Pubblicato da Stefano Mica - venerdì 13 aprile 2007, 09:50
Per chi non crede nell’uso di treno + bici come mezzo di trasporto giornaliero ecco qualche foto dall’Olanda, un paese dove sono cresciuto usando treno + bici tutti i giorni per andare all’universita’. Quando qualche anno fa’ sono tornato alla stazione ferroviaria di Leiden sono rimasto sbalordito dal mare di biciclette parcheggiate davanti alla stazione.
Questo nonstante il fatto che sotto all’intera stazione c’e’ un enorme parcheggio custodito a pagamento, anche questo ben riempito. Quando sono tornato l’anno scorso ho trovato una nuova sorpresa. Per fare ordine davanti alla stazione il traffico di passaggio e stato deviato sotto terra, solo i mezzi diretti alla stazione ci passano davanti, e’ stato costruito un nuovo parcheggio per bici a 2 piani gratuito e un nuovo mare di bici si e’ formato sul retro della stazione.
Il risultato e’ che Leiden rimane una cittadina piacevole da girare in bici o a piedi e non e’ invasa da un traffico prepotente che si ruba tutti gli spazi pubblici. Ovviamente per far funzionare bene treno + bici non bastano i ciclo parcheggi ma servono anche treni sufficientemente frequenti per non essere strapieni ed una rete di piste ciclabili per spostarsi in bici.
Se contate di andare in Olanda in vacanza tenete conto che alla maggior parte delle stazioni di interesse turistico e’ possibile affittare una bici che e’ un ottimo mezzo per visitare il paese.
Anche a Roma in questi ultimi anni e’ stata presa l’ottima iniziativa di fornire tante stazioni, in questo caso soprattutto quelle della metro, di parcheggi per le bici. Alcuni di questi pero’, visto l’esiguo numero di posti bici disponibili, sono spesso tutti occupati. Visto che ogni bici in piu’ equivale una macchina, inquinante, pericolosa e ingombrante in meno, non sarebbe ora di seguire l’esempio Olandese ed aumentare i posti bici ?
Immagini e commenti sui cicloparcheggi a Roma si possono trovare su questo sito:
http://www.ruotalibera.org/simplog/archive.php?blogid=13&pid=132
E' su RomaPedala:
http://www.romapedala.splinder.com/post/4540008[comments?] |
Pubblicato da Nic - lunedì 27 agosto 2007, 10:21
Da qualche tempo mi stavo chiedendo cosa avrei potuto mettere nella pentola dei cicloviaggi per il 2007.Ogni anno infatti cerco un'opportunità che mi diverta(o mi faccia soffrire)in misura tale da distrarmi un poco dalla intensa attività e concentrazione che il lavoro richiede in ogni giorno dell'anno e che mi permetta di respirare aria fresca a cavallo della mia bici.
Andando a ritroso nel tempo, cominciai nel 1996, quando lavoravo in Giappone, con un cicloviaggio in treno Shinkansen (treno proiettile,350 km/h)+ bici, da Tokyo all'isola più nordica del Giappone, l'Hokkaido, non lontana dalla Siberia. Una specie di Alto Adige sul mare, con i prati verdissimi, le mucche frisone al pascolo, l'unica isola nipponica dove si producono burro e frutti di mare in un colpo solo.Giravo con le istruzioni in giapponese per sapere dove andare, perchè a parte Sapporo, in altri luoghi nessuno parlava inglese. Esperienza bellissima. Molto esotica, di conoscenza umana ed ambientale di quel popolo e della sua strana e sismica terra. Sulle strade della costa, ero accompagnato dal suono delle canzoni giapponesi che provenivano da altoparlanti posti sui pali. Che strano, mi dicevo. Scoprii dopo che quegli speakers erano parte del sistema di allerta che serve a salvare il Giappone dagli Tsunami.
Poi nel 2004, una corsa per beneficenza tra Londra e Parigi, come attività di finanziamento per Action Medical Research:3000 sterline raccolte e un grande divertimento tra le strade del Kent e della Francia, dal Pas de Calais a Parigi, in sincronizzato arrivo il 24 Luglio con Lance Armstrong e il tour de France.
Nel 2005 la Transardinia, una Nord-Sud dell'Isola in bici da Olbia, attraverso i monti selvaggi del Supramonte, del Gennargentu e delle pianure fino al mare di Cagliari.10000 m di dislivello in 4 giorni, un percorso "testimonial" per non far asfaltare tutte le strade sterrate della Sardegna.L'anno scorso, la scalata in bici dell'Etna.. la mitica 0-3000 dei nostri amici siciliani. Un esperienza indimenticabile, estrema e piacevole. Dal mare Ionio, all'animato ostello di Catania,ai rumori del gigante vulcano sulla terrazza craterica. Con la bici. Niente Jeep o fuoristrada!
E poi l'Eroica, la classica corsa in bici d'epoca sulle strade bianche del Chianti, vestito con maglia Brooks di lana e su bici degli anni 70, con freni immaginari..
Infine, ancora nel 2006 l'avventura di fine anno in Nuova Zelanda che in tanti avete seguito su questo sito..
Quest'anno ci voleva qualcosa di diverso, molto diverso. Allora sono partito da una cosa nuova. Una nuova bici. 8,5 Kg di bici, una Pinarello da corsa F3-13, per una nuova avventura dalle lunghe, lunghissime distanze. Se volete seguirmi, vi racconterò qualcosa di questi cicloviaggi via via che si realizzano..Con un obbiettivo pazzesco, la Parigi-Brest-Parigi. Le Olimpiadi del cicloturismo: una randonnèe senza classifiche che si corre ogni 4 anni, dal 1931, al massimo 90 ore-sempre in bici o quasi-per percorrere i 1250 km di distanza. Se riuscirò a ottenere i sempre più ambiziosi brevetti di qualificazione, quest'anno ci sarò anch'io, per la prima volta con la maglia della Nazionale Italiana Randonneurs. Una sfida di perseveranza e resistenza ciclistica con me stesso. Un'altra ancora.
Speriamo con le bollicine di champagne alla fine del giro in Francia!
L'albergo a Parigi per riposarsi è già prenotato.. ;-)
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11 Marzo 2007- Una prima piccola tacca
Domenica 11 Marzo ho conseguito il Brevetto Audax Italia e Audax Club Parisien dei 200 Km. Il giro si è svolto con l'organizzazione di Nettuno Bike, partendo e arrivando a Nettuno. Attraverso Cisterna-Cori-Bassiano-Priverno-Terracina-S.F. Circeo-Nettuno. Di cui 120 Km controvento lungo il mare tra Terracina e Nettuno. Tempo impiegato:7,5 ore comprese soste e gelato con vista su Ponza. Che bello avere il diploma in francese ed inglese che diventa il primo mattoncino di questo Lego..
Per ogni info su tutto quello che si sta organizzando in Italia per prepararsi alla Parigi-Brest-Parigi:
http://www.audaxitalia.it
Scoprirete un mondo!

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Sabato 7 Aprile: Sabato santo di passione sulle strade del Chianti per il Brevetto di 300 Km: non tutti i colpi d'ascia producono la tacca sul tronco, come sanno i tagliaboschi..Dopo 150 Km e 2000 m di dislivello, di fronte ad altri 150 Km e altri 2000 m da scalare, alle 16, davanti al passo del Murlo sono costretto ad abbandonare..
Meglio fermarsi nella trattoria di Volpaia (bellissima) e gustare Chianti e formaggi della zona. Parigi val bene una sosta!
Domenica 15 Aprile: Finalmente la perseveranza e le strade del Lazio mi premiano! Conseguito il Brevetto Audax di 300 Km, in un percorso che mi ha portato da Nettuno, a Cori, a Carpineto. Tutti i monti Lepini, in compagnia di 140 altri ciclisti con la passione per le lunghe distanze..
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Trasformazione genetica?
La mia bici Pinarello ha cambiato un pò le sue fattezze. Da quelle esili e leggere, un pò da modella anoressica che aveva appena uscita dalla famosa fabbrica di Treviso, ora ha acquisito quelle un pò più in carne ,come quelle di una splendida quarantenne sicura delle proprie forme e noncurante di qualche chiletto in più..se serve ai propri obiettivi..
Scusate il paragone un pò sessista, ma era solo per dire che oggi la bici da corsa è ora corredata di tutto quello che serve per fare un cicloviaggio continuo di 24 ore, tipico delle randonnèe di 400 Km, la prossima tappa dei brevetti Audax in vista della Parigi-Brest-Parigi. In particolare:
-un portapacchi posteriore a sbalzo per alloggiare un borsino da cicloturismo
-un doppio sistema di luci alogene anteriori e posteriori, a prova di batterie scariche, totalmente duplicato. Le lampade anteriori sono quelle della Cateye, mod.EL-520, che durano fino a 240 ore con 1200 candele di potenza. Ho montato le luci su un tubo di alluminio, ex manubrio di una mountain-bike. Questo per lasciare completamente libero il manubrio originale della bici da corsa per i numerosi cambi di posizione delle mani nei lunghi tragitti.
-un borsino amovibile anteriore, utile per le cose da prendere al volo mentre si pedala.
Inoltre sul casco,trova posto un ulteriore sistema di luci anteriore(bianca) e posteriore(rossa) a led, utile per le possibili riparazioni notturne della bici lungostrada. Un corsetto e due bande, tutto fluorescente, per acquisire una maggiore visibilità nottura, completano il corredo del randonnèur per i brevetti di 400 Km e 600 Km e se ci si arriva, per la mitica PBP.
Ed ecco a richiesta di qualche lettore, la bici Pinarello ora attrezzata per la randonnèe.

