettano direttamente nel club degli aviociclisti. Per fortuna il soffice manto erboso attutisce in maniera più che egregia le cadute e tutto si risolve senza nessuna conseguenza. In condizioni di asciutto la discesa non presenta difficoltà rilevanti se non in alcuni tratti in cui è consigliabile, almeno per i meno esperti, scendere di sella. L’ultimo tratto, caratterizzato da un fondo più compatto e meno sconnesso, risulta veloce e divertente e in poco tempo si arriva al piazzale del Rifugio Micheluzzi (quota 1850 m) dove arriviamo bagnati e coperti di fango. Dopo una doccia, messi ad asciugare i panni nel locale caldaie, la serata la trascorriamo piacevolmente tra racconti, partite a carte, un’occhiata alla mappa sull’itinerario dell’indomani e qualche buona bottiglia di vino offerta da Alessandro che decide così di festeggiare degnamente, ed in modo originale, il suo trentaquattresimo compleanno.

27 LUGLIO 2008:
Al mattino successivo il tempo sembra non riservarci nulla di buono e viste le previsioni meteo decidiamo di partire in fretta per cercare di anticipare il nero cumulo di nuvole che lentamente risale la valle. Con i primi già sulla strada ed il sottoscritto attardato nella riparazione di una foratura il gruppo abbandona il rifugio risalendo la valle in direzione del passo Duron. Seguiamo inizialmente la strada forestale che costeggia il Rio Duron attraversando una serie di caratteristiche baite adornate da singolari sculture in legno. La sterrata, che inizia dolcemente, impenna repentinamente man mano che ci si avvicina all’imponente parete del Molignon (dopo circa 10 km) restando pedalabile solo per i più allenati. Con il gruppo allungato e l’andatura lenta imposta dalla ripida salita proseguiamo fino a raggiungere il Passo Duron (m 2204). A questo punto si possono fare due scelte. Decidere di non aggirare completamente lo Sciliar prendendo a destra per uno dei numerosi sentieri che permettono di scendere agevolmente a Siusi, oppure prendere a sinistra e percorrere la carrareccia proveniente dall’Albergo Dialer. Il gruppo a questo punto si divide ed il trio altogarda decide per la strada che più rapidamente porta a valle verso la cabinovia. Dopo le foto, gli abbracci e qualche indicazione al trio sul percorso da seguire, ripartiamo. La comoda strada che sale dall’albergo Dialer, incuneata tra il Molignón (a sinistra) e gli aguzzi Denti di Terrarossa (a destra), all’inizio sembra concedere respiro alle nostre gambe ma presto muta in una tremenda e lunga rampa che porta al Passo dell'Alpe di Tires con l’omonimo Rifugio Alpe di Tires (2440 m). Durante la salita qualcuno inizia a sentire suoni di fiati e corni diffondersi nella naturale cassa di risonanza di roccia dolomitica. I più lucidi pensano subito a qualche allucinazione dovuta ad un calo di zuccheri e alla disidratazione mentre gli altri, pensando di aver sottovalutato la salita e consumato sul Duron l’ultima fatica della vita, iniziano già a pensare alla pace spirituale e materiale del paradiso meravigliandosi dell’accoglienza celestiale riservatagli, sicuramente frutto delle raccomandazioni del buon Don Camillo. Niente di tutto questo per fortuna, un piccolo gruppo di musicisti rendeva omaggio a questi meravigliosi posti riempiendo l’aria di una suggestiva composizione musicale in perfetta sintonia con l’ambiente circostante. A questo punto il Capo Iddo, prendendo la palla al balzo, torna a decantare le sue doti organizzative lasciandoci credere che tanto si era impegnato, soprattutto economicamente, per farci trovare una così degna accoglienza. Pur di non deluderlo e per riconoscenza al suo rango di Capo ci accordiamo con una rapida occhiata per dargli ragione e consumato un veloce ristoro al rifugio proseguiamo in discesa seguendo il sentiero numero 4 che ci porta verso la terza asperità della giornata, un tratto con bici in spalla per circa 30 minuti che ci conduce sull’Altipiano dello Sciliar, punto più alto dell’intera escursione a quota 2551 m. Da qui una panoramica discesa conduce al sentiero 1 che porta, dopo un’ultima salita, al Rifugio Bolzano (m.2457) da cui si gode di una meravigliosa vista sulle diverse catene montuose circostanti (Adamello, Ortler, Alpi dell'Oetztal e Stubai). Dopo il meritato riposo e la dovuta dose di birra necessaria per meglio controllare le insidie della discesa, si riparte proseguendo sempre sul sentiero numero 1. Scendiamo inizialmente su una zona coperta di prati e poi dentro il bosco con tratti tecnici e molto ripidi che il più delle volte ci costringono a scendere di sella. Intanto il tempo volge fortunatamente al bello e l’arrivo a Malga Seggiola (m 1940), contraddistinta da una pittoresca figura scolpita nel legno, è da favola. Sulla collinetta adiacente alla malga scorgiamo due coniglietti che indifferenti pascolano sul prato e senza timore si fanno avvicinare. La fontana in legno è fatta per alloggiare l’antica forma del recipiente che contiene il latte, conservato alla perfezione dalla naturale e fresca temperatura dell’acqua sorgiva. Anche se avevamo da poco pranzato ci lasciamo tentare dal gustoso e profumato latte che solo il nome accomuna a quello venduto nei supermercati delle nostre città. Un ragazzino, probabilmente figlio dei gestori, fa sfoggio della sua abilità nel maneggiare la caratteristica frusta da malgaro producendo un susseguirsi ritmato di schiocchi che sembrano rompere per un attimo l’atmosfera magica del posto. Richiamato all’ordine dalla madre il bambino rientra nella capanna e noi assaporiamo gli ultimi istanti di questo posto incantevole prima di riprendere la discesa. Proseguiamo per tratti tecnici attraverso ripidi pendii rocciosi fino a quando il primo ponte di legno ci annuncia il tratto più atteso della giornata, il famoso e suggestivo Prügelweg, un sentiero costituito da assi di legno che si alternano a tratti di lastricato e costruito per accedere più agevolmente agli alpeggi estivi. Passiamo un po’ di tempo a goderci i passaggi in bici e a fare qualche foto ricordo e dopo un po’ ripartiamo affrontando tratti molto ripidi fino a prendere a sinistra il sentiero numero 3 e successivamente la sterrata che parte poco dopo sulla destra. In breve giungiamo ai Laghetti di Fié (m.1036) dove facciamo una sosta per una bevanda a base di sciroppo di sambuco. Torniamo sui pedali seguendo il sentiero 2 che inizia con una divertente discesa dove una foratura ci fa perdere un po’ di tempo. Riparata la ruota affrontiamo l’ultima salita della giornata dalla pendenza non impegnativa ma che si fa sentire data la stanchezza accumulata nelle gambe. Giungiamo poco dopo al parcheggio dove avevamo lasciato le macchine il giorno prima e dopo aver caricato le bici e dispensato gli ultimi calorosi abbracci, ci salutiamo felici per la bella esperienza vissuta e la generosa amicizia, con la speranza di tornare preso a rivivere insieme momenti come quelli appena trascorsi.
Valerio Di Fulvio

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Isreale 2008: Escursione a Betlemme
Pubblicato da admin - venerdì 16 maggio 2008, 21:46

Riceviamo da Roberto Torta e volentieri pubblichiamo:


Detour a Betlemme e nei Territori palestinesi occupati

Un gruppo di 5 (Cristina, Daniele, Davide, Veronica ed io) la mattina del 29 aprile decide di effettuare una breve escursione nei Territori palestinesi occupati, dopotutto Betlemme è a una ventina di chilometri da Gerusalemme e sarebbe un peccato non approfittarne.
Confesso che più della Basilica della Natività e il suo significato profondo per il cattolicesimo e coloro che lo professano, quello che mi spinge verso Betlemme è il voler conoscere da vicino, in diretta, il significato di quel muro alto otto metri innalzato arbitrariamente da una delle parti antagoniste.
Arrivare al check-point davvero simile all’entrata di un carcere di massima sicurezza e leggere l’avviso “vietato il passaggio ai cittadini israeliani” è la testimonianza di qualcosa di contraddittorio: cittadini israeliani prigionieri di sé stessi?
Al cospetto dei militari pesantemente avvolti da mitra e altre armi, ma sorprendentemente calmi e gentili, ci basta rispondere che siamo italiani e l’attesa dura solo pochi secondi, spero lo stesso trattamento sia riservato anche a cittadini di altre nazionalità, ma mi piace sospettare che siano proprio le biciclette a rappresentare un bel segnale di pace e semplicità.
Abbiamo ora il famoso muro alle spalle, ci voltiamo e vediamo i murales, come su tutti i muri di quel tipo, scritte inneggianti la libertà, speranze di abbattimenti ancora molto improbabili, qualche frase d’amore.
Siamo entrati quindi agevolmente nei famosi Territori, la Palestina occupata, non cambia il paesaggio naturale circostante sempre a metà tra la terra brulla e il tentativo di attecchire del verde, ma cambia radicalmente il paesaggio umano, dalle strade alle auto, dalle insegne alle case.
Arriviamo dritti sparati alla Natività, parcheggiamo le bici accanto ad un tronco che racconta un suo lungo passato tra generazioni di uomini diversi e con gruppi di ragazzini che effettuano i loro giri di avvicinamento sempre più stretti alle nostre compagne in alluminio. Comunque nessun problema, poliziotti in borghese in ogni dove provvedono ad allontanarli.
A turno, perché le bici le amiamo molto, entriamo nella Basilica dalla porta d’ingresso famosa perché bisogna abbassarsi e di molto per entrare, scendiamo nel luogo che viene considerato la culla di Gesù accanto alla mangiatoia, stanno svolgendo un rito con canti e fumi d’incenso, tutto molto semplice e così lontano dalle scene di fanatismo viste il giorno prima al Santo Sepolcro, bello, quasi un senso di pacificazione dell’anima.
Torniamo quindi nella città araba, nella vita quotidiana di una popolazione fiaccata da muri ed embarghi ma sicuramente caparbia e orgogliosa, a parte i sempre pericolosi estremismi.
Al Sufara è il “ristorante” che ci ospita e ci fa mangiare uno dei migliori felafel (polpette di ceci e fave con cipolla e altre spezie) che ho mangiato in questo fantastico viaggio.
Quindi il ritorno al di là (o al di qua?) del muro, un incredibile muro alto otto metri e lungo più di seicento chilometri.
Israele, un paese che comunque la si pensi…fa pensare.
Grazie alle guide e ai tostissimi compagni di viaggio.
Roberto

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25/04-04/04/2008: Ruotalibera in Israele
Pubblicato da enrico - venerdì 16 maggio 2008, 21:50

Smentendo (ma solo in parte) la consuetudine che se un resoconto-viaggio non si scrive entro due giorni dopo il ritorno non si scrive piu', eccovi un breve escursus della trasferta extra-calendario in Israele, scritto commentando un po' di foto (chi volesse contribuire lo puo' fare aggiungendo un commento a fine articolo oppure inviandomi un contributo piu' esteso che pubblichero').


26 Aprile: Aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv

Per la gioia degli addetti alla sicurezza (e degli addetti alle pulizie -- in un grande areoporto israeliano le due cose sono piu' legate di quanto ci si potrebbe immaginare), alle prime luci (artificiali) dell'alba gli 11 ruotaliberini atterrati nottetempo (il dodicesimo era arrivato il giorno prima) hanno montato le proprie bici nella Hall degli Arrivi dell'aeroporto Ben Gurion.


Dall'Aeroporto a Tel Aviv

A prima vista sembrebbe una tipica autostrada di collegamento (tipo la Roma-Fiumicino). In realta' e' la Highway-1, 4 corsie piu' emergenza, l'autostrada che attraversa mezza Istraele. E come vedete dalla foto l'abbiamo percorsa in bici! :-o
Precisazione per le nostre famiglie (e il nostro assicuratore): in realta' non siamo totalmente matti (scemi ?!) -- la festa di Sabbath e' molto sentita in Israele (assai piu' della nostra domenica), e il traffico alle 7 del mattino era sostanzialmente assente (3 taxi e qualche auto della polizia). Inoltre appena possibile abbiamo lasciato l'autostrada per dirigerci a Jaffa e proseguire per T.A. attraverso il lungomare.
Rimane la stranissima esperienza di aver pedalato per una decina di Km su un'autostrada 5-corsie aperta al traffico...


La cena a Jaffa

Alla decima volta che a Jaffa ci siamo sentiti dire "Attenzione che qui rubano le bici", fatti i debiti scongiuri e scartata l'idea di fare dei turni a rotazione di sorveglianza del parcheggio, abbiamo preso una decisione radicale, documentata da questa foto: ecco dentro il ristorante, in mezzo ai tavoli, le nostre inseparabili 12 bici parcheggiate a fianco a noi in piena sicurezza ...


27 Aprile: Da Tel Aviv a Gerusalemme

Circa 90 Km su asfalto, 800 metri di differenza di quota, quasi il doppio di ascesa effettiva (tra l'altro, tutti concentrati nell'ultima trentina di Km): con una tappa epica abbiamo pedalato su strade secondarie (e con i bagagli!) da Tel Aviv a Gerusalemme -- tutto cio' per sentirci poi chiedere dai ciclisti locali: "con che mezzo siete arrivati qua?" oppure "ah, avrete fatto l'autostrada; c'era traffico?" :-(

Nota: sulla salita finale (circa 400m in 4 Km, dopo averne fatti gia' 80) sono state segnalate dai ciclisti numerose apparizioni di figure piu' o meno note delle tre principali religioni monoteistiche (e non solo). Tenendo conto che la salita non e' cambiata negli ultimi 5000 anni, questo potrebbe aiutare a spiegare perche' per tutti Gerusalemme sia una citta' cosi' mistica ...? ;-)


29 Aprile: Gerusalemme by Night

Grazie ai contatti di Nic con un'associazione di ciclisti gerusalemiti, abbiamo partecipato ad uno stupendo giro notturno dentro la citta'. E' stata un'esperienza eccezionale, probabilmente la cosa piu' spettacolare dell'intero giro.
Da ricordare anche una foratura dentro il quartiere degli ebrei Haredim, che ha richiesto quasi mezz'ora di lavoro e ci ha reso a dire poco "popolari" presso l'intero quartiere ultra-ortodosso... (Nota, gli Haredim credono che le bici siano un'estensione del diavolo o poco meno -- dal momento che la Torah non le cita direttamente, viene da pensare che i fondatori del movimento abbiano preso questa decisione dopo aver pedalato fino a Gerusalemme da Jaffa, magari su un velocipede in legno ... ;-)


30 Aprile: Da Gerusalemme a Masada

Chi non l'ha vissuta in prima persona non puo' immaginare ne' riprodurre quest'esperienza in alcun modo: in mezza giornata abbiamo fatto oltre 1200 metri di dislivello in discesa passando dagli 800m di Gerusalemme ai -400 del Mar Morto, con relativo bagno "sopra" (piu' che "dentro") l'acqua ...
Da segnalare un'apprezzata variante nella valle di Wadi Qelt (a NE di Gerusalemme) per visitare il monastero ortodosso di St.George. Questo monastero (che e' un luogo sacro quindi richiede un abbigliamento adeguato, ed inoltre si trova alla fine di una strada assolata da percorrere rigorosamente a piedi) e' stato teatro di alcuni commerci atipici: citiamo ad esempio l'affitto ad ore da parte di Daniele di un paio di pantaloni (di qualche taglia piu' piccoli) da un beduino di passaggio (rimasto letteralmente ad aspettarlo in mutande) ed il tentativo fallito da parte di altri nomadi di fornire un servizio di asini-navetta sulla "salitona" del ritorno alla componente femminile di Ruotalibera... (che per spirito di orgoglio, per il costo improponibile e soprattutto perche' per motivi culturali le trattative sono state erroneamente indirizzate dal beduino verso la componente maschile dell'associazione, ha declinato il passaggio...)

1 Maggio: Masada

Masada (patrimonio UNESCO dell'umanita'), un'antica citta' fortificata situata sulla sommita' di una mesa e' di grande valore storico e simbolico per gli israeliani. Durante la prima guerra giudaica (I secolo DC), fu teatro di un lungo assedio per il quale i romani costruirono un'enorme rampa (ancora visibile) per raggiungere gli ebrei zeloti rifugiativisi, i quali scelsero il suicidio collettivo piuttosto che una vita di schiavitu'.
Un hiking di circa un'ora iniziato alle 5 (4.45 per essere precisi!) del mattino ci ha permesso di vedere il sorgere del sole sul Mar Morto e di ammirare l'intero orizzonte (sgombro a 360 gradi) e le rovine della citta', perfettamente conservata. E al ritorno all'ostello... super-colazione (in foto, da non confondere con le rovine) e piscina!


1-2 Maggio: Eilat

In serata, un van da 18 posti riempito con 12 ciclisti ed altrettante biciclette, in violazione ad una legge fisica nota come "incomprimibilita' dei solidi" ci ha fatto attraversare tutto il deserto del Negev per raggiungere Eilat citta' all'estremo Sud del paese (unico accesso di Israele al Mar Rosso, si trova su una stretta striscia di terra di una decina di Km "schiacciata" tra la Giordania e l'Egitto) caratterizzata da una spiccata vocazione turistica (o edonistica?? :)
Qui in uno "sbrago" totale di ristoranti, nuotate con i delfini, esplorazioni (alcuni hanno tentato, con scarso successo, di attraversare i vicini confini di stato) ed immersioni nella barriera corallina ci siamo riposati dalle fatiche dei giorni precedenti.


3 Maggio: Akko

Una sveglia ad ore antelucane (ed un ulteriore trasferta in van, stavolta in violazione palese di qualsiasi legge fisica relativa all'incomprimibilita' di persone e biciclette) ci ha permesso di lasciare Nic, Mara e Daniele all'aeroporto in tarda mattinata e di proseguire per Akko. Akko (anch'essa patrimonio UNESCO dell'umanita') e' un'antica ed importante citta' portuale, strategica per il controllo del territorio, ultimo caposaldo dei crociati in terra santa.
L'arrivo nel pomeriggio ci ha dato tempo di visitare le mura, le rovine sotteranee della citta' crociata e di entrare nella moschea di Jezzar Pasha. Sicuramente la visita della stupenda cittadina ci ha ricompensato dalla faticosa trasferta in van, permettendoci di concludere il viaggio nel migliore dei modi.
La sera nella piazza si festeggiava un matrimonio arabo tradizionale (in effetti, nemmeno tanto, visto che c'era il maxi-schermo al plasma con immagini live del ballo degli sposi...) Very picturesque!
Nella foto sotto potete vedere Andrea Cuttitta che e' riuscito a farci invitare alla cena (invito che poi abbiamo declinato -- peccato, perche' servivano un ottimo risotto con carne, verdure e pinoli... )
Nella foto successiva, sulla destra, i piu' attenti potranno vedere dietro la sposa tre ospiti "imbucati"...


Concludo con i ringraziamenti (tuttaltro che di circostanza): ringrazio tutti i 10 partecipanti (Andrea C, Andrea F, Antonella, Cristina, Daniele, Davide, Mara, Mary, Roberto, Veronica) senza distinzione, per la simpatia, lo spirito di adattamento/collaborazione e la pazienza dimostrata in tutte le situazioni ed in particolare nei vari disguidi che capitano in 8 giorni di viaggio (sistemazione logistica nelle stanze, costi non preventivati, ristoranti chiusi per festivita' impreviste...).
Menziono, in particolare: Andrea F. per aver cosi' attivamente collaborato alla guida del gruppo, Mary L. per il suo entusiasmo contagioso e per aver scelto/appoggiato alcune varianti particolarmente interessanti (Abu Gosh ed Akko, ad esempio) e Daniele P. per il supporto logistico (ad esempio, l'incastro delle 12 bici nei van): GRAZIE, siete stati fondamentali!

Un ringraziamento speciale va poi a Nic De Noia (guida del giro), che ha effettivamente pensato al giro cosi' come l'abbiamo svolto, ha collaborato alle prenotazioni e si e' occupato della logistica e di mantenere tutti i contatti (con un'associazione ciclistica di Gerusalemme e con un suo collega di lavoro che ha organizzato un vero e proprio servizio di consegna a domicilio per le nostre borse-bici).
Inutile dire che senza Nic, il viaggio non si sarebbe fatto.

Ciao alla prossima!
Enrico

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Ospitalita' per ciclisti!
Pubblicato da admin - mercoledì 21 novembre 2007, 14:04

Una nostra socia (Valeria) si e' recentemente iscritta ad un sito/servizio che permette di offrire ospitalita' a ciclisti di passaggio durante i loro giri:

(Dal sito: http://www.warmshowers.org):
Welcome to the Internet Warm Showers List. The Warm Showers List is a list of Internet cyclists who have offered their hospitality towards touring cyclists. The extent of the hospitality depends on the host and may range from simply a spot to pitch a tent to meals, a warm (hot!) shower, and a bed.

Ci invia quindi questa testimonianza. Se avete dubbi o volete chiarimenti, contattela!

Ciao.
Avete mai provato ad ospitare uno straniero in casa?
E per giunta un ciclista?

Io l'ho già fatto due volte e ho provato che è un'esperienza molto interessante e piacevole.
Hai l'occasione di conoscere persone di paesi e culture anche molto lontane dalle nostre e se per di più questo turista è un ciclista come te, potrai approfittare delle sue esperienze di viaggio per soddisfare la tua curiosità e magari trovare spunti per esperienze che finora non avevi ancora immaginato di poter fare!

E in fondo è offrire ospitalità, che rende piacevole lo scambio!

Provate anche voi, iscriveti al sito: http://www.warmshowers.org

Ecco due foto che mi ritraggono con i miei recenti ospiti:
Un giovanissimo (17 anni) ragazzo di New York
Ed una coppia dell'Uruguay.

In entrambi i casi, anche se per motivi molto diversi, questi viaggiatori erano al termine di un lungo viaggio in Europa durato quasi 6 mesi!!!

Saluti
Valeria

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Escursioni in Sardegna (Quinta Escursione)
Pubblicato da admin - venerdì 27 luglio 2007, 22:18

Un nostro simpatizzante (Federico Piras, federicopiras AT hotmail.com) ha recentemente compiuto un cicloviaggio in Sardegna.
Ci ha inviato il materiale da lui raccolto (un diario di viaggio in cinque parti ed una trentina di foto) perche' lo pubblicassimo nella nostra rubrica Cicloviaggi

  1. Introduzione
  2. Prima escursione
  3. Seconda escursione
  4. Terza escursione
  5. Quarta escursione
  6. Quinta escursione

10 Giugno 2007
5° Escursione: Le falesie del Golfo di Orosei viste dal mare.

Lasciamo per ultima questa escursione in barca lungo il tratto di litorale del Supramonte che a detta di autorevoli naturalisti è giudicato fra i più belli d'Italia.
Usciamo alle 9.00 dal porto di S.M.Navarrese accompagnati da un caldo sole e da una piacevole brezza marina.
In poco tempo doppiamo Capo Monte Santo e puntiamo a Nord per Cala Goloritzè. Ciò che colpisce subito è la varietà dei colori dell'acqua:verde smeraldo, azzurro intenso, turchese, trasparente. Questa varietà di colori è dovuta al riflettersi del fondo marino e delle bianche scogliere di calcare che precipitano a mare.
La cima della Aguglia ed il caratteristico arco di pietra che si distende sul mare ,avvisano che siamo in prossimità della più bella di queste spiagge.
Cala Goloritzè, in questo periodo ed in queste ore del giorno è di un fascino incredibile,l'assenza di bagnanti che possono arrivare soltanto via terra o via mare, ma è ancora presto, rende il posto fuori dal tempo.
Le nostre richieste sono talmente pressanti e generali che il comandante non può, e forse non vuole, rifiutare di concedere un rapido bagno prima di riprendere la gita.
I panorami che si presentano alla nostra vista sono sempre più selvaggi ed irreali. Le piccole cale si succedono lungo queste pareti di roccia dove contorti ginepri, piegati dal vento, sembrano arroccarsi con tutte le forze. Piccoli anfratti e grandi caverne consento la nidificazione del falco della regina e di altre specie d' uccelli.
La prossima spiaggia che si trova è Cala Mariolu o Ispuligi de nie. Questo ultimo è il nome che gli abitanti di Baunei hanno dato a questo posto incantevole, significa pulci di neve. La spiaggia è formata da piccoli sassolini di marmo bianco che mossi dall'acqua danno vita ad un concerto unico.Il nome Mariolu, invece, risale a quando la foca monaca si nutriva del pescato sulle reti dei pescatori ponzesi.
Ormai è dato per certo che i rarrissimi esemplari di bue marino non dimorano più in questi siti invasi dal turismo.
Ci dirigiamo ora a Cala Biriola, altra suggestiva spiaggia, anche questa caratterizzata da un arco di roccia sul mare, dalla sabbia bianchissima e dalla macchia mediterranea che vegeta tutt'intorno.Fare il bagno in queste acque è magico, non viene mai voglia di uscire, sembra quasi che si sia tutt'uno con esso.
Alle 13.00 il gommone ci preleva dalla spiaggia e ci porta a bordo dove ci attende una spaghettata al pomodoro fresco e pancetta, alcuni di noi fanno il bis.
Prima del rientro ci concediamo altri bagni e scattiamo alcune foto.
Nel viaggio di ritorno abbiamo la possibilità di di ammirare ancora : la Spiaggia dei Gabbiani, Portu Cuau ed il fiordo di Porto Pedrosu.
Ormai l'escursione del giorno è finita e con essa anche questa vacanza. E' andato tutto nel migliore dei modi contrariamente alle previsioni del primo
giorno.
Raccomando una vacanza del genere in questi posti a tutti coloro che amano la natura e l'avventura.

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Escursioni in Sardegna (Quarta Escursione)
Pubblicato da admin - venerdì 27 luglio 2007, 22:18

Un nostro simpatizzante (Federico Piras, federicopiras AT hotmail.com) ha recentemente compiuto un cicloviaggio in Sardegna.
Ci ha inviato il materiale da lui raccolto (un diario di viaggio in cinque parti ed una trentina di foto) perche' lo pubblicassimo nella nostra rubrica Cicloviaggi

  1. Introduzione
  2. Prima escursione
  3. Seconda escursione
  4. Terza escursione
  5. Quarta escursione
  6. Quinta escursione

8 Giugno 2007
4° Escursione: Rifugio Coop. Goloritzè - Gole del Gorroppu ( M.T.B.)

Dopo aver fatto colazione alla solita ora, approntiamo le M.T.B. e le carichiamo in macchina. Sono le 9.45 quando partiamo dal Golgo, arriviamo a Baunei e prendiamo la S.S.125 verso Dorgali.Dopo circa un ora di viaggio panoramico, arriviamo a Genna Silana: un passo a 1017m.slm .Parcheggiamo le auto, scarichiamo le bici, prendiamo un caffè nel locale punto di ristoro e siamo pronti a buttarci nella discesa di 17 Km.sino al bivio che, dopo aver attraversato la valle (Lanaittu), ci porterà alle Gole.
Indico ad Ignazio il bellissimo sentiero, da percorrere esclusivamente a piedi, che nel 2000 feci per arrivare al Gorroppu.
E' tempo di pedalare,sono le 11,00, quindi in sella e partenza, l'aria, data l'altitudine, è frizzante per cui dobbiamo indossare l'antivento.La discesa è prudente in quanto la strada è percorsa da gruppi di motociclisti che non vanno troppo per il sottile, affrontano le curve in velocità e molto spesso escono dalla mezzeria della carreggiata.
Tutto considerato ciò è positivo perchè ci consente di ammirare il panorama alla nostra sinistra.Il monte Oddeu appare oggi in tutta la sua imponenza, quando arriviamo ad un'area di sosta ci fermiamo e scattiamo delle foto alla spaccatura della montagna che dà origine alla gola del Gorroppu.Ancora pocchi minuti di discesa ed arriviamo alle 11,35 al bivio per Tiscali e Gorroppu.Percorriamo i 12 Km. di strada asfaltata che consente di ammirare dei bellissimi oliveti e dei giovani vigneti.La prima parte del percorso è in ripidissima discesa, ma sarà in ripidissima salita al ritorno!!!!!.Impieghiamo circa un ora a percorre questo tratto di strada che ci da modo di ammirare questa fertilissima valle percorsa dal fiume Flumineddu.
Giunti al ponticello,realizzato con strette pedane in legno sorrette da grossi tubi, lo attraversiamo con le M.T.B. a mano e con molta attenzione, l'altezza è di circa 5 metri, andare a finire di sotto non è consigliabile.Arrivati sulla sponda opposta del fiume, inforchiamo le bici e ci inoltriamo nello sterrato, a tratti sassoso, che praticamente costeggia il Flumineddu con andatura di quota variante.
In certi tratti il sentiero è estremamente stretto e ingombro di vegetazione, addirittura ci sono dei tronchi d'albero messi di traverso e cespuglioni di spine che lo invadono ,rendendo il procedere difficoltoso e doloroso. Nel frattempo il cielo si è annuvolato e in lontananza si sente qualche tuono.Arriviamo finalmente alle 14,20 all'ingresso delle gole, lasciamo le bici e ci inoltriamo nella discesa che conduce sul letto del fiume. Troviamo subito i primi laghetti che volendo consentono un fresco bagno.La difficoltà a superare gli enormi massi bianchi e levigati che intralciano il percorso,ma soprattutto la paura di essere sorpresi da un temporale, ci inducono a consumare una colazione a base di frutta e riprendere subito la via del ritorno.Sono alquanto amareggiato perchè le condizioni atmosferiche che stanno sopraggiungendo non consentono al compagno di escursione di ammirare questo canyon che risulta essere tra i più grandi ed interessanti d'Europa.Le pareti alte circa 500 metri offrono un ottimo rifugio alle varie specie, quali l'aquila reale, il falco pellegrino e la poiana. Il silenzio inquietante squarciato ogni tanto dai versi degli uccelli e l'ambiente selvaggio, contribuiscono a rendere il posto estremamente suggestivo e pieno di fascino.
Sono le 15,00 quando ripartiamo dalla Gola e le 16,00 quando riattraversiamo il ponticello. Comincia a sentirsi qualche goccia.
Affronto la pendenza di questi primi chilometri con non troppa difficoltà, Ignazio nel frattempo ha inserito chissà quale marcia e scompare dalla mia vista.
Aumenta la pioggia, ma non mi fermo per indossare la mantellina per una specie di scaramanzia,aumenta anche la pendenza e la salita comincia a farsi pesante,ormai procedo col rapporto più corto e il conta chilometri segna 5-6 Km/ora.Alle 17.30 finalmente arrivo sulla S.S.125;ad arrivare alla macchina mancano ancora circa 17Km di salita.
Da un rapido conteggio dei kM. mancanti, della velocità media che sarei riuscito a tenere , dello stato delle gambe e della leggera pioggia che non accennava a smettere,non altro da fare che attivare con uno squillo al cellulare il piano recupero , programmato in tempo con Ignazio. Alle 18,30, quando mancavano ancora circa 10 Km.alle macchine, ecco arrivare l'amico in macchina e porre fine alla fatica. Certamente stringendo i denti serei anche riuscito a rientrare con le mie forze, ma ho ritenuto non giusto costringere ad un'attesa di circa un ora il compagno di escursione.
La giornata è terminata in allegria davanti a quelle buone specialità sarde proposte dalla cucina del rifugio innaffiate dal robusto cannonau.

