Pubblicato da enrico - domenica 06 maggio 2007, 21:24
(Appendice al resoconto del viaggio in corsica del 27 aprile - 1 maggio 2007). Escursione extra-associativa: 30 Aprile 2007. Il Sentier du Littoral in bici Il percorso fatto al mattino da St.Florent per raggiungere la spiaggia della Saleccia (bellissima anche senza il sole) era stato esotico ma in effetti un po' noioso: una dozzina di Km su asfalto, poi altrettanti di sterrato in mezzo al deserto Des Agriates, su una strada con dune tutte uguali, dura e polverosa, e sopratutto in sostanziale discesa. Quindi ci aspettava un viaggio di ritorno con 12 Km di salita nel deserto... Il Bazzucchi (leggendario nel trovare ristoranti) inizia la ricerca di un itinerario meno noioso: prima ha domandato ad un ciclista di passaggio, senza successo. Poi ha chiesto informazioni al gestore del Camping della Saleccia. Questo, in cambio di un po' di ordinazioni (3 birre e 2 cocacole), gli ha risposto esattamente quello che voleva sentire: esiste un percorso (Il Sentier du littoral, NDR), a tratti impegnativo che, rimanendo sempre sulla costa, porta dritti a St.Florent. Il percorso e' molto bello perche' passa per il Loto e le altre spiaggie del litorale. Chiedo maggiori dettagli: D: Si puo' pedalare ? R: Si, pero' e' un po' impegnativo, a volte bisogna scendere D: Quanto e' lungo ? R: A piedi quattro ore D: Si, ma in Km/dislivello ? R: Non lo so D: L'ha mai fatto in bici ? R: No D: Allora come fa a sapere che si puo' fare in bici ? R: Mi hanno detto che alcuni ciclisti dovrebbero averlo fatto in bici D: Ma lei va in bici ? R: No Non gli faccio altre domande. Era chiaro come il sole che il gestore non sapeva distinguere una bici da una betoniera, e che quindi bisognava scegliere se fidarsi comunque e provare alla cieca, o semplicemente tornare indietro e fare il deserto. Eravamo usciti al mattino per fare una gita facile di poche ore, ed eravamo senza mappe a piccola scala, extra-acqua, cibo, luci per tutti, informazioni certe sul percorso: nessuno degli standard per le uscite associative era rispettato. Come guida non potevo certo portare il gruppo su quel percorso. Comunque siccome era evidente che tutti morivamo dalla voglia di fare l'esplorazione, ho aggiunto che se ci dividevamo la responsabilita' tra tutti e sceglievamo in massa di andare, anch'io sarei stato d'accordo. C'e' da dire che dei 9 che eravamo, 6 erano escursionisti e soci esperti (Marco&Teresa Bazzucchi, Carlo&Carla, Cristina e Roberto Torta), e dei rimanenti due che non conoscevo, Fabio era cicloturista ben prima di entrare in associazione e Claudio aveva una preparazione fisica superiore a chiunque altro. Inoltre le informazioni disponibili (assenza di mappa e certezze sul percorso) erano note a tutti allo stesso modo. In questi casi e' fondamentale la motivazione, e quella c'era. Percorso scelto all'unanimita': pertanto alle 16.30 termina la gita di Ruotalibera per quel giorno, e il gruppo di "indipendenti" inizia l'esplorazione. Bazzucchi, dopo aver sentenziato che "In caso di problemi, la colpa e' di Torta", pronuncia il secondo epico tormentone della spedizione: "Sse po' ffffa' ". Partiamo. La prima tappa e' alla spiaggia del Loto. Ora e' anche uscito il sole, ed e' senza dubbio la spiaggia migliore che io abbia visto negli ultimi anni. Riesco ad ottenere un break di 10 minuti per farci il bagno; nonostante io sia magro e freddoloso e l'acqua fosse ghiacciata, siamo tutti in acqua dopo 30 secondi. Spettacolare ! Ripartiamo. Dopo poco vediamo sulla strada sopra di noi, provenienti dalla direzione in cui ci stavamo dirigendo, due trekkers francesi, visibilmente provati. Il Bazzucchi sale sul crinale e li intercetta. Gli dicono che il percorso e' "tres difficiles" e che comunque, salvo alcuni tratti, secondo loro si puo' fare in bici. L'interpretazione ufficiale del Bazzucchi e' stata: In realta' volevano dire che e' facile e sse po' ffffa'. Nel frattempo: come loro solito i Carli erano rimasti