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Domenica 6 Maggio: Finalmente arriva la giornata del brevetto 400 Km, svolto in tutto il Lazio meridionale.
Trascrivo un piccolo rapporto come inviato al mio gruppo sportivo, i Lokomotiv Ciclonauti grazie al quale posso fare questi brevetti.
"Nessun problema, nessun indolenzimento particolare, anzi fatti gli ultimi 20 Km a tutta birra, 25-35 Km/h. Dormito 40 min. Terminato in 21 ore su un limite di 27 credo. Media di 23 km/h. Circa 140 partenti, dislivello accettabile..Fatti i primi 150 Km in gruppo di 50 persone, poi con Riccardone per il resto del giro.
Alle 15, direttamente dal brevetto alla doccia a casa di Tony Lonero (organizzatore di Nettuno,
un grande, che combatte la sua malattia con la bici-vedere interessante articolo su audaxitalia.it), quindi pizza e birra e poi mio trasferimento in auto all'aeroporto, per prendere il volo alle 21 per Londra, da dove scrivo.
Il panorama del lago di Fogliano con i riflessi dorati ed i palmeti, stile Marrakech, sul lato sinistro della strada, in un silenzio irreale rotto solo dai suoni della natura, e quelli sul mare argentato dall’altro lato, il tutto sotto un cielo stellatissimo e con la luna quasi piena, è stato lo spettacolo più bello di questo brevetto, il primo con navigazione-siamo o no ciclonauti?- nella intera notte. Bellissimi il tramonto e l’alba nel loro divenire vissuti in bici, buoni i cornetti a Capoportiere.
Strade del Lazio meridionale non trafficate di notte, solo qualche discotecaro curiosissimo ma utile per chiedere le conferme sull'itinerario.
Pub a Nemi per the caldo, gestore ciclista ospitalissimo, abbiamo messo le bici tutte illuminate dentro, sotto gli occhi increduli degli avventori: "400 Km in 24
ore? Io non li farei in un anno, in bici" ;-)
Mondo bello perchè vario!
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Sabato-Domenica-Lunedi 19-20-21 Maggio 2007
Finalmente l'ultimo "scalone":il brevetto dei 600 Km, tutti da fare quasi senza fermarsi. Partito alle 14:00 di Sabato da Santa Maria degli Angeli ad Assisi, grande galoppata, durante la notte ho poi dormito due ore a l'Aquila, per fortuna al caldo, in un saccoletto fatto con un foglio di alluminio..
Ho attraversato questa volta mezza Italia centrale: tutta la Val Nerina, il Reatino, l'Abruzzo tra l'Aquila e Pescara con l'alba meravigliosa sull'Adriatico vista dal Passo di Corno, poi su per tutto il lungo, si lungomare Abruzzese-Marchigiano tra Pescara e Loreto. Il dolce colle dell'Infinito leopardiano a Recanati,(quanto sale, specialmente dopo tanta strada nelle gambe)! Poi Tolentino, e infine di nuovo Assisi alle 5:30 del lunedi mattina. Pedalato per 34 ore per 600 Km. E' fatta!
Se penso che per farne 1200 ad Agosto tra Parigi e Brest e ritorno ce ne dovrò impiegare 90,anche considerando l'accumulo di stanchezza, mi sostengo psicologicamente e mi dico che posso anche farcela...E' lunedi mattina e alle 6:10 ho già il treno da Assisi per Roma, alle 9:30 sono al lavoro!
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Superato l'ultimo brevetto obbligatorio dei 600 Km, registrate dall'Audax Parisien le precedenti omologazioni degli altri brevetti di 200-300-400 Km come da processo di selezione, mi arriva via mail la comunicazione che ho i titoli per iscrivermi, con perfetta procedura online, alla PBP 2007! Le Olimpiadi dei randonneurs..
Il 28 Luglio potrò ritirare nel corso di un apposito raduno per "gli eletti" sulle strade del Chianti, nientemeno che la maglia della Nazionale Italiana Randonneurs: composta dai 400 italiani che parteciperanno alla PBP dal 20 al 24 Agosto..insieme a 4000 ciclisti di tutto il mondo che hanno come me svolto l'identico processo di selezione mediante i brevetti Audax nei loro paesi di provenienza.
Sarà la prima volta nella vita che indosserò una maglia da bici senza averla banalmente acquistata in un negozio! Con su scritto: ITALIA, e con tanto di tricolore. Speriamo bene!
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9 Luglio 2007: Inconsueti e divertenti allenamenti all'estero
Ho accettato l'invito del mio collega ciclista olandese Gertjan Roosjen a pedalare con lui nel suo paese. Gertjan vive nella unica zona olandese che abbia colline, esattamente il Sud Limburgo, al confine con Francia, Belgio e Germania. Qui, soggiornando per qualche giorno nel gradevolissimo paese di Valkenburg, abbiamo fatto insieme il giro di tutto il Mergelland, un bellissimo percorso per bici su strade assolutamente prive di traffico, ma piene di villaggi graziosi, salite con pendenze fino al 20%, del tutto inattese nella mia idea di Olanda, poi ciliegie colte dagli alberi e buona cucina e birra appena pastorizzata per le nostre soste serali.
Suggerisco a tutti una vacanza in bici nel Mergelland. E' proprio adatta a tutti, anche a famigliole, il percorso intero è lungo 185 Km e si può evidentemente fare anche in più giorni, senza incontrare auto e pericolo alcuno.Solo relax, accoglienza in graziosi piccoli alberghi di paese, in una terra coltivata, abitata e gestita con grande civiltà.
Oltre ai giri in campagna, Gertjan ha voluto che io provassi l'emozione di un allenamento ad alta velocità nel Velodromo di Landgraaf, dove lui si allena, con metodo e scientificità incredibile tutti i martedi per un'ora..Non per nulla lui è un campione di MTB e di strada nella Amstel Gold Cup.
Così mi sono misurato con la velocità costante in bici, in pista, senza fermarmi mai. Ho percorso ripetuti anelli di 2 Km ciascuno, ad una velocità di circa 35 Km dalle 7 alle 8 di sera, ma i campioni che mi circondavano alla fine dell'ora avevano fatto oltre 50 Km..
Una foto di questa esperienza:

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La maglia della Nazionale Randonneurs
Sabato e Domenica 27-28 Luglio 2007
In questo week-end si è svolta una delle due riunioni della Nazionale Italiana dei Randonneurs, questa qui a Castelnuovo Berardenga (SI), nella splendida regione del Chianti.
Da qui siamo partiti per Siena per una bella passeggiata insieme a tanti cicloturisti e per promuovere un progetto di donazione di bici a bambini del Burkina Faso..
Poi,con la Nazionale, un giro di 400 Km no-stop o quasi attraverso tutta la regione del Chianti e nella Maremma toscana, fino a Pitigliano e poi giù nella Val d'Orcia più affascinante..
Io ho smesso di pedalare dopo 300 Km percorsi in circa 24 ore, alle 13 di ieri a 40 gradi meglio fermarsi per mangiare del cocomero fresco a Bagno Vignoni, davanti alla famosa vasca termale sulla via Francigena..
Pedalerò più a lungo al fresco nelle Alpi francesi in Agosto.
Ecco il link alla maglia azzurra:
http://www.audaxitalia.it/banner/shirt.html
..ed una foto del randonneur italico nella Piazza del Campo a Siena insieme a due amici di Ruotalibera, Isabella ed Enrico.