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Escursioni in Sardegna (Seconda Escursione)
Pubblicato da admin - venerdì 27 luglio 2007, 22:18

Un nostro simpatizzante (Federico Piras, federicopiras AT hotmail.com) ha recentemente compiuto un cicloviaggio in Sardegna.
Ci ha inviato il materiale da lui raccolto (un diario di viaggio in cinque parti ed una trentina di foto) perche' lo pubblicassimo nella nostra rubrica Cicloviaggi

  1. Introduzione
  2. Prima escursione
  3. Seconda escursione
  4. Terza escursione
  5. Quarta escursione
  6. Quinta escursione

5 Giugno 2007
2° Escursione : Rifugio Coop. Goloritzè – Cala Sisine (M.T.B.)

Anche oggi sveglia alle sette e ricca colazione alle otto.
Ormai la paura che il mal tempo ci rovini la vacanza è fugata, la giornata si presenta con un sole molto caldo . Ultima controllata alle M.T.B.e alle nove si parte.
Ci dirigiamo verso la Chiesa di San Pietro , ci passiamo davanti immettendoci in una ampia sterrata.
Nell’attraversare la radura incontriamo i simpaticissimi asinelli , i sempre affamati maiali e maialini e qualche mucca che porta a spasso il proprio vitello, le capre sono le più timide ,scappano appena ci sentono e si nascondono nella macchia . Durante la pedalata sulla carrareccia ricoperta di terra rossastra possiamo ammirare dei bellissimi esemplari di pero selvatico e dei secolari lentischi. Il largo sentiero che stiamo percorrendo è transitabile per 15 Km. anche da autovetture . La pedalata si fa meno disinvolta e più attenta , tratti di strada sono sassosi ed impegnano un tantino di più. Lasciamo sulla destra dei bivi che portano ad altre cale della costa, percorribili solo a piedi.
Ben presto giungiamo alla località “Ololbizzi”,sito segnalato da un cartello divelto dal terreno. A metà costa del monte che abbiamo davanti si può vedere un ovile. Il panorama è terribilmente selvaggio.Nelle alture circostanti e nelle zone prive di vegetazione la bianca roccia calcarea si mostra in tutto il suo chiarore.
E’ da questo punto che deviando sulla destra si può seguire un tratto del sentiero “Selvaggio Blu”, percorso che segue il mare da Santa Maria Navarrese a Cala Gonone su sentieri a volte talmente esposti che per percorrerli è necessaria la conoscenza di tecniche alpinistiche.
Il nostro sentiero scende sempre più ripido, si incontrano quattro rampe con pendenza notevole che per impedirne il dissesto durante le piogge invernali sono state pavimentate con una massicciata.
Si incontrano anche alcune aree picnic ombreggiate che ci suggeriscono di fare una sosta per una sorsata d’acqua e continuare ad ammirare il panorama che ci circonda , le pareti della codula si stanno avvicinando sempre più fra loro,siamo ormai prossimi al vecchio greto del fiume.
Alle 10,15 arriviamo sul letto sassoso della codula Sisine racchiusa tra le alte pareti rocciose che ospitano corvi ed altri uccelli. Il sentiero procede intersecando a volte il greto principale, altre volte greti di asciutti torrenti secondari . La pedalata deve essere assolutamente più attenta e più agile , l’insidia delle pietre è sempre presente e cadere non sarebbe una gran bella cosa. Lungo il letto,ormai asciutto, fioriscono dei bellissimi oleandri bianchi e rossi che stanno ad indicare che in profondità il terreno è sufficientemente umido.
Alle 11,00 arriviamo al punto in cui chi arriva in autovettura la deve parcheggiare e continuare a piedi. Noi potremmo legare le M.T.B. ad un albero e continuare a percorrere i restanti 2 Km. a piedi, molti fanno cosi, ma preferiamo spingere la bici e in certi tratti portarla in spalla , ci sembra più giusto fare in questo modo per dare significato completo all’escursione.
Dopo 40 minuti arriviamo al punto di ristoro “Su Coile”. Lasciamo in custodia le M.T.B. e ci dirigiamo in spiaggia, solo 10 minuti dopo stiamo nuotando in quelle acque che io, con molto campanilismo, giudico UNICHE.
E’ una sensazione meravigliosa quella di stendersi dopo il bagno a riposare sulla spiaggia dai ciottoli bianchi e marron.
L’acqua è terribilmente attraente, la sua cristallina trasparenza invoglia a continui bagni.
Mangiamo qualche barretta , un po’ di frutta secca e ci lasciamo andare ad un meritato e assolato relax.
Alle 15,00 dopo aver fatto un ultimo bagno , torniamo a prendere le bici e alle 16,10 rincominciamo a pedalare. I 15 Km. che ci aspettano sono tutti in salita e per 20 metri in una di quelle rampe col fondo in massicciata , il rapporto più piccolo non mi assiste,devo scendere.
Gli ultimi 3-4 Km sono su un terreno più umano, proseguiamo sino a Su Porteddu dove alle 17,45 una spina di birra Ichnusa è già pronta sul tavolo.
Dopo la doccia e un po’ di commenti con Ignazio su come è andata l’escursione alle 20.00 in punto ci presentiamo affamati per la cena a base di : saporitissima salsiccia secca e verdure sott’olio,"culurgiones" al sugo, "porceddu" allo spiedo, "pane carasau", il tutto innaffiato da un generoso Cannonau. La "sebada", tipico dolce locale a base di formaggio fresco e miele,il caffè ed il sempre presente liquore mirto,chiudono la cena e la giornata in modo veramente fantastico.


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Escursioni in Sardegna (Terza Escursione)
Pubblicato da admin - venerdì 27 luglio 2007, 22:18

Un nostro simpatizzante (Federico Piras, federicopiras AT hotmail.com) ha recentemente compiuto un cicloviaggio in Sardegna.
Ci ha inviato il materiale da lui raccolto (un diario di viaggio in cinque parti ed una trentina di foto) perche' lo pubblicassimo nella nostra rubrica Cicloviaggi

  1. Introduzione
  2. Prima escursione
  3. Seconda escursione
  4. Terza escursione
  5. Quarta escursione
  6. Quinta escursione

6- Giugno 2007
3° Escursione:Trekking di 2 giorni da Rifugio Coop. Goloritzè a Cala Fuili(a piedi )

Questa è un'escursione che si era pensata di fare in un giorno,mentre invece dopo i preziosi consigli di Antonio,( Coop. Goloritzè), si è deciso di articolarla in due giorni.
1°Giorno: Il Golgo - Cala Sisine
2°Giorno: Cala Sisine - Cala Fuili

Questa mattina iniziamo a camminare alle 9,40, un disservizio del personale responsabile della cucina causa un rittardo ai nostri programmi, ma poco male, quì non siamo condizionati dall'orologio.
A tale proposito vi voglio raccontare un piccolo dialogo fra un escursionista cittadino ed un pastore del Supramonte,ovvero due differenti concetti di TEMPO.

D- Mi sa dire l'ora?
R- E'l'ora di mungere.
D- E allora quando mungete?!
R- Tra mezz'ora.

Salutare filosofia di vita!!!!
Ormai tutto il bestiame della piana è al pascolo,il risuonare dei campanacci appesi al collo degli animali, unitamente ai versi che emettono, diffonde per tutto il territorio una sinfonia di suoni straordinaria. Ci aviamo con passo deciso verso la Chiesa di San Pietro e quando arriviamo a ridosso del muro di cinta, prendiamo a destra sino ad incrociare la larga pista sterrata che conduce a Cala Sisine e che per 15 Km. è percorribile anche dalle macchine.
La giornata non è tra le più calde , quindi si procede di buon passo.Durante il cammino si ha la possibilità di ammirare ed apprezzare la macchia mediterranea nella sua varietà di specie. Ogni tanto dai folti e contorti cespugli di ginepro sbuca qualche maiale selvatico, spesso lo spavento è reciproco per cui scappa grugnendo impaurito.
Altre volte da qualche cespuglio di lentischio o di corbezzolo si affaccia timidamente qualche capretta che si imbosca immediatamente.
Il sentiero a tratti polveroso a tratti sassoso, comincia a scendere di quota sino ad arrivare in prossimità di Ololbizzi e del relativo ovile ben distinguibile tra la vegetazione.
Tra le 11,15 e le 11,30 raggiungiamo i tratti pavimentati a massicciata della carrareccia e le are picnic, alle 11,30 siamo sul vecchio letto della codula, il terreno si fa più accidentato e sassoso ,le pareti della gola che ospitano i nidi di una grande varietà di uccelli iniziano ad avvicinarsi fra di loro dando all'ambiente un certo fascino. Ogni tanto folti cespugli di oleandri bianchi e rossi danno una macchia di colore al paesaggio bianco accecante proveniente dalla roccia calcarea.
Sono le 12,30 quando arriviamo allo spiazzo utilizzato come parcheggio dai mezzi che arrivano sin quà. Da questo punto sino al posto di ristoro si camminerà esclusivamente su quello che era il letto del fiume, il procedere non è agevole a causa delle pietre di dimensioni variabili.
Alle 13,00 arriviamo al "Coile", abbiamo impiegato 3 ore e 20 per coprire circa 17 Km.
Dopo esserci accordati col personale,sulla possibilità di cenare e di pernottare, andiamo in spiaggia e trascorriamo tutto il pomeriggio distesi al sole in questa spiaggia bellissima.Durante questo tempo abbiamo la possibilità di assistere allo sbarco di turisti che provenienti da Cala Gonone o da Santa Maria Navarrese invadono la piccola spiaggia e in quel poco tempo che hanno sembra vogliano fare il pieno di tutto ciò che ammirano.
Alle 17,40 lasciamo la spiaggia,ci rinfreschiamo con una lunga docia e dopo aver ascoltato l'elenco delle difficoltà burocratiche , politiche e logistiche sormontate da questi modesti gestori di punti ristoro, ci presentiamo a tavola per gustare un buon piatto di spaghetti con i gamberi, seguiti da un caldo fritto misto per me ed una
braciola per Ignazio.Un litro di vino fresco scende come il nettare e quindi caffè e l'immancabile mirto chiudono la giornata.
Ci ritiriamo a dormire ,proponendoci sveglia presto in quanto il percorso di domani sarà lungo e impegnativo.


7-Giugno2007
2°giorno del trekking - Cala Sisine - Cala Fuili

Sono le 7,00 quando iniziamo a camminare in direzione della spiaggia. Il tempo si presenta incerto , una certa foschia fa correre il pensiero ad un possibile piovasco. Raggiunto il rudere della vecchia dispensa dei carbonai, troviamo l'attacco al sentiero indicato da bolli verdi.
Si parte subito in ripida salita su pietraia e dopo alcuni tornanti arriviamo alla quota 90, seguire i radi segnavia risulta abbastanza difficoltoso,se ne trovano bianchi e bianco/rossi coperti da bianchi. Intorno a quota 175 si prende una svolta verso l'interno e haime!!!!deve essere questo il punto in cui si esce dal sentiero,
procediamo cercando di orientarci con l'uso della carta e dell'altimetro.Non è proprio semplice,diverse tracce di animali e di pastori ci sviano.
La vegetazione è fitta e molto bassa, dopo un ulteriore controllo della carta e dell'altimetro ,decido di scendere di quota , purtroppo però è inevitabile inoltralci nel fitto della vegetazione. Le braccia e le gambe ne escono malconce, ma finalmente individuiamo e raggiungiamo il sentiero principale, ora siamo un po' meno preoccupati.
Nel frattempo qualche nuvola appare in cielo e siamo in rittardo di circa un ora e mezza sulla tabella di marcia.Si incominciano a vedere i segnavia bianchi e rossi.
Iniziamo ora una lunga e erta salita che ci porta al( Cuile Saccederano) da dove lo sguardo spazia su bellissimi panorami un po' offuscati,si riparte ancora in salita e ben presto sbuca su una grossa mulatiera, la seguiamo a destra e ci dirigiamo decisamente verso l'Architieddu Lupiru: imponente arcata naturale causata dall'azione meccanica degli agenti atmosferici.Il sentiero prosegue in ripida discesa e giunge finalmente a Cala Luna.Sono le 13,30 e sono abbastanza stanco, l'errore all'inizio dell'escursione mi ha innervosito, per di più poco prima di giungere a Cala Luna , mi sono beccato due zecche su una gamba. Con l'aiuto di uno sprai contro le punture di insetti e con molta pazienza sono riuscito a farle staccare senza conseguenze.In ristorante ci troviamo con Paolo e Dario, due escursionisti toscani conosciuti alla Coop.Goloritzè.Con loro, provenienti da Codula di Luna con partenza da Teletotes, siamo d'accordo di proseguire insieme il trekking sino a Cala Fuili.
Il tempo a disposizione è limitato, ma riusciamo a fare ugualmente un rapido bagno seguito da una abbondante spaghettata.
Alle 15,30 ripartiamo da Cala Luna diretti a Cala Fuili, il percorso è a sali scendi verso NORD,dopo 40 minuti incontriamo la grotta Oddoana.
Sono ormai 7 ore che camminiamo e le gambe cominciano a risentirne, il fuori programma di questa mattina ha lasciato il segno. In lontananza cominciamo a sentire qualche tuono.
Speriamo di non terminare il trekking sotto la pioggia.Dopo circa un'ora dalla partenza cominciamo a scendere di quota sempre più rapidamente sino a quando alle 17,20
siamo a Cala Fuili. Ultima fatica:risalire il ripido sentiero sino al parcheggio.Il trekking è finito,il fuori strada della Coop.è in ritardo e il temporale arriva come una furia.Facciamo appena in tempo ad indossare le mantelline, ancora dieci minuti ed ecco arrivare la Land-Rover,saliamo a bordo come fulmini e dopo 50Km di S.S.125 siamo al Golgo.Lunga doccia rigeneratrice,grande mangiata di tutte quelle specialità sarde e un po' di relax ricordando i due giorni trascorsi.


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Escursioni in Sardegna (Prima escursione)
Pubblicato da admin - venerdì 27 luglio 2007, 22:18

Un nostro simpatizzante (Federico Piras, federicopiras AT hotmail.com) ha recentemente compiuto un cicloviaggio in Sardegna.
Ci ha inviato il materiale da lui raccolto (un diario di viaggio in cinque parti ed una trentina di foto) perche' lo pubblicassimo nella nostra rubrica Cicloviaggi

  1. Introduzione
  2. Prima escursione
  3. Seconda escursione
  4. Terza escursione
  5. Quarta escursione
  6. Quinta escursione

4 Giugno 2007
1° Escursione : Rifugio Coop. Goloritzè – Cala Goloritzè ( a piedi )

La sveglia è intorno alle sette, la giornata si presenta col cielo coperto, nebbiosa,ma per fortuna non piove. Alle otto facciamo colazione con un buon latte e caffè , biscotti e ottimo miele di produzione locale. Alle nove siamo pronti a camminare e, poiché non piove, l’umore è buono, d’altra parte eravamo determinati ad uscire anche sotto la pioggia.Come prima escursione è stata scelta Cala Goloritzè in quanto il sentiero non è impegnativo e consente un buon adattamento al territorio.
Dopo 15 minuti giungiamo a “Su Sterru”, impressionante voragine di 270 m. in un unico pozzo di origine carsica.Nel raggiungere l’attacco al sentiero abbiamo la possibilità di incontrare tutte le specie di animali presenti allo stato brado nell’altopiano del Golgo: maiali, mucche, asinelli ,capre e cavalli. E’ un concerto di campanacci e di versi che danno alla piana un fascino speciale.
Alle 9,35, arriviamo alla zona Parcheggio “ Su Porteddu”dopo aver attraversato la zona “Sas Piscinas”, che è costituita da tre grosse pozze d’acqua ad uso abbeveratoi, ed aver fotografato un bellissimo olivastro di dimensioni notevoli.
Oltrepassata una sbarra , incontriamo una roccia con inciso Goloritzè e quindi iniziamo la salita lungo il pendio sassoso che dopo 20 minuti circa ci consente di raggiungere la sella a quota 470, oltre la quale si ammira il Bacu Goloritzè. Ancora qualche passo ed ecco in lontananza il bellissimo mare del golfo di Orosei e la cima dell’Aguglia.
Il sentiero ora scende deciso lungo il vallone, incontrando vecchi ovili ricavati dalle grotte presenti nella sponda destra del Bacu. Lungo il cammino sono da ammirare lecci secolari e un arco naturale che funge da porta al sentiero che si addentra nella macchia mediterranea ricca di profumi intensi di rosmarino, mentuccia ed altre essenze.
Ormai mancano 15 minuti alla cala ,alle 11.15 arriviamo non senza provare una certa emozione ai piedi dell’Aguglia e alla staccionata di protezione che consente di scendere il ripido sentiero sino alla spiaggia. La limpidezza e il colore dell’acqua in questa cala sono veramente notevoli.
Ci dirigiamo verso sinistra, riuscendo cosi ad intercettare alcune sorgenti di acqua dolce proveniente dalla montagna. La prospettiva, da questo punto della cala, consente di ammirare il bellissimo arco naturale dello sperone di roccia che si protende a mare e la intensa attività di scalatori che si cimentano nella conquista della Aguglia alta 147 metri.
Il tutto merita una sosta prolungata che consenta anche un velocissimo bagno. L’acqua, dopo le piogge dei giorni trascorsi, è piuttosto fredda, ma il caldo sole,che nel frattempo è riuscito a farsi spazio, invoglia a distendersi sopra quei piccoli e candidi ciottoli e ristabilire così la giusta temperatura corporea.
Alle 15 decidiamo di prendere la via del rientro ripercorrendo lo stesso sentiero che in circa due ore ci riporterà al Golgo.
Ma col compagno di escursione Ignazio, proviamo a battere un mio tempo dell’anno scorso : 1 ora e 30 minuti.
Quando usciamo dal sentiero sono le 15,55 , è incredibile,tempo impiegato 55 minuti!!! Abbiamo versato litri di sudore e le pulsazioni sono alle stelle. La sosta al locale del parcheggio “SU PORTEDDU” e la bevuta di un boccale di birra Ichnusa ci consente di riprenderci e alle 17, siamo sotto la doccia.
La paura che il mal tempo ci rovini le prossime escursioni è pressoché svanita.
Il programma prevede per domani: Rifugio-Cala Sisine in M.T.B.
La giornata si conclude con la cena a base di solo pesce ad Arbatax presso l’ittiturismo “LA PESCHIERA” . Non sto a descrivere qui i saporitissimi piatti serviti, dico solo che chi si trova da quelle parti e non trascorre una sera in quel ristorante si perde qualcosa di veramente eccezionale.


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Escursioni in Sardegna (Introduzione)
Pubblicato da admin - venerdì 27 luglio 2007, 22:19

Un nostro simpatizzante (Federico Piras, federicopiras AT hotmail.com) ha recentemente compiuto un cicloviaggio in Sardegna.
Ci ha inviato il materiale da lui raccolto (un diario di viaggio in cinque parti ed una trentina di foto) perche' lo pubblicassimo nella nostra rubrica Cicloviaggi

  1. Introduzione
  2. Prima escursione
  3. Seconda escursione
  4. Terza escursione
  5. Quarta escursione
  6. Quinta escursione

2 Giugno 2007
Escursioni in SARDEGNA di Federico e Ignazio, raccontate da Federico.

E’ ormai la quarta volta che trascorro un periodo più o meno lungo nei posti che descriverò, ma vi assicuro che ci tornerei domani . La Sardegna è un posto che affascina:i colori, i profumi, l’intensità della luce, il calore del sole “sardo” hanno una capacità di attrazione non comune per gli amanti della natura.La cosa più curiosa è che sto scoprendo tutte queste cose su quest’isola ora che ci manco ormai da circa 33 anni.
I luoghi che descriverò, si trovano nel Supramonte, una zona della Sardegna ancora incontaminata.Il turismo di massa ancora non è arrivato e speriamo che mai ci arrivi. I comuni interessati a questo angolo dell’isola sono: Urzulei,Orgosolo, Oliena, Dorgali e Baunei. Il territorio si estende dalle falde del Gennargentu sino alle falesie della costa del golfo di Orosei,più precisamente da Cala Gonone a Santa Maria Navarrese.
La caratteristica principale di questo territorio è che non essendoci strade asfaltate ,all’infuori delle statali e delle provinciali, chi vuole raggiungere le spiagge disseminate lungo i 40 Km.di costa deve farlo a piedi o in barca. Ricordo che questo è il mare azzurro e trasparente dove, sino a non molto tempo fa, si poteva intravedere nuotare la foca monaca.
La partenza dal “continente”( così i Sardi chiamano lo stivale) avviene con qualche ritardo la sera del 2 Giugno alle ore 22,30 dal porto di Civitavecchia.
Personalmente sento l’atmosfera di avventura già dall’imbarco sul traghetto, quest’anno tale sensazione è accentuata dall’incertezza delle condizioni atmosferiche, la pioggia non si fa desiderare.
Dopo aver divorato un panino ed un frutto, trascorso un po’ di tempo sul ponte piscina , scambiato con Ignazio qualche commento sulle buone condizioni del tempo , decidiamo di andare in cabina e riposare un po’ .
Per me è sempre molto difficile dormire in nave, anche se le condizioni del mare sono buone.
L’indomani mattina alle 8,30 arriviamo ad Olbia ,il tempo non è rassicurante, il cielo è carico di nuvole dense e basse che fanno presagire pioggia imminente, infatti dopo circa 20 Km. sulla S.S.125 ecco l’acqua, che praticamente ci accompagnerà per tutto il viaggio
L’umore è nero come il cielo , il pensiero è di dover trascorrere buona parte della vacanza sotto la pioggia.Attraversiamo il simpatico centro turistico di San Teodoro dove non piove. Alle 9,30 siamo in vista della torre di Posada. Intorno alle 10,00 la 125 attraversa sulla sinistra la nota pineta di Orosei, l'aria grigia dovuta alla pioggia è resa meno triste da una continua vegetazione di oleandri sui due cigli stradali.Alle 10,15arriviamo ad Orosei e proseguiamo per Dorgali durante una tregua della pioggia. Approfitto della momentanea interruzione della pioggia per scendere dalla macchia e scattare qualche foto ad una cava di marmo.Ancora 20 minuti e arriviamo a Dorgali, decidiamo di fare sosta a Cala Gonone, e dopo una passeggiata al porto, si va a mangiare un buon piatto di spaghetti alla bottarga in un ristorante da me "visitato"l'anno scorso.Il mio compagno di viaggio non si accontenta dello spaghetto e proppone il fritto misto.Il tutto viene accompagnato da un buon bianco e, con un caffè e l'immancabile mirto, ci sentiamo rinfrancati.
Alle 13,30 ripartiamo da Cala Gonone e ci dirigiamo verso Baunei: ci separano circa 50 Km. per arrivare al Golgo.Dopo circa 30 minuti incrociamo il bivio che conduce alle gole del Gorroppu, meta di una delle nostre prossime escursioni in M.T.B.Dopo 17 Km.di curve in salita e di panorami della valle Lanaittu e del Monte Oddeu arriviamo a Genna Silana, passo a quota 1017.Sosta per un caffè al bar e quindi giù in discesa sempre tra una curva e l'altra per giungere alle 15,10 a Baunei e dopo 15 minuti al Golgo.Andiamo a trovare i ragazzi della Cooperativa , ci lasciamo andare a qualche mala parola contro il tempo, quindi scarichiamo dalla macchina tutto il necessario per uscire in escursione domani con qualsiasi tempo.Ci diamo una rinfrescata ed una sistemata , in attesa della cena dò delle indicazioni sul posto ad Ignazio, ma non abbiamo sicuramente un buon umore. Alle 20.00 ,prima di andare a cena, il tempo sembra che voglia mettersi al buono, non è possibile!!!Smette di piovere!!! E quando andiamo a dormire, alle 22,30, il cielo è una cupola costellata da miliardi di stelle.Auguri per domani!!!!

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Aspromonte Selvaggio
Pubblicato da Stefano Mica - lunedì 18 giugno 2007, 10:46

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Volevamo esplorare la Calabria, la parte piu' selvaggia, e cosi eravamo un
po' indecisi tra la Sila e l'Aspromonte.
Documentandoci un po', l'Aspromonte ci e' sembrato piu' vario e
interessante come ambiente e cosi abbiamo deciso di avventurarci per una
settimana in bici e con tenda al seguito, come ormai nostro solito, alla
scoperta delle bellezze dell'Aspromonte.
Partiti da Locri il primo giorno abbiamo visitato Gerace e poi su in
montagna per il sentiero dei Briganti verso il cuore del Parco.
Costretti a campeggiare la prima notte, i violenti acquazzoni dei giorni
successivi ci hanno permesso di scoprire forse l'unico rifugio gestito del Parco,
bellissimo e accogliente, che abbiamo usato come punto di riferimento per
esplorare le parti piu’ famose del Parco e cioe' la vallata delle Grandi
Pietre e il Montalto, sotto pioggia battente, ma almeno la sera non dovevamo
montare la tenda e cucinare.
Con il simpaticissimo gestore del rifugio, anche guida di montagna, abbiamo
deciso il percorso da fare per attraversare la parte piu’ selvaggia
dell'Aspromonte e giungere nella spettacolare e abbandonata zona greganica.:
indispensabile la tenda e scorte di viveri. Abbiamo pedalato per tre giorni
in ambienti selvaggi con boschi variopinti, cascate, fiumare, paesi
abbandonati e spettacolari strade di montagna ormai percorse solo da
animali. Abbiamo terminato il nostro giro al caratteristico paese di Bova,
uno dei pochi paesi greganici ancora abitati e quindi Bova Marina dove
abbiamo preso il treno del ritorno.
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Corsica: il Sentier du littoral in bici
Pubblicato da enrico - domenica 06 maggio 2007, 21:24

(Appendice al resoconto del viaggio in corsica del 27 aprile - 1 maggio 2007).

Escursione extra-associativa: 30 Aprile 2007. Il Sentier du Littoral in bici

Il percorso fatto al mattino da St.Florent per raggiungere la spiaggia della Saleccia (bellissima anche senza il sole) era stato esotico ma in effetti un po' noioso: una dozzina di Km su asfalto, poi altrettanti di sterrato in mezzo al deserto Des Agriates, su una strada con dune tutte uguali, dura e polverosa, e sopratutto in sostanziale discesa.
Quindi ci aspettava un viaggio di ritorno con 12 Km di salita nel deserto...

Il Bazzucchi (leggendario nel trovare ristoranti) inizia la ricerca di un itinerario meno noioso: prima ha domandato ad un ciclista di passaggio, senza successo. Poi ha chiesto informazioni al gestore del Camping della Saleccia. Questo, in cambio di un po' di ordinazioni (3 birre e 2 cocacole), gli ha risposto esattamente quello che voleva sentire: esiste un percorso (Il Sentier du littoral, NDR), a tratti impegnativo che, rimanendo sempre sulla costa, porta dritti a St.Florent. Il percorso e' molto bello perche' passa per il Loto e le altre spiaggie del litorale.

Chiedo maggiori dettagli:
D: Si puo' pedalare ?
R: Si, pero' e' un po' impegnativo, a volte bisogna scendere
D: Quanto e' lungo ?
R: A piedi quattro ore
D: Si, ma in Km/dislivello ?
R: Non lo so
D: L'ha mai fatto in bici ?
R: No
D: Allora come fa a sapere che si puo' fare in bici ?
R: Mi hanno detto che alcuni ciclisti dovrebbero averlo fatto in bici
D: Ma lei va in bici ?
R: No

Non gli faccio altre domande. Era chiaro come il sole che il gestore non sapeva distinguere una bici da una betoniera, e che quindi bisognava scegliere se fidarsi comunque e provare alla cieca, o semplicemente tornare indietro e fare il deserto.
Eravamo usciti al mattino per fare una gita facile di poche ore, ed eravamo senza mappe a piccola scala, extra-acqua, cibo, luci per tutti, informazioni certe sul percorso: nessuno degli standard per le uscite associative era rispettato. Come guida non potevo certo portare il gruppo su quel percorso.
Comunque siccome era evidente che tutti morivamo dalla voglia di fare l'esplorazione, ho aggiunto che se ci dividevamo la responsabilita' tra tutti e sceglievamo in massa di andare, anch'io sarei stato d'accordo.
C'e' da dire che dei 9 che eravamo, 6 erano escursionisti e soci esperti (Marco&Teresa Bazzucchi, Carlo&Carla, Cristina e Roberto Torta), e dei rimanenti due che non conoscevo, Fabio era cicloturista ben prima di entrare in associazione e Claudio aveva una preparazione fisica superiore a chiunque altro. Inoltre le informazioni disponibili (assenza di mappa e certezze sul percorso) erano note a tutti allo stesso modo. In questi casi e' fondamentale la motivazione, e quella c'era.
Percorso scelto all'unanimita': pertanto alle 16.30 termina la gita di Ruotalibera per quel giorno, e il gruppo di "indipendenti" inizia l'esplorazione.
Bazzucchi, dopo aver sentenziato che "In caso di problemi, la colpa e' di Torta", pronuncia il secondo epico tormentone della spedizione: "Sse po' ffffa' ".
Partiamo.

La prima tappa e' alla spiaggia del Loto. Ora e' anche uscito il sole, ed e' senza dubbio la spiaggia migliore che io abbia visto negli ultimi anni. Riesco ad ottenere un break di 10 minuti per farci il bagno; nonostante io sia magro e freddoloso e l'acqua fosse ghiacciata, siamo tutti in acqua dopo 30 secondi. Spettacolare !

Ripartiamo. Dopo poco vediamo sulla strada sopra di noi, provenienti dalla direzione in cui ci stavamo dirigendo, due trekkers francesi, visibilmente provati.
Il Bazzucchi sale sul crinale e li intercetta.
Gli dicono che il percorso e' "tres difficiles" e che comunque, salvo alcuni tratti, secondo loro si puo' fare in bici.
L'interpretazione ufficiale del Bazzucchi e' stata: In realta' volevano dire che e' facile e sse po' ffffa'.

Nel frattempo: come loro solito i Carli erano rimasti indietro; il gruppone "salta" un bivio parzialmente coperto dalle frasche, e continua a procedere lungo la costa.
I Carli arrivano dopo qualche minuto, vedono il bivio e prendono la direzione opposta.

La strada sulla costa diventa prima semplicemente impedalabile, poi sempre piu' stretta e difficile. Ad un certo punto sento il Bazzucchi dire "Regolare, questo deve essere il tratto tres difficiles": in effetti il tracciato sulla scogliera si era ormai ridotto ad uno strapuntino di circa 30/40 cm di roccia viva, affacciata sugli scogli sottostanti.
Continuamo, ma peggiora ulteriormente, a volte lo strapuntino manca del tutto, e ci sono dei passaggi piuttosto delicati, che richiedono entrambe le mani libere: ci organizziamo a coppie per attraversare questi tratti uno alla volta e passarci bici e bagagli.
Procediamo, lenti ma inarrestabili (oltre un'ora per fare qualche centinaio di metri di scogliera).

