Pubblicato da admin - mercoledì 03 settembre 2008, 19:15
Questo resoconto e' anche disponibile in Versione PDF (292 KBytes)Questa estate, in compagnia di un piacevolissimo gruppo di appassionati di mtb provenienti da diverse regioni italiane, ho fatto in bicicletta il giro in due giorni dello Sciliar. Dalla documentazione letta nei giorni precedenti alla partenza questa escursione assumeva già i contorni di un’esperienza unica ed affascinante per le emozioni che l’ambiente, i panorami e le difficoltà potevano suscitare, aspettative che non sono state certamente deluse dalla realtà. Il Parco Naturale dello Sciliar si estende per circa 6.800 ettari all’interno delle Dolomiti altoatesine formando un’unica area naturale con la zona di tutela paesaggistica dell’Alpe di Siusi. Oltre ad essere l’alpeggio più esteso d’Europa l’altipiano dello Sciliar è un posto che incanta e di cui è difficile immaginare, se non vi si è mai stati, l’alone di magia che lo contraddistingue. Le montagne, i promontori, le valli e le cime più ardite, formano un armonioso panorama che ti avvolge e ti accompagna lungo tutto il percorso e sembra proteggere il cammino di chi si avventura lungo i suoi sentieri. La bellezza di questo posto è accresciuta dal mistero delle tante leggende legate alle sue montagne, agli antichi processi alle streghe e alle forme di folklore e di lingua forse unici al mondo. Insomma Lo Sciliar non lascia indifferenti. Le caratteristiche generali del percorso, come noi lo abbiamo fatto, sono le seguenti: LUNGHEZZA: Km. 52,0 ca. DISLIVELLO IN SALITA: m 2.150 (900m in funivia) DISLIVELLO IN DISCESA: m 2.950 TEMPO PERCORRENZA: h 3,30 + h 5,30 (effettive) QUOTA MASSIMA: m. 2.551 (Altipiano dello Sciliar) CARTOGRAFIA CONSIGLIATA: Tabacco n.05 1:25.000 "Val Gardena/Alpe di Siusi”; Tappeiner n°101, 1:25.000 Alpe di Siusi/Sciliar ITINERARIO: 1° giorno: Siusi – Compatsch – Saltria – JenderBach – Bosch dai Bues – Giogo di Fassa – Rif. Sasso Piatto -Rif. Micheluzzi 2° Giorno: Rif. Micheluzzi – Passo Duron – P. Alpe di Tires – Rif. Bolzano – Malga Seggiola – Prügelweg – Tuff Alm – Laghetti Fiè – Siusi RESOCONTO: 26 LUGLIO 2008: L’appuntamento per i nove partecipanti al giro era presso il piazzale della funivia di Siusi dove, in un comodo parcheggio gratuito, si possono lasciare in tutta tranquillità le auto. Dopo i saluti, le foto di rito e qualche birra consumata al bar per brindare all’incontro e all’imminente evento, abbiamo caricato a turno le bici nella cabinovia (il costo del biglietto è di 9€ bici inclusa) risparmiandoci così i circa 900 metri di dislivello che portano fino a Compatsch (mt.1.844), località di arrivo dell’impianto. Scesi dalla cabinovia la vista è subito rapita per trecentosessanta gradi dalla bellezza del paesaggio e dalle sagome delle cime che circondano il pianoro. Il panorama lascia senza parole e solo Stefano, grande capo della spedizione, inizia orgoglioso a rammentarci che ci ha portato in uno splendido paradiso (merito di cui gli va dato atto). Si parte. Il percorso inizia sulla via asfaltata, dove incontriamo una fontana che ci garantisce il primo rifornimento di acqua. Continuando sulla strada dopo poco incrociamo sulla destra il cartello che indica il sentiero n.3 che porta a Saltria lungo una serie di saliscendi non impegnativi. L’ultimo tratto in discesa è l’assaggio di quello che ci attenderà più avanti, un bel tratto tecnico che percorriamo tra mucche, escursionisti a piedi e single track, il tutto al cospetto del magnifico ed imponente profilo del Gruppo del Sassolungo che pian piano si fa sempre più vicino e presente. L’andatura è da cicloturisti e solo i più energici Fabio, Marco ed Alessandro, sulle loro full, iniziano a scaldare ammortizzatori e freni. Io, Stefano, Simone ed il mitico trio altogarda composto da Igor, Moris e Rocco procediamo più o meno compatti nelle retrovie fermandoci a fare foto e a commentare estasiati la bellezza del posto. Giunti al piazzale di Saltria prendiamo a sx in discesa su asfalto e poco dopo, superato un ponte, iniziamo a salire per una sterrata seguendo in successione il sentiero 30a il 3 e poi il 7 su strade forestali che portano ad un cancello di legno dove il viandante chiede gentilmente il passo al guardiano di turno. Lungo la salita procediamo ognuno del proprio passo senza ingaggiare bagarre con chi è in testa, siamo consapevoli che più avanti le energie serviranno fino all’ultima goccia. C’è chi si ferma e sgranocchiare una delle innovative e biologiche barrette energetiche di panforte preparate in anteprima per il giro da un artigiano di Siena amico di Marco, e chi, già in preda a personificazioni divine indotte dalla spiritualità del luogo inizia a parlare ad alcune delle