indietro; il gruppone "salta" un bivio parzialmente coperto dalle frasche, e continua a procedere lungo la costa. I Carli arrivano dopo qualche minuto, vedono il bivio e prendono la direzione opposta. La strada sulla costa diventa prima semplicemente impedalabile, poi sempre piu' stretta e difficile. Ad un certo punto sento il Bazzucchi dire "Regolare, questo deve essere il tratto tres difficiles": in effetti il tracciato sulla scogliera si era ormai ridotto ad uno strapuntino di circa 30/40 cm di roccia viva, affacciata sugli scogli sottostanti. Continuamo, ma peggiora ulteriormente, a volte lo strapuntino manca del tutto, e ci sono dei passaggi piuttosto delicati, che richiedono entrambe le mani libere: ci organizziamo a coppie per attraversare questi tratti uno alla volta e passarci bici e bagagli. Procediamo, lenti ma inarrestabili (oltre un'ora per fare qualche centinaio di metri di scogliera). Il gruppo e' passato quasi tutto, e i Carli ancora non si vedono. Li avevo visti in lontananza muoversi dalla spiaggia diversi minuti dopo di noi, poi la strada curvava. Va bene rimanere indietro a sistemare le borse e fare foto, ma adesso comincio a chiedermi dove siano finiti: rifaccio tutta la strada a piedi per cercarli, e penso che nel paio di Km che mi sono fatto di corsa le orecchie gli siano fischiate abbastanza. Vedo il bivio e delle frasche rotte nell'altra direzione; saranno passati da mezz'ora, posso smettere di cercarli. Proseguiamo in 7. Il gruppo e le bici hanno quasi completemente attraversato la scogliera: c'e' voluta piu' di un'ora, una fatica boia ed un numero infinito di lividi ed escoriazioni. A questo punto non si puo' piu' tornare indietro. Peccato che la scogliera finisca su una collina molto scoscesa, e di una parvenza di sentiero nemmeno l'ombra. Dietro la collina c'e' un faro, che prima dall'alto sembrava molto piu' vicino, ma adesso e' sparito. Inoltre, mentre eravamo in quota e scendevamo verso il mare, avevo anche visto nella collina sopra di noi una specie di fortino abbandonato. Mentre traghettiamo le ultime bici, due esploratori (Claudio e il Torta) vengono mandati in perlustrazione a piedi, uno sulla collina davanti a noi verso il faro e uno sulla collina sopra di noi verso la fortificazione. Le certezze erano: - I fari segnati sulle carte nautiche (quindi garantiti funzionanti) hanno quasi sempre una strada che permette a chi fa la manutenzione di raggiungerli via terra rapidamente.
- Chi ha costruito il fortino sopra di noi probabilmente aveva costruito anche una strada.
Claudio arriva sopra la collina e vede il faro dall'alto. Dice che strade non ce ne sono. Penso: stranissimo. Scopriremo in un secondo tempo che quel faro non e' operativo (NDR: evidentemente, perche' si sono dimenticati di costruire la strada... ) Il Torta ha una certa difficolta' a salire verso il fortino, la salita e' ripidissima, non c'e' quasi traccia di strada e occorre farsi largo dentro la macchia mediterranea. Saliamo in un paio. Con un po' di fatica arriviamo in cima alla collina e vediamo il fortino: in effetti il sentiero escursionistico passa esattamente li davanti. Abbiamo ritrovato la strada. In poco piu' di mezz'ora ci apriamo un varco in mezzo alla macchia e trasportiamo bici e bagagli fino alla cima della collina. Incredibilmente i Carli hanno il cellulare acceso, ci parliamo e diamo per buono che siamo tutti sullo stesso sentiero (noi abbiamo oltre un'ora di distacco per esserci passati le bici sulla scogliera). Sse po' ffffa' Rispetto a quello che avevamo gia' fatto, tutto il resto e' stato quasi banale: inizia un trekking duro, spesso trascinando la bici: ma, come ha osservato qualcuno, paragonato alla scogliera praticamente una pista ciclabile. In realta' siamo stati ripagati dalla fatica dai paesaggi che abbiamo visto: una torre diroccata sul mare, calette bellissime, un guado fatto con una lingua di acqua di mare, nessun essere vivente (nemmeno le capre si erano arrampicate fin li'). Il