Il gruppo e' passato quasi tutto, e i Carli ancora non si vedono.
Li avevo visti in lontananza muoversi dalla spiaggia diversi minuti dopo di noi, poi la strada curvava. Va bene rimanere indietro a sistemare le borse e fare foto, ma adesso comincio a chiedermi dove siano finiti: rifaccio tutta la strada a piedi per cercarli, e penso che nel paio di Km che mi sono fatto di corsa le orecchie gli siano fischiate abbastanza.
Vedo il bivio e delle frasche rotte nell'altra direzione; saranno passati da mezz'ora, posso smettere di cercarli.
Proseguiamo in 7.

Il gruppo e le bici hanno quasi completemente attraversato la scogliera: c'e' voluta piu' di un'ora, una fatica boia ed un numero infinito di lividi ed escoriazioni. A questo punto non si puo' piu' tornare indietro.
Peccato che la scogliera finisca su una collina molto scoscesa, e di una parvenza di sentiero nemmeno l'ombra. Dietro la collina c'e' un faro, che prima dall'alto sembrava molto piu' vicino, ma adesso e' sparito. Inoltre, mentre eravamo in quota e scendevamo verso il mare, avevo anche visto nella collina sopra di noi una specie di fortino abbandonato.
Mentre traghettiamo le ultime bici, due esploratori (Claudio e il Torta) vengono mandati in perlustrazione a piedi, uno sulla collina davanti a noi verso il faro e uno sulla collina sopra di noi verso la fortificazione.
Le certezze erano:

  1. I fari segnati sulle carte nautiche (quindi garantiti funzionanti) hanno quasi sempre una strada che permette a chi fa la manutenzione di raggiungerli via terra rapidamente.
  2. Chi ha costruito il fortino sopra di noi probabilmente aveva costruito anche una strada.

Claudio arriva sopra la collina e vede il faro dall'alto. Dice che strade non ce ne sono. Penso: stranissimo. Scopriremo in un secondo tempo che quel faro non e' operativo (NDR: evidentemente, perche' si sono dimenticati di costruire la strada... )
Il Torta ha una certa difficolta' a salire verso il fortino, la salita e' ripidissima, non c'e' quasi traccia di strada e occorre farsi largo dentro la macchia mediterranea. Saliamo in un paio. Con un po' di fatica arriviamo in cima alla collina e vediamo il fortino: in effetti il sentiero escursionistico passa esattamente li davanti.
Abbiamo ritrovato la strada.
In poco piu' di mezz'ora ci apriamo un varco in mezzo alla macchia e trasportiamo bici e bagagli fino alla cima della collina.
Incredibilmente i Carli hanno il cellulare acceso, ci parliamo e diamo per buono che siamo tutti sullo stesso sentiero (noi abbiamo oltre un'ora di distacco per esserci passati le bici sulla scogliera).
Sse po' ffffa'

Rispetto a quello che avevamo gia' fatto, tutto il resto e' stato quasi banale: inizia un trekking duro, spesso trascinando la bici: ma, come ha osservato qualcuno, paragonato alla scogliera praticamente una pista ciclabile.
In realta' siamo stati ripagati dalla fatica dai paesaggi che abbiamo visto: una torre diroccata sul mare, calette bellissime, un guado fatto con una lingua di acqua di mare, nessun essere vivente (nemmeno le capre si erano arrampicate fin li').

Il tempo passa, e il sentiero procede esattamente sul litorale. Camminiamo tanto, ma apparentemente non arriviamo mai: mi viene in mente un principio matematico (la teoria dei frattali) secondo cui lo sviluppo metrico di una costa frastagliata e' infinito: mi viene il dubbio, non e' che chi l'ha teorizzato fosse di quelle parti ?

Verso le 18 realizzo che non avro' il tempo di passare per l'Internet-point dell'albergo, cosa che avevo intenzione di fare dopo la doccia e prima del corso di Tai-Chi
Alle 18.30 realizzo che non potremo partecipare al corso di Tai-Chi, previsto dopo la doccia e prima della cena
Alle 19 decido che non passero' a far la doccia prima di cena
Alle 19.15 mi auguro che a St.Florent ci siano dei buoni ristoranti aperti fino a mezzanotte, in cui si puo' entrare senza aver fatto la doccia
Alle 19.30 mi dico che va bene anche una pizzeria
Alle 19.45 opto per un baretto di quelli che rimangono aperti tutta la notte
Alle 20 penso che mi accontentero' delle due barrette Enervit-Crunch di emergenza e della banana schiacciata che ho nel borsino, e forse il Bazzucchi ha ancora una di quelle marmellatine che gli ho visto spararsi prima usando un ramo come cucchiaino.

E' quasi buio. Mentre mi arrampico su una roccia con la bici sulle spalle a mo' di zaino, squilla il cellulare. Spero siano i Carli che dicono che sono arrivati (questo significherebbe che la teoria dei frattali e' sbagliata). Invece e' mia madre, che mi chiede che sto facendo di bello. Essendo ora di cena, l'unica cosa che mi viene in mente per tagliare corto e' dire che sono in ristorante. Che tipo di ristorante e' ? Penso alle barrette e alle marmellatine: Fanno cucina di tutti i tipi e sono specializzati nei dolci, ma adesso devo chiudere perche' e' il mio turno per ordinare. Mi augura buona cena, ricambio.
Comunque al Bazzucchi va peggio: mentre era appeso ad una roccia riceve una telefonata da Fastweb, che gli vorrebbe proporre alcune offerte irripetibili. La sua risposta e' breve e altrettanto irripetibile. Per quella sera l'operatrice non ha piu' contattato nessun altro.

Squilla nuovamente il mio cellulare. Stavolta sono veramente i Carli, che sono arrivati a St.Florent. Ottima notizia. Non solo, nei bivi successivi (che noi dobbiamo ancora raggiungere e loro hanno gia' esplorato) hanno disegnato delle freccie con dei sassolini per indicare dove sono passati. Hanno anche prenotato il primo ristorante dove sbuca la strada. Non dovendo ri-esplorare gli incroci ci fanno risparmiare un sacco di tempo, e arriviamo poco dopo le 21, con nemmeno mezz'ora di distacco. Grande Carla!! grazie !!!

Alla fine ci abbiamo messo poco piu' di 4 ore (tenendo conto che nell'ultimo tratto la strada diventava una sterrata ed era completamente pedalabile), escoriazioni varie su tutto il corpo, migliaia di calorie bruciate, una forte disidratazione. Ma ci andava di farlo, ci siamo divertiti come matti, e come ha detto qualcuno abbiamo spostato in avanti (di molto) il limite di cosa si possa fare.

Dopo la brillante esperienza di trekking con la bici, noi sopravissuti contiamo di partecipare in massa ad attivita' come parapendìo con la bici, alpinismo con la bici, immersioni sub con la bici...

Epilogo: a seguito delle numerose richieste (di Beatrice D.M. e di altri), contiamo di riproporre il sentiero nel calendario dell'anno prossimo: iniziate ad iscrivervi alla scuola di roccia. Obbligatoria la bici da corsa (visto che bisogna trasportare una bici, che almeno sia leggera! ;-)

Sse po' ffffa' !


P.S. Come e' evidente dalla nostra esperienza diretta, il Sentiero del Litorale non si puo' assolutamente fare in bici: salvo l'ultima parte in cui e' pedalabile e quindi e' comodo avercela, di solito e' un peso ed un impaccio da trascinarsi dietro. Se pero' vi trovate a St.Florent, potete fare il sentiero trekking a piedi e tornare indietro con la barca delle 16; vi assicuriamo che ne vale veramente la pena.


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Olanda un mare di …
Pubblicato da Stefano Mica - venerdì 13 aprile 2007, 09:50


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Per chi non crede nell’uso di treno + bici come mezzo di trasporto giornaliero ecco qualche foto dall’Olanda, un paese dove sono cresciuto usando treno + bici tutti i giorni per andare all’universita’. Quando qualche anno fa’ sono tornato alla stazione ferroviaria di Leiden sono rimasto sbalordito dal mare di biciclette parcheggiate davanti alla stazione.
marebici.JPG
Questo nonstante il fatto che sotto all’intera stazione c’e’ un enorme parcheggio custodito a pagamento, anche questo ben riempito. Quando sono tornato l’anno scorso ho trovato una nuova sorpresa. Per fare ordine davanti alla stazione il traffico di passaggio e stato deviato sotto terra, solo i mezzi diretti alla stazione ci passano davanti, e’ stato costruito un nuovo parcheggio per bici a 2 piani gratuito e un nuovo mare di bici si e’ formato sul retro della stazione.
intermodalita2.JPG
Il risultato e’ che Leiden rimane una cittadina piacevole da girare in bici o a piedi e non e’ invasa da un traffico prepotente che si ruba tutti gli spazi pubblici. Ovviamente per far funzionare bene treno + bici non bastano i ciclo parcheggi ma servono anche treni sufficientemente frequenti per non essere strapieni ed una rete di piste ciclabili per spostarsi in bici.

Se contate di andare in Olanda in vacanza tenete conto che alla maggior parte delle stazioni di interesse turistico e’ possibile affittare una bici che e’ un ottimo mezzo per visitare il paese.

Anche a Roma in questi ultimi anni e’ stata presa l’ottima iniziativa di fornire tante stazioni, in questo caso soprattutto quelle della metro, di parcheggi per le bici. Alcuni di questi pero’, visto l’esiguo numero di posti bici disponibili, sono spesso tutti occupati. Visto che ogni bici in piu’ equivale una macchina, inquinante, pericolosa e ingombrante in meno, non sarebbe ora di seguire l’esempio Olandese ed aumentare i posti bici ?

Immagini e commenti sui cicloparcheggi a Roma si possono trovare su questo sito:
http://www.ruotalibera.org/simplog/archive.php?blogid=13&pid=132
E' su RomaPedala:
http://www.romapedala.splinder.com/post/4540008

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Una nuova esperienza di cicloviaggi: le randonnèe
Pubblicato da Nic - lunedì 27 agosto 2007, 10:21

Da qualche tempo mi stavo chiedendo cosa avrei potuto mettere nella pentola dei cicloviaggi per il 2007.Ogni anno infatti cerco un'opportunità che mi diverta(o mi faccia soffrire)in misura tale da distrarmi un poco dalla intensa attività e concentrazione che il lavoro richiede in ogni giorno dell'anno e che mi permetta di respirare aria fresca a cavallo della mia bici.

Andando a ritroso nel tempo, cominciai nel 1996, quando lavoravo in Giappone, con un cicloviaggio in treno Shinkansen (treno proiettile,350 km/h)+ bici, da Tokyo all'isola più nordica del Giappone, l'Hokkaido, non lontana dalla Siberia. Una specie di Alto Adige sul mare, con i prati verdissimi, le mucche frisone al pascolo, l'unica isola nipponica dove si producono burro e frutti di mare in un colpo solo.Giravo con le istruzioni in giapponese per sapere dove andare, perchè a parte Sapporo, in altri luoghi nessuno parlava inglese. Esperienza bellissima. Molto esotica, di conoscenza umana ed ambientale di quel popolo e della sua strana e sismica terra. Sulle strade della costa, ero accompagnato dal suono delle canzoni giapponesi che provenivano da altoparlanti posti sui pali. Che strano, mi dicevo. Scoprii dopo che quegli speakers erano parte del sistema di allerta che serve a salvare il Giappone dagli Tsunami.

Poi nel 2004, una corsa per beneficenza tra Londra e Parigi, come attività di finanziamento per Action Medical Research:3000 sterline raccolte e un grande divertimento tra le strade del Kent e della Francia, dal Pas de Calais a Parigi, in sincronizzato arrivo il 24 Luglio con Lance Armstrong e il tour de France.

Nel 2005 la Transardinia, una Nord-Sud dell'Isola in bici da Olbia, attraverso i monti selvaggi del Supramonte, del Gennargentu e delle pianure fino al mare di Cagliari.10000 m di dislivello in 4 giorni, un percorso "testimonial" per non far asfaltare tutte le strade sterrate della Sardegna.L'anno scorso, la scalata in bici dell'Etna.. la mitica 0-3000 dei nostri amici siciliani. Un esperienza indimenticabile, estrema e piacevole. Dal mare Ionio, all'animato ostello di Catania,ai rumori del gigante vulcano sulla terrazza craterica. Con la bici. Niente Jeep o fuoristrada!
E poi l'Eroica, la classica corsa in bici d'epoca sulle strade bianche del Chianti, vestito con maglia Brooks di lana e su bici degli anni 70, con freni immaginari..
Infine, ancora nel 2006 l'avventura di fine anno in Nuova Zelanda che in tanti avete seguito su questo sito..

Quest'anno ci voleva qualcosa di diverso, molto diverso. Allora sono partito da una cosa nuova. Una nuova bici. 8,5 Kg di bici, una Pinarello da corsa F3-13, per una nuova avventura dalle lunghe, lunghissime distanze. Se volete seguirmi, vi racconterò qualcosa di questi cicloviaggi via via che si realizzano..Con un obbiettivo pazzesco, la Parigi-Brest-Parigi. Le Olimpiadi del cicloturismo: una randonnèe senza classifiche che si corre ogni 4 anni, dal 1931, al massimo 90 ore-sempre in bici o quasi-per percorrere i 1250 km di distanza. Se riuscirò a ottenere i sempre più ambiziosi brevetti di qualificazione, quest'anno ci sarò anch'io, per la prima volta con la maglia della Nazionale Italiana Randonneurs. Una sfida di perseveranza e resistenza ciclistica con me stesso. Un'altra ancora.
Speriamo con le bollicine di champagne alla fine del giro in Francia!
L'albergo a Parigi per riposarsi è già prenotato.. ;-)
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11 Marzo 2007- Una prima piccola tacca

Domenica 11 Marzo ho conseguito il Brevetto Audax Italia e Audax Club Parisien dei 200 Km. Il giro si è svolto con l'organizzazione di Nettuno Bike, partendo e arrivando a Nettuno. Attraverso Cisterna-Cori-Bassiano-Priverno-Terracina-S.F. Circeo-Nettuno. Di cui 120 Km controvento lungo il mare tra Terracina e Nettuno. Tempo impiegato:7,5 ore comprese soste e gelato con vista su Ponza. Che bello avere il diploma in francese ed inglese che diventa il primo mattoncino di questo Lego..
Per ogni info su tutto quello che si sta organizzando in Italia per prepararsi alla Parigi-Brest-Parigi:
http://www.audaxitalia.it
Scoprirete un mondo!

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Sabato 7 Aprile: Sabato santo di passione sulle strade del Chianti per il Brevetto di 300 Km: non tutti i colpi d'ascia producono la tacca sul tronco, come sanno i tagliaboschi..Dopo 150 Km e 2000 m di dislivello, di fronte ad altri 150 Km e altri 2000 m da scalare, alle 16, davanti al passo del Murlo sono costretto ad abbandonare..
Meglio fermarsi nella trattoria di Volpaia (bellissima) e gustare Chianti e formaggi della zona. Parigi val bene una sosta!

Domenica 15 Aprile: Finalmente la perseveranza e le strade del Lazio mi premiano! Conseguito il Brevetto Audax di 300 Km, in un percorso che mi ha portato da Nettuno, a Cori, a Carpineto. Tutti i monti Lepini, in compagnia di 140 altri ciclisti con la passione per le lunghe distanze..
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Trasformazione genetica?
La mia bici Pinarello ha cambiato un pò le sue fattezze. Da quelle esili e leggere, un pò da modella anoressica che aveva appena uscita dalla famosa fabbrica di Treviso, ora ha acquisito quelle un pò più in carne ,come quelle di una splendida quarantenne sicura delle proprie forme e noncurante di qualche chiletto in più..se serve ai propri obiettivi..
Scusate il paragone un pò sessista, ma era solo per dire che oggi la bici da corsa è ora corredata di tutto quello che serve per fare un cicloviaggio continuo di 24 ore, tipico delle randonnèe di 400 Km, la prossima tappa dei brevetti Audax in vista della Parigi-Brest-Parigi. In particolare:
-un portapacchi posteriore a sbalzo per alloggiare un borsino da cicloturismo
-un doppio sistema di luci alogene anteriori e posteriori, a prova di batterie scariche, totalmente duplicato. Le lampade anteriori sono quelle della Cateye, mod.EL-520, che durano fino a 240 ore con 1200 candele di potenza. Ho montato le luci su un tubo di alluminio, ex manubrio di una mountain-bike. Questo per lasciare completamente libero il manubrio originale della bici da corsa per i numerosi cambi di posizione delle mani nei lunghi tragitti.
-un borsino amovibile anteriore, utile per le cose da prendere al volo mentre si pedala.

Inoltre sul casco,trova posto un ulteriore sistema di luci anteriore(bianca) e posteriore(rossa) a led, utile per le possibili riparazioni notturne della bici lungostrada. Un corsetto e due bande, tutto fluorescente, per acquisire una maggiore visibilità nottura, completano il corredo del randonnèur per i brevetti di 400 Km e 600 Km e se ci si arriva, per la mitica PBP.

Ed ecco a richiesta di qualche lettore, la bici Pinarello ora attrezzata per la randonnèe.

Corsica, Paris, Randonnèe Maggio-Giugno2007 158

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Domenica 6 Maggio: Finalmente arriva la giornata del brevetto 400 Km, svolto in tutto il Lazio meridionale.
Trascrivo un piccolo rapporto come inviato al mio gruppo sportivo, i Lokomotiv Ciclonauti grazie al quale posso fare questi brevetti.
"Nessun problema, nessun indolenzimento particolare, anzi fatti gli ultimi 20 Km a tutta birra, 25-35 Km/h. Dormito 40 min. Terminato in 21 ore su un limite di 27 credo. Media di 23 km/h. Circa 140 partenti, dislivello accettabile..Fatti i primi 150 Km in gruppo di 50 persone, poi con Riccardone per il resto del giro.

Alle 15, direttamente dal brevetto alla doccia a casa di Tony Lonero (organizzatore di Nettuno,
un grande, che combatte la sua malattia con la bici-vedere interessante articolo su audaxitalia.it), quindi pizza e birra e poi mio trasferimento in auto all'aeroporto, per prendere il volo alle 21 per Londra, da dove scrivo.

Il panorama del lago di Fogliano con i riflessi dorati ed i palmeti, stile Marrakech, sul lato sinistro della strada, in un silenzio irreale rotto solo dai suoni della natura, e quelli sul mare argentato dall’altro lato, il tutto sotto un cielo stellatissimo e con la luna quasi piena, è stato lo spettacolo più bello di questo brevetto, il primo con navigazione-siamo o no ciclonauti?- nella intera notte. Bellissimi il tramonto e l’alba nel loro divenire vissuti in bici, buoni i cornetti a Capoportiere.
Strade del Lazio meridionale non trafficate di notte, solo qualche discotecaro curiosissimo ma utile per chiedere le conferme sull'itinerario.
Pub a Nemi per the caldo, gestore ciclista ospitalissimo, abbiamo messo le bici tutte illuminate dentro, sotto gli occhi increduli degli avventori: "400 Km in 24
ore? Io non li farei in un anno, in bici" ;-)
Mondo bello perchè vario!

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Sabato-Domenica-Lunedi 19-20-21 Maggio 2007

Finalmente l'ultimo "scalone":il brevetto dei 600 Km, tutti da fare quasi senza fermarsi. Partito alle 14:00 di Sabato da Santa Maria degli Angeli ad Assisi, grande galoppata, durante la notte ho poi dormito due ore a l'Aquila, per fortuna al caldo, in un saccoletto fatto con un foglio di alluminio..
Ho attraversato questa volta mezza Italia centrale: tutta la Val Nerina, il Reatino, l'Abruzzo tra l'Aquila e Pescara con l'alba meravigliosa sull'Adriatico vista dal Passo di Corno, poi su per tutto il lungo, si lungomare Abruzzese-Marchigiano tra Pescara e Loreto. Il dolce colle dell'Infinito leopardiano a Recanati,(quanto sale, specialmente dopo tanta strada nelle gambe)! Poi Tolentino, e infine di nuovo Assisi alle 5:30 del lunedi mattina. Pedalato per 34 ore per 600 Km. E' fatta!

Se penso che per farne 1200 ad Agosto tra Parigi e Brest e ritorno ce ne dovrò impiegare 90,anche considerando l'accumulo di stanchezza, mi sostengo psicologicamente e mi dico che posso anche farcela...E' lunedi mattina e alle 6:10 ho già il treno da Assisi per Roma, alle 9:30 sono al lavoro!
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Superato l'ultimo brevetto obbligatorio dei 600 Km, registrate dall'Audax Parisien le precedenti omologazioni degli altri brevetti di 200-300-400 Km come da processo di selezione, mi arriva via mail la comunicazione che ho i titoli per iscrivermi, con perfetta procedura online, alla PBP 2007! Le Olimpiadi dei randonneurs..

Il 28 Luglio potrò ritirare nel corso di un apposito raduno per "gli eletti" sulle strade del Chianti, nientemeno che la maglia della Nazionale Italiana Randonneurs: composta dai 400 italiani che parteciperanno alla PBP dal 20 al 24 Agosto..insieme a 4000 ciclisti di tutto il mondo che hanno come me svolto l'identico processo di selezione mediante i brevetti Audax nei loro paesi di provenienza.

Sarà la prima volta nella vita che indosserò una maglia da bici senza averla banalmente acquistata in un negozio! Con su scritto: ITALIA, e con tanto di tricolore. Speriamo bene!
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9 Luglio 2007: Inconsueti e divertenti allenamenti all'estero

Ho accettato l'invito del mio collega ciclista olandese Gertjan Roosjen a pedalare con lui nel suo paese. Gertjan vive nella unica zona olandese che abbia colline, esattamente il Sud Limburgo, al confine con Francia, Belgio e Germania. Qui, soggiornando per qualche giorno nel gradevolissimo paese di Valkenburg, abbiamo fatto insieme il giro di tutto il Mergelland, un bellissimo percorso per bici su strade assolutamente prive di traffico, ma piene di villaggi graziosi, salite con pendenze fino al 20%, del tutto inattese nella mia idea di Olanda, poi ciliegie colte dagli alberi e buona cucina e birra appena pastorizzata per le nostre soste serali.
Suggerisco a tutti una vacanza in bici nel Mergelland. E' proprio adatta a tutti, anche a famigliole, il percorso intero è lungo 185 Km e si può evidentemente fare anche in più giorni, senza incontrare auto e pericolo alcuno.Solo relax, accoglienza in graziosi piccoli alberghi di paese, in una terra coltivata, abitata e gestita con grande civiltà.
Oltre ai giri in campagna, Gertjan ha voluto che io provassi l'emozione di un allenamento ad alta velocità nel Velodromo di Landgraaf, dove lui si allena, con metodo e scientificità incredibile tutti i martedi per un'ora..Non per nulla lui è un campione di MTB e di strada nella Amstel Gold Cup.

Così mi sono misurato con la velocità costante in bici, in pista, senza fermarmi mai. Ho percorso ripetuti anelli di 2 Km ciascuno, ad una velocità di circa 35 Km dalle 7 alle 8 di sera, ma i campioni che mi circondavano alla fine dell'ora avevano fatto oltre 50 Km..
Una foto di questa esperienza:

Velodromo di Landgraaf

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La maglia della Nazionale Randonneurs

Sabato e Domenica 27-28 Luglio 2007

In questo week-end si è svolta una delle due riunioni della Nazionale Italiana dei Randonneurs, questa qui a Castelnuovo Berardenga (SI), nella splendida regione del Chianti.

Da qui siamo partiti per Siena per una bella passeggiata insieme a tanti cicloturisti e per promuovere un progetto di donazione di bici a bambini del Burkina Faso..
Poi,con la Nazionale, un giro di 400 Km no-stop o quasi attraverso tutta la regione del Chianti e nella Maremma toscana, fino a Pitigliano e poi giù nella Val d'Orcia più affascinante..
Io ho smesso di pedalare dopo 300 Km percorsi in circa 24 ore, alle 13 di ieri a 40 gradi meglio fermarsi per mangiare del cocomero fresco a Bagno Vignoni, davanti alla famosa vasca termale sulla via Francigena..
Pedalerò più a lungo al fresco nelle Alpi francesi in Agosto.

Ecco il link alla maglia azzurra:
http://www.audaxitalia.it/banner/shirt.html

..ed una foto del randonneur italico nella Piazza del Campo a Siena insieme a due amici di Ruotalibera, Isabella ed Enrico.

Corsica, Paris, Randonnèe Maggio-Giugno2007 178
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31 Luglio 2007

Scrivere con passione:
se cercate lo spirito del randonneur, potete facilmente trovarlo in questa lettera di Rosy Bandieri, una ragazza che ha partecipato alla grande alla rando di Castelnuovo. Come dicono a Radio24:la passione, si sente!

http://www.audaxitalia.com/news/read_news.php?news=146&category=4&c=18

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26 Agosto 2007. Il riposo dopo la conclusione dell'avventura

In un albergo sulle rive della Schelda ad Anversa mi riposo un pò dopo la fantastica ma un pò brutale randonnèe della Paris- Brest-Paris.
Ho concluso il viaggio in 88 ore, quindi entro il limite previsto.Sono felice e ho negli occhi tutte le esperienze che ho passato in bici, giorno e notte, ora per ora, dal 20 al 24 di questo Agosto così piovoso in Francia.
Se siete interessati ai contenuti multimediali della PBP, potete trovare tutto su:

http://www.parisbrestparis.tv

Inserirò una breve cronaca nei prossimi giorni, per ora raccomando a chi volesse misurarsi con questa prova ciclistica indimenticabile, di pensare alla edizione del 2011, di tempo ce n'è per prepararsi!
O se avete fretta ;-), l'anno prossimo ci sarà la più dura randonnèe d'Europa, si svolgerà in Italia: 1001 Miglia tra Brescia Roma e Brescia attraversando le strade secondarie e i borghi più belli del centro e nord Italia.
Tutto sul sito Audax Italia: www.audaxitalia.it



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Onore al merito per i sandali Shimano!
Pubblicato da Nic - venerdì 19 gennaio 2007, 18:08


Vorrei solo fare una piccola riflessione su degli accessori: le scarpe del cicloturista..
Dunque quest'anno mi è capitato di buttare ben due paia di scarpe da bici: un paio di Sidi molto comode da trek, con attacco SPD, ed un paio di sandali Shimano sempre con l'attacco per i pedali a sgancio rapido..
Ho riflettuto sul fatto che questo consumo di scarpe da bici marca una differenza tra i cicloturisti ed i ciclisti amatoriali..
Il ciclista amatoriale, intendo quello sportivo, usa le sue scarpe da bici unicamente quando sta in sella, poiché sarebbe troppo scomodo camminare con le scarpe da bici da corsa, quelle per intenderci con l'attacco Look o Time. Per cui difficilmente consuma le proprie scarpe, queste il terreno quasi non lo frequentano!

Il cicloturista, almeno questa è la mia esperienza, non si muove solo sulla bici. Sceso dalla stessa quando raggiunge un bel borgo, una bella spiaggia, un bel bosco, una montagna o un ambiente impervio da esplorare, spesso si muove a piedi.. e certe volte anche per una distanza non breve..per cui le scarpe le consuma eccome!
Io mi sento di "ringraziare" in particolare questi miei vecchi e appena "rottamati"sandali Shimano che vedete in foto.





Questi sandali mi hanno accompagnato per tanto tempo nelle fontane, sulle spiagge, nei cicloviaggi soprattutto estivi.
Provvisti dell'attacco a sgancio rapido SPD e abbastanza rigidi, progettati appunto per pedalare-portati senza calzini!- sono in effetti molto comodi, anche perchè tra i 10 e 20 gradi di temperatura esterna non si ha freddo pedalando con i soli sandali. E' utile indossarli anche quando piove d'estate, perché i piedi si asciugano rapidamente, mentre sarebbe causa di raffreddore pedalare con calzini e scarpe inzuppate.. Per cui, onore al merito ai miei sandali consumati, e consiglio di comprarli a tutti i cicloturisti che non li hanno ancora.
Io sto ora cercando di comprarne online il nuovo tipo, perché la Shimano ora produce un modello un pò diverso da quello che che avevo io.

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Cicloviaggio nella terra dei Kiwi
Pubblicato da Nic - lunedì 08 gennaio 2007, 21:38

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carte.gifSi,è quaggiù!

Prepararsi per gli Antipodi!

Lunedi 18 Dicembre partirò per un cicloviaggio di tre settimane in Nuova Zelanda. Ogni tanto posterò qui alcune descrizioni delle mie giornate in bici in questa terra lontana ed affascinante.
Se volete, seguitemi!
Ciao
Nic

Il paese - Geografia

La Nuova Zelanda si trova nell'Oceano Pacifico sud-occidentale, a metà strada tra l'Equatore e l'Antartide. E' situata 1 600 km a sud-est dell'Australia, la nazione più vicina. La sua superficie è di 270 000 kmq (dimensioni simili a Giappone, Italia e Inghilterra) e Vi sono circa 3 800 000 abitanti. La capitale è Wellington nell'Isola del Nord.

Il paese è formato da due grandi isole - l'Isola del Nord e l'Isola del Sud - separate dallo Stretto di Cook e da numerose altre più piccole isole - l'isola di Stewart, Tokelau.

Rilievo
Il paesaggio della Nuova Zelanda è caratterizzato dalle linee di faglia che tagliano il paese in due blocchi. Le due isole sono così divise dalle alte montagne - le Alpi neozelandesi. Le uniche pianure grandi si trovano nell'Isola del Sud - le Canterbury Plains - all'est delle Alpi.

L' Isola del Nord - Te Ika a Maui
L' Isola del Nord ricopre circa 144 600 km. Al suo centro vi è un altipiano vulcanico, ancora molto attivo con anche occasionali eruzioni. Il punto più alto è il M. Ruapehu (2797m.), uno dei tre vulcani. Da notare è la regione montuosa che si estende da Est a Sud fino alla Stretto di Cook. La parte Ovest dell' isola è nota per i suoi ricchi terreni agricoli.

L' Isola del Sud - Te Waipounamu
L' Isola del Sud ha una superficie di 152 720 km ed è meno popolata rispetto all' Isola del Nord. La catena montuosa nota come le Alpi del Sud si estende per 500 km da Nord a Sud e include il M. Cook (3754m), che è il punto più alto. Mentre la parte ovest ha la foresta pluviale ed i ghiacciai, la parte est è pianeggiante e più secca.

Clima
La Nuova Zelanda è un paese temperato ma non tropicale. Le temperature non variano molto da stagione a stagione. Bisogna ricordarsi che le stagioni sono esattamente opposte a quelle italiane. Da dicembre a febbraio è estate e da giugno ad agosto inverno. Le regioni del nord sono le più calde. Le precipitazioni sono relativamente moderate, tranne sulla costa sud-ovest dell'Isola del Sud, dove le precipitazioni annuali possono raggiungere 5 500 mm.
Le temperature a Wellington variano da 20°C a gennaio a fino a 5,6°C a luglio.