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31 Luglio 2007
Scrivere con passione:
se cercate lo spirito del randonneur, potete facilmente trovarlo in questa lettera di Rosy Bandieri, una ragazza che ha partecipato alla grande alla rando di Castelnuovo. Come dicono a Radio24:la passione, si sente!
http://www.audaxitalia.com/news/read_news.php?news=146&category=4&c=18
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26 Agosto 2007. Il riposo dopo la conclusione dell'avventura
In un albergo sulle rive della Schelda ad Anversa mi riposo un pò dopo la fantastica ma un pò brutale randonnèe della Paris- Brest-Paris.
Ho concluso il viaggio in 88 ore, quindi entro il limite previsto.Sono felice e ho negli occhi tutte le esperienze che ho passato in bici, giorno e notte, ora per ora, dal 20 al 24 di questo Agosto così piovoso in Francia.
Se siete interessati ai contenuti multimediali della PBP, potete trovare tutto su:
http://www.parisbrestparis.tv
Inserirò una breve cronaca nei prossimi giorni, per ora raccomando a chi volesse misurarsi con questa prova ciclistica indimenticabile, di pensare alla edizione del 2011, di tempo ce n'è per prepararsi!
O se avete fretta ;-), l'anno prossimo ci sarà la più dura randonnèe d'Europa, si svolgerà in Italia: 1001 Miglia tra Brescia Roma e Brescia attraversando le strade secondarie e i borghi più belli del centro e nord Italia.
Tutto sul sito Audax Italia: www.audaxitalia.it
[10 comments] |
Pubblicato da Nic - lunedì 08 gennaio 2007, 21:38
  Si,è quaggiù!

Lunedi 18 Dicembre partirò per un cicloviaggio di tre settimane in Nuova Zelanda. Ogni tanto posterò qui alcune descrizioni delle mie giornate in bici in questa terra lontana ed affascinante.
Se volete, seguitemi!
Ciao
Nic
Il paese - Geografia
La Nuova Zelanda si trova nell'Oceano Pacifico sud-occidentale, a metà strada tra l'Equatore e l'Antartide. E' situata 1 600 km a sud-est dell'Australia, la nazione più vicina. La sua superficie è di 270 000 kmq (dimensioni simili a Giappone, Italia e Inghilterra) e Vi sono circa 3 800 000 abitanti. La capitale è Wellington nell'Isola del Nord.
Il paese è formato da due grandi isole - l'Isola del Nord e l'Isola del Sud - separate dallo Stretto di Cook e da numerose altre più piccole isole - l'isola di Stewart, Tokelau.
Rilievo
Il paesaggio della Nuova Zelanda è caratterizzato dalle linee di faglia che tagliano il paese in due blocchi. Le due isole sono così divise dalle alte montagne - le Alpi neozelandesi. Le uniche pianure grandi si trovano nell'Isola del Sud - le Canterbury Plains - all'est delle Alpi.
L' Isola del Nord - Te Ika a Maui
L' Isola del Nord ricopre circa 144 600 km. Al suo centro vi è un altipiano vulcanico, ancora molto attivo con anche occasionali eruzioni. Il punto più alto è il M. Ruapehu (2797m.), uno dei tre vulcani. Da notare è la regione montuosa che si estende da Est a Sud fino alla Stretto di Cook. La parte Ovest dell' isola è nota per i suoi ricchi terreni agricoli.
L' Isola del Sud - Te Waipounamu
L' Isola del Sud ha una superficie di 152 720 km ed è meno popolata rispetto all' Isola del Nord. La catena montuosa nota come le Alpi del Sud si estende per 500 km da Nord a Sud e include il M. Cook (3754m), che è il punto più alto. Mentre la parte ovest ha la foresta pluviale ed i ghiacciai, la parte est è pianeggiante e più secca.
Clima
La Nuova Zelanda è un paese temperato ma non tropicale. Le temperature non variano molto da stagione a stagione. Bisogna ricordarsi che le stagioni sono esattamente opposte a quelle italiane. Da dicembre a febbraio è estate e da giugno ad agosto inverno. Le regioni del nord sono le più calde. Le precipitazioni sono relativamente moderate, tranne sulla costa sud-ovest dell'Isola del Sud, dove le precipitazioni annuali possono raggiungere 5 500 mm.
Le temperature a Wellington variano da 20°C a gennaio a fino a 5,6°C a luglio.
Flora e Fauna
La flora nativa è molto sviluppata. Grazie all' isolamento e alla relativamente tardiva colonizzazione ci sono molte specie uniche - più di 1500 che vivono solo in Nuova Zelanda, inclusa la kowhai dal colore dorato e la pohutakawa rossa. L' ampia foresta nativa è stata seriamente ridotta dall' arrivo delle popolazioni europee, ma parchi protetti e riserve forestali occupano ancora quasi un terzo dell' area del Paese.
19 Dicembre-Dubai
2 giorni nella scintillante Dubai, tra grattacieli e spiagge residenziali a forma di palma. Ricevo una proposta di tour nel deserto in Humvee(SUV).Ho deciso di accettare..In bici sarebbe difficile muoversi, e non solo per la sabbia del deserto. Anche qui come a Shanghai questa estate, le bici sono di fatto bandite: gli Emirati sono in una fase dello sviluppo ancora totalmente autocentrica.
Domani mattina ho l'aereo per Sydney e poi ci sara' il balzo finale verso la NZ. Finalmente prendero' la bici in affitto da Craig a Christchurch.
21 Dicembre-Christchurch, Isola del Sud Nuova Zelanda
KIA ORA! Saluto a te, in lingua Maori
Finalmente dopo un lungo volo sull'India e altri paesi asiatici e uno scalo a Sydney, arrivo nel capoluogo dell'isola del sud. Avevo letto che era British, ma non credevo cosi' profondamente! Sembra una cittadina del Devon o della Conovaglia.. ma la parlata e' terribile, questo non e' Inglese, e dire che ne ho sentiti di tanti tipi ma questo e' incomprensibile. Trasformano tutte le E in I e viceversa, quindi Check In diventa Chicken, Left diventa Lift, e via equivocando!Piano piano mi sto sintonizzando, alla fine del giro puo' darsi che li capiro"..
Prendo la bici da trekking prenotata dall'Italia, e' una Avanti Explorer Sport con ruote 700x35, adatta un po' per tutti i fondi stradali che mi aspetto di trovare, anche di pietrisco. Ha la forcella ammortizzata e quindi e' abbastanza pesante.Il cambio e' un onesto Shimano Acera a 7 pignoni dal 12 al 30.Faccio installare la mia sella anatomica SMP Stratos ed i miei pedali a sgancio portati da Roma per stare piu' comodo nei tanti chilometri che mi aspettano. Affittare la bici e' stata la scelta piu' ragionevole perche' ora le linee aree fanno pagare anche 50 Euro a tratta e poi ci sono i rischi di smarrirla o di che si danneggi nei vari scali. Anche economicamente affittarla conviene, ho pagato circa 150 Euro per 3 settimane, e la restituiro' il 3 Gennaio da tutt'altra parte, ad Auckland, prima di volare a Roma. Ha tuti gli accessori possibili e immaginabili, dalla pompa alle luci, dai freni di scorta all'antifurto. Tutto stivato nel borsino installato sul manubrio.
Eccola qui davanti all'ostello YMCA di Christchurch dove ho dormito prima di un lungo viaggio in bus verso Queenstown, nel Sud dell'isola, da dove affrontero' le salite delle Alpi Neozelandesi.