numerose e caratteristiche mucche presenti sui pascoli circostanti. Tra boschi, malghe, prati, l’acqua dei rigagnoli e di qualche bella fontana scolpita nel legno, con la splendida visuale sul Sasso piatto, superiamo la salita quasi senza accorgercene giungendo fino ad una sella, incrocio tra il sentiero n. 7 ed il 9 appena sopra il rifugio Zallinger. Ricompattato il gruppo buttiamo un occhio verso la prossima salita. Presi dall’entusiasmo per quello che stiamo vivendo nessuno sembra preoccuparsi più di tanto per la rampa che ci attende e i più temerari, sentendosi nell’animo lo spirito di Coppi e Bartali, attaccano il pendio in sella. E’ la prima vera asperità del percorso, l’ultima in salita della giornata. La strada è ampia e comoda ma la pendenza non consente ai più di pedalare se non per un breve tratto. Il gruppo si allunga, ognuno va su come meglio crede e dopo circa 300 metri di dislivello, con il cielo che inizia a diventare cupo, alla spicciolata tutti i partecipanti fanno il loro arrivo al rif. Sasso Piatto (m 2300), posto alla base dell’omonimo massiccio e quota più alta della tappa odierna. Mentre all’interno del rifugio l’allegro gruppo prende posto intorno al tavolo fuori il tempo muta in pochi minuti e un temporale, con tanto di tuoni e fulmini, si abbatte sul sasso piatto e sulla zona circostante. Nel giro di poco il rifugio si riempie di escursionisti che cercano riparo dalle intemperie e mentre i mezzi e gli uomini del soccorso alpino locale si prodigano a dare assistenza ad un paio di sfortunati escursionisti, invitiamo al nostro tavolo due simpatiche ragazze alla ricerca di un ormai introvabile posto a sedere. Tra due risate, qualche canederlo, un ricco piatto di kaisermarren con marmellata di mirtilli, strudel, l’immancabile birra, alcuni cori alpini e giro di grappa finale, ci sentiamo il corpo e mente adeguatamente pronti per affrontare la discesa finale della giornata. Ormai neanche la pioggia può più raffreddare l’entusiasmo e con gli animi riscaldati dalla romantica atmosfera del rifugio e inebriati dai ripetuti brindisi consumati, iniziamo con un piacevole stato di eccitazione fisica e mentale la discesa verso il rifugio Micheluzzi. Il sentiero n. 533 che scende in direzione della Malga Sassopiatto verso la Val Duron presenta un primo tratto abbastanza ripido e con il fondo appesantito dalla pioggia la discesa diventa ancora più tecnica e per certi versi divertente, non risparmiando al sottoscritto un paio di rocamboleschi voli che mi proiettano direttamente nel club degli aviociclisti. Per fortuna il soffice manto erboso attutisce in maniera più che egregia le cadute e tutto si risolve senza nessuna conseguenza. In condizioni di asciutto la discesa non presenta difficoltà rilevanti se non in alcuni tratti in cui è consigliabile, almeno per i meno esperti, scendere di sella. L’ultimo tratto, caratterizzato da un fondo più compatto e meno sconnesso, risulta veloce e divertente e in poco tempo si arriva al piazzale del Rifugio Micheluzzi (quota 1850 m) dove arriviamo bagnati e coperti di fango. Dopo una doccia, messi ad asciugare i panni nel locale caldaie, la serata la trascorriamo piacevolmente tra racconti, partite a carte, un’occhiata alla mappa sull’itinerario dell’indomani e qualche buona bottiglia di vino offerta da Alessandro che decide così di festeggiare degnamente, ed in modo originale, il suo trentaquattresimo compleanno. 27 LUGLIO 2008: Al mattino successivo il tempo sembra non riservarci nulla di buono e viste le previsioni meteo decidiamo di partire in fretta per cercare di anticipare il nero cumulo di nuvole che lentamente risale la valle. Con i primi già sulla strada ed il sottoscritto attardato nella riparazione di una foratura il gruppo abbandona il rifugio risalendo la valle in direzione del passo Duron. Seguiamo inizialmente la strada forestale che costeggia il Rio Duron attraversando una serie di caratteristiche baite adornate da singolari sculture in legno. La sterrata, che inizia dolcemente, impenna repentinamente man mano che ci si avvicina all’imponente parete del Molignon (dopo circa 10 km) restando pedalabile solo per i più allenati. Con il gruppo allungato e l’andatura lenta imposta dalla ripida salita proseguiamo fino a raggiungere il Passo Duron (m 2204). A questo punto si possono fare due scelte. Decidere di non aggirare completamente lo Sciliar prendendo a destra per uno dei numerosi sentieri che permettono di scendere agevolmente a Siusi, oppure prendere a sinistra e percorrere la carrareccia proveniente dall’Albergo Dialer. Il gruppo a questo punto si divide ed il trio altogarda decide per la strada che più rapidamente porta a valle verso la cabinovia. Dopo le foto, gli abbracci e