Flora e Fauna
La flora nativa è molto sviluppata. Grazie all' isolamento e alla relativamente tardiva colonizzazione ci sono molte specie uniche - più di 1500 che vivono solo in Nuova Zelanda, inclusa la kowhai dal colore dorato e la pohutakawa rossa. L' ampia foresta nativa è stata seriamente ridotta dall' arrivo delle popolazioni europee, ma parchi protetti e riserve forestali occupano ancora quasi un terzo dell' area del Paese.


19 Dicembre-Dubai
2 giorni nella scintillante Dubai, tra grattacieli e spiagge residenziali a forma di palma. Ricevo una proposta di tour nel deserto in Humvee(SUV).Ho deciso di accettare..In bici sarebbe difficile muoversi, e non solo per la sabbia del deserto. Anche qui come a Shanghai questa estate, le bici sono di fatto bandite: gli Emirati sono in una fase dello sviluppo ancora totalmente autocentrica.
Domani mattina ho l'aereo per Sydney e poi ci sara' il balzo finale verso la NZ. Finalmente prendero' la bici in affitto da Craig a Christchurch.



21 Dicembre-Christchurch, Isola del Sud Nuova Zelanda

KIA ORA! Saluto a te, in lingua Maori

Finalmente dopo un lungo volo sull'India e altri paesi asiatici e uno scalo a Sydney, arrivo nel capoluogo dell'isola del sud. Avevo letto che era British, ma non credevo cosi' profondamente! Sembra una cittadina del Devon o della Conovaglia.. ma la parlata e' terribile, questo non e' Inglese, e dire che ne ho sentiti di tanti tipi ma questo e' incomprensibile. Trasformano tutte le E in I e viceversa, quindi Check In diventa Chicken, Left diventa Lift, e via equivocando!Piano piano mi sto sintonizzando, alla fine del giro puo' darsi che li capiro"..
Prendo la bici da trekking prenotata dall'Italia, e' una Avanti Explorer Sport con ruote 700x35, adatta un po' per tutti i fondi stradali che mi aspetto di trovare, anche di pietrisco. Ha la forcella ammortizzata e quindi e' abbastanza pesante.Il cambio e' un onesto Shimano Acera a 7 pignoni dal 12 al 30.Faccio installare la mia sella anatomica SMP Stratos ed i miei pedali a sgancio portati da Roma per stare piu' comodo nei tanti chilometri che mi aspettano. Affittare la bici e' stata la scelta piu' ragionevole perche' ora le linee aree fanno pagare anche 50 Euro a tratta e poi ci sono i rischi di smarrirla o di che si danneggi nei vari scali. Anche economicamente affittarla conviene, ho pagato circa 150 Euro per 3 settimane, e la restituiro' il 3 Gennaio da tutt'altra parte, ad Auckland, prima di volare a Roma. Ha tuti gli accessori possibili e immaginabili, dalla pompa alle luci, dai freni di scorta all'antifurto. Tutto stivato nel borsino installato sul manubrio.
Eccola qui davanti all'ostello YMCA di Christchurch dove ho dormito prima di un lungo viaggio in bus verso Queenstown, nel Sud dell'isola, da dove affrontero' le salite delle Alpi Neozelandesi.

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Ed ecco tutti i protagonisti della giornata: il comodo bus intercity Atomic Shuttles, la bici e il sottoscritto.
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23 Dicembre-Queenstown

Sono nella mecca vacanziera dei Neozelandesi,specie di quelli piu'giovani e spendaccioni.. Qui la vacanza non vuol dire mai sbraco, pittosto c'e' una gara a inventarsi tutte le attivita' che producono divertimento adrenalinico: siamo nella patria originaria del bungy jumping dai ponti e da piattaforme sospese su fiumi e laghi, del parapendio in coppia, delle jetboat velocissime che volano su 20 cm d'acqua, dello skydiving, cioe' ti buttano da un aereo in gruppo e si scendi veloce finche si apre il provvidenziale paracadute per tutti. Non ho potuto dire di no a tutti i proponenti, mi sentivo quasi in colpa..E a Queenstown la variegata offerta e' pubblicizzata in modo molto attraente! Quindi ieri pomeriggio mi sono fatto un'ora di jetboat sul bellissimo fiume Shotover che fino al 1960 era il maggior banco di setaccio dell'oro dopo il Klondike canadese..il pilota fa fare al motoscafo i cosidetti spins(piroette a 360 gradi) che ti fanno sbalzare nella barca, evita all'ultimo minuto i piloni dei ponti e vola sul fiume quasi sulle rive... La gente si diverte moltissimo a rischiare di farsi male! E poi, chissa' che ne pensano le associazioni ambientaliste di questi fiumi spazzolati con veloci e inquinanti motoscafi.
Comunque, questa e' una pubblicita' della Thrill Therapy, Terapia del Brivido..I Newzealanders, oltre che farci i soldi, sembra che a questa cura ci credano davvero!
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Queenstown-Wanaka:77 Km
Stamattina alle 8, finalmente partenza in bici per un percorso di 77 Km con circa 1000 m di dislivello. C'e' stato un sole molto forte tutto il giorno, e' arrivata l'estate. Ci sono 25 gradi e mi sono scottato il naso nonostante la crema. Ogni tanto vedo gli opossum investiti dalle auto. Siccome sono tanti e distruggono ogni giorno una quantita' incredibile di foresta, i Neozelandesi li sterminano senza pieta'. E infatti non c'e' negozio che non venda le morbidissime pantofole in pelo di opossum..
Transito per un piccolo paesino di cercatori d'oro, Arrowtown, con le botteghe ancora in stile selvaggio west e regolarmente funzionanti, come l'immancabile General Store dove vendono, oltre a tante cose utili in un paese, anche dei buoni panini.
Dal 1870, una colonia di immigrati cinesi si stabili' qui per cercare l'oro, venderlo ai traders locali e poi inviare le rimesse alle famiglie. C'e' infatti una piccola Chinatown con le casette di pietra usate dai cercatori cinesi.
Nel 1960 circa si smise di cercare l'oro in questi fiumi perche'..era finito..ma qualche scaglietta si puo' setacciarla ancora oggi.
Ecco una immagine di Arrowtown. E'davvero un set per un film western.

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Alle 17 arrivo a Wanaka, gradevolissima cittadina su un lago contornato da montagne innevate. Finora non c'e' mai stao problema a trovare i posti per dormire. Le strutture ricettive per i backpackers (viaggiatori con zaino, rientrano in questa categoria anche i cicloturisti che vogliono risparmiare e avere la bici praticamente fuori dal letto) sono molto ben fatte e si paga soltanto circa 13 Euro a notte in camere a due letti! Il vino neozelandese che viene servito nei ristoranti e rivaleggia con i migliori europei. Ieri sera ho pasteggiato con un Sauvignon Blanc che aveva un gusto fruttatissimo, a detta degli esperti, del tutto naturale. Ovviamente ad insegnare ai Kiwi a fare il vino sono stati gli Italiani immigrati nel secolo scorso.


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24 Dicembre-Wanaka
Oggi sono rimasto in questa Cortina degli antipodi, affacciata sull'omonimo lago alpino perche' qui si sta proprio bene e quindi ho deciso di fare un Natale stanziale al sole. Il mio interesse oggi non e' per la bici, ma e' per.. le pecore. La Nuova Zelanda e' di fatto dipendente dalle pecore. Si puo' dire che comandano loro. C'e' quella che fa star in uno show di successo e quella che si fa imboccare con la piu' tenera delle erbette. Le pecore sono 40 milioni in NZ, dieci volte piu' degli uomini e da sole garantiscono il 29 del PIL del paese.Qui vengono prodotte ogni anno 8000 tonnellate di lana Merino, molto pregiata,delle quali 100 vengono comprate dal lanificio italiano Loro Piana. Che da qualche anno ha istituito il World Wool Record Challenge, un premio assegnato ai due allevatori che hanno prodotto la balla di lana piu' fine in Australia e Nuova Zelanda. Quest'anno ha vinto la famiglia Payne, della regione di Canterbury, sulla costa est. La loro balla del peso di 95 chili conteneva fibre con un diametro medio di 12,1 micron (un capello ne misura 60) ed e' stata acquistata dall'azienda italiana per 57,000Euro. Gli allevatori hanno ammesso che questa lana da record era stata tosata da pecore nutrite con le loro mani a erba fresca, due volte al giorno. C'e' ancora qualcuno che pensa che sia meglio un giorno da leone che cent'anni da pecora? In Nuova Zelanda no di sicuro.
Le pecore convivono nei pascoli con una specie di lama, gli alpaca, che producono un'altra lana calda e leggerissima. Siccome le pecore le conosciamo bene, ho pensato di fotografare questi alpaca, da poco tosati del loro prezioso pelo. Qui queste lane sono importantissime, le comprano in tanti. Sembra che come in Scozia e Norvegia, i popoli un po' spartani in realta' amino coccolarsi con queste lane morbidissime.

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BUON NATALE!
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25 Dicembre-Wanaka-Haast:140 Km

Mi sono alzato presto per iniziare questa tappa dalla distanza "monstre" alle 7:30. E' la prima volta che faccio tanti Km con 40 Kg di bagaglio per cui non so bene a che ora arrivero' a destinazione. E' importante che presti l'attenzione ad ogni dettaglio logistico perche' da Wanaka in poi, sull'unica strada esistente, praticamente la civilta' viene interrotta, ad esempio non si trovera' un altro bancomat prima di 400 Km, e il cibo solo in un punto. Aggiungiamo che e' Natale e quei pochi punti di servizio al viaggiatore sono anche quasi tutti chiusi. La copertura cellulare e'interrotta e se ne parlera' di riaverla soltanto tra 200 Km. Quindi sono proprio solo con me stesso e con quello che ho portato da Wanaka (acqua e dolci), e non ci sono neanche tanti altri turisti in giro. In compenso, la panoramica Autostrada 6 (in realta'misura 10 m nei punti piu'larghi) che collega Wanaka ad Haast e' un incanto: assolutamente senza traffico, avro' visto 10 macchine in 140 Km, e sono accompagnato da opossum e conigli selvatici che ogni tanto sbucano e attraversano la strada e dai cinguettii di tanti tipi di uccelli diversi, a cui si aggiungeranno alcuni pappagalli man mano che mi avvicino alla zona piu' temperata. Questa che attraverso e' un po' una terra di mezzo tra la regione alpina del Central Otago e quella di West Coast sul Mar di Tasmania, con la sua foresta pluviale. La strada nei primi 70 Km scorre vicino a montagne incappucciate di neve, boschi di faggi e conifere, laghi azzurri e grandi alvei fluviali. E' un paradiso per gli occhi. Attraverso il valico piu' favorevole, a 562 slm e "scollino" cosi' le Alpi del Sud.

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Da ora in poi la vegetazione diventa molto ibrida, con gli abeti che si mischiano con le yucca, qualche palma e le gigantesche felci che sono un simbolo della Nuova Zelanda.
Sono entrato nella foresta pluviale..ed infatti, inizia a piovere!
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Questi sono gli uccelli che mi hanno fatto compagnia questa mattina. Mi ricordano quelli che ho incontrato nella foresta amazzonica.
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Nel pomeriggio piove ancora incessantemente e allora mi e' di compagnia anche l'ipod con le sue 300 canzoni, per coprire gli ancora 60 kilometri che ancora mi separano da Haast. Arrivo qui alle 19 e per una volta alloggio in un albergo quasi di lusso con cena a base di tagliata di arrosti misti (carvery) e colazione a buffet domattina. Questo per compensare il mio parco pranzo di Natale che potete vedere, acquistato nell'unico ristoro aperto oggi.
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26 Dicembre-Haast-Paringa Lake:47 Km

Continua a piovere intensamente e lo fara' ancora per i prossimi 3 giorni secondo il meteo NZ. Quindi non mi resta che fare la strada che mi sento di fare per oggi e poi fermarmi in attesa di un miglioramento. Per fortuna sono nel paradiso terrestre della West Coast. Qui sotto, geograficamente parlando, c'e' solo l'Antartico e la Tasmania e' di fronte ma a 1600 Km di distanza. Ci divide da essa il meraviglioso mare di Tasman in cui le onde si infrangono sul golfo sul quale mi trovo con una violenza incredibile, a causa della grande distanza in cui vengono generate. Apprendo che qui sotto si mescolano le acque antartiche con quelle calde provenienti dall'Australia e questo cocktail crea un particolare microambiente marino ricchissimo di pesci e di plancton che vanno in superficie. Ecco perche' questo e'un mare preferito di delfini di Hector, che vivono solo qui, pinguini con la pelliccia e soprattutto balene e orche (Killer Whale).
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Trovo alloggio in un villaggio turistico a Paringa, molto spartano ma suggestivo, sul lago omonimo. Il proprietario, Ken, mi vende 1/2 Kg di pasta e un sugo pronto ai funghi. La cucina e' attrezzatissima. Cosi' per una volta, cucino e pranzo made in Italy, perfino con un bicchiere di vino rosso offerto dal buon Ken!
C'e' anche una connessione Internet satellitare che mi permette di postare questo blog. Fuori piove, e sento alla TV che in Australia e Tasmania nevica, in estate! I turisti che hanno portato i costumi da bagno hanno dovuto comprare piumini e fanno a palle di neve.. qui, "hic manebo optime", dopo tutto.

27 Dicembre-Paringa Lake-Ghiacciaio di Franz Josef con il bus, causa pioggia incessante. Tutti i bus che attraversano il Paese sono prenotabili e trasportano le bici(se c'e' ancora posto) o dietro al bus o in un carrello appendice. Esattamente come in Italia :-)..Pero' sono abbastanza cari.

Lungo la West Coast, arrivo nel pomeriggio nel paesino sul ghiacciaio di Franz Josef, chiamato cosi' in onore dell'imperatore d'Austria. E' pieno di cicloturisti qui, ma quasi tutti un po' bloccati dalla pioggia.Ma gli ostelli sono davvero ospitali, hanno la vasca termale in cui stare insieme, ti danno la zuppa calda all'arrivo e tuute le sere gratis, centinaia di film e un impianto di Home Theater dove si guardano i film in giornate come questa. Il tutto per 12 Euro a notte in una stanza a 6 letti!
Per domani, se possibile, escursione a sul ghiacciaio. Questo insieme al gemello Fox, poco distante, e' l'unico ghiacciao che scende su una foresta pluviale a soli 200 metri dal mare. Contrariamente ad altri ghiacciai, in questi ultimi anni sta crescendo. Domani spero di postare una foto!

28 Dicembre-Salita al ghiacciaio Franz Josef

Stamattina alle 7:30, approfittando della giornata quasi bella, sono uscito con un gruppo e due guide alpine sul ghiacciaio che si muove di 2-3 metri al giorno verso il mare..E' a 2200 m e noi dopo una lunga camminata lungo il fiume e poi la scalata sul ghiacciaio con corde, piccozze e creazioni di scalette siamo arrivati a 800 m di quota tra le azzurre formazioni di ghiaccio cosi' rare da vedersi in queste dimensioni.
Muniti di giacche, calzoni, guanti scarponi e ramponi da ghiaccio eravamo abbastanza a nostro agio , ma dovevamo prestare la massima attenzione a non scivolare nei profondi crepacci.Tutta l'escursione si svolge sotto il professionale controllo delle due guide e quindi non si ha mai la sensazione di insicurezza. Un panorama ed un ambiente maestoso: il ghiacciaio che incombe su di te, che poi giu' a valle si scompone prima in grossi pezzi di ghiaccio e poi diventa un fiume che scorre nella foresta sottostante, a 200 m dal mare di Tasman.
Questo ghiacciaio e'localizzato qui sulla costa occidentale grazie alle grandi correnti di aria calda che si formano sul mare, provenienti dall'Australia e che giungendo sulla NZ si innalzano sulle Alpi, precipitano come neve e diventano ghiaccio perenne. Avevo gia' visto un ghiacciaio sul Monte Bianco, ma questo e' di dimensioni molto grandi e per fortuna cresce e non si ritrae come altri nel mondo. Alle 15 siamo rientrati in paese. Ho fatto molte foto, e queste sono due per il blog.
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30 Dicembre-Nelson-Mokueta:52 Km

Mediante l'indispensabile bici+bus, intermodalita' davvero pratica in questo grande paese in cui la rete ferroviaria estesa non esiste (tranne spettacolari esempi come la TranzScenic che attraversa le Alpi del Sud che sembra sia eccezionale, e non fatico a crederlo), ecco finalmente la vera estate, quella di Nelson, cittadina sulla costa nord occidentale dell'isola del Sud..

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Qui intorno tante l'ambiente ricorda l'Italia, specie quella agricola: coltivazioni sterminate di mele, pesche, fragole, kiwi, poi vigne e aziende vinicole una dopo l'altra. Questo e' uno dei grandi orti e vigneti del paese, produttori del famoso Sauvignon Blanc Astolabe al quale mi sono affezionato, e la cittadina di Nelson e' la porta della Golden Coast.. Poi capiro' perche' si chiama cosi', non e' un nome pubblicitario qualunque..
Se qualcuno in Italia fosse giovane o coraggioso da pensare di trasferirsi qui, consiglio spassionatamente di venire a Nelson. Ha un clima sempre temperato, e' su un mare bellissimo, ha le montagne come quinte che la proteggono dai grandi geli, e' alle porte di un parco nazionale, la gente che ci vive e' rilassata in un modo incredibile. Incontri e visiti artisti, piccoli produttori agricoli, ristorantini, il cicloturismo stradale e MTB e' molto diffuso, assaggi i migliori vini, frutta saporita, e la gentilezza ed educazione sono incredibili per un italiano..E' facile trovare lungo le strade di campagna un banchetto con l'ombrellone con pacchetti di frutta gia' confezionati ed i prezzi. Si deve solo prenderli e depositare i soldi in un'apposita cassettina. Questa legata con una catenina da 4 soldi pero'..
In breve la qualita' piu' alta che si possa desiderare, in un paese avanzato socialmente (primi a garantire il voto alle donne, primi a inventare la pensione pubbilica, etc..non vi ammorbo con il resto).. ed ecologicamente molto saggio.
Una curiosita': in zona ci sono molte cicloturiste, specialmente svizzere e tedesche. Sono le piu' forti di tutti, guidano una bici di 17 Kg, hanno un bagaglio di 45..e mangiano come delle bestie tutto il giorno. Dicono che pero' torneranno a Zurigo e a Bonn con 20 Kg in meno. Forse e' vero..

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A cena, collaborazione italo-olandese con tre ragazzi che condividono con me la stanza. Mi dicono che sono invitato ad un barbecue stasera, io vado al supermercato e compro il mio contributo. Birre (12 lattine), 1 kg di cotolette di agnello, 10 salsicce, e altre cose. Poi scopro che i dutch guys sono vegetariani, ed hanno anche loro comprato quantita' enormi di cibo: funghi, zucca, patate dolci,melanzane, peperoni, olive..In breve, grigliamo e mangiamo anche noi come delle bestie, con temporanee conversioni reciproche..hanno assaggiato il mio agnello ed io tante cose buone vegetali fatte al cartoccio in stile dutch..Poi birra, vino rosso e bianco, spumante della NZ, sigari (miei), cappuccino (offerto da loro) per finire..Poi a nanna, felici..domani mare!

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31 Dicembre Motueka- Kaiteiteri-Parco Nazionale di Abel Tasman:50 Km

Silenzio, parlano le foto della Golden Coast. Spiagge lunghe e spaziosissime, deserte e dal colore dell'oro. Solo tanta natura e qualche kaiak..

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La chirurgia ciclistica e il caffè espresso di Nelson

Durante la piacevole tappa in bici tra Nelson e Motueka, mi sono fermato a visitare uno dei numerosi negozi di bici che qui sono davvero attrezzatissimi. Mi ha attratto il nome, Cycle Surgery, che conoscevo perchè ho comprato una bici nella loro sede di Londra. Dunque, una prima singolarità: entri nel negozio, è molto frequentato da ciclisti della zona Golden Coast, soprattutto stradisti, ed il gestore, uno che ha girato tutto il mondo e dice di essere stato colpito dalla grandiosità del Colosseo a Roma, ti offre un ottimo caffè espresso fatto con apposita macchina da bar made in italy posta sul bancone. Quanti negozi così in Italia? Poi, chi viaggia all'estero sa quanto gustare una tazza di caffè fatto all'italiana sia una rarità, e dopo un pò di tempo di assenza dalla Penisola ti viene una specie di nostalgia per la miscela densa.. Quindi già un'ottima presentazione per me..



Il negozio é effettivamente un centro di preparazione, modifica, assemblaggio di bici da corsa e MTB veramente di buon livello, ma quello che ha attratto questa mattina la mia attenzione non é tanto la tecnologia e lo..staff chirurgico locale, quanto un Visiting Surgeon che stava armeggiando, anzi direi effettuando un intervento, sulla sua bici fuori del negozio..Peter Wood, si chiama, é un signore di circa 70 anni, un pedalatore di lungo corso che ormai si sente un pò stanchino a farsi le lunghe distanze e i dislivelli alcune volte impegnativi delle strade neozelandesi. Lui però vuole essere sempre un "Vitainbici" degli antipodi, mai arrendersi all'auto su queste strade costiere da gustare metro per metro, e allora, a mali estremi estremi rimedi, ha trovato una soluzione appunto chirurgica.
Dunque, mentre pedala lui si porta sulla schiena uno zainetto che contiene il..cuore della sua bici. Cioè un motorino a scoppio, con tanto di catena e serbatioetto per la benzina..Quando non ce la fà più, ed in previsione di tanta strada, si ferma e "trapianta" il motorino sulla bici a cuore aperto, con 4 dadi e qualche fascetta, avvalendosi appunto delle attrezzature del Cycle Surgery..montato il tutto, quattro pedalate, il motorino parte, e Peter se ne va contento a casa dalla mogliettina..Potremmo chiamare il motorino un Viagra della bici?
Ecco qui Peter Wood all'opera.. Vuole che io gli invii le foto e ricevere i complimenti dei ciclisti italiani, a: weter@clear.net.nz.





Stasera, cena di Capodanno in Italia!
No, presso una coppia ligure, Sandro e Laura, che si e' traferita qui a Motueka e che ha aperto un B&B, l'Airone Cinerino, soprattutto per la clientela italiana in visita qui. Il loro sito e'
www.greyheron.co.nz

Mi aspetta una cenetta a base di cucina ligure!
Buonissima. Pansoti alle noci, pollo e verdure, un ottimo tiramisu. Con la piccola comunita' italiana che vive in questa zona. Mi sembrava di essere a casa!

UN BUON 2007 IN BICI A TUTTI!

Ricevo un sms da un mio caro amico dalla Francia:
"Always remember for 2007...life is short, forgive quickly, kiss slowly!Laugh + love uncontrollably + never regret anything that made you smile"

Ho pensato di condividerlo con voi "as is", non credo servano traduzioni.



1 Gennaio 2007: Motueka-Nelson:50 Km

In mattinata sono tornato a Nelson per poter prendere il bus fino a Picton, il porto di uscita dall'Isola del Sud necessario per salpare verso l'Isola del Nord..
Ho preso il traghetto BlueBridge (piu' economico dell'Interislander) ed in 3,5 ore ho attraversato lo stretto di Cook, passando attraverso il meraviglioso Marlborough Sound-puntellato da tanti verdissimi isolotti e penisole- che caratterizza la costa nord.
Alle 23:00 sono sbarcato nella capitale della NZ, Wellington, molto graziosa ed elegantissima con le sue case coloniali sparse sulle baie, molto collinare e ventosa, ma un vero paradiso per i salitomani sia di MTB che di strada! Passero' la giornata di domani con due amici cicloturisti neozelandesi, Carl e Sandy, che mi ospitano nella loro casa in centro citta'. Se volete vedere che tipo di cicloturisti sono (fanno vacanze di 3-4 mesi in Europa in bici staccando temporaneamente dal lavoro, qui si puo' fare..) e un bel reportage sulla intera NZ vista dal sellino, visitate il loro cycling blog: http://penwarden.co.nz/Cycling/2005_01_01_archive.html

2 Gennaio: Wellington, Mount Victoria e la Cable Car

Ho visitato l'importante museo nazionale "Te Papa", (Il nostro luogo, in lingua Maori), viste tra tante cose interessanti sul Paese, le caratteristiche canoe da guerra Maori e il Moa imbalsamato,il grande struzzo estinto che viveva solo qui, e una esposizione sulla immigrazione italiana in NZ chiamata "Qui tutto bene". Ho comprato un bellissimo libro sulla NZ che se volete condividero'.
Un viaggetto sulla Cable Car che ti porta in cima al Mount Victoria. Viste mozzafiato sulle baie che circondano questa bella e vivibilissima citta'. Ha solo 400 mila abitanti, ed e' una capitale.

2-3 Gennaio: In bus notturno tra Wellington e Auckland

Trascorro questa notte sul bus intercity che in 11 ore mi trasporta da Wellington alla citta' delle 100 vele, la mitica Auckland dell'America's Cup 2000 di Black Magic vs. Luna Rossa e del golfo di Hauraki e le sue isole. Se tutto va bene, vedro' la Haka(danza di guerra) fatta dai Maori al museo nazionale. Ore 11.

3 Gennaio: Auckland, Davenport e Golfo di Hauraki: 50 Km.

I Maori.. e la FIAT

Ci sarebbe moltissimo da dire sui Maori, e sulla cultura che permea questo Paese improntata dai suoi primi abitanti. Giunsero qui per primi oltre 1000 anni fa a bordo di bellissime canoe oceaniche(waka), provenienti dalla Polinesia.
In seguito, nel 1642, il Paese venne scoperto dall'olandese Abel Tasman per la Compagnia Olandese delle Indie Orientali. La scoperta, però, fu tenuta segreta per prevenire eventuali insediamenti della rivale Compagnia Britannica delle Indie Orientali. Nessun altro europeo vi giunse fino al 1769, con l’arrivo dell'inglese James Cook, seguito da varie spedizioni commerciali inglesi, francesi, spagnole, americane e russe.
Nel 1840, con il Trattato di Waitangi, i Maori dovettero cedere la Nuova Zelanda alla Gran Bretagna.

I Maori chiamarono queste due isole Aotearoa, la lunga nuvola bianca, dalla presenza di nuvole stazionarie che si creano sulle grandi isole così disperse nell'oceano. Mi soffermerò soltanto sulla Haka, la danza di guerra del popolo Maori.
Per saperne di più se siete interessati, o consultate Internet o venite al bellissimo museo nazionale di Auckland..
Dunque, la Haka presentata stamattina al Museo è stata fatta al buio, e non ho potuto fare le foto della danza. Solo dopo l'esibizione sono riuscito brevemente a fotografare questa ragazza Maori nel suo tipico costume tradizionale e scambiare con lei un saluto.
Per la Haka, ho fatto la foto ad un libro che descrive la danza Haka "KA MATE"presentata dalla squadra Kiwi di Rugby All Blacks, davanti alla rivale squadra del Sudafrica.

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Come penso sapete, la FIAT questa estate ha lanciato uno spot pubblicitario della sua FIAT Idea facendo fare la Haka ad un gruppetto di donne italiane che dovevano dare l'idea di essere toste..comprando la macchina FIAT che le avrebbe aiutate nella guerra quotidiana in città.
Se sapeste che casino internazionale questo ha provocato, in particolare sulla stampa, presso i Maori e anche nel governo Neozelandese..Internet ve ne può dare una informazione esauriente se siete interessati. Vi indico un link, solo per darvi un'idea:

http://www.advmagazine.net/stampa.php?r=11439662521055

Alcune sculture magiche dei Maori



Oggi ho fatto un bel giro in bici per Auckland e poi ho preso il battello per visitare il promontorio di Davenport, verde e con belle spiagge ed approdi per i tanti velisti della città. Qui è nata l'avventura vittoriosa della NZ nell'America's Cup del 1995 e del 2000, qui Sir Peter Blake, lo skipper di Magic Black, ha imparato a regatare. Posto davvero grazioso e interessante da girare in bici, con le spiagge, i giardini fioritissimi, le fortificazioni, il piano-ora dismesso!- di mine nella baia, ed i grossi cannoni inglesi "invisibili" contro le invasioni Russe di fine 800, ma troppe le invitanti pasticcerie dove poi scaldarsi al sole e mangiare muffin caldi al mirtillo..

L'angolo del porto di Auckland con le due barche della New Zealand



Un bel giro nel promontorio di Davenport (bici+nave)



3 Gennaio 2007- Fine del viaggio!
Il 3 Gennaio alle 14, ho riconsegnato la bici a Jeff, agente ad Auckland della City Hire Cycle.. e la mia avventura in bici nella terra dei Kiwi è finita..

Non ho pedalato tanto quanto avrei voluto in questa occasione. Il maltempo nella costa occidentale e le distanza e quindi i tempi di percorrenza mi hanno costretto a fare abbastanza uso del bus. Comunque i percorsi in bici sono stati di grande bellezza e qualità, con poco o nessun traffico automobilistico e questa è una grande cosa per chi vuole godersi un viaggio in bicicletta.
Raccomando a tutti quelli che possono farlo un viaggio in questo Paese in bici, o meglio in bici+bus. Ho visto molti paesi ma devo dire che la Nuova Zelanda è un posto davvero eccezionale per i panorami che si godono e nei quali si entra con grande piacere sensoriale, e per i civilissimi ambienti urbani che si attraversano. E la natura qui, le piante, gli animali, i fiori, a causa della distanza dalle masse continentali, è così particolare e diversa dall'Europa e dagli altri continenti.

In chiusura, approfitto per ringraziare Gilmo, il globetrotter in bici di Roma che mi ha consigliato l'itinerario di massima, poi Carl e Sandy, la coppia di cicloturisti che mi hanno così gentilmente ospitato a Wellington facendomi sentire a casa mia, e Sandro e Laura del Grey Heron di Motueka e i loro ospiti Antonio e Claudia per il Capodanno quasi in famiglia.

A tutti un grandissimo GRAZIE per aver contribuito a questa esperienza. Tanti auguri a tutti di un felice e pedalabilissimo 2007.

E NOHO RA, Arrivederci

Nic
nicola.denoia@tin.it

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Salendo a Campo Imperatore
Pubblicato da enrico - mercoledì 11 ottobre 2006, 08:38

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Sabato 7 ottobre, extra-calendario, si e' svolta la cicloscalata del Gran-Sasso, organizzata da Gianni (detto anche ilGallus).

Un resoconto e' disponibile a questo indirizzo: http://www.romapedala.splinder.com/post/9503503

Mi limito a riportare sul sito dell'associazione alcuni dati ed informazioni, utili come "archivio" per chi si volesse cimentare per conto proprio:
Distanza: Circa 100 Km
Dislivello: Circa 2000 m
Fondo stradale: asfalto
Bici richiesta: ideale una bici da corsa con la tripla. Utilizzare gomme poco tacchettate.
Giro ad anello. Trasporto: bici+auto, in quanto la partenza e' da Paganica, non raggiunta dal treno.