Ed ecco tutti i protagonisti della giornata: il comodo bus intercity Atomic Shuttles, la bici e il sottoscritto.
23 Dicembre-Queenstown
Sono nella mecca vacanziera dei Neozelandesi,specie di quelli piu'giovani e spendaccioni.. Qui la vacanza non vuol dire mai sbraco, pittosto c'e' una gara a inventarsi tutte le attivita' che producono divertimento adrenalinico: siamo nella patria originaria del bungy jumping dai ponti e da piattaforme sospese su fiumi e laghi, del parapendio in coppia, delle jetboat velocissime che volano su 20 cm d'acqua, dello skydiving, cioe' ti buttano da un aereo in gruppo e si scendi veloce finche si apre il provvidenziale paracadute per tutti. Non ho potuto dire di no a tutti i proponenti, mi sentivo quasi in colpa..E a Queenstown la variegata offerta e' pubblicizzata in modo molto attraente! Quindi ieri pomeriggio mi sono fatto un'ora di jetboat sul bellissimo fiume Shotover che fino al 1960 era il maggior banco di setaccio dell'oro dopo il Klondike canadese..il pilota fa fare al motoscafo i cosidetti spins(piroette a 360 gradi) che ti fanno sbalzare nella barca, evita all'ultimo minuto i piloni dei ponti e vola sul fiume quasi sulle rive... La gente si diverte moltissimo a rischiare di farsi male! E poi, chissa' che ne pensano le associazioni ambientaliste di questi fiumi spazzolati con veloci e inquinanti motoscafi.
Comunque, questa e' una pubblicita' della Thrill Therapy, Terapia del Brivido..I Newzealanders, oltre che farci i soldi, sembra che a questa cura ci credano davvero!
Queenstown-Wanaka:77 Km
Stamattina alle 8, finalmente partenza in bici per un percorso di 77 Km con circa 1000 m di dislivello. C'e' stato un sole molto forte tutto il giorno, e' arrivata l'estate. Ci sono 25 gradi e mi sono scottato il naso nonostante la crema. Ogni tanto vedo gli opossum investiti dalle auto. Siccome sono tanti e distruggono ogni giorno una quantita' incredibile di foresta, i Neozelandesi li sterminano senza pieta'. E infatti non c'e' negozio che non venda le morbidissime pantofole in pelo di opossum..
Transito per un piccolo paesino di cercatori d'oro, Arrowtown, con le botteghe ancora in stile selvaggio west e regolarmente funzionanti, come l'immancabile General Store dove vendono, oltre a tante cose utili in un paese, anche dei buoni panini.
Dal 1870, una colonia di immigrati cinesi si stabili' qui per cercare l'oro, venderlo ai traders locali e poi inviare le rimesse alle famiglie. C'e' infatti una piccola Chinatown con le casette di pietra usate dai cercatori cinesi.
Nel 1960 circa si smise di cercare l'oro in questi fiumi perche'..era finito..ma qualche scaglietta si puo' setacciarla ancora oggi.
Ecco una immagine di Arrowtown. E'davvero un set per un film western.

Alle 17 arrivo a Wanaka, gradevolissima cittadina su un lago contornato da montagne innevate. Finora non c'e' mai stao problema a trovare i posti per dormire. Le strutture ricettive per i backpackers (viaggiatori con zaino, rientrano in questa categoria anche i cicloturisti che vogliono risparmiare e avere la bici praticamente fuori dal letto) sono molto ben fatte e si paga soltanto circa 13 Euro a notte in camere a due letti! Il vino neozelandese che viene servito nei ristoranti e rivaleggia con i migliori europei. Ieri sera ho pasteggiato con un Sauvignon Blanc che aveva un gusto fruttatissimo, a detta degli esperti, del tutto naturale. Ovviamente ad insegnare ai Kiwi a fare il vino sono stati gli Italiani immigrati nel secolo scorso.
24 Dicembre-Wanaka
Oggi sono rimasto in questa Cortina degli antipodi, affacciata sull'omonimo lago alpino perche' qui si sta proprio bene e quindi ho deciso di fare un Natale stanziale al sole. Il mio interesse oggi non e' per la bici, ma e' per.. le pecore. La Nuova Zelanda e' di fatto dipendente dalle pecore. Si puo' dire che comandano loro. C'e' quella che fa star in uno show di successo e quella che si fa imboccare con la piu' tenera delle erbette. Le pecore sono 40 milioni in NZ, dieci volte piu' degli uomini e da sole garantiscono il 29 del PIL del paese.Qui vengono prodotte ogni anno 8000 tonnellate di lana Merino, molto pregiata,delle quali 100 vengono comprate dal lanificio italiano Loro Piana. Che da qualche anno ha istituito il World Wool Record Challenge, un premio assegnato ai due allevatori che hanno prodotto la balla di lana piu' fine in Australia e Nuova Zelanda. Quest'anno ha vinto la famiglia Payne, della regione di Canterbury, sulla costa est. La loro balla del peso di 95 chili conteneva fibre con un diametro medio di 12,1 micron (un capello ne misura 60) ed e' stata acquistata dall'azienda italiana per 57,000Euro. Gli allevatori hanno ammesso che questa lana da record era stata tosata da pecore nutrite con le loro mani a erba fresca, due volte al giorno. C'e' ancora qualcuno che pensa che sia meglio un giorno da leone che cent'anni da pecora? In Nuova Zelanda no di sicuro.
Le pecore convivono nei pascoli con una specie di lama, gli alpaca, che producono un'altra lana calda e leggerissima. Siccome le pecore le conosciamo bene, ho pensato di fotografare questi alpaca, da poco tosati del loro prezioso pelo. Qui queste lane sono importantissime, le comprano in tanti. Sembra che come in Scozia e Norvegia, i popoli un po' spartani in realta' amino coccolarsi con queste lane morbidissime.

BUON NATALE!

25 Dicembre-Wanaka-Haast:140 Km
Mi sono alzato presto per iniziare questa tappa dalla distanza "monstre" alle 7:30. E' la prima volta che faccio tanti Km con 40 Kg di bagaglio per cui non so bene a che ora arrivero' a destinazione. E' importante che presti l'attenzione ad ogni dettaglio logistico perche' da Wanaka in poi, sull'unica strada esistente, praticamente la civilta' viene interrotta, ad esempio non si trovera' un altro bancomat prima di 400 Km, e il cibo solo in un punto. Aggiungiamo che e' Natale e quei pochi punti di servizio al viaggiatore sono anche quasi tutti chiusi. La copertura cellulare e'interrotta e se ne parlera' di riaverla soltanto tra 200 Km. Quindi sono proprio solo con me stesso e con quello che ho portato da Wanaka (acqua e dolci), e non ci sono neanche tanti altri turisti in giro. In compenso, la panoramica Autostrada 6 (in realta'misura 10 m nei punti piu'larghi) che collega Wanaka ad Haast e' un incanto: assolutamente senza traffico, avro' visto 10 macchine in 140 Km, e sono accompagnato da opossum e conigli selvatici che ogni tanto sbucano e attraversano la strada e dai cinguettii di tanti tipi di uccelli diversi, a cui si aggiungeranno alcuni pappagalli man mano che mi avvicino alla zona piu' temperata. Questa che attraverso e' un po' una terra di mezzo tra la regione alpina del Central Otago e quella di West Coast sul Mar di Tasmania, con la sua foresta pluviale. La strada nei primi 70 Km scorre vicino a montagne incappucciate di neve, boschi di faggi e conifere, laghi azzurri e grandi alvei fluviali. E' un paradiso per gli occhi. Attraverso il valico piu' favorevole, a 562 slm e "scollino" cosi' le Alpi del Sud.

Da ora in poi la vegetazione diventa molto ibrida, con gli abeti che si mischiano con le yucca, qualche palma e le gigantesche felci che sono un simbolo della Nuova Zelanda.
Sono entrato nella foresta pluviale..ed infatti, inizia a piovere!

Questi sono gli uccelli che mi hanno fatto compagnia questa mattina. Mi ricordano quelli che ho incontrato nella foresta amazzonica.

Nel pomeriggio piove ancora incessantemente e allora mi e' di compagnia anche l'ipod con le sue 300 canzoni, per coprire gli ancora 60 kilometri che ancora mi separano da Haast. Arrivo qui alle 19 e per una volta alloggio in un albergo quasi di lusso con cena a base di tagliata di arrosti misti (carvery) e colazione a buffet domattina. Questo per compensare il mio parco pranzo di Natale che potete vedere, acquistato nell'unico ristoro aperto oggi.