qualche indicazione al trio sul percorso da seguire, ripartiamo. La comoda strada che sale dall’albergo Dialer, incuneata tra il Molignón (a sinistra) e gli aguzzi Denti di Terrarossa (a destra), all’inizio sembra concedere respiro alle nostre gambe ma presto muta in una tremenda e lunga rampa che porta al Passo dell'Alpe di Tires con l’omonimo Rifugio Alpe di Tires (2440 m). Durante la salita qualcuno inizia a sentire suoni di fiati e corni diffondersi nella naturale cassa di risonanza di roccia dolomitica. I più lucidi pensano subito a qualche allucinazione dovuta ad un calo di zuccheri e alla disidratazione mentre gli altri, pensando di aver sottovalutato la salita e consumato sul Duron l’ultima fatica della vita, iniziano già a pensare alla pace spirituale e materiale del paradiso meravigliandosi dell’accoglienza celestiale riservatagli, sicuramente frutto delle raccomandazioni del buon Don Camillo. Niente di tutto questo per fortuna, un piccolo gruppo di musicisti rendeva omaggio a questi meravigliosi posti riempiendo l’aria di una suggestiva composizione musicale in perfetta sintonia con l’ambiente circostante. A questo punto il Capo Iddo, prendendo la palla al balzo, torna a decantare le sue doti organizzative lasciandoci credere che tanto si era impegnato, soprattutto economicamente, per farci trovare una così degna accoglienza. Pur di non deluderlo e per riconoscenza al suo rango di Capo ci accordiamo con una rapida occhiata per dargli ragione e consumato un veloce ristoro al rifugio proseguiamo in discesa seguendo il sentiero numero 4 che ci porta verso la terza asperità della giornata, un tratto con bici in spalla per circa 30 minuti che ci conduce sull’Altipiano dello Sciliar, punto più alto dell’intera escursione a quota 2551 m. Da qui una panoramica discesa conduce al sentiero 1 che porta, dopo un’ultima salita, al Rifugio Bolzano (m.2457) da cui si gode di una meravigliosa vista sulle diverse catene montuose circostanti (Adamello, Ortler, Alpi dell'Oetztal e Stubai). Dopo il meritato riposo e la dovuta dose di birra necessaria per meglio controllare le insidie della discesa, si riparte proseguendo sempre sul sentiero numero 1. Scendiamo inizialmente su una zona coperta di prati e poi dentro il bosco con tratti tecnici e molto ripidi che il più delle volte ci costringono a scendere di sella. Intanto il tempo volge fortunatamente al bello e l’arrivo a Malga Seggiola (m 1940), contraddistinta da una pittoresca figura scolpita nel legno, è da favola. Sulla collinetta adiacente alla malga scorgiamo due coniglietti che indifferenti pascolano sul prato e senza timore si fanno avvicinare. La fontana in legno è fatta per alloggiare l’antica forma del recipiente che contiene il latte, conservato alla perfezione dalla naturale e fresca temperatura dell’acqua sorgiva. Anche se avevamo da poco pranzato ci lasciamo tentare dal gustoso e profumato latte che solo il nome accomuna a quello venduto nei supermercati delle nostre città. Un ragazzino, probabilmente figlio dei gestori, fa sfoggio della sua abilità nel maneggiare la caratteristica frusta da malgaro producendo un susseguirsi ritmato di schiocchi che sembrano rompere per un attimo l’atmosfera magica del posto. Richiamato all’ordine dalla madre il bambino rientra nella capanna e noi assaporiamo gli ultimi istanti di questo posto incantevole prima di riprendere la discesa. Proseguiamo per tratti tecnici attraverso ripidi pendii rocciosi fino a quando il primo ponte di legno ci annuncia il tratto più atteso della giornata, il famoso e suggestivo Prügelweg, un sentiero costituito da assi di legno che si alternano a tratti di lastricato e costruito per accedere più agevolmente agli alpeggi estivi. Passiamo un po’ di tempo a goderci i passaggi in bici e a fare qualche foto ricordo e dopo un po’ ripartiamo affrontando tratti molto ripidi fino a prendere a sinistra il sentiero numero 3 e successivamente la sterrata che parte poco dopo sulla destra. In breve giungiamo ai Laghetti di Fié (m.1036) dove facciamo una sosta per una bevanda a base di sciroppo di sambuco. Torniamo sui pedali seguendo il sentiero 2 che inizia con una divertente discesa dove una foratura ci fa perdere un po’ di tempo. Riparata la ruota affrontiamo l’ultima salita della giornata dalla pendenza non impegnativa ma che si fa sentire data la stanchezza accumulata nelle gambe. Giungiamo poco dopo al parcheggio dove avevamo lasciato le macchine il giorno prima e dopo aver caricato le bici e dispensato gli ultimi calorosi abbracci, ci salutiamo felici per la bella esperienza vissuta e la generosa amicizia, con la speranza di tornare preso a rivivere insieme momenti come quelli appena trascorsi. Valerio Di Fulvio
[3 comments] |