Note: Acqua oltre la borraccia. Verificare attentamente le condizioni meteo prima del giro. Portare un giubbino antivento-antipioggia. Verificare la perfetta efficenza dei freni.
Prestare la massima attenzione agli animali da pascolo sulle discese (scendere con prudenza).

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Il G.S.A. (Grande Sentiero Anulare)
Pubblicato da enrico - martedì 03 ottobre 2006, 21:38

Nota: per evitare "incomprensioni" (trattandosi di un'uscita non ufficiale) questo resoconto e' stato spostato dalla sezione resoconti alla sezione cicloviaggi, dove chiunque puo' documentare le proprie esperienze ciclistiche (quando compiute fuori dall'associazione). (enr.)

Sabato 30 settembre, su invito di Marco Pierfranceschi, ho partecipato alla prova percorso di un itinerario di sua creazione, noto come G.S.A. (Grande Sentiero Anulare): Una cinquantina di Km tra piste ciclabili, parchi, strade periferiche, la Togliatti, la jungla amazzonica, campi nomadi, discariche abusive, il lungotevere, a costituire un anello "ciclabile" dentro il raccordo.
L'idea e' (o forse sarebbe?) quella di dimostrare che sia possibile spostarsi veramente dentro Roma in bici, sfruttando non solo i pochi Km di ciclabili "ufficiali" ma anche tutta una serie di risorse complementari (le ville-parco o le strade meno frequentate, ad esempio); andando cosi' ad incrementare i percorsi che possano essere compiuti con comodita' e sicurezza dai ciclisti urbani, per esempio nel tipico tragitto casa-lavoro ora effettuato in auto.

L'appuntamento e' a Piramide, ore 9.30 del mattino.
Noto subito alcuni uomini-FIAB (come ci chiamano i frequentatori abituali di questo tipo di incontri): Gianni ed Augusto.
Gli altri partecipanti sono piuttosto eterogenei, ma piu' o meno tutti dispongono di una mountain-bike, city-bike, bici-ibrida o aggeggi simili.
Marco arriva con un certo ritardo, assieme a Cicloveeg (quest'ultima, non del tutto a suo agio su una MTB in prestito): con un'improbabile fascia da sindaco, Marco inaugura il percorso, si prende degli applausi e dei fischi, nomina la scopa (Augusto), e partiamo.

Dopo un tratto di via M.Polo, entriamo nel parco della Caffarella. Il gruppo "patisce" un po' la scarsa abitudine agli sterrati e l'utilizzo di bici prestate, preferendo in maggioranza percorrere a spinta qualsiasi cosa diversa dalla pianura :-)
Ora ho messo la faccina sorridente, in effetti durante il giro gioivo un po' meno: quando si hanno i sandali (shimano of course), dover poggiare i piedi in mezzo alle siringhe ogni 5 metri e' molto fastidioso; queste continue fermate, mentre io cercavo di fare trial sullo sconnesso erano un vero attentato!

Per la descrizione dettagliata del percorso e delle varie vicissitudini, vi rimando al sito di romapedala.
In breve:
- Il parco degli acquedotti.
- Un pezzo della Togliatti (con una variante, lunghissima, su vie parallele ed un eccitante passaggio sotto la A-24 e dentro una discarica abusiva).
- Il parco dell'Aniene e relativo (omonimo?) campo nomadi, con un "percorso ciclabile" che probabilmente non ha rivali in europa per incuria e abbandono. (Qualcuno ha osservato che il percorso e' stato tracciato negli anni dagli animali al pascolo brado e dagli spacciatori; in effetti non ci sono cartelli, ne' ha l'aspetto dei sentieri ciclabili tracciati altrove, quindi e' altamente probabile che sia andata esattamente cosi').
- Villa Ada, dove abbiamo fatto una discesa MTB degna delle migliori gite di Stanislao: in realta' e' stato solo per divertimento, visto che fino alla Moschea potevamo arrivarci con la ciclabile lungo l'Olimpica...
- Ponte Milvio e la ciclabile sul Tevere, per chiudere l'anello fino a Piramide (da dove eravamo partiti 8 ore prima).

Il mio (personalissimo) giudizio e' questo: dal punto di vista "escursionistico" il percorso e' stato piuttosto divertente, si tratta sempre di 50 Km (in parte esenti da traffico ed in parte su sterrato) ad un passo dal centro di Roma e dalle arterie piu' trafficate.
Che poi possa essere utilizzato per il tragitto casa-lavoro (o simile), da persone che magari sono restie all'utilizzo quotidiano della bici (ed andrebbero in qualche modo invogliate), e' piu' problematico:
gli sterrati con le pioggie diventano impraticabili (vi immaginate l'impiegato di banca che arriva al lavoro coperto di fango ?), e anche passare per i parchi richiede perlomeno dei buoni pneumatici e i parafanghi.
I quartieri periferici (ad esempio, le parallele alla togliatti) erano abbastanza deserti anche in pieno giorno; immagino quindi che risultino abbastanza "malfrequentati" passandoci dopo il tramonto (che in inverno e' alle 17).
Per non parlare dei tratti come il passaggio sotto la A-24, i campi nomadi e le discariche, tutti abbastanza "impegnativi" anche in pieno giorno.

Insomma, l'idea e' molto interessante (e magari piu' di una persona puo' sfruttarne un "pezzo" per un percorso quotidiano), ma secondo me a maggior ragione dimostra che la ciclabilita' deve prima di tutto partire dalle istituzioni, con dei percorsi effettivamente adatti, a tutti e a qualsiasi bici: non e' pensabile che gli aspiranti ciclisti acquistino delle bici bi-ammortizzate in carbonio per fare un trofeo MTB ogni volta che vanno al lavoro (per non parlare del rischio di forare, lo stesso Marco, che ha fatto il giro con una bi-ammortizzata e ruote artigliate, ha forato due volte).

Un ringraziamento a Marco e a tutti i partecipanti, veramente simpatici: alla prossima!


Note finali in stile Ruotalibera-FIAB:
Il percorso richiede un certo allenamento: 52 Km, 300 m di salita. Sono presenti alcuni tratti un po' tecnici (per questo, la classificazione a mio avviso e' OOO). Consigliata MTB o buona ibrida, comunque con ruote artigliate (CT/MTB).
Possibilita' di trovare fango. Possibilita' di trovare cani sciolti. Possibilita' di incontri spiacevoli dopo il tramonto.
Consigliati scarponcini chiusi. Prestare attenzione ad alcuni incroci. Obbligo di fanali (A/P) nelle ore serali.
Portare camera d'aria o kit forature.
Nel caso in cui si decida di percorrere quotidianamente le sterrate o la ciclabile sul lungotevere: consigliati copertoni con rinforzo antiforatura (io conosco i Maraton della Schwalbe, ma non escludo che ne esistano altri).


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Islanda 2006
Pubblicato da Cristiana Vignola - venerdì 15 settembre 2006, 16:55

Arrivano le vacanze estive: il desiderio di un viaggio avventuroso e poco organizzato, magari
in bicicletta, e’ molto forte; ma quest'anno bisogna scegliere un paese freddo…
Propongo a Stefano l’Islanda in bicicletta: io ci sono gia stata 11 anni fa, non in bici e poco nell’entroterra, la parte piu’ selvaggia e desertica dell’isola. Quando arrivai e vidi vari ciclisti scendere dalla nave, decisi che un giorno anche io ci sarei ritornata per un viaggio decisamente piu avventuroso che non girare l’isola in pulmino!
Stefano accetta ben volentieri la mia proposta, ma, come nostro solito, ci decidiamo molto tardi a prenotare il volo.
Per i bagagli non e’ facile ottimizzare il peso: dobbiamo portarci la tenda e sacco a pelo e poi indumenti invernali e per la pioggia ed infine scorte alimentari con pentola e fornello per poter cucinare quando non si trova nulla. Mi sembra enorme il bagaglio, ma poi quando in Islanda vedo il bagaglio degli altri ciclisti tutto sommato il mio mi sembra piccolo.
Sia all’arrivo in Islanda che alla partenza, il tempo e gli islandesi non sono stati molto clementi ( il giorno prima di tornare in Italia sono caduta due volte dalla bicicletta a causa del vento) pero per il resto del viaggio, contro ogni aspettativa, abbiamo avuto solo un altro paio di giorni con clima nefasto.
Per il resto che dire… abbiamo percorso circa 830Km in ambiente quasi sempre selvaggio, tra ghiacciai, deserti, cascate, guadi, zone geotermiche, colate laviche e pozze calde (sia naturali che non) dove fare il bagno dopo una giornata di pedalata.
Lascio alle immagini il resto del racconto...

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La grande traversata da Avezzano a Terni
Pubblicato da Marco Pierfranceschi - lunedì 24 aprile 2006, 22:33

Non so se a voi è mai capitato di aprire una cartina stradale e cominciare a fantasticare di itinerari, decidendo il punto di partenza, o l'arrivo, e cercando di capire che tipo di paesaggi, di pendenze, di traffico si incontrerebbero sul percorso. L'idea di questo itinerario è nata così, come per tanti altri, ma è stata da subito talmente affascinante, direi folgorante, da decidere di andarlo a provare appena possibile.
Cominciamo col dire che a rendere fattibile un'escursione di questo tipo è unicamente la possibilità di trasportare le bici sui treni. Poi quella di poter utilizzare due linee ferroviarie diverse per l'andata e per il ritorno, in questo caso la Roma-Pescara per l'andata, e la Roma-Perugia per il ritorno. Due linee lontanissime tra loro, che oltretutto, in prossimità dei due centri di inizio e fine percorso, divergono ulteriormente in maniera brusca... in mezzo, in prevalenza, le montagne dell'Appennino, a rendere il percorso impegnativo ed accidentato.
La mia intuizione, in tutto ciò, è stata di verificare la sequenza di una serie di valli tali da ridurre al minimo gli svalichi, e di conseguenza il dislivello "a salire", e poter sfruttare il naturale dislivello "a scendere" determinato dalla differenza tra la quota di partenza e quella di arrivo, pari a circa 600mt.
L'uscita si configurava quindi come una pedalata di circa 130km, con alcune pendenze non immediatamente quantificabili "a salire" (stimavo, male, circa 300mt) e 600mt netti di dislivello "a scendere" che ci avrebbero regalato parecchi chilometri da percorrere senza grande sforzo.
Questa la teoria, non troppo lontana l'esperienza diretta.

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"Terni, stiamo arrivando!"

Dovendo affrontare una distanza non alla portata di tutti i ciclisti (né di tutte le bici), il "manipolo di eroi" coinvolto in questa "mattata" si riduceva per selezione naturale al sottoscritto, all'impavido Gianni Gallina, scalator di mille cime, e ad un giovane virgulto di belle speranze e cattive frequentazioni che cela la sua vera identità sotto lo pseudonimo di "SempreOltre" (Oltre, per gli amici...). Scendiamo dunque alla stazione di Avezzano al motto di: "Terni, stiamo arrivando!"
I primi chilometri sono la parte peggiore dell'intero itinerario, la strada che collega Avezzano a Magliano dé Marsi è infatti trafficata al pari delle vie consolari romane nei pressi delle zone industriali all'ora di punta! Ma d'altro canto a questo servono le prove di percorso: trovare i punti critici e risolverli.
In quest'ottica valgono due considerazioni: la prima che si era di sabato e non di domenica, la seconda che converrà, per le prossime volte, partire da Tagliacozzo anziché da Avezzano.
Superato Magliano dé Marsi la strada diventa quella che mi aspettavo: traffico pressoché nullo e paesaggi mozzafiato, la splendida giornata primaverile ci regala un cielo azzurro con nuvolette bianche, prati verdissimi e mandorli in fiore. Conosco già questa parte dell'itinerario, perché la propongo ogni tanto in un'uscita intitolata "Piccole valli d'Abruzzo", superiamo Borgorose e da lì "Hic Sunt Leones" fino a Pescorocchiano (dove ricomincia la parte a me nota, percorsa col giro della "Val de' Varri" fin sotto Leofreni, e con quello del "Lago del Salto" fino alla diga).
Il passo è decisamente veloce, guidato dal taciturno Gianni abituato ben più di noi alle lunghe distanze. Oltre riesce a stargli a ruota, io mi difendo come posso e mi prendo qualche piccola rivincita sulle discese.
Ad una decina di chilometri da Borgorose, immersi in un paesaggio fin troppo incantevole, emerge l'errore di calcolo iniziale: la strada scende come previsto, ma risale molto più del previsto! Saliamo e saliamo per Pescorocchiano e raggiungiamo nuovamente, al bivio per Leofreni, la bella quota di 800mt.

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Pescorocchiano

La cosa, tuttavia, non sconvolge nessuno, ed oltretutto ci si preannuncia la planata sul lago del Salto, ed i molti chilometri perfettamente in piano a margine delle sue rive boscose.

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L'arrivo in discesa al lago del Salto

Arriviamo alla diga e sostiamo un attimo prima di imboccare la discesa che ci porterà a Rieti, anche questo è un tratto di percorso ignoto, ma si rivela un dolcissimo falsopiano senza sorprese.

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Accanto alla diga del Salto

Nell'ultimo tratto il traffico di automobili aumenta significativamente, ma anche questo era nel conto, Rieti non è una piccola città. In compenso l'arrivo all'ora di pranzo e l'attraversamento sono decisamente indolori, ci affacciamo dentro le mura giusto il tempo di individuare un bar-pizzeria e pasteggiare una mezz'ora a pizza, crocchette di patate e bibite varie, doverosamente sbracati in poltrona. Abbiamo già percorso quasi 90km. Valutiamo che tra il treno delle 16.34 e quello "dopo le 19.00" ci conviene decisamente "darci una mossa" e prendere il primo. Ripartire dopo il pranzo è decisamente molto più "soft" di quanto avessi previsto: non è necessario attraversare la città, poche pedalate e siamo già sulla piana reatina, e il traffico è quasi inesistente. Mentre puntiamo su San Nicola ho un'altra intuizione: terminato il breve strappo in salita e la strada panoramica con vista sul Lago di Ripa Sottile, invece di passare sotto Labro si può voltare a sinistra, prima della discesa, per attraversare Colli sul Velino, costeggiare il laghetto di Ventina e, dopo una rapida occhiata al lago di Piediluco, buttarci giù in discesa verso Terni. Quest'ultimo tratto, seppur di breve durata, è molto trafficato e poco piacevole, ma l'arrivo a Terni non ha praticamente alternative. In compenso il centro città è pedonalizzato e decisamente tranquillo, e dato che siamo arrivati con mezz'ora di anticipo il tempo per un gratificante cono gelato c'è tutto.

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SLURP!

Tutto sommato l'itinerario non è improponibile, e considerato che il treno successivo ci darebbe circa tre ore di margine in più, non è escluso che diventi un'uscita "ufficiale" fin dal calendario 2007.

I numeri della pedalata:
Partecipanti: 3
Distanza complessiva: 125km
Dislivello complessivo "a salire": 700mt
Dislivello complessivo "a scendere": 1300mt
Tempo pedalato: 5 ore (circa)
Velocità media: 25km/h (sic!)

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"Terni, siamo arrivati!"

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PRAGA – DRESDA 2004
Pubblicato da Marco Pierfranceschi - martedì 27 dicembre 2005, 10:54

8 agosto
Il viaggio in Repubblica Ceca non parte bene.
La sveglia all'alba, dopo il rientro anticipato da Pianello del giorno prima e i bagagli fatti in fretta e furia, non è sufficiente a prendere il previsto treno per l'aeroporto. Ripieghiamo sul successivo (mezz'ora dopo) e siamo costretti a fare il check-in all'ultimo minuto, col risultato che ci vediamo addebitare un sovrappeso non del tutto giustificato e la Polizia aeroportuale mi obbliga a buttare il cavo d'acciaio gommato e il lucchettone per legare la bicicletta, pretendendo essere "oggetti pericolosi".
Arrivati a Praga rimontiamo le bici, quest'anno trasportate nelle apposite sacche, e constatiamo che non hanno subito danneggiamenti, quindi ci muoviamo alla volta della città.
L'aeroporto di Praga non è servito da linee ferroviarie, per cui iniziamo l'avvicinamento al centro armati di mappe turistiche rimediate all'aeroporto, della fedele guida Lonely Planet e di un po' di fantasia. Un po' per caso, un po' per scelta, ci ritroviamo nella piazza principale, accanto all'orologio astronomico, e non resistiamo alla tentazione di una breve passeggiata in centro bici a mano.
Una curiosità di quest'anno è la cow-parade, un'iniziativa di beneficenza che ha disposto nei vari angoli della città circa duecento statue di mucche a grandezza naturale colorate e "rielaborate" da artisti di tutto il mondo... l'effetto è stravagante e i turisti si divertono un mondo a farcisi fotografare accanto.
Purtroppo l'albergo prenotato "a tariffa scontata" dall'agenzia risulta essere lontanissimo dal centro, obbligandoci a percorrere svariati chilometri su una specie di tangenziale, trafficata e molto pericolosa. Arriviamo e troviamo un albergo a quattro stelle di sfarzo decisamente eccessivo e pacchiano, con annesso casinò, eppure a vedere due cicloturisti stanchi e impolverati non battono ciglio.
Una volta sistemati optiamo per tornare a cena in centro con la metropolitana, e dopo un breve giro serale pasteggiamo con soddisfazione festeggiando l'inizio dell'avventura con i primi due boccaloni di "pivo", come si chiama qui la birra.

9 agosto
Avendo dovuto prenotare insieme al volo tre notti a Praga ce ne siamo riservate due all'inizio, dopo l'arrivo, e una alla fine, prima della partenza, per aver modo di lasciare in deposito in albergo le ingombranti sacche per il trasporto delle bici.
Questa seconda giornata è tutta dedicata alla scoperta di Praga, città splendida ma purtroppo, in questo periodo, letteralmente soffocata dai turisti e con le facciate dei palazzi del centro storico sfregiate dai negozi di souvenir, tanto che, giunti a sera, non vediamo l'ora di partire in bici il giorno dopo per ritrovare un po' di tranquillità.
Una delle curiosità che non ci sentiamo di mancare è il "Museo del Comunismo", che ci restituisce l'idea di un periodo storico dominato da grandi ideali e scarso senso pratico, terminato con brucianti disillusioni e pesanti azioni repressive da parte delle istituzioni, fino alla "rivoluzione di velluto" seguita alla caduta del muro di Berlino nell'89.

10 agosto
Dovendo attraversare Praga da sud a nord, la prima tappa inizia sulla metropolitana, dove è possibile trasportare nell'ultimo vagone un max di due biciclette al prezzo di metà di un biglietto passeggero (cadauna). Certo, probabilmente non erano previste bici da viaggio stracariche di borse, e portarle su e giù per le scalinate di accesso (quando non ci sono le scale mobili) non è proprio facilissimo, ma sempre meglio dell'esperienza "autostradale" dell'arrivo.
Prima di partire acquistiamo le ottime mappe delle quali Marco Rosolia, ispiratore del viaggio, ci aveva fatto le fotocopie, uno strumento che si rivelerà decisivo per la riuscita della vacanza. Mappe di tale dettaglio e precisione (in scala 1:75.000) in Italia davvero ce le sogniamo...
Compriamo inoltre, in un negozio di biciclette, una nuova catena in sostituzione di quella che la polizia aeroportuale italiana ci ha costretto ad abbandonare.
Il primo tratto della pista ciclabile sulla Moldava (fiume che successivamente confluisce nel Labe, il quale a sua volta, passato il confine tedesco, cambia nome in Elba) è a sorpresa quasi tutto su sentieri sterrati e strade lastricate malamente, per lunghi tratti un percorso in "single track" da mountain bike per cui, pur se immersi in un paesaggio idilliaco, non riusciamo a percorrere molta strada.
Il caldo e la pressoché totale assenza di fontane lungo il percorso ci consigliano di fermarci a Kralupy, cittadina industriale molto post-comunista e del tutto priva di attrattive storiche e culturali, dove dopo una lunga fase decisionale scegliamo di alloggiare all'Hotel Stadion che, come scopriremo poco dopo, è stato ricavato dal complesso sportivo di uno stadio di hockey su ghiaccio.
Tutto mi sarei aspettato da questo viaggio tranne che di assistere, ad agosto, ad una partita di hockey tra i ragazzi locali ed una squadra di loro coetanei provenienti dagli USA!
Nonostante la distanza da Praga (pochi chilometri, in realtà, ma per le abitudini nostrane, si sa, sono anni luce) a cena incrociamo due turisti italiani, saranno gli ultimi da qui fino a Dresda.

11 agosto
L'itinerario riparte di nuovo su un sentiero in riva al fiume, e nel primo tratto è molto bello, poi si infila in mezzo ai campi su strade asfaltate un po' malmesse e pressoché deserte e va avanti così per diversi chilometri, attraversando minuscoli borghi rurali un po' cadenti.
La sorpresa, sgradevole, arriva al momento di attraversare un canale, quando siamo costretti a trascinarci le bici prima su e poi giù (salendo fino a sette o otto metri da terra) per le scalette metalliche di servizio di un ponteggio che sorregge due grosse condutture, che si perdono in lontananza in entrambe le direzioni. Il caldo secco stavolta non è alleviato nemmeno dai bar, che troviamo chiusi, per cui dopo l'ennesima pista polverosa nel bosco scegliamo nel primo pomeriggio di far sosta a Melnik, cittadina famosa per la produzione di vino e con un interessante centro storico. Dopo un'ultima salita siamo sulla terrazza panoramica da cui si ammira la confluenza di tre fiumi: è qui, infatti, che la Moldava si unisce al Labe.

12 agosto
Dietro consiglio di una coppia di turisti tedeschi che alloggiano nella nostra stessa pensione e stanno percorrendo l'itinerario in senso opposto, scegliamo alla partenza di effettuare la prossima tappa a Litomerice. La mattinata trascorre via allegramente, il percorso è su strade asfaltate e la distanza contenuta da percorrere fa sì che si trovi il tempo di fare un bagno, dopo il quale ci concediamo anche un pranzetto più "corposo" del solito. Resto stupito dal fatto di trovare in questo tratto che le segnalazioni dell'itinerario sono state realizzate alla stregua dei sentieri di montagna con tre strisce di vernice, sistema sicuramente semplice, pratico, poco costoso e durevole nel tempo. Nel pomeriggio secondo bagno nel Labe e poi un tranquillo arrivo, con tutto il tempo di una passeggiata prima di cena che ci colpisce per la specie di "coprifuoco" che si instaura alla chiusura dei negozi: le strade affollate e chiassose che abbiamo percorso per arrivare all'hotel, nel tempo della doccia pomeridiana sono diventate deserte e silenziose.

13 agosto
Giornata, per noi, "della Memoria".
A pochi chilometri da Litomerice sorge la città-fortezza di Terezin, resa tristemente famosa dai nazisti che vi realizzarono un campo di concentramento, dal quale gli ebrei venivano spediti ai campi di lavoro e di sterminio dell'est. L'esperienza è decisamente angosciante, forse meno per me, che ho già visitato Mathausen, di quanto lo sia per Emanuela.
Il museo conserva immagini, scritti, oggetti, di migliaia di persone, uomini, donne, bambini, sterminati senza motivo dalla follia nazista.
La visita all'adiacente "piccola fortezza", trasformata all'epoca in un carcere per prigionieri politici il cui destino era di venir torturati fino alla morte è, se possibile, ancora peggio.
Lasciamo Terezin nel primo pomeriggio accompagnati dai fantasmi dei morti e dall'incubo che un simile orrore, inspiegabile all'epoca e probabilmente tuttora inspiegato, possa risorgere di nuovo dalle tenebre dell'animo umano ed inghiottirci, insieme a tutto quello che amiamo, in un futuro più o meno remoto.
Ci siamo mossi tardi, e tuttavia non trovando soddisfacente alcun posto lungo la strada, complice anche la piacevolezza di pedalare con un tempo bello e relativamente fresco (e non ultimo il fatto che nell'ultimo tratto gli alloggi sono parecchio latitanti) finiamo col fermarci quasi alle otto di sera in un hotel ristorante poco lontano da Decin.

14 agosto
Dopo una breve visita al castello di Decin siamo di nuovo in riva al fiume, sulla pista ciclo-pedonale tracciata sul lato sinistro, e intorno all'ora di pranzo sconfiniamo in Germania.
Qui il Labe diventa Elba, passando attraverso un paesaggio roccioso e montano che prende il nome di "Svizzera Sassone".
Arriviamo a Bad Schandau con la minaccia della pioggia, che però ci coglie al riparo di un porticato adiacente all'ufficio informazioni, pensiamo di averla scampata ma veniamo invece moderatamente inzuppati poco prima di arrivare al Bed & Breakfast (o meglio "Zimmer frei") dove abbiamo prenotato da dormire presso una signora che, come scopriamo, non parla una parola d'inglese ma riesce ad ovviare ai problemi comunicativi con una grossa capacità mimica e tanta simpatia.
Dopo la Repubblica Ceca, di fatto a meno di dieci chilometri di distanza, la Germania sembra un altro mondo. I prezzi sono più o meno il doppio che oltre confine (grossomodo allineati con quelli italiani), e ci tocca rifare il bancomat perché qui si paga in Euro. A quanto capisco questa zona è da sempre una località turistica, e dopo la riunificazione delle due germanie seguita alla caduta del muro il "recupero economico" è stato molto più veloce che non, ovviamente, quello delle aree rurali e industriali della Repubblica Ceca.
Stasera, per cambiare, ceniamo in un ristorante cinese.

15 agosto
Con una "mossa" che lì per lì sembra intelligente (e a posteriori probabilmente lo è davvero...) confermiamo l'alloggio per la seconda notte, lasciamo i bagagli e partiamo alla volta di Dresda leggeri e con in tasca il biglietto del treno per il rientro in serata.
Sarà che è domenica, sarà che è ferragosto, sarà che siamo in una zona di villeggiatura, fatto sta che la pista ciclabile sull'Elba è un viavai forsennato di ciclisti/e di tutte le età in entrambe le direzioni, tanto da far quasi rimpiangere la quiete delle altre giornate. In compenso l'arrivo a Dresda è tranquillissimo, risaliamo dalle banchine e siamo in centro, il problema semmai è che sbuchiamo in una zona di ristoranti coi tavoli all'aperto all'ora di pranzo, e l'affollamento di turisti provenienti da ogni parte del mondo è tale che più che una città tedesca riporta alla mente immagini dei vicoli di Shangai o di una casbah araba.
Dresda è una strana città, rasa al suolo pressoché completamente alla fine della seconda guerra mondiale la sua ricostruzione, a sessant'anni di distanza, non è ancora completata, e proprio nel cuore del centro, accanto alla Frauekirche appena ricostruita, c'è un enorme cantiere. Probabilmente avranno pesato differenti impostazioni filosofiche, tant'è che l'edilizia razionalista ereditata dal recente passato come DDR sta in parte venendo demolita per restituire al centro di Dresda l'immagine e l'anima di una città barocca nelle quali gli abitanti sembrano più volersi riconoscere. Colpisce un gigantesco mosaico a parete di ispirazione comunista lasciato sporco, negletto e trascurato in un centro pieno di edifici appena restaurati, come pure la differenza tra le pietre nuove e ancora color crema con le quali sono stati ricostruiti gli edifici antichi e i "tasselli" neri di quelle che sono invece state recuperate dalle macerie, che dà a questi monumenti dall'impianto poderoso un ché di arlecchinesco.
Allontanandosi un po' dal centro, sfiorando i quartieri popolari, risulta però evidente come l'opulenza esibita per i turisti nelle vie centrali sia in realtà tutt'altro che equamente distribuita nel resto della città (e forse del paese).
Torniamo indietro a Bad Schandau col treno delle 18.00, che a Manu sembra un po' presto ma tra una cosa e l'altra ci consente di cenare non molto prima che la cucina del ristorante chiuda.
È domenica sera (e ferragosto,!) ma sembra già che la stagione vacanziera sia quasi finita, talmente pochi sono i turisti che si vedono in giro, anche il ristorante è semivuoto.

16 agosto
Completato il "giro di boa" a metà del tempo ci chiediamo cosa fare per il resto del viaggio, io propongo di cercare di tornare, o quantomeno riavvicinarsi, a Praga seguendo in itinerario diverso, dato che le cartine che abbiamo mostrano non lontano diversi parchi, zone protette e aree naturali, e Manu accetta, per cui ci muoviamo di nuovo alla volta della Repubblica Ceca passando però sulla riva opposta rispetto all'andata. Su questo lato la pista ciclabile confluisce nella strada carrozzabile, ed è curioso che stavolta le guardie di confine ci controllino i passaporti: quando siamo arrivati, sulla riva opposta, non c'era nessuno a controllare! Arrivati a Malé Brezno voltiamo a sinistra per il "parco" di Ceské Stredohorì, e imbocchiamo una splendida strada in lieve salita costeggiata da abeti ed imponenti formazioni rocciose. La zona è molto frequentata da mountain bikers, ed i sentieri e percorsi segnalati sono talmente tanti che alla fine riescono a farci sbagliare strada un paio di volte. Dopo il pranzo usciamo dall'area del parco, ma per diverso tempo il percorso continua ad essere immerso in un paesaggio di mezza-collina che non ci fa rimpiangere le rive fluviali dell'andata, anche il traffico è contenuto. Alla fine della giornata siamo di nuovo nei dintorni di Decin, anche se scegliamo di pernottare, per cambiare, in un hotel diverso da quello in cui abbiamo dormito pochi giorni prima.
Mi sento abbastanza soddisfatto ed ottimista, pensavo che il percorso collinare fosse più impegnativo, invece il fatto di viaggiare costantemente su asfalto anziché su un misto di sterrati in riva al fiume, consente di recuperare la maggior lunghezza delle tappe in pari tempo.

17 agosto
La giornata parte "strana", le prime strade che percorriamo sono abbastanza trafficate, tanto che decidiamo di fermarci per quasi un'ora in un paesino minuscolo solo per starcene distesi su un prato a non far niente. Poi la salita costante ma mai ripida che ci ha accompagnato per metà della mattinata lascia il posto ad un tracciato ondulato, ed infine si sbuca fuori dalle colline in un paesaggio che a me ricorda molto l'alto viterbese: campi di cereali a perdita d'occhio e qualche boschetto ogni tanto. L'idea è di fermarci a Steti, ben oltre Litomerice, ma quando ci arriviamo la troviamo talmente brutta da indurci a proseguire per Libechov, dove invece troviamo ad accoglierci un simpatico hotel stile “baita tirolese", con tanto di balconi fioriti, e un cordiale gestore baffuto che parla inglese e un po' d'italiano.