26 Dicembre-Haast-Paringa Lake:47 Km
Continua a piovere intensamente e lo fara' ancora per i prossimi 3 giorni secondo il meteo NZ. Quindi non mi resta che fare la strada che mi sento di fare per oggi e poi fermarmi in attesa di un miglioramento. Per fortuna sono nel paradiso terrestre della West Coast. Qui sotto, geograficamente parlando, c'e' solo l'Antartico e la Tasmania e' di fronte ma a 1600 Km di distanza. Ci divide da essa il meraviglioso mare di Tasman in cui le onde si infrangono sul golfo sul quale mi trovo con una violenza incredibile, a causa della grande distanza in cui vengono generate. Apprendo che qui sotto si mescolano le acque antartiche con quelle calde provenienti dall'Australia e questo cocktail crea un particolare microambiente marino ricchissimo di pesci e di plancton che vanno in superficie. Ecco perche' questo e'un mare preferito di delfini di Hector, che vivono solo qui, pinguini con la pelliccia e soprattutto balene e orche (Killer Whale).
Trovo alloggio in un villaggio turistico a Paringa, molto spartano ma suggestivo, sul lago omonimo. Il proprietario, Ken, mi vende 1/2 Kg di pasta e un sugo pronto ai funghi. La cucina e' attrezzatissima. Cosi' per una volta, cucino e pranzo made in Italy, perfino con un bicchiere di vino rosso offerto dal buon Ken!
C'e' anche una connessione Internet satellitare che mi permette di postare questo blog. Fuori piove, e sento alla TV che in Australia e Tasmania nevica, in estate! I turisti che hanno portato i costumi da bagno hanno dovuto comprare piumini e fanno a palle di neve.. qui, "hic manebo optime", dopo tutto.
27 Dicembre-Paringa Lake-Ghiacciaio di Franz Josef con il bus, causa pioggia incessante. Tutti i bus che attraversano il Paese sono prenotabili e trasportano le bici(se c'e' ancora posto) o dietro al bus o in un carrello appendice. Esattamente come in Italia :-)..Pero' sono abbastanza cari.
Lungo la West Coast, arrivo nel pomeriggio nel paesino sul ghiacciaio di Franz Josef, chiamato cosi' in onore dell'imperatore d'Austria. E' pieno di cicloturisti qui, ma quasi tutti un po' bloccati dalla pioggia.Ma gli ostelli sono davvero ospitali, hanno la vasca termale in cui stare insieme, ti danno la zuppa calda all'arrivo e tuute le sere gratis, centinaia di film e un impianto di Home Theater dove si guardano i film in giornate come questa. Il tutto per 12 Euro a notte in una stanza a 6 letti!
Per domani, se possibile, escursione a sul ghiacciaio. Questo insieme al gemello Fox, poco distante, e' l'unico ghiacciao che scende su una foresta pluviale a soli 200 metri dal mare. Contrariamente ad altri ghiacciai, in questi ultimi anni sta crescendo. Domani spero di postare una foto!
28 Dicembre-Salita al ghiacciaio Franz Josef
Stamattina alle 7:30, approfittando della giornata quasi bella, sono uscito con un gruppo e due guide alpine sul ghiacciaio che si muove di 2-3 metri al giorno verso il mare..E' a 2200 m e noi dopo una lunga camminata lungo il fiume e poi la scalata sul ghiacciaio con corde, piccozze e creazioni di scalette siamo arrivati a 800 m di quota tra le azzurre formazioni di ghiaccio cosi' rare da vedersi in queste dimensioni.
Muniti di giacche, calzoni, guanti scarponi e ramponi da ghiaccio eravamo abbastanza a nostro agio , ma dovevamo prestare la massima attenzione a non scivolare nei profondi crepacci.Tutta l'escursione si svolge sotto il professionale controllo delle due guide e quindi non si ha mai la sensazione di insicurezza. Un panorama ed un ambiente maestoso: il ghiacciaio che incombe su di te, che poi giu' a valle si scompone prima in grossi pezzi di ghiaccio e poi diventa un fiume che scorre nella foresta sottostante, a 200 m dal mare di Tasman.
Questo ghiacciaio e'localizzato qui sulla costa occidentale grazie alle grandi correnti di aria calda che si formano sul mare, provenienti dall'Australia e che giungendo sulla NZ si innalzano sulle Alpi, precipitano come neve e diventano ghiaccio perenne. Avevo gia' visto un ghiacciaio sul Monte Bianco, ma questo e' di dimensioni molto grandi e per fortuna cresce e non si ritrae come altri nel mondo. Alle 15 siamo rientrati in paese. Ho fatto molte foto, e queste sono due per il blog.


30 Dicembre-Nelson-Mokueta:52 Km
Mediante l'indispensabile bici+bus, intermodalita' davvero pratica in questo grande paese in cui la rete ferroviaria estesa non esiste (tranne spettacolari esempi come la TranzScenic che attraversa le Alpi del Sud che sembra sia eccezionale, e non fatico a crederlo), ecco finalmente la vera estate, quella di Nelson, cittadina sulla costa nord occidentale dell'isola del Sud..

Qui intorno tante l'ambiente ricorda l'Italia, specie quella agricola: coltivazioni sterminate di mele, pesche, fragole, kiwi, poi vigne e aziende vinicole una dopo l'altra. Questo e' uno dei grandi orti e vigneti del paese, produttori del famoso Sauvignon Blanc Astolabe al quale mi sono affezionato, e la cittadina di Nelson e' la porta della Golden Coast.. Poi capiro' perche' si chiama cosi', non e' un nome pubblicitario qualunque..
Se qualcuno in Italia fosse giovane o coraggioso da pensare di trasferirsi qui, consiglio spassionatamente di venire a Nelson. Ha un clima sempre temperato, e' su un mare bellissimo, ha le montagne come quinte che la proteggono dai grandi geli, e' alle porte di un parco nazionale, la gente che ci vive e' rilassata in un modo incredibile. Incontri e visiti artisti, piccoli produttori agricoli, ristorantini, il cicloturismo stradale e MTB e' molto diffuso, assaggi i migliori vini, frutta saporita, e la gentilezza ed educazione sono incredibili per un italiano..E' facile trovare lungo le strade di campagna un banchetto con l'ombrellone con pacchetti di frutta gia' confezionati ed i prezzi. Si deve solo prenderli e depositare i soldi in un'apposita cassettina. Questa legata con una catenina da 4 soldi pero'..
In breve la qualita' piu' alta che si possa desiderare, in un paese avanzato socialmente (primi a garantire il voto alle donne, primi a inventare la pensione pubbilica, etc..non vi ammorbo con il resto).. ed ecologicamente molto saggio.
Una curiosita': in zona ci sono molte cicloturiste, specialmente svizzere e tedesche. Sono le piu' forti di tutti, guidano una bici di 17 Kg, hanno un bagaglio di 45..e mangiano come delle bestie tutto il giorno. Dicono che pero' torneranno a Zurigo e a Bonn con 20 Kg in meno. Forse e' vero..

A cena, collaborazione italo-olandese con tre ragazzi che condividono con me la stanza. Mi dicono che sono invitato ad un barbecue stasera, io vado al supermercato e compro il mio contributo. Birre (12 lattine), 1 kg di cotolette di agnello, 10 salsicce, e altre cose. Poi scopro che i dutch guys sono vegetariani, ed hanno anche loro comprato quantita' enormi di cibo: funghi, zucca, patate dolci,melanzane, peperoni, olive..In breve, grigliamo e mangiamo anche noi come delle bestie, con temporanee conversioni reciproche..hanno assaggiato il mio agnello ed io tante cose buone vegetali fatte al cartoccio in stile dutch..Poi birra, vino rosso e bianco, spumante della NZ, sigari (miei), cappuccino (offerto da loro) per finire..Poi a nanna, felici..domani mare!

31 Dicembre Motueka- Kaiteiteri-Parco Nazionale di Abel Tasman:50 Km
Silenzio, parlano le foto della Golden Coast. Spiagge lunghe e spaziosissime, deserte e dal colore dell'oro. Solo tanta natura e qualche kaiak..


La chirurgia ciclistica e il caffè espresso di Nelson
Durante la piacevole tappa in bici tra Nelson e Motueka, mi sono fermato a visitare uno dei numerosi negozi di bici che qui sono davvero attrezzatissimi. Mi ha attratto il nome, Cycle Surgery, che conoscevo perchè ho comprato una bici nella loro sede di Londra. Dunque, una prima singolarità: entri nel negozio, è molto frequentato da ciclisti della zona Golden Coast, soprattutto stradisti, ed il gestore, uno che ha girato tutto il mondo e dice di essere stato colpito dalla grandiosità del Colosseo a Roma, ti offre un ottimo caffè espresso fatto con apposita macchina da bar made in italy posta sul bancone. Quanti negozi così in Italia? Poi, chi viaggia all'estero sa quanto gustare una tazza di caffè fatto all'italiana sia una rarità, e dopo un pò di tempo di assenza dalla Penisola ti viene una specie di nostalgia per la miscela densa.. Quindi già un'ottima presentazione per me..