tempo passa, e il sentiero procede esattamente sul litorale. Camminiamo tanto, ma apparentemente non arriviamo mai: mi viene in mente un principio matematico (la teoria dei frattali) secondo cui lo sviluppo metrico di una costa frastagliata e' infinito: mi viene il dubbio, non e' che chi l'ha teorizzato fosse di quelle parti ? Verso le 18 realizzo che non avro' il tempo di passare per l'Internet-point dell'albergo, cosa che avevo intenzione di fare dopo la doccia e prima del corso di Tai-Chi Alle 18.30 realizzo che non potremo partecipare al corso di Tai-Chi, previsto dopo la doccia e prima della cena Alle 19 decido che non passero' a far la doccia prima di cena Alle 19.15 mi auguro che a St.Florent ci siano dei buoni ristoranti aperti fino a mezzanotte, in cui si puo' entrare senza aver fatto la doccia Alle 19.30 mi dico che va bene anche una pizzeria Alle 19.45 opto per un baretto di quelli che rimangono aperti tutta la notte Alle 20 penso che mi accontentero' delle due barrette Enervit-Crunch di emergenza e della banana schiacciata che ho nel borsino, e forse il Bazzucchi ha ancora una di quelle marmellatine che gli ho visto spararsi prima usando un ramo come cucchiaino. E' quasi buio. Mentre mi arrampico su una roccia con la bici sulle spalle a mo' di zaino, squilla il cellulare. Spero siano i Carli che dicono che sono arrivati (questo significherebbe che la teoria dei frattali e' sbagliata). Invece e' mia madre, che mi chiede che sto facendo di bello. Essendo ora di cena, l'unica cosa che mi viene in mente per tagliare corto e' dire che sono in ristorante. Che tipo di ristorante e' ? Penso alle barrette e alle marmellatine: Fanno cucina di tutti i tipi e sono specializzati nei dolci, ma adesso devo chiudere perche' e' il mio turno per ordinare. Mi augura buona cena, ricambio. Comunque al Bazzucchi va peggio: mentre era appeso ad una roccia riceve una telefonata da Fastweb, che gli vorrebbe proporre alcune offerte irripetibili. La sua risposta e' breve e altrettanto irripetibile. Per quella sera l'operatrice non ha piu' contattato nessun altro. Squilla nuovamente il mio cellulare. Stavolta sono veramente i Carli, che sono arrivati a St.Florent. Ottima notizia. Non solo, nei bivi successivi (che noi dobbiamo ancora raggiungere e loro hanno gia' esplorato) hanno disegnato delle freccie con dei sassolini per indicare dove sono passati. Hanno anche prenotato il primo ristorante dove sbuca la strada. Non dovendo ri-esplorare gli incroci ci fanno risparmiare un sacco di tempo, e arriviamo poco dopo le 21, con nemmeno mezz'ora di distacco. Grande Carla!! grazie !!! Alla fine ci abbiamo messo poco piu' di 4 ore (tenendo conto che nell'ultimo tratto la strada diventava una sterrata ed era completamente pedalabile), escoriazioni varie su tutto il corpo, migliaia di calorie bruciate, una forte disidratazione. Ma ci andava di farlo, ci siamo divertiti come matti, e come ha detto qualcuno abbiamo spostato in avanti (di molto) il limite di cosa si possa fare. Dopo la brillante esperienza di trekking con la bici, noi sopravissuti contiamo di partecipare in massa ad attivita' come parapendìo con la bici, alpinismo con la bici, immersioni sub con la bici... Epilogo: a seguito delle numerose richieste (di Beatrice D.M. e di altri), contiamo di riproporre il sentiero nel calendario dell'anno prossimo: iniziate ad iscrivervi alla scuola di roccia. Obbligatoria la bici da corsa (visto che bisogna trasportare una bici, che almeno sia leggera! ;-) Sse po' ffffa' !
P.S. Come e' evidente dalla nostra esperienza diretta, il Sentiero del Litorale non si puo' assolutamente fare in bici: salvo l'ultima parte in cui e' pedalabile e quindi e' comodo avercela, di solito e' un peso ed un impaccio da trascinarsi dietro. Se pero' vi trovate a St.Florent, potete fare il sentiero trekking a piedi e tornare indietro con la barca delle 16; vi assicuriamo che ne vale veramente la pena.




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