18 agosto
La tappa odierna ci porta nel parco di Kokorinsko.
Partiamo col cielo coperto e un bel fresco, percorrendo sentierini improbabili fra le case che senza cartine non avremmo mai osato imboccare, poi strade pressoché deserte che si inoltrano in boschi fitti, infine scelgo una strada sterrata che ci porta in mezzo ad una foresta di pini, fra resti di antiche case rupestri e formazioni rocciose incombenti. La strada è relativamente scomoda ed un acquazzone improvviso, dal quale riusciamo a ripararci sfruttando la tettoia di un antico pozzo, la riempe di pozzanghere, ma l'atmosfera è talmente da bosco delle fiabe che ci sembra di essere Hansel e Gretel in bicicletta. L'ultimo tratto è una pietraia ripida, per fortuna breve, che dobbiamo percorrere a spinta. Quindi torna il sereno e ci regaliamo un pranzetto in una trattoria locale, col menù solo in ceco (in genere riesco a tradurre almeno le cose principali dai menù in tedesco che fin qui non è mai mancato...) ed una signora che non parla inglese. Ordiniamo petti di pollo impanati grazie all'aiuto di una cliente, e mentre pranziamo il juke-box ci propone una versione tradotta in ceco di "My hometown" di Springsteen! Proseguiamo ripuntando verso sud, dapprima attraverso uno splendido sentiero in mezzo agli abeti, poi sulle strade interne del parco. Manu propone di visitare il castello di Kokorin, un'incredibile fortificazione praticamente nascosta dalla vista su tutti i lati dai boschi circostanti, con mura altissime ed una torre imponente. Scendiamo quindi costeggiando un fiumicello che occasionalmente si allarga a formare laghetti balneabili dove i locali sguazzano rumorosamente.
Per la serata puntiamo nuovamente su Melnik, contando di ripartire il giorno dopo costeggiando però il Labe anziché la Moldava.

19 agosto
L'idea di cambiare fiume non si rivela particolarmente felice: ad esclusione di un primo tratto effettivamente molto bello, il resto della giornata, afosa e polverosa, si trascina su sentieri sterrati sconnessi e scomodi, con un paesaggio piatto e ripetitivo che alterna impianti industriali a villini in riva al fiume. Fatichiamo non poco perfino a trovare un posto in cui mangiare qualcosa all'ora di pranzo, optando infine per un gelato in un café nella cittadina di Brandys nad Laben.
Per non allontanarci troppo da Praga scegliamo di pernottare lì vicino, in un hotel all'interno di un parco in prossimità di impianti sportivi. Poi riusciamo per un breve giro ed un eventuale ultimo bagno, e dopo qualche piccola tribolazione (la "pista" è un sentiero a malapena percorribile tra le sterpaglie) veniamo accontentati.

20 agosto
Ha piovuto tutta la notte, con tuoni e lampi, e giustamente è l'unico giorno di tutta la vacanza in cui siamo "costretti" a muoverci per tornare a Praga.
L'unica nota positiva della mattinata è la colazione, dal momento che "una tantum" riusciamo a spiegare che non vogliamo formaggi ed affettati e troviamo ad attenderci due krapfen a testa per accompagnare té e caffé.
Montiamo i bagagli e aspettiamo più di un'ora che la pioggia ci dia una tregua, quando ci muoviamo facciamo appena in tempo a ripartire che subito veniamo bloccati nuovamente, in paese, sotto un provvidenziale porticato, da un altro scroscio.
Finiamo col partire comunque sotto una pioggerellina lieve, per percorrere quest'ultima ventina di chilometri, dal momento che la mappa mostra un itinerario segnalato che arriva (parte?) al capolinea di una delle tre linee metropolitane, ma dobbiamo fermarci ancora una volta, e ne approfittiamo per pranzare con due zuppe calde.
Raggiunto l'albergo il tempo finalmente si rimette, e possiamo spendere il pomeriggio in giro per Praga a fare le ultime foto con una bella luce e comprare un po' di ricordini.

21 agosto
Solito tour de force (o corsa ad ostacoli) per rientrare in Italia.
Subito dopo colazione rimontiamo i bagagli sulle bici ed andiamo a prendere la metropolitana, cambiamo a metà per l'altra linea ed arriviamo al capolinea, da qui ci attendono più di dieci chilometri di strade trafficate e, scopriamo ora, in salita. In aeroporto bisogna smontare le bici e metterle nelle sacche, poi fare il chek-in sperando che non ci infliggano un sovrappeso (e stavolta la scampiamo), poi prendere il volo, atterrare, recuperare i bagagli e andare a prendere il treno per Roma-Tuscolana.
Alla fine di tutto è stato un viaggio interessante, in un pezzo di Europa sospeso tra antichi fasti barocchi e il recente fallimento dell'utopia comunista, che sta cercando di trovare una sua dimensione con molto più buonsenso e coerenza di quanto siamo abituati a vederne qui da noi.

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Supplemento bici self-service
Pubblicato da enrico - domenica 04 dicembre 2005, 19:00

Dal giorno 14 novembre 2005 e' possibile acquistare il supplemento per il trasporto bici in tutti gli ATM Trenitalia (le macchine self-service per l'emissione dei biglietti), senza dover piu' fare la fila alla biglietteria.
(Leggi regolamento attuativo Trenitalia, PDF 93 Kbytes).

Stamani ne ho utilizzato una presso la stazione di Roma Tiburtina. Ho anche scattato alcune foto col cellulare; si tratta di un'operazione assai semplice, in tre passi:

1. Scelta dell'opzione "Supplemento Bici"

Nella primissima schermata, subito dopo la scelta del lingua:


2. Impostazione della stazione di destinazione e della data del viaggio

Analoga alla schermata di emissione dei biglietti tradizionali:


3. Conferma dell'operazione e pagamento

Il pagamento puo' avvenire tramite i metodi consueti (Carta di credito, Bancomat, Contanti):


Ottendo alla fine l'emissione di un supplemento, analogo per aspetto e dimensioni ad un biglietto di viaggio tradizionale (8×3¼ pollici, circa 20×8 cm):


Alcune osservazioni:

  • Si tratta come detto finora di un supplemento e non di un biglietto. Pertanto occorre utilizzare la macchina self-service una seconda volta per acquistare il biglietto vero e proprio.
  • Il supplemento deve essere obliterato prima del suo utilizzo, ed ha una validita' di 24 ore.
  • A differenza del supplemento bici tradizionale, costituito da due tagliandi (una ricevuta di pagamento da trattenere con se ed un attestato di pagamento adesivo da incollare alla bici), in questo caso viene stampato un unico tagliando.
    Trattandosi di una ricevuta di pagamento (dal punto di vista fiscale e legale), deve essere trattenuto con se e non applicato alla bici, anche perche' in caso di smarrimento sarebbe impossibile dimostrare di averlo pagato.
    Il regolamento attuativo parla esplicitamente di un altro tagliando identificativo da applicare sulla bici, di propria invenzione (?); sinceramente mi sembra una cosa poco chiara, e comunque si tratta di un'operazione facoltativa per la quale non sono previste sanzioni.
  • A differenza del supplemento bici tradizionale, di durata illimitata (o almeno finche' non cambiano le tariffe) il supplemento self-service scade 60 giorni dopo la sua emissione. Occorre quindi evitare di acquistare supplementi aggiuntivi se non si usa frequentemente questo servizio.

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Tra la Calabria e la Basilicata
Pubblicato da Cristiana Vignola - venerdì 04 novembre 2005, 15:52

La partenza di questo breve cicloviaggio in Basilicata non e' stata proprio delle migliori.... dopo esserci sistemati nelle cuccette in un treno strapieno diretto sia a Lecce che a Crotone, scopriamo che avevo sbagliato la prenotazione delle cuccette: era per il giorno dopo!
Stefano inizia a perdere tempo per far partire il treno (io volevo scendere e annullare il viaggio)...e il treno parte e ci ritroviamo a passare la notte nel corridoio sdraiati per terra con bici e borse al seguito!
Tanto terribile e' stato il viaggio quanto bello e' stato poi il giro sia sul piano escursionistico che umano; infatti la seconda sera, giunti con il buio all'azienda agrituristica dove avremmo dovuto solo pernottare, siamo stati gentilmente invitati a cena dalle figlie del gestore passando una piacevolissima serata... e la mattina successiva ci e' stata offerta pure la colazione!
Se si e' un po allenati, la Basilicata e' decisamente una bella regione per pedalare: gente ospitale, paesaggi bellissimi con strade letteralmente deserte dove facilmente incontri rapaci che ti volano sopra la testa.
Ciao Cristiana

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Domenica 16 ottobre Spesa ecologica
Pubblicato da Lorenzo Bartolucci - mercoledì 19 ottobre 2005, 18:44

Son tornato a Cerveteri alle 20.20, visto che il treno che sarebbe dovuto partire alle 18.27 da S. Pietro ha subito, causa guasti tecnici alla stazione Ostiense, ben 1 ora e 1/2 di ritardo.
Sebbene non mi rechi alla coop. Agricoltura Nova per la spesa ecologica, e lavori, come alcuni di voi sanno, a Ladispoli, devo dire che è proprio valsa la pena venire a partecipare a questa escursione cittadina.
Io non c'ero a sognare nel 2001 quello che si è realizzato l'altro ieri, ovvero l'inaugurazione del tratto centrale della pista del Tevere da Ponte Sublicio a Ponte Risorgimento, ma tutta quella gente che riempiva la banchina a godersi questa splendida giornata di sole, che solo questa città sa regalare, mi ha fatto rinnamorare di Roma.
Il ritardo inoltre mi ha consentito di salire in cima al Gianicolo e godermi, alla luce rossastra del tramonto, il profilo delle chiese e dei tetti color ocra degli edifici all'orizzonte, più uno spettacolo di Marionette di Acetella.
Ho conosciuto così un altro punto di vista di Roma e chissà che bello quando sarà completato il tratto fino a Ostia, magari con una diramazone per ponte Galeria, così via Maccarese potrò partire direttamente da Cerveteri e recarmi al mare in bici.

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On The Road Again
Pubblicato da Marco Pierfranceschi - lunedì 10 ottobre 2005, 21:30

Prendo spunto da un magico brano degli anni '70, del gruppo dei "Canned Heat", On The Road Again, per dirvi di un'altra magica cosa che ha sempre per protagonista la strada : Bicistaffetta 2005 che dal passo del Gottardo è arrivata sino a Siena , sulle orme della via Francigena ...
spero che le foto sappiano rendere meglio di ogni parola.

Rodolfo Zeppieri

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Il passo la sera all'arrivo con nebbia - bici - laghetto e monumento


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Si parte dal gottardo la mattina alle 8,30


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Discesa da brividi 14 km ... verso la valle


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Sul naviglio nel parco del ticino


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Le bici di De Sica ... "Miracolo a Milano all'idroscalo"


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Verso il guado di sigerico


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...come sopra!


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Sui ponti di Pontremoli


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Si arriva a piazza del campo


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Il presidente lancia in resta


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Sulle crete senesi

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In bici con Matteo, parte seconda
Pubblicato da - lunedì 10 ottobre 2005, 08:06

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Cala Violina

26 settembre, lunedì. Castiglione della Pescaia-Cecina: 88 chilometri
Matteo, Cecilia , Elio

E’ la giornata più bella e intensa. Lorenzo l’ha cominciata pedalando alle 5.45 della mattina, con il cielo ancora stellato, per raggiungere Follonica e il suo treno per Roma. Ci ha lasciato la cioccolata, che dividiamo all’aperto, intorno ad un tavolo dove indugiamo volentieri a parlare.
Poi si pedala. Vogliamo portare Matteo a Cala Violina, dove c’è la sabbia che suona sotto i piedi e dove non possono arrivare i motori. Ci fermano dicendo che la caletta è chiusa perché girano un film su Napoleone con Monica Bellucci, ma noi andiamo avanti e la disubbidienza ci premia: in spiaggia c’è un guardaparco più conciliante che ci fa restare perché le riprese devono ancora cominciare.
E’ bagno, anzi, una sequenza di bagni, con Matteo incredulo che ripensa alla plumbea e piovosa Milano che si è lasciato alle spalle. E’ il suo primo assaggio di Mediterraneo. E non poteva cominciare meglio, visto che nella classifica di Legambiente Cala Violina risulta tra le migliori dieci spiagge d’Italia.
La bici di Matteo, una Specialized da strada, regge allo sterrato e lui è contento del test.
Sappiamo che la sosta balneare della mattina adesso ci obbliga a tappe forzate, così, dopo il panino sul lungomare di Follonica, inizia il trenino forsennato con punte di 28 all’ora. Ci fermiamo solo a San Guido, davanti al doppio filare di cipressi carducciani che portano a Bolgheri. Per fortuna a Venturina devo ritirare i soldi al Bancomat, così strappo una sosta in più. Arriviamo a Cecina: una lunga pineta divide la strada dal mare. La attraversiamo in un balzo e siamo in tempo per rimanere in estasi davanti al sole che tramonta. Il nostro alloggio è dall’altra parte della strada, una dependance dell’albergo a due passi dal mare, con una stanza, un bagno e una verandina. La cena è sulla spiaggia: il nostro è l’unico tavolo occupato, gli unici rumori sono le nostre voci e lo sciabordio delle onde.
Penso che sia l’ultima sera: il ritorno è previsto da Pisa all’ora di pranzo. Ma come succede in questi casi, basta mettersi nella giusta disposizione d’animo e le piacevoli combinazioni fortuite, che sono il sale dei viaggi, arrivano. Raggiunge Matteo al telefono il pisano che lo deve ospitare il giorno dopo e che ha organizzato la presentazione del suo libro “Europa Europa”. Dice che mi conosce, che è venuto al Cicloraduno a Roma. Ci parlo e scopro che è il papà di Alice, la bimba premiata con un campanello a forma di mucca alla serata di gala. Giacomo Lucente, questo è il suo nome, si offre di ospitare anche me e Elio. Perché rifiutare?

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Tramonto a Cecina

27 settembre. Cecina-Pisa, 65 chilometri
Matteo, Cecilia, Elio

Un lungomare bello, ma senza sole, che va tutto contromano rispetto alla nostra direzione. «Tutte le strade portano per forza a Roma», dice Matteo. Così noi dobbiamo pedalare sulla parallela più interna, che quasi subito prende quota e ci vede impegnati in un continuo sali scendi. Passiamo davanti a Rossignano Solvay, gli stabilimenti del bicarbonato. Sapremo la sera che la struttura non provoca inquinamento atmosferico e della acque, ma l’inquinamento estetico è una ferita nel bel paesaggio che stiamo attraversando.
Il vero colpo però ce lo dà Livorno, che rompe la felice continuità dell’armonia toscana e ci precipita in un contesto mediorientale. E non è solo per il porto. Ci sono trasandatezza, rumore, smog, automobili e motorini dappertutto. Le polveri sottili si appiccicano alla pelle e lasciano sulle labbra un sapore acre. Passiamo davanti ad una scuola superiore all’ora di uscita e fatichiamo a districarci nel caos dei motorini, a bordo i ragazzi portano il casco slacciato.
Altro che giro della città. Fuggiamo. E insieme a Livorno di lasciamo alle spalle la pioggia. Raggiungiamo Tirrenia, con i suoi decandenti fasti di memoria fascista, poi Marina di Pisa, dove l’Arno incontra il mare. Risaliamo il fiume per 11 chilometri fino a Pisa, che pedaliamo contromano per raggiungere la Torre pendente e piazza dei Miracoli, dove ci attende Giacomo, di Pisa in bici-Fiab, nata solo da un anno e mezzo ma già molto attiva. Giacomo, per esempio, si batte per aprire i contromano alle biciclette. Tour al Comune e poi alla libreria Mongolfiera, per la presentazione del libro di Matteo, “Europa, Europa”.
La mattina per me ed Elio la sveglia è alle 6.30 per prendere il treno alle 7.40. Matteo si alza con noi. E’ il momento dei saluti.

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Con Giacomo a Pisa

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In bici con Matteo
Pubblicato da Lorenzo Bartolucci - venerdì 30 settembre 2005, 08:59

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Matteo Scarabelli, cicloviaggiatore e "Ambasciatore della Bicicletta" nel Mediterraneo

Sabato 24 settembre: Civitavecchia-Capalbio 71 km

La Maremma

I ricordi della lettura del libro “Europa Europa” e l’approssimarsi della partenza di Marco mi riportano a galla i volti e le persone conosciute nel viaggio in solitaria Vienna Praga di questa estate.
Dopo aver salutato Riccardo e Marco Pierfranceschi all’altezza del Lido di Tarquinia, proseguiamo secondo le indicazioni fornite da Gianni Gallina quando anni orsono si recò al cicloraduno a Torino in bici.
In sella al suo cavallo di ferro “Ronzinante ”, nome di battessimo della nuova compagna di viaggio di Matteo, io Cecilia ed Elio ci inoltriamo alla scoperta di quel territorio a nord di Civitavecchia che una volta si estendeva dal Grossetano giù fino all’Agro pontino.
Terra di mezzadri, malaria, acque salmastre, paludi, dove prima della bonifica e della costituzione dell’Ente maremma, soltanto i Lorena nel 1700 avevano apportato le prime bonifiche e opere di sistemazione idraulica nel territorio della provincia di Grosseto.
E così Matteo dopo aver incominciato a prendere confidenza con la luce e il primo tramonto del med., incontra il primo volto del mediterraneo, volto di una giovane donna diplomata in operatrice turistica che insieme al marito ex direttore di banca conduco un azienda agrituristica ai piedi di caparbio.
Giungiamo all’imbrunire con il pensiero di trovare un postazione con connessione Internet da dove Matteo possa scaricare il primo report del viaggio.
Ci accontenteremmo semplicemente di un pezzo di pane e formaggio e invece l’allegra brigata degli ospiti dell’agriturismo, condita dal vino e da gusti semplici e familiari come il crostino toscano, la pasta fatta in casa e un delizioso mille millefiori con pecorino sciolgono l’atmosfera
La mattina seguente la visita all’azienda, alle sue serre e al laboratorio del miele ci fanno ripercorrere in un veloce istantanea la fatica, i sacrifici e la passione per il lavoro di questa giovane coppia e di tutta una generazione che in questi territori sottratti alle paludi si è trasferita, ha costruito la sua vita, si è radicata e ha allevato i propri figli.
Ci racconta che negli anni 50 al padre nativo di capalbio fu assegnato il podere e che soltanto nel 68 poterono permettersi l’acquisto di un trattore, arrivò la luce , la TV e soltanto nel 78 le strade furono asfaltate.

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Domenica 25 settembre: Capalbio-Follonica 106 km

E’ un andare facile di fine estate fra stradine secondarie che ci conducono dolcemente a Grosseto evitando l’Aurelia.
Matteo cattura le zolle rosse, rosse appena rimosse e scoperchiate.
Facciamo tappa a Magliano in toscana, piccolo paese posto sulla sommità di un colle cinto da un arco di mura e torrioni a retaggio dell’influenza senese.
Il dolce tepore della piazza affacciata sulla chiesa rende ancor piu gustosi i pomodori raccolti da Cecilia nei campi e i tost messi da parte a colazione.
Si riparte spinti dalla voce ammaliatrice di Cecilia che ci guida verso la meta di Cala Violina per l’ultimo bagno di stagione.
Ma è tanta la voglia di un tuffo al mare, che , dopo aver percorso controvento per una 10 di km la ciclabile Grosseto - Marina di Grosseto, ci infiliamo nel primo varco al mare che incontriamo lungo la litoranea. Ci rifocilliamo di caffè, frutta e cioccolata.
Dopo Castiglione della pescaia, uno strappo velenoso al 16% ci riporta in quota verso Punta Ala direzione Follonica.
Pian di Rocca, un gruppo di case intorno a un piccolo borgo, simile a quello di Palo Laziale per chi conosce questa zona poco distante dalla città di ladispoli.
Ricerche di un affittacamere infruttuose. Incomincio a rassegnarmi all’idea di passare la notte sotto una trapunta di stelle rischiarate da una luna a 3/4. Peccato che non ho il sacco a pelo.
L’ultimo tentativo dalla pizzeria e troviamo dei posti liberi.
La serata si conclude davanti a una gustosa e genuina pizza di mozzarella di bufala e pomodoro e la prima birra.
Grazie alla paziente opera di assistenza tecnica di Elio, registriamo i freni e il cambio.
Ore 01.00. Fra quattro ore e mezza devo svegliarmi, mettere su la macchinetta del caffè, rifare la borsa e andare a prendere il treno delle 07.04 a Follonica per rientrare a lavoro.
Prima di spegnere la luce, domando a Matteo cosa si aspetta da questo viaggio.
Ancora un segno di rottura , di discontinuità, oppure lo scoprire nuove situazioni, nuovi punti di vista, prospettive su cui poggiarsi e costruire qualcosa al ritorno ?
Non è certo, sicuramente questo andare lo trasformerà ancora.
Come dice un proverbio brasiliano, il cammino si fa camminando.

Posted by Lorenzo Bartolucci

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Norme sul trasporto della bicicletta
Pubblicato da enrico - mercoledì 29 marzo 2006, 22:37

Questo articolo contiene la regolamentazione ed i costi relativi al trasporto di una bicicletta sui alcuni dei mezzi piu' diffusi, in modo da semplificare la pianificazione di eventuali viaggi o spostamenti.

Ovviamente, la lista e' tutt'altro che completa! L'idea e' quella che chi li ha sperimentati comunichi altri mezzi di trasporto, o segnali future variazioni rispetto a quanto indicato, in maniera da mantenerla aggiornata (altrimenti non serve a nulla...)

Introduzione: le borse da trasporto.

Il trasporto generalmente avviene smontando la biciletta ed insendola dentro un'opportuna borsa per il trasporto pieghevole o dentro una custodia rigida (in inglese box o cargo-case).
La borsa puo' essere acquistata in qualsiasi negozio di bici-accessori. Ha un costo di circa 50-70 Euro, pesa circa 1 Kg e generalmente le sue dimensioni sono dell'ordine di 120x80x15 cm.
E' inoltre possibile costruirla da soli, o sostituirla con buste di plastica. Ulteriori informazioni sull'articolo di Elio A.M. in questa stessa sezione, o nel sito degli ADB di Genova.

E' necessario smontare (o rivolgere verso l'interno) i pedali, ruotare il manubrio e smontare entrambe le ruote. A seconda delle dimensioni della bicicletta potrebbe essere necessario smontare anche il portapacchi. Molte borse, infine, dispongono di opportune "tasche" per contenere le ruote.

La custodia rigida e' piu' adatta al trasporto in aereo. Ricordo che, in assenza di tale custodia, la bici trasportata in aereo deve essere imballata con molta attenzione (e in particolare andrebbero evitate le sacche troppo sottili o le buste).


Indice:


E' consentito il trasporto di una bicicletta monoposto non motorizzata.
La bicicletta deve essere ben imballata, con le ruote sgonfie, i pedali e la ruota anteriore smontati ed il manubrio fissato di lato.
La bicicletta deve essere segnalata con anticipo al momento della prenotazione.

Il costo e' di 50.49 Euro a tratta, indipendentemente dal peso e dalle dimensioni.

(Fonte: Servizio Clienti AirOne, +39 199-20.70.80).


E' consentito il trasporto di biciclette monoposto, non motorizzate e prive di componenti elettronici.
La bicicletta deve essere ben imballata, con i pedali e la ruota anteriore smontati ed il manubrio fissato lateralmente.
La bicicletta viene sempre considerata in eccesso alla normale franchigia-bagaglio di 20Kg, e come un bagaglio di dimensione 158 cm. Indipendentemente dal peso del restante bagaglio e dalle dimensioni della bici.
I tandem non possono essere imbarcati per motivi dimensionali.
La bicicletta deve essere segnalata con anticipo al momento della prenotazione.
Bici successive alla prima vengono tassate come normale eccedenza bagagli.

Tariffe: Entro il peso di 15 Kg la tariffa e' di 50 Euro sui voli nazionali, 80 Euro sui voli internazionali.
Oltre il peso di 15 Kg viene applicato il seguente sovrapprezzo:

  • Sui voli nazionali: La tariffa applicata e' quella di eccedenza bagagli nella fascia 0-5 Kg, pari a 5 Euro/Kg, anche se i Kg in eccesso sono piu' di 5.
  • Sui voli internazionali: Il costo al Kg viene calcolato con un coefficiente percentuale, applicato sul costo totale del bigletto.

(Fonte: Servizio Clienti Alitalia, +39 06-2222).


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E' generalmente consentito il trasporto delle biciclette sugli autobus di maggiore dimensione dell'ARST, Azienda Regionale Sarda Trasporti.
La bici puo' essere caricata nel bagagliaio sotto il bus, anche senza essere smontata e racchiusa nella sacca; in questo modo e' possibile caricare un massimo di 4/6 biciclette.

Secondo il regolamento, i ciclisti devono salire per ultimi, dopo che tutti gli altri passeggeri hanno caricato i bagagli, compatibilmente con l'eventuale spazio rimasto.
Questo potrebbe portare a disagi per i ciclisti nel caso in cui molti passeggeri, carichi di bagagli, salgano alla stessa fermata.

Il costo del supplemento bici e' pari a quello di un regolare biglietto per la medesima tratta. Il biglietto deve essere acquistato nelle rivendite autorizzate.

(Fonte: Servizio Informazioni ARST, +39 070 40981).


La bicicletta deve essere ben imballata, con le ruote sgonfie, i pedali smontati ed il manubrio posto in senso longitudinale rispetto al telaio.
La bicicletta deve essere segnalata con anticipo al momento della prenotazione.
E' possibile caricare fino ad un massimo 4 biciclette nella stiva degli aerei MD80, e massimo 2 nel caso degli altri aerei.

Il costo e' di 20 Euro per biciclette entro i 20 Kg. Nel caso di superamento del limite di 20Kg, viene applicata una franchigia di 50 Euro.

(Fonte: Servizio Clienti Meridiana, +39 199-111333).


E' possibile il trasporto delle biciclette sulla sola linea B della Metropolitana romana e sulla Ferrovia Roma-Lido.
Il trasporto e' consentito solo la Domenica ed i giorni festivi, esclusivamente sulla prima carrozza, posizionando la bici per limitare i disagi agli altri passeggeri.
Non e' necessario smontare la bicicletta o utilizzare una sacca.

Costi: il supplemento per il trasporto della bicicletta e' analogo ad un biglietto di corsa semplice (1 Euro), indipendentemente dalla lunghezza della tratta percorsa. Gli utenti dotati di abbonamento non sono tenuti all'acquisto del supplemento.

Servizio sperimentale: dal giorno 27/10/2005, e per 6 mesi, sara' possibile caricare la bici sulla linea B della Metropolitana e sulla Roma-Lido tutti i giorni feriali dopo le 21. Leggi il comunicato.

(Fonte: http://www.atac.roma.it).

Ulteriori informazioni:

Segnalo un interessante post di Giovanni Palozzi nella sezione Mobilita' di questo sito.


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E' possibile sistemare la bicicletta, non smontata, nella stiva di carico (nella sezione riservata a moto e motorini)
Esempio: per la tratta S.Teresa-Bonifacio, il supplemento previsto e' di circa 3 Euro.

La bicicletta deve essere segnalata con anticipo al momento della prenotazione.

(Fonte: http://www.mobylines.it)


E' previsto il trasporto di attrezzature sportive, tra cui (ma non solo) canne da pesca, mazze da golf, biciclette, scooters, snowboards, sci...
Il costo e' di 25 Euro a tratta, indipendentemente dal peso.

Norme specifiche per il trasporto delle biciclette: Sul sito inglese della RyanAir e' contenuta la normativa sul trasporto piu' simpatica che ho mai letto (tra l'altro, non presente sul sito italiano). E' stata sicuramente scritta da un ciclista; la riporto integralmente:
The pedals must be removed (or fixed inwards). The handlebars must be fixed sideways. The bike should be contained in a protective box or bag. It is not necessary from a safety perspective to deflate typical tyres found on bikes and wheelchairs for carriage in the hold. However, to eliminate the small risk of them being damaged by bursting, you may wish to deflate the tyres. Understandably this decision may be influenced by how easily the tyres could be inflated upon arrival.
"I pedali devono essere rimossi (o rivolti verso l'interno). Il manubrio deve essere posto di lato. La bici deve essere contenuta in una sacca protettiva o in un contenitore rigido. Non e' necessario, dal punto di vista della sicurezza, sgonfiare i tipici pneumatici che si trovano nelle biciclette o nelle sedie a rotelle per il trasporto nella stiva. Comunque, per eliminare l'improbabile rischio di essere danneggiati dallo scoppio, potreste decidere di sgonfiare i pneumatici. Comprensibilmente questa decisione sara' influenzata dalla semplicita' con cui i pneumatici possono essere rigonfiati all'arrivo."

(Fonte: http://www.ryanair.com).


E' consentito il trasporto delle biciclette su tutti gli autobus della SAD, Trasporti Locali dell'Alto-Adige.
La bici puo' essere caricata nel bagagliaio sotto il bus, anche senza essere smontata e racchiusa nella sacca, compatibilmente con i bagagli gia' presenti.
Eventuali passeggini per bambini hanno sempre la precedenza nell'accesso al bagagliaio.
E' consigliato vincolare la bicicletta per evitare che si sposti e vada ad urtare le pareti del bagagliaio.

Il costo del supplemento bici e' di un Euro. Il supplemento puo' essere acquistato direttamente a bordo.

(Fonte: Servizio Clienti +39 800-846047)

Ulteriori informazioni:


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E' possibile sistemare la bicicletta, non smontata, nella stiva di carico (nella sezione riservata a moto e motorini)
Esempio: per la tratta S.Teresa-Bonifacio, il supplemento previsto e' di circa un Euro.

La bicicletta deve essere segnalata con anticipo al momento della prenotazione.

(Fonte: Call Center Saremar/Tirrenia +39 199.123.199)


You are allowed to bring a single seat touring or racing non-motorized bike, or tandem bike.
The bicycle may be included in the free baggage allowance, always requires prior request.
Packaging required: In order to protect other pieces of baggage from damage, bicycles may only be accepted as baggage provided that the handlebar is turned lengthwise and the pedals are removed. Further packaging is not required, but recommended.
"E' possibile il trasporto di una bici monoposto da turimo o da corsa non motorizzata, o di un tandem.
La bicicletta puo' essere inclusa entro la franchigia gratuita del bagaglio;
E' richiesta la segnalazione in anticipo.
Imballo richiesto: Al fine di non danneggiare gli altri bagagli, la bicicletta puo' essere accettata a patto di avere il manubrio disposto lateralmente ed i pedali rimossi. Ulteriori imballaggi non sono obbligatori, ma raccomandati."

La franchigia gratuita e' di 20 Kg per ogni passeggero adulto. L'eccedenza e' tariffata 5 Euro/Kg.

(Fonte: http://www.scandinavian.net).


E' consentito il trasporto di una bicicletta su tutti i voli della Swiss Air.

Il trasporto della bicicletta e' gratuito nel caso in cui venga smontata e alloggiata in una borsa le cui dimensioni non superino i 203 cm (A+L+P) . (Nota, gran parte delle sacche in commercio per biciclette monoposto rispettano questo limite!)
Limiti di peso: nel caso di superamento della franchigia per i bagagli ordinari verra' applicato il supplemento previsto.

Se la bicicletta supera le dimensioni previste per il bagaglio ordinario, viene applicato il seguente supplemento:

  • 50 Euro nel caso di tratte entro l'Europa
  • 100 Euro nel caso di tratte extra-Europee.
In questo caso, la bicicletta deve essere segnalata con anticipo al momento della prenotazione.