Il negozio é effettivamente un centro di preparazione, modifica, assemblaggio di bici da corsa e MTB veramente di buon livello, ma quello che ha attratto questa mattina la mia attenzione non é tanto la tecnologia e lo..staff chirurgico locale, quanto un Visiting Surgeon che stava armeggiando, anzi direi effettuando un intervento, sulla sua bici fuori del negozio..Peter Wood, si chiama, é un signore di circa 70 anni, un pedalatore di lungo corso che ormai si sente un pò stanchino a farsi le lunghe distanze e i dislivelli alcune volte impegnativi delle strade neozelandesi. Lui però vuole essere sempre un "Vitainbici" degli antipodi, mai arrendersi all'auto su queste strade costiere da gustare metro per metro, e allora, a mali estremi estremi rimedi, ha trovato una soluzione appunto chirurgica.
Dunque, mentre pedala lui si porta sulla schiena uno zainetto che contiene il..cuore della sua bici. Cioè un motorino a scoppio, con tanto di catena e serbatioetto per la benzina..Quando non ce la fà più, ed in previsione di tanta strada, si ferma e "trapianta" il motorino sulla bici a cuore aperto, con 4 dadi e qualche fascetta, avvalendosi appunto delle attrezzature del Cycle Surgery..montato il tutto, quattro pedalate, il motorino parte, e Peter se ne va contento a casa dalla mogliettina..Potremmo chiamare il motorino un Viagra della bici?
Ecco qui Peter Wood all'opera.. Vuole che io gli invii le foto e ricevere i complimenti dei ciclisti italiani, a: weter@clear.net.nz.

Stasera, cena di Capodanno in Italia!
No, presso una coppia ligure, Sandro e Laura, che si e' traferita qui a Motueka e che ha aperto un B&B, l'Airone Cinerino, soprattutto per la clientela italiana in visita qui. Il loro sito e'
www.greyheron.co.nz
Mi aspetta una cenetta a base di cucina ligure!
Buonissima. Pansoti alle noci, pollo e verdure, un ottimo tiramisu. Con la piccola comunita' italiana che vive in questa zona. Mi sembrava di essere a casa!
UN BUON 2007 IN BICI A TUTTI!
Ricevo un sms da un mio caro amico dalla Francia:
"Always remember for 2007...life is short, forgive quickly, kiss slowly!Laugh + love uncontrollably + never regret anything that made you smile"
Ho pensato di condividerlo con voi "as is", non credo servano traduzioni.
1 Gennaio 2007: Motueka-Nelson:50 Km
In mattinata sono tornato a Nelson per poter prendere il bus fino a Picton, il porto di uscita dall'Isola del Sud necessario per salpare verso l'Isola del Nord..
Ho preso il traghetto BlueBridge (piu' economico dell'Interislander) ed in 3,5 ore ho attraversato lo stretto di Cook, passando attraverso il meraviglioso Marlborough Sound-puntellato da tanti verdissimi isolotti e penisole- che caratterizza la costa nord.
Alle 23:00 sono sbarcato nella capitale della NZ, Wellington, molto graziosa ed elegantissima con le sue case coloniali sparse sulle baie, molto collinare e ventosa, ma un vero paradiso per i salitomani sia di MTB che di strada! Passero' la giornata di domani con due amici cicloturisti neozelandesi, Carl e Sandy, che mi ospitano nella loro casa in centro citta'. Se volete vedere che tipo di cicloturisti sono (fanno vacanze di 3-4 mesi in Europa in bici staccando temporaneamente dal lavoro, qui si puo' fare..) e un bel reportage sulla intera NZ vista dal sellino, visitate il loro cycling blog: http://penwarden.co.nz/Cycling/2005_01_01_archive.html
2 Gennaio: Wellington, Mount Victoria e la Cable Car
Ho visitato l'importante museo nazionale "Te Papa", (Il nostro luogo, in lingua Maori), viste tra tante cose interessanti sul Paese, le caratteristiche canoe da guerra Maori e il Moa imbalsamato,il grande struzzo estinto che viveva solo qui, e una esposizione sulla immigrazione italiana in NZ chiamata "Qui tutto bene". Ho comprato un bellissimo libro sulla NZ che se volete condividero'.
Un viaggetto sulla Cable Car che ti porta in cima al Mount Victoria. Viste mozzafiato sulle baie che circondano questa bella e vivibilissima citta'. Ha solo 400 mila abitanti, ed e' una capitale.
2-3 Gennaio: In bus notturno tra Wellington e Auckland
Trascorro questa notte sul bus intercity che in 11 ore mi trasporta da Wellington alla citta' delle 100 vele, la mitica Auckland dell'America's Cup 2000 di Black Magic vs. Luna Rossa e del golfo di Hauraki e le sue isole. Se tutto va bene, vedro' la Haka(danza di guerra) fatta dai Maori al museo nazionale. Ore 11.
3 Gennaio: Auckland, Davenport e Golfo di Hauraki: 50 Km.
I Maori.. e la FIAT
Ci sarebbe moltissimo da dire sui Maori, e sulla cultura che permea questo Paese improntata dai suoi primi abitanti. Giunsero qui per primi oltre 1000 anni fa a bordo di bellissime canoe oceaniche(waka), provenienti dalla Polinesia.
In seguito, nel 1642, il Paese venne scoperto dall'olandese Abel Tasman per la Compagnia Olandese delle Indie Orientali. La scoperta, però, fu tenuta segreta per prevenire eventuali insediamenti della rivale Compagnia Britannica delle Indie Orientali. Nessun altro europeo vi giunse fino al 1769, con l’arrivo dell'inglese James Cook, seguito da varie spedizioni commerciali inglesi, francesi, spagnole, americane e russe.
Nel 1840, con il Trattato di Waitangi, i Maori dovettero cedere la Nuova Zelanda alla Gran Bretagna.
I Maori chiamarono queste due isole Aotearoa, la lunga nuvola bianca, dalla presenza di nuvole stazionarie che si creano sulle grandi isole così disperse nell'oceano. Mi soffermerò soltanto sulla Haka, la danza di guerra del popolo Maori.
Per saperne di più se siete interessati, o consultate Internet o venite al bellissimo museo nazionale di Auckland..
Dunque, la Haka presentata stamattina al Museo è stata fatta al buio, e non ho potuto fare le foto della danza. Solo dopo l'esibizione sono riuscito brevemente a fotografare questa ragazza Maori nel suo tipico costume tradizionale e scambiare con lei un saluto.
Per la Haka, ho fatto la foto ad un libro che descrive la danza Haka "KA MATE"presentata dalla squadra Kiwi di Rugby All Blacks, davanti alla rivale squadra del Sudafrica.


Come penso sapete, la FIAT questa estate ha lanciato uno spot pubblicitario della sua FIAT Idea facendo fare la Haka ad un gruppetto di donne italiane che dovevano dare l'idea di essere toste..comprando la macchina FIAT che le avrebbe aiutate nella guerra quotidiana in città.
Se sapeste che casino internazionale questo ha provocato, in particolare sulla stampa, presso i Maori e anche nel governo Neozelandese..Internet ve ne può dare una informazione esauriente se siete interessati. Vi indico un link, solo per darvi un'idea:
http://www.advmagazine.net/stampa.php?r=11439662521055
Alcune sculture magiche dei Maori

Oggi ho fatto un bel giro in bici per Auckland e poi ho preso il battello per visitare il promontorio di Davenport, verde e con belle spiagge ed approdi per i tanti velisti della città. Qui è nata l'avventura vittoriosa della NZ nell'America's Cup del 1995 e del 2000, qui Sir Peter Blake, lo skipper di Magic Black, ha imparato a regatare. Posto davvero grazioso e interessante da girare in bici, con le spiagge, i giardini fioritissimi, le fortificazioni, il piano-ora dismesso!- di mine nella baia, ed i grossi cannoni inglesi "invisibili" contro le invasioni Russe di fine 800, ma troppe le invitanti pasticcerie dove poi scaldarsi al sole e mangiare muffin caldi al mirtillo..
L'angolo del porto di Auckland con le due barche della New Zealand

Un bel giro nel promontorio di Davenport (bici+nave)

3 Gennaio 2007- Fine del viaggio!
Il 3 Gennaio alle 14, ho riconsegnato la bici a Jeff, agente ad Auckland della City Hire Cycle.. e la mia avventura in bici nella terra dei Kiwi è finita..

Non ho pedalato tanto quanto avrei voluto in questa occasione. Il maltempo nella costa occidentale e le distanza e quindi i tempi di percorrenza mi hanno costretto a fare abbastanza uso del bus. Comunque i percorsi in bici sono stati di grande bellezza e qualità, con poco o nessun traffico automobilistico e questa è una grande cosa per chi vuole godersi un viaggio in bicicletta.
Raccomando a tutti quelli che possono farlo un viaggio in questo Paese in bici, o meglio in bici+bus. Ho visto molti paesi ma devo dire che la Nuova Zelanda è un posto davvero eccezionale per i panorami che si godono e nei quali si entra con grande piacere sensoriale, e per i civilissimi ambienti urbani che si attraversano. E la natura qui, le piante, gli animali, i fiori, a causa della distanza dalle masse continentali, è così particolare e diversa dall'Europa e dagli altri continenti.
In chiusura, approfitto per ringraziare Gilmo, il globetrotter in bici di Roma che mi ha consigliato l'itinerario di massima, poi Carl e Sandy, la coppia di cicloturisti che mi hanno così gentilmente ospitato a Wellington facendomi sentire a casa mia, e Sandro e Laura del Grey Heron di Motueka e i loro ospiti Antonio e Claudia per il Capodanno quasi in famiglia.
A tutti un grandissimo GRAZIE per aver contribuito a questa esperienza. Tanti auguri a tutti di un felice e pedalabilissimo 2007.
E NOHO RA, Arrivederci
Nic
nicola.denoia@tin.it
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Pubblicato da Cristiana Vignola - venerdì 15 settembre 2006, 16:55
Arrivano le vacanze estive: il desiderio di un viaggio avventuroso e poco organizzato, magari
in bicicletta, e’ molto forte; ma quest'anno bisogna scegliere un paese freddo…
Propongo a Stefano l’Islanda in bicicletta: io ci sono gia stata 11 anni fa, non in bici e poco nell’entroterra, la parte piu’ selvaggia e desertica dell’isola. Quando arrivai e vidi vari ciclisti scendere dalla nave, decisi che un giorno anche io ci sarei ritornata per un viaggio decisamente piu avventuroso che non girare l’isola in pulmino!
Stefano accetta ben volentieri la mia proposta, ma, come nostro solito, ci decidiamo molto tardi a prenotare il volo.
Per i bagagli non e’ facile ottimizzare il peso: dobbiamo portarci la tenda e sacco a pelo e poi indumenti invernali e per la pioggia ed infine scorte alimentari con pentola e fornello per poter cucinare quando non si trova nulla. Mi sembra enorme il bagaglio, ma poi quando in Islanda vedo il bagaglio degli altri ciclisti tutto sommato il mio mi sembra piccolo.
Sia all’arrivo in Islanda che alla partenza, il tempo e gli islandesi non sono stati molto clementi ( il giorno prima di tornare in Italia sono caduta due volte dalla bicicletta a causa del vento) pero per il resto del viaggio, contro ogni aspettativa, abbiamo avuto solo un altro paio di giorni con clima nefasto.
Per il resto che dire… abbiamo percorso circa 830Km in ambiente quasi sempre selvaggio, tra ghiacciai, deserti, cascate, guadi, zone geotermiche, colate laviche e pozze calde (sia naturali che non) dove fare il bagno dopo una giornata di pedalata.
Lascio alle immagini il resto del racconto...
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Pubblicato da Marco Pierfranceschi - lunedì 24 aprile 2006, 22:33
Non so se a voi è mai capitato di aprire una cartina stradale e cominciare a fantasticare di itinerari, decidendo il punto di partenza, o l'arrivo, e cercando di capire che tipo di paesaggi, di pendenze, di traffico si incontrerebbero sul percorso. L'idea di questo itinerario è nata così, come per tanti altri, ma è stata da subito talmente affascinante, direi folgorante, da decidere di andarlo a provare appena possibile.
Cominciamo col dire che a rendere fattibile un'escursione di questo tipo è unicamente la possibilità di trasportare le bici sui treni. Poi quella di poter utilizzare due linee ferroviarie diverse per l'andata e per il ritorno, in questo caso la Roma-Pescara per l'andata, e la Roma-Perugia per il ritorno. Due linee lontanissime tra loro, che oltretutto, in prossimità dei due centri di inizio e fine percorso, divergono ulteriormente in maniera brusca... in mezzo, in prevalenza, le montagne dell'Appennino, a rendere il percorso impegnativo ed accidentato.
La mia intuizione, in tutto ciò, è stata di verificare la sequenza di una serie di valli tali da ridurre al minimo gli svalichi, e di conseguenza il dislivello "a salire", e poter sfruttare il naturale dislivello "a scendere" determinato dalla differenza tra la quota di partenza e quella di arrivo, pari a circa 600mt.
L'uscita si configurava quindi come una pedalata di circa 130km, con alcune pendenze non immediatamente quantificabili "a salire" (stimavo, male, circa 300mt) e 600mt netti di dislivello "a scendere" che ci avrebbero regalato parecchi chilometri da percorrere senza grande sforzo.
Questa la teoria, non troppo lontana l'esperienza diretta.
"Terni, stiamo arrivando!"
Dovendo affrontare una distanza non alla portata di tutti i ciclisti (né di tutte le bici), il "manipolo di eroi" coinvolto in questa "mattata" si riduceva per selezione naturale al sottoscritto, all'impavido Gianni Gallina, scalator di mille cime, e ad un giovane virgulto di belle speranze e cattive frequentazioni che cela la sua vera identità sotto lo pseudonimo di "SempreOltre" (Oltre, per gli amici...). Scendiamo dunque alla stazione di Avezzano al motto di: "Terni, stiamo arrivando!"
I primi chilometri sono la parte peggiore dell'intero itinerario, la strada che collega Avezzano a Magliano dé Marsi è infatti trafficata al pari delle vie consolari romane nei pressi delle zone industriali all'ora di punta! Ma d'altro canto a questo servono le prove di percorso: trovare i punti critici e risolverli.
In quest'ottica valgono due considerazioni: la prima che si era di sabato e non di domenica, la seconda che converrà, per le prossime volte, partire da Tagliacozzo anziché da Avezzano.
Superato Magliano dé Marsi la strada diventa quella che mi aspettavo: traffico pressoché nullo e paesaggi mozzafiato, la splendida giornata primaverile ci regala un cielo azzurro con nuvolette bianche, prati verdissimi e mandorli in fiore. Conosco già questa parte dell'itinerario, perché la propongo ogni tanto in un'uscita intitolata "Piccole valli d'Abruzzo", superiamo Borgorose e da lì "Hic Sunt Leones" fino a Pescorocchiano (dove ricomincia la parte a me nota, percorsa col giro della "Val de' Varri" fin sotto Leofreni, e con quello del "Lago del Salto" fino alla diga).
Il passo è decisamente veloce, guidato dal taciturno Gianni abituato ben più di noi alle lunghe distanze. Oltre riesce a stargli a ruota, io mi difendo come posso e mi prendo qualche piccola rivincita sulle discese.
Ad una decina di chilometri da Borgorose, immersi in un paesaggio fin troppo incantevole, emerge l'errore di calcolo iniziale: la strada scende come previsto, ma risale molto più del previsto! Saliamo e saliamo per Pescorocchiano e raggiungiamo nuovamente, al bivio per Leofreni, la bella quota di 800mt.
Pescorocchiano
La cosa, tuttavia, non sconvolge nessuno, ed oltretutto ci si preannuncia la planata sul lago del Salto, ed i molti chilometri perfettamente in piano a margine delle sue rive boscose.
L'arrivo in discesa al lago del Salto
Arriviamo alla diga e sostiamo un attimo prima di imboccare la discesa che ci porterà a Rieti, anche questo è un tratto di percorso ignoto, ma si rivela un dolcissimo falsopiano senza sorprese.
Accanto alla diga del Salto
Nell'ultimo tratto il traffico di automobili aumenta significativamente, ma anche questo era nel conto, Rieti non è una piccola città. In compenso l'arrivo all'ora di pranzo e l'attraversamento sono decisamente indolori, ci affacciamo dentro le mura giusto il tempo di individuare un bar-pizzeria e pasteggiare una mezz'ora a pizza, crocchette di patate e bibite varie, doverosamente sbracati in poltrona. Abbiamo già percorso quasi 90km. Valutiamo che tra il treno delle 16.34 e quello "dopo le 19.00" ci conviene decisamente "darci una mossa" e prendere il primo. Ripartire dopo il pranzo è decisamente molto più "soft" di quanto avessi previsto: non è necessario attraversare la città, poche pedalate e siamo già sulla piana reatina, e il traffico è quasi inesistente. Mentre puntiamo su San Nicola ho un'altra intuizione: terminato il breve strappo in salita e la strada panoramica con vista sul Lago di Ripa Sottile, invece di passare sotto Labro si può voltare a sinistra, prima della discesa, per attraversare Colli sul Velino, costeggiare il laghetto di Ventina e, dopo una rapida occhiata al lago di Piediluco, buttarci giù in discesa verso Terni. Quest'ultimo tratto, seppur di breve durata, è molto trafficato e poco piacevole, ma l'arrivo a Terni non ha praticamente alternative. In compenso il centro città è pedonalizzato e decisamente tranquillo, e dato che siamo arrivati con mezz'ora di anticipo il tempo per un gratificante cono gelato c'è tutto.
SLURP!
Tutto sommato l'itinerario non è improponibile, e considerato che il treno successivo ci darebbe circa tre ore di margine in più, non è escluso che diventi un'uscita "ufficiale" fin dal calendario 2007.
I numeri della pedalata:
Partecipanti: 3
Distanza complessiva: 125km
Dislivello complessivo "a salire": 700mt
Dislivello complessivo "a scendere": 1300mt
Tempo pedalato: 5 ore (circa)
Velocità media: 25km/h (sic!)
"Terni, siamo arrivati!"
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Pubblicato da Cristiana Vignola - venerdì 04 novembre 2005, 15:52
La partenza di questo breve cicloviaggio in Basilicata non e' stata proprio delle migliori.... dopo esserci sistemati nelle cuccette in un treno strapieno diretto sia a Lecce che a Crotone, scopriamo che avevo sbagliato la prenotazione delle cuccette: era per il giorno dopo!
Stefano inizia a perdere tempo per far partire il treno (io volevo scendere e annullare il viaggio)...e il treno parte e ci ritroviamo a passare la notte nel corridoio sdraiati per terra con bici e borse al seguito!
Tanto terribile e' stato il viaggio quanto bello e' stato poi il giro sia sul piano escursionistico che umano; infatti la seconda sera, giunti con il buio all'azienda agrituristica dove avremmo dovuto solo pernottare, siamo stati gentilmente invitati a cena dalle figlie del gestore passando una piacevolissima serata... e la mattina successiva ci e' stata offerta pure la colazione!
Se si e' un po allenati, la Basilicata e' decisamente una bella regione per pedalare: gente ospitale, paesaggi bellissimi con strade letteralmente deserte dove facilmente incontri rapaci che ti volano sopra la testa.
Ciao Cristiana
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Pubblicato da - lunedì 10 ottobre 2005, 08:06