In classe Economy la franchigia e' di 20 Kg. La tariffa per ogni Kg in eccesso e' di 9 Euro/Kg.

(Fonte: Swiss Air +39 848 868120).


E' consentito il trasporto della bicletta, chiusa nella sua sacca, come semplice bagaglio a mano. Nel caso di superamento della franchigia-bagaglio di 20 Kg potrebbe venire applicata una penale.

Nel caso in cui si preferisca non smontare la bicicletta e sistemarla nella stiva (nella sezione riservata a moto e motorini), il supplemento previsto e' di poco inferiore ai 10 Euro.
In questo caso, la bicicletta deve essere segnalata con anticipo al momento della prenotazione.

(Fonte: Call Center Tirrenia +39 199.123.199).

Ulteriori informazioni:

(Un ringraziamento a Stefano Mica per la segnalazione).


"Nei limiti dei posti disponibili, potete portare con voi la vostra bicicletta sui treni Suburbani, Regionali, Diretti ed Interregionali contraddistinti in Orario dall’apposito pittogramma, pagando un supplemento di 3,50 euro o, in alternativa al biglietto di supplemento, un biglietto a tariffa intera di seconda classe avente le medesime caratteristiche del biglietto in possesso del viaggiatore.

Su alcuni treni Intercity, Eurocity ed Euronight, anch’essi contrassegnati in Orario con un apposito pittogramma, il trasporto avviene pagando un supplemento di 5,00 euro e di 12,30 euro se il trasporto avviene su una relazione internazionale.
Il supplemento non è rimborsabile.

Inoltre su tutti i treni in servizio interno è ammesso il trasporto gratuito delle bici nelle apposite sacche, fatta eccezione per i treni Eurostar Italia, nei quali sono ammesse purché collocate nei vani ubicati nei vestiboli delle vetture. In mancanza di posto, le stesse possono essere posizionate altrove, purché non siano d'intralcio o fastidio per gli altri clienti o per il personale di bordo."

I treni su cui e' possibile il trasporto della bicicletta sono convenzionalmente contraddistinti da questo simbolo:

Il simbolo e' riportato sia sulla motrice che sulla semi-pilota, ma le bici possono essere caricate esclusivamente su quest'ultima.

(Fonte: http://www.trenitalia.com/it/area_clienti/con_trasp/viaggio10.html#10)

Ulteriori informazioni:

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Trasporto della bici smontata su treno
Pubblicato da Elio Ascoli Marchetti - venerdì 02 settembre 2005, 13:57

Questo metodo mi è stato suggerito da Giacomo C. e mi ha consentito di portare 2 bici in un T2 (treno con cuccette da due posti) usando semplicemente per ogni bici 2 elastici 2 sacchi per rifiuti "condominio" e nastro adesivo da carrozziere. Il trucco sta nel mettere entrambe le ruote smontate dalla parte dei deragliatori a protezione di queste parti delicate. Qui riporto le foto di lato

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e di profilo.
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I sacchi vanno a coprire il tutto fissati con il nastro.

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I vantaggi sono: non si ha bisogno della sacca, non si ha bisogno della carta pallettata, lo spessore è minimizzato, la bici può poggiare sulle due ruote in orizzontale e in verticale poggia sulla ruota anteriore ed il manettino (appendice) del manubrio.
Svantaggi: occorre un pò di tempo per smontare così la bici ed un valido aiuto quando si posizionano gli elastici.

Artefici Elio e Cecilia su idea di Giacomo C.

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ApuliaBike
Pubblicato da - sabato 01 ottobre 2005, 13:04

APULIABIKE
(ovvero: breve cronaca di un viaggio minimalista su due ruote)

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Ce ce n’am a scì, sciamaninne!
Questo è quello che alla fine mi sono detto, mentre riflettevo sulla possibilità di passare qualche giorno in bicicletta in giro per la Puglia per raggiungere i miei familiari sparsi sulle due coste del tacco dello stivale. E già, chi l’ha detto che per viaggiare in bicicletta bisogna necessariamente guardare lontano, oltre i confini nazionali? Perché, dopo aver girato mezza Europa e attraversato due volte l’Italia in solitaria non provare a riscoprire la mia regione d’origine in bicicletta?
Le difficoltà del trasporto della bici sui treni a lunga percorrenza (non avevo nessuna voglia di smontare la bici e usare la sacca, scomodissima sui treni ES), unite alla determinazione a non contribuire in alcun modo alle desolanti statistiche sull’esodo automobilistico estivo, hanno fatto sì che alla fine venisse fuori un breve viaggio assolutamente minimalista, fatto di lunghi spostamenti utilizzando solo treni regionali e, ovviamente, la bicicletta. In particolare ho apprezzato moltissimo il riscoperto piacere del viaggio in treno “lento”, a piccole tappe, lungo linee secondarie dove più che altrove il treno dà veramente l’impressione di non essere più un mezzo meccanico estraneo al paesaggio naturale, ma una parte integrante dell’ambiente, tanto simile, in questo, alla bicicletta! Se ripenso a quel convoglio che si arrampicava a 40 all’ora sulla linea Termoli-Campobasso mi tornano in mente, per associazione di idee, i km. silenziosi sui pedali attraverso le strade deserte nell’Alta Murgia… e ho la conferma di come l’amore per il treno e la passione per la bicicletta siano davvero facce di una stessa medaglia.
Parto quindi, martedì 9 agosto, da Roma per Bari via Pescara, Termoli e Foggia, per un totale di oltre 10 ore di viaggio. Ho con me, a differenza di altri viaggi, la MTB ammortizzata con ruote semiartigliate, visto che la mitica Mass da strada, compagna di tanti viaggi negli anni passati, mi ha di recente lasciato… ma viaggiare con la MTB ha rivelato i suoi vantaggi in termini di comfort sulla strada, di migliore tenuta del mezzo carico di bagagli e soprattutto di resistenza alle forature. E non mi ha affatto impedito di percorrere a ogni tappa chilometraggi a tre cifre, anzi…
Nei miei piani, semplicemente ripartire in bici da Bari per arrivare in Salento, dove mio fratello stava trascorrendo le sue vacanze estive, e da lì sullo Jonio, sconfinando per pochi km. in Basilicata, per incontrare i miei genitori, anch’essi in vacanza, per tornare infine a Bari sempre in bicicletta. Il tutto passando attraverso l’altopiano della Murgia e riscoprendo, anzi, spesso scoprendo per la prima volta, la mia regione come non l’avevo mai vista prima.
Devo dire che ci sono riuscito, e quello che mi è rimasto è il ricordo di uno dei viaggi in bicicletta più “sentiti” che abbia mai fatto.

MERCOLEDI’ 10 AGOSTO: BARI – ROSAMARINA, 96 KM.

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Dopo il lungo viaggio in treno del giorno prima e la notte trascorsa nella casa dove ho vissuto fino a 11 anni fa riparto finalmente in bicicletta, in una mattina di sole e caldo che non promette di diventare torrido. Esco facilmente da Bari dirigendomi subito verso l’interno, non potendo percorrere in bicicletta la trafficatissima litoranea verso Brindisi. Percorro quindi strade secondarie passando per Triggiano, Noicattaro, Conversano, salendo fino a circa 300 metri (da queste parti le altimetrie sono piuttosto deludenti, anche se i saliscendi non mancano). Mi rinfresco con l’acqua delle fontanelle dell’Acquedotto Pugliese, ritrovando quel piccolo piacere legato a lontane partitelle di pallone dell’infanzia puntualmente concluse con la corsa verso quelle oasi di ghisa di inizio ‘900, e pedalo attraverso familiari paesaggi di muretti a secco e distese di olivi, che man mano che mi allontano dalla città si fanno sempre più impressionanti: alberi secolari, enormi, quasi surreali nelle loro forme uniche (non ci sono due piante con il tronco uguale!), sembrano scherzi della Natura, sculture viventi, monumenti all’adattabilità del regno vegetale in condizioni impossibili… sole, silenzio, siccità, solitudine e sassi sono le “cinque S” di cui ha bisogno l’ulivo per crescere bene, e sulla Murgia queste condizioni ci sono tutte. Ho visto queste distese di ulivi migliaia di volte in passato, ma viaggiando in bicicletta assumono un aspetto completamente diverso, e mi sembra di scoprirle per la prima volta.
Da Conversano scendo verso Monopoli, trovando finalmente il mare, e proseguo lungo la litoranea (che da qui non coincide più con la superstrada) fino a Torre Canne, con un vento contrario che si fa sempre più fastidioso e rende l’andatura difficoltosa, lungo un tratto di costa rocciosa sempre più bella e già un po’ salentina.
Da Torre Canne devo ripiegare di nuovo verso l’interno, fino alla vecchia SS 16, proseguendo fin quasi a Ostini, e tagliando verso il villaggio costiero di Rosamarina, meta di questa prima tappa, attraverso una strada sterrata in mezzo al nulla che scende gradatamente verso il mare. Arrivo con le spalle bruciate dal sole, e, dopo aver ripreso in braccio mia nipote Lauretta, posso finalmente riposarmi.

VENERDI’ 12 AGOSTO: ROSAMARINA – TORRE DELL’ORSO, 157 KM.

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Dopo una giornata di ozio in spiaggia, la bicicletta e lo spirito nomade che formano il principale carattere dominante del mio codice genetico reclamano i loro diritti, e sono di nuovo in sella. Direzione sud, verso il Salento, l’estrema propaggine sud-est dell’Italia, la “regione nella regione” così diversa dalla parte settentrionale della Puglia. E, soprattutto, così ancora vergine e sconosciuta fino a pochi anni fa, prima della sua esplosione che l’ha resa oggi tanto popolare e ne ha portato alla ribalta nazionale aspetti di una cultura popolare un tempo nota forse solo agli antropologi. In effetti non c’è stato paese in cui sia passato che non pubblicizzasse una “serata speciale della Taranta” o un “festival della Pizzica Salentina”, evidentemente per soddisfare le aspettative dei turisti che da qualche anno cominciano ad affollarsi anche da queste parti nei mesi estivi.
Parto presto per evitare il gran caldo, ma oggi è una giornata coperta, minaccia quasi di piovere. E, ancora, c’è un forte vento contrario, che mi accompagnerà per quasi tutta la giornata, in pieno accordo alla Legge di Murphy del ciclista, che dice che tutte le strade sono o in salita o controvento.
Da Rosamarina salgo fino ad Ostuni, forse il paese più bello di tutta la Puglia insieme ad Alberobello, e da qui percorro strade interne attraversando Carovigno, S. Vito dei Normanni, Mesagne, S. Pietro Vernotico, entrando in provincia di Lecce a Squinzano. Ancora avanti fino a Trepuzzi, e arrivo finalmente a Lecce, dopo che ho percorso già 85 km. ed è ancora mezzogiorno.
Attraverso il centro della capitale del Barocco senza fermarmici troppo, la mia meta finale è la costa, precisamente il villaggio di Torre dell’Orso, dove ho passato due estati indimenticabili, ormai oltre vent’anni fa. Temo di trovare uno sfacelo di abusivismo edilizio e turismo di massa stile Rimini, invece ritrovo una costa straordinaria di roccia calcarea bianca puntellata da una miriade di grotte e anfratti, mare cristallino, pinete e “Bari merda” scritto su ogni metro quadrato di muro a disposizione (con alcune risposte sullo stesso tono da parte di qualche barese di passaggio – ma quella lasciata da me vent’anni fa probabilmente è stata cancellata).
Dopo un bagno ristoratore (con la girnata che si fa provvidenzialmente soleggiata) e un ristoro a base di gelato riparto per tornare a Lecce e prendere il treno per tornare indietro fino a Ostuni, e da qui tornare a Rosamarina, per un totale di 157 km. percorsi (con metà bagaglio), che non sono il mio record personale ma che sento comunque nelle gambe. Ma ne è valsa davvero la pena.


SABATO 13 AGOSTO: ROSAMARINA – METAPONTO, 138 KM.

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Chissà se Lauretta, che ha quindici mesi di vita, si chiede come mai lo zio arriva e riparte sempre con quello strano attrezzo e con quel caschetto in testa… e chissà se la mia presenza non possa essere, un lontano giorno, un ricordo subliminale e far diventare anche lei una viaggiatrice sui pedali… quello che è certo è che mi piacerebbe portare anche lei in giro sulla bicicletta, mentre riparto diretto sulla costa del Mar Jonio per incontrare i miei genitori.
C’è molto più sole di ieri stamattina, e la tappa si annuncia molto più impegnativa, non solo perché ho la bici a pieno carico e l’itinerario prevede diversi saliscendi sulle colline della Murgia, ma anche perché ho deciso di deviare dal percorso più diretto e dirigermi verso Alberobello, attraversando la Valle d’Itria, per comprare qualche bottiglia di rosolio da portare ad Elena, che ha sempre gradito molto questo liquore artigianale tipicamente pugliese. E così completerò il viaggio con un carico sulla bici che sfiora i 20 kg!
Ripercorro la stessa strada di ieri fino a Ostuni, dirigendomi successivamente in direzione nord, verso Cisternino e la Valle d’Itria. Comincio a salire sulla Murgia, e le strade che percorro diventano subito meravigliose. Pedalo immerso tra gli ulivi, i trulli e le masserie, e sono quasi solo sulla strada. Per fortuna non si vedono cani in giro, e posso fugare così l’unica vera paura che mi porto dietro quando viaggio in bici da solo.
Passo da Locorotondo, e dopo 45 km. totali sono ad Alberobello. Arrivo nel cuore della zona monumentale tra comitive di giapponesi incuriositi ai quali regalo un diversivo per le loro fotocamere digitali, trovo un negozietto che vende decine di tipi di rosolio e riparto con tre bottiglie nelle borse sulla bicicletta, ma solo dopo averli assaggiati tutti… e ritrovo così l’inebriante sensazione di pedalare sotto il sole con la testa in preda ai fumi etilici già provata qualche anno fa durante un giro in bici delle cantine del Chianti…
Smaltisco l’eccesso alcolico nei km. che mi separano da Noci, da dove prendo un’altra strada indimenticabile che mi porta a Mottola, in provincia di Taranto, attraverso 20 km. di saliscendi continui caratterizzati soprattutto da numerosi branchi di cavalli al pascolo. E riparto da Mottola dopo il solito gelato-pranzo, in veloce discesa verso la costa che già si intravede dalla sommità della collina su cui sorge il paese.
Dal piccolo borgo di Palagianello raggiungo quindi il litorale jonico zigzagando per evitare le strade più trafficate, fino a “sfociare” sulla superstrada SS 406 che dovrò percorrere senza alternative fino a Metaponto, anche se fortunatamente sulla “complanare”, non proprio bella ma utilizzabile come pista ciclabile.
E lo vedo.
E’ lui. L’Esodo di Ferragosto, il Mostro che ogni estate riempie le cronache dei media con le sue code chilometriche, i suoi “gravi disagi”, i suoi morti accettati e tollerati come una necessità inevitabile, i suoi “è scandaloso!” gridati nelle interviste dei TG senza riflettere sul fatto che lo scandalo non è non avere a disposizione autostrade a 20 corsie, ma considerare e promuovere l’automobile come l’unico mezzo di trasporto concepibile. In un autogrill dove mi fermo per fare il pieno d’acqua incontro frotte di forzati delle code che mi guardano come se fossi un marziano, mentre sono semplicemente stanco e sudato come loro, ma molto meno stressato di loro e molto più soddisfatto di loro.
Percorro così una ventina di km. accanto al serpentone di automobili fino al confine con la Basilicata, dove la complanare termina e si ricongiunge alla superstrada, che sono costretto a percorrere per 3 km. prima di arrivare a Metaponto.
E nel primo pomeriggio arrivo finalmente sul mare, accolto da mia madre, che mi abbraccia come se fossi un miracolato, e mio padre, a cui tento di spiegare i motivi che non solo mi spingono a viaggiare in bicicletta, ma che addirittura me lo fanno piacere… fino a ricordargli che l’amore per il treno e per la bicicletta (e l’allergia per l’automobile) me li ha inculcati proprio lui, che è a tutti gli effetti “uno dei nostri”, anche se su una bicicletta forse non ci sale da qualche decina d’anni.


MARTEDI’ 16 AGOSTO: METAPONTO – BARI, 108 KM.

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Mi avrà pure fatto piacere passare un po’ di tempo con i miei, ma due giorni in un villaggio vacanze sono troppo per il mio codice genetico. E così decido di concludere questo mio breve viaggio non già tornando in treno direttamente da Metaponto a Roma via Potenza e Napoli, come avevo inizialmente programmato, ma chiudendo l’anello in bicicletta fino a Bari e da qui in treno, a ritroso rispetto al viaggio di andata.
Naturalmente saluto i miei dicendogli che sono diretto in stazione… ed effettivamente alla stazione di Metaponto ci passo davanti, proseguendo in direzione nord per raggiungere Bari attraverso l’Alta Murgia, forse la parte più spettacolare e magnifica dell’intera regione.
Lascio dopo pochi km. la statale per Matera e devio verso Ginosa. Qui comincia la parte più bella (e più impegnativa) di tutto il mio viaggio. Le “cinque S” sono l’unica cosa che mi fa compagnia per almeno due terzi della tappa, fino al culmine della strada che da Laterza arriva a Santeramo in Colle, attraverso un deserto di sassi che a tratti mi ricorda il Burren irlandese, anche se qui non c’è la minima traccia d’acqua. Passo due ore di quasi estasi, con il sole che mi brucia ancora le spalle, ma so di essere al meglio della mia resa in bicicletta proprio con questo clima caldo, soleggiato e secco, quindi vado avanti senza problemi.
I problemi, piuttosto, arrivano quando, passando davanti all’ennesima masseria, il silenzio viene rotto improvvisamente da dei suoni tanto familiari quanto minacciosi, che diventano piuttosto inquietanti quando mi rendo conto di due cose: una, che il cancello della masseria è aperto; due, che gli esseri (provvisti di denti) che emettono quei suoni stanno correndo verso di me. La situazione è resa anche peggiore dal fatto che la strada è in quel momento in salita. Mi fermo allora di colpo e torno indietro di qualche decina di metri, e aspetto. Quelli stanno sempre lì, non si muovono, e se tento di ripartire riprendono a correre, fermandosi solo quando faccio nuovamente dietro-front. E’ quasi una comica!
Cerco di rompere lo stallo, e chiamo a gran voce verso la masseria. Fa capolino una vecchia contadina che mi dice semplicemente: “chìst sò buèni, ma tu a dà fescì!!” (questi sono buoni, ma tu devi correre). Molto rassicurante. Le belve sono sempre lì, incuranti della presenza della padrona. Allora trattengo il fiato, e dò fondo a tutta l’adrenalina che ho in corpo con uno scatto degno del peggior Dario Frigo (quello arrestato al Tour per doping). Ne seguono trenta secondi da brivido, io che pedalo a tutta e quelli dietro ad abbaiare, a mezzo metro dai miei polpacci, e la vecchia che mi grida “fùsc, fùsc!” (corri, corri). Ripensandoci, ho come il sospetto che mi stesse un po’ prendendo per il culo…
Ma la Murgia non è terra di pastori, i cani sono di solito bracchi da caccia, e quelli che ho dietro probabilmente hanno solo voglia di divertirsi un po’ e di far divertire la str… ehm, la vecchia contadina. Così dopo un po’ tornano indietro, lasciandomi riflettere sull’eventualità di portarmi una scacciacani o un cannemozze quando vado in bici da solo.
A Santeramo raggiungo, a 500 metri, il punto più alto del viaggio, e riparto verso Cassano Murge finalmente in discesa, anche se il vento contrario annulla quasi l’effetto dato dalla pendenza negativa. E arrivo così nel posto che più di ogni altro è legato alla mia infanzia, dove trascorrevo tutta l’estate e tutti i week-end immerso nella campagna al limitare della Foresta Mercadante. E, soprattutto, dove è nata la mia passione ciclistica, scorazzando su strade brecciate sulla mia Chopper da cross con ammortizzatori finti, sellone con spalliera e cambio a quattro marce con leva tipo automobilistico sul tubo orizzontale, sogno e mito di ogni bambino negli anni ’70, quando le MTB esistevano solo nella mente di Tom Ritchey.
So già che sulla collina dove avevamo la casa di campagna è oggi tutto diverso, grazie alla speculazione edilizia, ed evito accuratamente di passarci. Mi concedo allora ancora un maxi-gelato per pranzo (integrato comunque sempre con barrette energetiche ai cereali che mangio nel corso della giornata), e riparto per affrontare gli ultimi 30 km. verso Bari. So che la strada è in leggera e veloce discesa, ma non so in partenza che troverò un vento contrario fortissimo che trasformerà quei chilometri nei peggiori dell’intero viaggio. Arrivo comunque a Bari che sono appena le tre di pomeriggio, prima di quanto avessi preventivato, in una città deserta e chiusa per ferie.
Riparto, e stavolta in treno per davvero, la mattina seguente, dopo un giro attraverso la mia città che vado a visitare con la bici in assetto da viaggio come ho fatto tante volte in posti per me sconosciuti, per lo più all’estero… una sensazione strana e divertente, che rafforza ancora una volta l’idea di come in bicicletta si possa riscoprire tutto da un diverso punto di vista.
Il viaggio in treno per Roma cambiando a Foggia, Termoli e Campobasso è spettacolare anche più di quello all’andata, che era invece via Pescara, anche se rischio di rimanere a terra a causa della rigidità di un capotreno un po' troppo zelante nella stazione di Bari.
Quando, a sera, arrivo a Roma, mi sembra di tornare da un viaggio in bici come altri, ma forse anche più bello, nel quale ho visitato e scoperto posti nuovi dove non ero mai stato prima.
E forse è stato proprio così.



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El Camino de Santiago
Pubblicato da Marco Pierfranceschi - mercoledì 10 agosto 2005, 18:55

Gerardo Leone e Clemente Marsicola
(dal 29-5-2005 al 5-6-2005)

Partenza da Civitavecchia il 27 maggio alle 19 con la nave della Grimaldi. Cabina da quattro senza oblò. Arrivo a Barcellona il 28 alle 15, a Saint Jean Pied de Port, in Francia, sotto i Pirenei atlantici la sera stessa verso le 22. La mattina del giorno seguente, Domenica, ritiro della Credencial del Pellegrino.

PRIMA TAPPA. : Saint Jean Pied de Port -Pamplona Km 75. L'attraversamento dei Pirenei, 900 metri di dislivello, è su una salita lunga, ma pedalabile. Tempo buono, pranzo al sacco a Roncisvalle preparato dagli amici Alessandro e Maurizio, che, impavido, affronta la discesa sulla terza bici di scorta. Pernotto all'albergo del pellegrino di Pamplona, euro 5 per persona.

SECONDA TAPPA. : Risveglio con l'incubo: la macchina non c'è più. Scopriamo che è stata portata via dai vigili perché era in divieto di sosta. Euro 109. Iniziamo a pedalare un po’ incazzati. Pamplona - Navarrete Km 107. Molto traffico pesante uscendo da Pamplona, pranzo a Estella con visite rapide ai monumenti. Fermata anche al Puente de la Reina , dove tutti i cammini diventano uno. Pernotto in un alberghetto che per 20 euro a testa ci fa dormire e ci dà da mangiare riso alla cubana. Visita alla Cattedrale e al retablo di Navarrete.

TERZA TAPPA. : Navarrete - Burgos Km 106. Sosta a Santo Domingo della Calzada, per ammirare la chiesa famosa che custodisce un gallo. L'arrivo a Burgos, col vento in poppa , avviene alla media, negli ultimi chilometri, di 50 l'ora. La tappa prevedeva l'ascesa al Puerto della Pedraja, 1130 s. l. m.. Burgos e la meseta si trovano sugli 8-900 metri s. l. m.. Si dorme con le bici al settimo piano in una pensioncina che ci fa le stesse condizioni di quella di Navarrete. Visita ai monumenti della città, molto piacevole, e in particolare, ovviamente alla Cattedrale di Santa Maria.

QUARTA TAPPA : Burgos - Ledigos Km 129. Attraversamento rapido della Meseta, sotto un sole che ci brucia la pelle. Pranzo a Fromista, al Canal de Castilla, triplo salto artificiale d'acqua: frittata con verdure queso e jamon. Visita alla chiesa romanica.
Ledigos è un "Pueblo" di tre case, due abitanti e un somaro dove dormiamo all'albergo del pellegrino, su quattro materassi messi in soffitta. Epica sfida a scopone scientifico.

QUINTA TAPPA: Ledigos - San Martin del Camino Km 109. Sempre sotto il sole della meseta. Sosta a Leon, con visite varie, non alla cattedrale, che è chiusa. Dopo il pranzo, sentito il molto caldo, la voglia di ripartire non è tanta, ma ci facciamo forza e continuiamo. Pernotto all'albergo del pellegrino di San Martin del Camino, ribattezzato San Martino al Cimin, con uso cucina, nella quale Maurizio prepara pasta tricolore, raccogliendo vivi consensi. San Martin ha due case più di Ledigos e un bar sporchissimo, che però in Spagna è sintomo buono, di gradimento.

SESTA TAPPA:San Martin del Camino- Villafranca del Bierzo Km 102:Sì continua a pedalare in un paesaggio quasi desertico, arrivando ad Astorga con visita alla cattedrale e al palazzo episcopale di Gaudì. Dopo Astorga ricominciano le salite, fino ai 1424 metri della Cruz de Hierro, con tratti al 10%. La fatica comincia a farsi decisamente sentire, in compenso il paesaggio è bellissimo, lungo l'antica, millenaria via dove transitano solo pellegrini. Attraversiamo paesi immutati da secoli. :Rabanal del Camino, Foncebadon, Acebo. La Galizia è verde, la visuale immensa. Pranzo al Totem in legno con le varie distanze chilometriche. Discesa ripidissima, oltre il 15%, sosta a Ponferrada con visita al Castello dei Templari. Pernotto a Villafranca, bella cittadina ricca di monumenti. Cena di lusso in un antico monastero adibito a ristorante, a prezzo comunque conveniente. Questa parte di Spagna è dimora di numerose cicogne, che fanno i loro nidi nei luoghi più impensabili.

SETTIMA TAPPA : Villafranca del Bierzo - Portomarin Km 105: è la tappa della lunga salita fino a " O Cebreiro" , 800 metri di dislivello dai 500 ai 1300. Passato il valico, si continua per saliscendi (" toboganes", alla spagnola) per altri 9 chilometri, fino al Puerto del Poio, 1337 metri s. l. m. Ci assiste un po' di fortuna, perché non piove e non foriamo. Alessandro e Maurizio ci tengono allegri, raccontandoci le storie del mitico paese di Castiglione in Teverina, luogo che ha dato i natali a personaggi epici, come lo "zozzo" e il "cafone". Portomarin è stata letteralmente spostata , a causa della costruzione di una diga e del conseguente lago artificiale: è comunque cittadina piacevole

OTTAVA TAPPA. : Portomarin - Santiago, km 95. Dall'altimetria sembrava piatta, ed invece è un saliscendi continuo. Il punto più alto è la "Ventas de Naron" a 702 metri s. l. m. E' una vera tappa "rompepiernas" (spezzagambe) ma l'arrivo è vicino, la soddisfazione è tanta e le gambe comunque girano in qualche modo. A un certo punto, dall'alto, compare Santiago. : il sentimento che proviamo è simile a quello che deve aver provato Colombo quando avvistò la terra dopo la prima traversata oceanica. Arriviamo in Piazza do Oubradoiro, davanti alla Cattedrale, alle 15 e 58 di Domenica 5 giugno. il contachilometri della bicicletta conta 830 chilometri , la media è di 19 all'ora. Foto di rito, poi all'ufficio della Cattedrale a ritirare la Compostella. Incredulità del ragazzo addetto alla consegna del diploma, che ci guarda perplesso e chiede aiuto ad una sua collega. Spieghiamo le varie tappe, i chilomatri, e infine l'agognata Compostella ci viene consegnata con il complimento:" ! Muy rapidos ! ".
Dormiamo in un grazioso alberghetto, dove rimaniamo due notti.
Il ritorno, in macchina, è lungo l'Atlantico, passando per Capo Finisterre (ottima paella) dove lasciamo , come tradizione vuole, qualcosa utilizzata nel pellegrinaggio. Dormiamo a Gijon e a Tudela e due notti a Barcellona, visitiamo Bilbao e Saragozza, nonché ovviamente la festosa , ma cara, Barcellona. Ci reimbarchiamo sabato 11 alle 19, e il giorno seguente alle 15 arriviamo a Civitavecchia.

CONCLUSIONI
Incontrata gente la più varia, proveniente da molte nazioni, europee, sudamericane e anche giapponesi, che non mancano mai. Madri che pedalano per migliaia di chilometri per chiedere grazie per i figli malati, carcerati che espiano le loro colpe facendo 4. 000 chilometri tra Fatima, Santiago e Lourdes, pellegrini a cavallo, pellegrine col cane, tipi eccentrici di ogni sorta, settantenni di Gallarate che facevano 150 chilometri al giorno. Clemente dichiara che ripeterà il viaggio, se Dio vuole, quando compirà settanta anni, Gerardo quando potrà ripeterlo senza lasciarsi più distrarre dal richiamo delle bellezze locali. Chi si è diverto più di tutti sono stati Maurizio e Alessandro, presi da competizioni sulle quali è meglio non riferire.

Il viaggio in bicicletta è stato organizzato prevedendo l'ausilio di una vettura di supporto, che seguiva lo stesso percorso portando i bagagli, nella quale viaggiavano gli amici Maurizio Damiani e Alessandro Foti, che si ringraziano di cuore. E' stato compiuto integralmente su asfalto Gerardo con una bici da corsa e Clemente con una bici da viaggio comunque veloce.

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Per viaggiare tranquilli
Pubblicato da Robert1 - martedì 19 luglio 2005, 11:21

Un ciclista previdente non può evitare alcuni di questi accorgimenti, che spesso non vengono tenuti a mente.

Portatevi sempre:

- almeno 2 raggi di scorta (facilmente fissabili sul fodero sinistro del carro inferiore della bici con del nastro isolante);

Carro Posteriore.JPG

- un pezzo di un vecchio copertone (possibilmente liscio) che potrebbe essere cucito all'interno di un copertone se questo scoppiasse (evitando di portare al seguito un copertone di ricambio ovviamente del tipo peighevole);

- pronto soccorso con stick anti punture e anti scottature (qualsiasi negozio di articoli da moto le vende);

- fascette da elettricista (che non potete immaginare quante volte mi sono tornate utili per fissare cose più o meno vitali della bici);

- una tessera telefonica internazionale o cmq spiccioli di moneta locale (all'estero ovviamente) poichè la sfiga è sempre in agguato.

Spero vi siano utili. A presto.

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Il Sentiero dei Briganti
Pubblicato da enrico - venerdì 10 giugno 2005, 08:45

Sfruttando il ponte del 2 giugno, 5 ciclobriganti (Augusto, Enrico, Giacomo, Giancarlo, Nic) ed una ciclobrigantessa (Marcella), armati di mtb, bagagli e tende hanno affrontato il Sentiero Dei Briganti, circa 100 Km di sterrato dalla riserva del Monte Rufeno sino a Vulci.
Ecco un breve diario di viaggio.

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Primo giorno: Il monte Rufeno e La Monaldesca.
(distanza 50 Km, ascesa 700 mt.)
Collaudata, come da tradizione, la pasticceria di Fabro, siamo saliti con passo tranquillo sino alla Monaldesca che abbiamo raggiunto per l'ora di pranzo. Il pomeriggio e' proseguito con un piacevole giro ad anello di una ventina di km dentro la riserva naturale del Monte Rufeno.
Dopo una lunga discesa a capofitto su asfalto, abbiamo iniziato la risalita su sterrato, un po' preoccupati sia della lunghezza del percorso che dal tempo in rapido peggioramento.
Arrivati ad un riparo proprio mentre scoppiava un acquazzone, abbiamo atteso che la pioggia si calmasse e siamo rientrati all'agriturismo per piazzare le tende. L'attesa per la cena (quasi 2h seduti prima che portassero il primo) ha messo a dura prova (come raramente e' successo) la pazienza dei partecipanti. Almeno ne e' valsa la pena!

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Secondo giorno: Dalla Monaldesca al Lago di Bolsena.
(distanza 45 Km, ascesa 650 mt.)
Evitando accuratamente di chiedere che ci preparassero dei panini, e nonostante i dubbi che la colazione ci venisse servita prima del tramonto, siamo riusciti ad iniziare il giro vero e proprio senza grossi ritardi: a ridosso della Monaldesca si trova infatti l'ingresso per il mitico Sentiero Dei Briganti, che attraversa, sostanzialmente in discesa, la riserva di monte Rufeno.
Constatata la veridicita' del cartello "Aperto solo su prenotazione" davanti alla Casa delle Tradizioni Contadine, chiusa non avendo noi prenotato, abbiamo proseguito riprendendo l'asfalto sino a Ponte Gregoriano, sul fiume Paglia.
Da qui invece di riprendere il sentiero abbiamo preferito una deviazione per arrivare al paese piu' vicino, dove una salita in asfalto abbastanza impegnativa ci ha portato a Proceno in tempo per il pranzo.
Seguendo le indicazioni dei (pochi) passanti, siamo arrivati ad un piccolo negozio di alimentari che sicuramente meriterebbe di comparire nella guida di Slow Food; difatti non mancava il Food (solo prodotti locali, tutti buonissimi) ed era indiscutibilmente Slow (oltre un'ora per preparare 6 panini, ogni fettina veniva tagliata singola e fatta degustare a tutti i presenti).
Sconsigliato se fate la spesa parcheggiando in doppia fila.
(In compenso molti di noi sono riusciti ad effettuare gli acquisti al di sotto del limite di budget di 4.99 E., ormai diventato un leit-motif assieme agli SMS di Augusto...)
Nel pomeriggio, conclusa la deviazione alimentare, abbiamo ripreso il sentiero arrampicandoci sulla bancata vulcanica a sud di Proceno. Tornati sull'asfalto, abbiamo saltato un cartello del Sentiero (evidentemente assente) e ci siamo trovati ad Aquapendente, dove per consolarci ci siamo presi caffe', coca-cola, cioccolata e quantaltro nel bar locale. Ripartiti verso Onano, poco dopo sulla sinistra abbiamo ritrovato il sentiero.
Dopo una prima cavalcata su sterrato facile abbiamo affrontato una salita abbastanza impegnativa con fondo compatto ma molto mosso. Subito dopo ci siamo trovati ad un bivio senza indicazioni: dopo aver osservato il sole, il volo degli uccelli ed i visceri di lucertola, grazie all'acume di Giancarlo e incrociando le dita abbiamo piegato verso destra seguendo le tracce di altre bici, ritrovandoci nuovamente nel Sentiero.
Da li, tra campi coltivati e macchie verdi, sfiorando Gradoli siamo scesi al lago di Bolsena.
Curiosita': il camping La Grata in cui abbiamo pernottato sul lungolago e' probabilmente un protettorato della germania: tedeschi erano infatti la cuoca, l'organizzazione, i cartelli, le voci sul menu' e purtoppo i prezzi: decisamente cari.
Abbiamo comunque gradito il coregone arrosto ed i primi di mare.

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Terzo giorno: Dal lago di Bolsena a Farnese.
(distanza 60 Km, ascesa 700 mt.)
Per non incrementare ulteriormente il debito estero che l'Italia ha con la Germania, abbiamo evitato la colazione al camping; appena alzati, Giacomo si e' cimentato dapprima in un caffe' col fornelletto a pasticche di combustibile, poi per restare in tema in un mai sperimentato "Cambio delle Pasticche" del suo freno a disco. Entrambi perfettamente riusciti.
Ripreso il lungolago abbiamo oltrepassando la chiesetta di S.Magno e, percorrendo una breve rampa in asfalto al 18% siamo arrivati a Capodimonte dove abbiamo comprato i panini.
Dopo una breve visita al paese (che non si puo' definire immune dal turismo), siamo ritornati sui nostri passi e, ripreso il sentiero, abbiamo affrontato una salita sterrata, decisamente impegnativa (lunga 2 km e con pendenze superiori al 10%).
Spolverato un meritatissimo pranzo, abbiamo continuato su strada fino al Passo della Montagnola, poi verso Latera, dove abbiamo ripreso il sentiero che ci ha portato al minuscolo lago di Mezzano; li abbiamo sostato una buona mezz'ora per un meritato relax. Ripartiti, dopo un altro dubbio direzionale di fronte ad un bivio senza indicazioni, ci siamo infilati in un bosco fittissimo.
Usciti dal bosco (gia' di per se spettacolare) siamo poi finiti in un single-track sulla dorsale di una collina interamente coperta di grano verde, dove a 360 gradi vedevamo solo la valle circostante: un paesaggio mozzafiato senza nessuna forma di contaminazione umana (ad eccezione del traffico SMS di Augusto). Difficilmente descrivibile e veramente affascinante.
Giunti ad un bivio, dato che la stanchezza iniziava a farsi sentire, abbiamo preferito lasciare temporaneamente il sentiero, che proseguiva verso la selva del Lamone, e raggiungere Farnese (penultima tappa) dalla strada asfaltata (4 km anziche' 11 di sterrato). Dopo due notti di campeggio, l'Ostello di Farnese e' stato particolarmente apprezzato non solo per l'ottimo rapporto qualita'/prezzo...

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Quarto ed ultimo giorno: Da Farnese a Vulci.
(distanza 40 Km, ascesa 250 mt.)
Lasciata Farnese con un poco di dispiacere abbiamo ripreso il sentiero e ci siamo diretti alle rovine di Castro; dopo una breve visita ad alcune tombe, abbiamo proseguito dentro un bosco sempre piu' fitto scendendo dentro una profonda gola da cui sarebbe stato difficile uscire; inoltre il rumore d'acqua gorgogliante aumentava sempre di piu'.
Ora inizia la parte piu' avventurosa: prima abbiamo guadato il fiume Olpeta sulle note di Indiana Jones, poi abbiamo dovuto parzialmente disboscare una piantagione di ortiche assassine alte non meno di due metri che ci chiudeva il cammino. Infine siamo entrati nella via Cava, una spettacolare tagliata lunga circa 1 Km scavata nel tufo, messa in sicurezza recentemente e percorribile senza particolari rischi.
Mattinata divertentissima!
Proseguendo il Sentiero (che abbiamo dovuto abbandonare per un tratto, visto che una guida in nostro possesso lo segnalava interrotto) siamo arrivati su strada asfaltata, consentendo a Nic di lanciare a tutta velocità la sua nuova 46, sino all'ultima tappa presso il castello del Ponte dell'Abbadia a Vulci.
Qui richiamati da impellenti impegni affettivi (Lynda, Rossella, un figlio, un gattino, piatti da lavare vecchi ormai di quattro giorni, due lavatrici, etc.) il gruppo e' stato unanime nell'antecipare il ritorno, riuscendo a prendere il treno da Montalto delle 16.18 senza grosse corse.

Un ringraziamento a Nic che ha organizzato tutto, perfettamente, e a Giacomo "Doc" Cau (2 Kg di attrezzi) che ha risolto prontamente tutti i problemi tecnici.
Menzione speciale al nostro fotografo Giancarlo (che dubitava di farcela) e a Marcella, che millantava una scarsa preparazione (invece e' stata bravissima) e che ci ha sopportato per 4 giorni.
Augusto: basta con questi SMS! Te lo sequestriamo quel cellulare!

W i briganti!
Ciao alla prossima,
Enrico

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Lago di Martignano e ciemmona
Pubblicato da Elio Ascoli Marchetti - sabato 04 giugno 2005, 12:56

Ciao riporto questa mail di Luca, cicloescursionista alla gita di Ruotalibera di sabato 28 maggio, come racconto di un miniviaggio.


"Ciao a tutti,
avrei voluto scrivere questa e-mail ad inizio settimana, ma purtroppo non ne ho avuto il tempo necessario. Vorrei ringraziare Romano Puglisi per la splendida uscita di sabato al lago di Martignano. Romano ci ha magistralmente guidato in un bel percorso attorno al lago,e per questo lo ringrazio nuovamente e ovviamente tutte le guide di Ruotalibera che ci fanno conoscere sempre percorsi interessanti e anche alternativi quando si svolgono uscite su strada. Dopo averci condotto al punto più alto del giro,se non erro Monte Sant' Angelo da dove si poteva scorgere un bel panorama sui laghi di Martignano e Bracciano
DSC01374r.JPG

e Romano mi diceva quanto fosse spettacolare la visione la mattina presto, ci accingiavamo a raggiungere il casale di Martignano dove avevamo la possibilità di bere e di riempire le borracce per proseguire il giro. Il gruppo era numeroso e la compagnia buona, con la presenza di un gruppo di ragazzi alla loro prima uscita. Sotto un bel sole proseguivamo il giro giungendo quindi al lago dove ci aspettava un bel bagno rinfrescante. Sebbene io non avessi il costume e non riesco ancora a capire il motivo per cui non l'avessi portato, dopo alcuni miei tentennamenti, piegavo i pantaloncini da ciclista e mi buttavo in acqua. Cominciavo a guardare l'orologio e mi chiedevo tra me e me se la ciemmoma fosse ancora raggiungibile, dal momento che la mattina mi ero prefisso anche di parteciparvi come avevo fatto l'anno scorso. Si andava tutti a mangiare, pranzo gentilmente offerto dal signor Giorgio presso il ristoro "Da Enzo ai salici" e dopo una leggera siesta, ci veniva data gentilmente la possibilità sempre dal signor Giorgio di poter prendere gratuitamente o una imbarcazione a vela o di provare con la canoa. Io optavo per la canoa e venivo sempre di più ammaliato dal meraviglioso Lago di Martignano. Dopo le foto di rito
DSC01381r.JPG
scattate da un sempre gentilissimo Elio, ci apprestavamo a tornare alla stazione di Cesano e qui cominciava per me ad affiorare una certa stanchezza forse anche sollecitata dall'essere andato in canoa cosa per me insolita, che però mi aveva entusiasmato.Salutavamo coloro che avevano l' auto su al parcheggio e noi altri prendevamo il treno delle 18.30, come è bello prendere il treno e lasciare completamente l'auto a casa. Si giungeva a Roma Ostiense alle 19.15 ed era pronto ad attenderci un vero acquazzone. Avevamo avuto il piacere di salutare e ringraziare Romano Puglisi per la splendida giornata che era sceso qualche fermata prima, ed ora come ingannare il tempo?
Filippo aveva forato e non avendo una camera d'aria di riserva era preoccupato per la domenica, credo fosse per la partecipazione a Cantine aperte, ma dopo essere stato amabilmente bersagliato per il fatto di esserne sprovvisto, Elio, e io vorrei aggiungere sempre cortese e prodigo con tutti,iniziava a riparare la foratura. La ciemmona purtroppo era sfumata ed anche la pioggia battente aveva smesso di venire giù. Io salutavo tutti e con ora un pò il pensiero rivolto alla critical mass mi accingevo a percorrere i miei 20 km pedalando dapprima sulla via Appia poi sulla Tuscolana e Casilina per tornare a casa. Si era conclusa una bella giornata all'insegna della bici.

Con amicizia e simpatia

Luca"

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A spasso per il Molise
Pubblicato da Elio Ascoli Marchetti - martedì 03 maggio 2005, 15:32

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La gita del fine settimana ha visto un gruppetto compatto che ha percorso complessivi 78 km (52 + 26) con un dislivello di 1200 m nel solo primo giorno. Le difficoltà della gita sono state ampiamente ripagate dai panorami tersi e puliti, dalle strade con traffico nullo, dalla neve del massicio Matese, ma soprattutto da un sole primaverile incastononato in un cielo limpido e blu. Il tratturo e Sepinum hanno poi condito il menu di questo fine settimana in uno dei posti ancora poco conosciuti dal turismo di massa nel cuore del Molise. Le note dolenti sono: la mancata visita al museo, (sono stato preso dalle spiegazioni del Prof. Filabozzi sulla caduta dell'Impero Romano) e la perdita della penna nota come "Penna del segretario errante", caduta certamente nel tratto che va dal lastricato del decumano di Sepinum fino al guado del fosso della Fota.
Le foto che riporto: il contrasto tra l'abbigliamento di Cecilia ed il paesaggio circostante,
DSC01194r.JPG
Cecilia sopra Porta Bojano,
DSC01224r.JPG
un pezzo impegnativo di tratturo
DSC01231r.JPG
e l'ultima foto della "Penna del segretario errante" visibile sul
mio marsupio (qui la potete immaginare).
DSC01222r.JPG
Un grazie ai partecipanti Enrico, Cecilia, Giacomo, Antonella e Andrea. E un arrivederci a Sepino.

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Weekend a Massa Marittima
Pubblicato da admin - lunedì 02 maggio 2005, 18:29

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Questo week end inizia con otto intrepidi che prendono il treno alle 6.05
sfidando le previsioni meteo grazie al potere della bicicletta. E il sole ci
premia. Perchè aspettare lunedì per andare a Cala Violina? Ci bastano 300
metri per decidere tutti insieme che vale la pena fare una deviazione di 20
chilometri fra andata e ritorno, pedalando in mezzo alla macchia
mediterranea.Sotto l'incedere dei piedi nudi la sabbia suona come un
violino, ma le zanzare avide del nostro sangue interrompono l'incanto e
mettono le ali ai nostri pedali.
Siamo io, Elio, Nicola De Noia, Paolo, Enrico, Nanni, Patrizia, Giancarlo.
Percorriamo la solitaria campagna maremmana fino a trovare il posto dei
nostri sogni, un borgo abbandonato che si chiama Casalappi e un prato
soffice dove affondiamo con i panini, mentre il sole torna ancora ad
intiepidire il nostro pisolino. Prima di pranzo crampi galeotti constringono
Giancarlo all'immobilità, ma scatta subito il pronto intervento: un mix di
banana, massaggio, stiramento e Giancarlo è di nuovo in piedi. Si pedala:
San Lorenzo, Montieri, dove ci raggiungono Lorenzo e sua moglie Ester,
Fattoria Marsiliana ed una terribile salita fino a Massa Marittima che ci
taglia le gambe.
Ma il residence che ci aspetta ci ridona il buonumore: pavimento in cotto,
travi di legno sul soffitto, piumoni, finestre sui tetti di Massa. Lo
gestisce Ernst, uno svizzero di Zurigo che ha capito tutto della vita: 20
anni fa ha lasciato la noiosa sua terra ed è venuto in Toscana ad aprire il
primo agriturismo specializzato nell'accoglienza ai ciclisti. Anche lui è un
ciclista ed una grossa cicatrice che gli attraversa la guancia sinistra
testimonia che con la bici non è stato tutto rose e fiori. A Ernst siamo
subito simpatici. Entrambe le sere ci viene a prendere con il pullmino al
residence che è nel centro di Massa per portarci a mangiare nel suo
agriturismo, che è fuori città, senza farci pagare un sovrapprezzo per il
trasporto.
E' ora di cena. Cristiana, Stefano e Lorenzo B. arrivano in bici a Massa
giusto in tempo per essere intercettati dal pulmino di Ernst ed essere
caricati a bordo. Potenza della bici, che ci dà il dono dell'ubicità!
Ora il gruppo del primo giorno è completo. Ma il giorno successivo, altro
giro, altra corsa: Lorenzo ed Ester andranno via, si aggiungeranno prima
Luigi e poi Lynda. Il mondo è bello perchè è vario. Così vario che al nostro
week end a quattro palle partecipa anche Patrizia, con un cancello olandese
senza marce. Grande testarda, ma anche forte, che viene pure all'escursione
del secondo giorno, la più dura, e davanti alle pettate non si fa problema a
scendere di sella e a proseguire a piedi.
A Chiusdino (dove per fortuna non vediamo il mulino della pubblicità del
Mulino bianco, diventato luogo di pellegrinaggio per i fedeli del dio spot e
del santo consumo), decidiamo che in fondo 17 chilometri in più tra andata e
ritorno non sono poi tanti per un altro fuori programma che ci consenta di
raggiungere San Galgano, l'abbazia scoperchiata della spada nella roccia.
Che strano week end: nessuno si lamenta, tutti vogliono pedalare di più.
Così, il primo giorno, anzichè 50 chilometri con 470 metri di dislivello
complessivo ne facciamo 72 con 700 metri di dislivello. Il secondo giorno,
al posto dei 60 Km da programma, con 800 metri di dislivello, ne mettiamo
insieme 76, con 1050 metri di dislivello complessivo. Ma saremo dei
masochisti?
Il terzo giorno è quello del relax: 55 chilometri e 350 metri di dislivello.
Comincia a scendere qualche leggera gocciolina, ma ci piace il fresco
ticchettio tonificante sulle nostre guance e la nebbiolina che si alza dai
boschi avvolge nella suggestione delle favole la strada deserta verso
Capanne.
Al lago dell'Accesa pedalata nell'erba alta per cercare case abbandonate e
pericolanti che io so di aver visto in una precedente passeggiata. Quando
già stanno prendendomi per visionaria le avvistiamo e assaporiamo questo
scorcio inaspettato. Nanni se lo perde: non ha voluto sporcare la sua bici
pedando nello sterrato. Non lo avrà mica guastato abitare ai Parioli?
Raggiungiamo ancora Cala Violina, per la prima volta si sprigiona forte
l'odore intenso del cisto di Montpellier, vuol dire che l'estate arriva, è
nascosta dietro le nuvole che vanno e vengono, ma c'è, come la ginestra
gialla che è già esplosa.
Il ritorno in treno passa in un attimo. Ma come: siamo già arrivati?
Grazie a tutti, alla prossima
Cecilia

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Il viaggio in bici
Pubblicato da - martedì 27 dicembre 2005, 11:02

(ovvero: considerazioni sparse e molto personalizzate, ma sicuramente condivisibili dalla maggiorparte dei cicloviaggiatori, sul piacere del viaggiare in bicicletta)

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Ostello di Portree, Isola di Skye, Scozia, Agosto 2004. Ore 7:30.
Nella stanza dove ho passato la notte ci sono altre cinque persone: bagagli dappertutto, tra i quali spiccano due coppie di borse da bicicletta identiche (sono del tipo impermeabile): una appartiene a me, l'altra sicuramente a qualcuno degli altri ospiti della camerata con letti a castello, ma non so a chi.
Ho l'abitudine di svegliarmi abbastanza presto quando viaggio in bicicletta, ma stamattina qualcuno mi precede, e, come primissima, cosa, si accosta alla finestra della stanzetta, apre la tendina e guarda verso il cielo. Mi è bastato questo gesto per capire al volo che si trattava dell'altro cicloviaggiatore.
E sì, chi viaggia in bicicletta, soprattutto in paesi con il tempo non proprio sempre mite e stabile, è legato a filo doppio, quasi dipendente, dal tempo. Ma non che questo sia un limite: la pioggia quasi mai riesce a fermare un viaggiatore sui pedali, né gli toglie lo spirito che lo spinge a scegliere questo modo sicuramente insolito di trascorrere le vacanze. Semplicemente, il tempo è, per chi viaggia in bici, il fattore determinante per stabilire come sarà la giornata che comincia, sempre ed immancabilmente, con quel gesto di guardare fuori dalla finestra appena svegli: come ci si dovrà vestire, che tipo di percorso bisognerà scegliere, con che umore si partirà, come sarà la luce nelle fotografie che si scatteranno' insomma, dal responso di quel brevissimo esame, di quella veloce occhiata buttata lì con un occhio ancora chiuso per il sonno, dipenderà l'impostazione dell'intera giornata che ci si avvia a trascorrere sui pedali.
Nessun altro viaggiatore è così fortemente legato al tempo. Il fatto è che chi viaggia in bicicletta viaggia completamente immerso nello spazio che lo circonda. Non è solo questione di viaggiare lentamente, o di viaggiare con emissioni inquinanti pari a zero: è soprattutto il fatto di essere totalmente liberi da qualunque cosa che ci isoli fisicamente dall'ambiente che attraversiamo, come l'automobile o l'autobus, ma anche un casco da motociclista, a fare la differenza. In bicicletta non si viaggia da A a B: si viaggia sulla strada che collega A a B, e la strada stessa è l'oggetto della nostra esplorazione. Chi viaggia in bici non vede solo il posto da cui parte e quello in cui arriva, e non ha sempre bisogno di fermarsi per poter finalmente osservare qualcosa con più calma: vede e vive semplicemente ogni centimetro della strada che percorre, e si sente in completa fusione e armonia con tutto ciò che lo circonda. A cominciare dall'aria: nessun altro modo di viaggiare permette di sentire il profumo, l'umidità, la secchezza, la leggerezza dell'aria così come la bicicletta.
È per questo che il viaggio in bici comincia sempre guardando fuori dalla finestra appena alzati: si scruta l'elemento in cui saremo immersi per l'intera giornata per conoscerne in anticipo la forma nella quale ci si presenterà.

Dopo la colazione, sempre abbondante, mai eccessiva, si parte. Ma solo dopo aver compiuto quell'operazione fatta di gesti ogni giorno sempre più automatici e rituali che è il fare le borse da viaggio. Lo scorrere del tempo nel viaggio in bicicletta è scandito da due aspetti tra loto complementari ma contrastanti: l'aumentato 'feeling' con le proprie borse, quando si arriva a conoscere ogni minima piega che le magliette dovranno avere per essere sistemate al meglio nel ristretto spazio che le borse da bici mettono a disposizione, e l'aumentata difficoltà nel far entrare tutto nelle stesse, dopo che il nostro bagaglio sarà immancabilmente aumentato di volume per via degli irrinunciabili piccoli acquisti (regali, souvenir o generi alimentari poco importa) che avremo fatto durante le precedenti tappe del viaggio.
Ma, anche in questa operazione, il cicloviaggiatore si distingue dagli altri viaggiatori che incontra negli ostelli negli alberghi, nei bed and breakfast: per chi viaggia in bici il bagaglio non è solo la propria casa semovente, ma è, insieme, il suo peggior nemico e il suo migliore conforto. Mentre le borse si riempiono via via e prendono la loro forma definitiva, sappiamo che saranno le nostre gambe a portarle in giro per decine e decine di km., sappiamo che saranno loro a renderci ancora più dure le salite che incontreremo, sappiamo che saranno loro a frenare i nostri entusiasmi e i nostri tentativi di 'volare' nei tratti di pianura che maggiormente ci inviteranno a farlo, e sappiamo anche che saranno loro, le nostre borse da viaggio, a rendere le discese ancora più pericolose e ad aumentare a dismisura il consumo dei tacchetti dei nostri freni.
Ma sappiamo anche che in quelle borse così piccole c'è tutto quello di cui avremo bisogno in ogni momento del nostro viaggio: la nostra officina meccanica è lì pronta ad assisterci in caso di bisogno, i nostri vestiti del dopo-pedalata sono lì dentro pronti per essere indossati dopo che la doccia ci avrà lavato via di dosso la stanchezza accumulata durante la giornata, i nostri abiti 'tecnici' impermeabili sono lì dentro pronti nel momento in cui un'acquazzone ci sorprenderà.
Le borse del ciclista sono un bagaglio completamente diverso da quello di qualunque altro viaggiatore: non solo lontano anni luce dagli ingombranti bagagli di chi si sposta in macchina nell'illusione di viaggiare, ma diverso anche dal bagaglio del motociclista (forse anch'esso compatto, ma senza alcun problema di peso), e anche molto diverso da quello del saccoappelista e dell'escursionista a piedi: il primo userà il suo zaino solo per gli inevitabili spostamenti tra le varie stazioni di treni e di bus e gli ostelli, non come un fedele e costante compagno di viaggio; il secondo si sposterà prevalentemente in macchina da un inizio di sentiero all'altro, percorrendo le strade di montagna con un bagaglio molto più ridotto che gli sarà utile solo in quelle poche ore. Solo il cicloviaggiatore ha sempre tutto con sé e trasporta con le sue sole forze sempre tutto con sé.
Tutto dentro due piccole borse appese al portapacchi della bicicletta. È per questo che quel rituale del fare le borse la mattina prima di ripartire assume un significato così profondo e così piacevole.

Si parte. Non importa se si percorreranno 30 km. in pianura o 100 km. con continue salite, non importa se si è dei principianti o dei ciclisti sportivi alleatissimi, non importa se si terrà una media di 10 km/h o di 30 km/h: il risultato sarà lo stesso, si vivrà come nessun altro la strada che percorreremo. Con qualunque tempo, da soli o in compagnia, in Scozia o in Marocco, noi che viaggiamo pedalando ci muoveremo davvero nel paesaggio che attraverseremo, non lo ammireremo solamente, ma lo vivremo in pieno.
Cartina alla mano, il cicloviaggiatore non segue distrattamente autostrade o strade a scorrimento veloce, non gli interessa arrivare subito alla sua meta, perché la sua meta è la strada. Il cicloviaggiatore usa cartine a scala molto ridotta, cerca le strade che gli automobilisti evitano, sa riconoscere dalla cartina come sarà una strada, sa vedere salite, discese, pianure anche solo guardando la sua mappa' la cartina geografica è un altro degli inseparabili strumenti del cicloviaggiatore; per qualcuno diventa quasi un feticcio, un 'mondo in miniatura' da studiare preventivamente per poi poterlo assaporare dal vero.
Il cicloviaggio spesso comincia molto prima del primo giorno di pedalata, proprio sulla cartina stradale. Immaginare un itinerario, valutarne la difficoltà e la lunghezza, capire come collegare la varie tappe, come spostarsi per arrivare al punto di partenza e tornare dal luogo d'arrivo dell'ultima tappa, come toccare le località più interessanti senza allungare a dismisura i chilometraggi giornalieri' e poi, sul campo, modificare inevitabilmente tutte le previsioni per una strada interrotta, una salita più impegnativa del previsto, una stradina che nel frattempo è diventata una stradona trafficatissima, una strada sulla carta insignificante che viene dai locali indicata come bellissima, o un imprevisto calo di forma che consiglia di accorciare una tappa in una giornata-no'
Chi viaggia in bici guarda la sua cartina decine di volte al giorno, vuole costantemente rendersi conto di dove si trova, confrontare quello che vede con le indicazioni della geografia del posto che la mappa gli fornisce. Molto diverso dal guardare distrattamente la linea dell'autostrada indicata sulla Grande Mappa Generale scala 1:1500000 e seguire senza rendersi conto di nulla i cartelli stradali che indicano la località d'arrivo, per poi ripartire allo stesso modo.
Ecco una delle cose che aumenta il volume delle borse del cicloviaggiatore durante il percorso: le cartine dettagliatissime comprate sul posto. Spesso non serviranno durante lo stesso viaggio, ma saranno un oggetto di collezione, una specie di 'fotografia' dei posti attraversati in bicicletta, da consultare e riguardare a distanza di mesi insieme alle diapositive del viaggio. Un po' come portarsi a casa una riproduzione in piccolo della geografia dei luoghi esplorati.
È per questo che anche il rituale di fermarsi a consultare la cartina è uno dei gesti che più rimangono dentro dopo un viaggio in bicicletta'

Siamo arrivati. Abbiamo trovato da dormire per la notte, cosa non sempre immediata (del resto, viaggiare in bici rendere difficile pianificare troppo precisamente le tappe e prenotare tutto dal principio). Ci siamo fatti la doccia così a lungo agognata, specie se ha piovuto e se abbiamo preso particolarmente freddo. Ci rivestiamo come le sere precedenti, scegliendo tra i pochi abiti che ci siamo portati per il dopo pedalata, rigorosamente diversi da quelli utilizzati in bicicletta. Il bagaglio del cicloviaggiatore contiene abiti necessariamente leggeri e poco ingombranti, anche se fa freddo: banditi i pesantissimi jeans, i voluminosi maglioni di lana, spesso ci si ritrova in pantaloni di tela, maglietta e giacchino della tuta.
Finalmente ci mettiamo addosso una maglietta asciutta. Prendiamo la cartina, la guida, il diario di viaggio. È l'ora di uscire, farsi un giro nel paese meta della nostra tappa, di solito molto piccolo (il cicloviaggiatore non ama le città e i posti troppo affollati).
Cerchiamo un posto dove mangiare e bere qualcosa, possibilmente caldo e accogliente. La prima sorsata di birra è uno dei 'premi' a cui spesso pensiamo durante la pedalata, così come la cena che seguirà subito dopo. Chi viaggia in bici spesso durante il giorno si alimenta con quello che capita, difficilmente si ferma a pranzare, spesso non trova nemmeno un posto dove poterlo fare, e comunque tende a mangiare molto la mattina e a tenersi leggero durante il giorno. È alla sera che finalmente può godersi un altro dei momenti rituali che caratterizzano il suo viaggio: trovarsi ogni sera in un posto diverso e provare ogni sera qualcosa di diverso, magari seguendo con interesse e curiosità la variazioni di quello che mangia man mano che il suo percorso si sposta in regioni diverse.
Una cena dopo una giornata passata sui pedali durante un viaggio in bici è un momento particolare, unico, in cui non ci si rifocilla solamente, ma si studia il percorso del giorno dopo, si legge qualcosa sulle guide turistiche, si scrive il resoconto della giornata sul diario di viaggio, pratica che non a caso è molto frequente tra chi viaggia in bicicletta. Ed è anche il momento in cui ci si rilassa, ci si trova faccia a faccia (e non più fianco a fianco) con i propri compagni di viaggio. E si mangia sempre volentieri, con gusto, sapendo di farlo in modo sempre giusto ed equilibrato, provando anche un po' di soddisfazione per sentirsi sempre più in forma man mano che si va avanti, spesso tornando dal viaggio addirittura con qualche chilo di meno (cosa impensabile per i turisti motorizzati).
E, dopo la terza o la quarta pinta di birra, si va a dormire chiudendo finalmente gli occhi su quella che, comunque sia andata, sarà stata un'altra memorabile giornata di un indimenticabile viaggio sui pedali. Aspettando di poter riaprire gli occhi qualche ora dopo, per scrutare ancora una volta dalla finestra il cielo appena scesi dal letto.

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Cartoline in bici
Saluti dai nostri cicloviaggi

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