Cala Violina
26 settembre, lunedì. Castiglione della Pescaia-Cecina: 88 chilometri
Matteo, Cecilia , Elio
E’ la giornata più bella e intensa. Lorenzo l’ha cominciata pedalando alle 5.45 della mattina, con il cielo ancora stellato, per raggiungere Follonica e il suo treno per Roma. Ci ha lasciato la cioccolata, che dividiamo all’aperto, intorno ad un tavolo dove indugiamo volentieri a parlare.
Poi si pedala. Vogliamo portare Matteo a Cala Violina, dove c’è la sabbia che suona sotto i piedi e dove non possono arrivare i motori. Ci fermano dicendo che la caletta è chiusa perché girano un film su Napoleone con Monica Bellucci, ma noi andiamo avanti e la disubbidienza ci premia: in spiaggia c’è un guardaparco più conciliante che ci fa restare perché le riprese devono ancora cominciare.
E’ bagno, anzi, una sequenza di bagni, con Matteo incredulo che ripensa alla plumbea e piovosa Milano che si è lasciato alle spalle. E’ il suo primo assaggio di Mediterraneo. E non poteva cominciare meglio, visto che nella classifica di Legambiente Cala Violina risulta tra le migliori dieci spiagge d’Italia.
La bici di Matteo, una Specialized da strada, regge allo sterrato e lui è contento del test.
Sappiamo che la sosta balneare della mattina adesso ci obbliga a tappe forzate, così, dopo il panino sul lungomare di Follonica, inizia il trenino forsennato con punte di 28 all’ora. Ci fermiamo solo a San Guido, davanti al doppio filare di cipressi carducciani che portano a Bolgheri. Per fortuna a Venturina devo ritirare i soldi al Bancomat, così strappo una sosta in più. Arriviamo a Cecina: una lunga pineta divide la strada dal mare. La attraversiamo in un balzo e siamo in tempo per rimanere in estasi davanti al sole che tramonta. Il nostro alloggio è dall’altra parte della strada, una dependance dell’albergo a due passi dal mare, con una stanza, un bagno e una verandina. La cena è sulla spiaggia: il nostro è l’unico tavolo occupato, gli unici rumori sono le nostre voci e lo sciabordio delle onde.
Penso che sia l’ultima sera: il ritorno è previsto da Pisa all’ora di pranzo. Ma come succede in questi casi, basta mettersi nella giusta disposizione d’animo e le piacevoli combinazioni fortuite, che sono il sale dei viaggi, arrivano. Raggiunge Matteo al telefono il pisano che lo deve ospitare il giorno dopo e che ha organizzato la presentazione del suo libro “Europa Europa”. Dice che mi conosce, che è venuto al Cicloraduno a Roma. Ci parlo e scopro che è il papà di Alice, la bimba premiata con un campanello a forma di mucca alla serata di gala. Giacomo Lucente, questo è il suo nome, si offre di ospitare anche me e Elio. Perché rifiutare?

Tramonto a Cecina
27 settembre. Cecina-Pisa, 65 chilometri
Matteo, Cecilia, Elio
Un lungomare bello, ma senza sole, che va tutto contromano rispetto alla nostra direzione. «Tutte le strade portano per forza a Roma», dice Matteo. Così noi dobbiamo pedalare sulla parallela più interna, che quasi subito prende quota e ci vede impegnati in un continuo sali scendi. Passiamo davanti a Rossignano Solvay, gli stabilimenti del bicarbonato. Sapremo la sera che la struttura non provoca inquinamento atmosferico e della acque, ma l’inquinamento estetico è una ferita nel bel paesaggio che stiamo attraversando.
Il vero colpo però ce lo dà Livorno, che rompe la felice continuità dell’armonia toscana e ci precipita in un contesto mediorientale. E non è solo per il porto. Ci sono trasandatezza, rumore, smog, automobili e motorini dappertutto. Le polveri sottili si appiccicano alla pelle e lasciano sulle labbra un sapore acre. Passiamo davanti ad una scuola superiore all’ora di uscita e fatichiamo a districarci nel caos dei motorini, a bordo i ragazzi portano il casco slacciato.
Altro che giro della città. Fuggiamo. E insieme a Livorno di lasciamo alle spalle la pioggia. Raggiungiamo Tirrenia, con i suoi decandenti fasti di memoria fascista, poi Marina di Pisa, dove l’Arno incontra il mare. Risaliamo il fiume per 11 chilometri fino a Pisa, che pedaliamo contromano per raggiungere la Torre pendente e piazza dei Miracoli, dove ci attende Giacomo, di Pisa in bici-Fiab, nata solo da un anno e mezzo ma già molto attiva. Giacomo, per esempio, si batte per aprire i contromano alle biciclette. Tour al Comune e poi alla libreria Mongolfiera, per la presentazione del libro di Matteo, “Europa, Europa”.
La mattina per me ed Elio la sveglia è alle 6.30 per prendere il treno alle 7.40. Matteo si alza con noi. E’ il momento dei saluti.

Con Giacomo a Pisa[1 comments] |
Pubblicato da Lorenzo Bartolucci - venerdì 30 settembre 2005, 08:59

Matteo Scarabelli, cicloviaggiatore e "Ambasciatore della Bicicletta" nel Mediterraneo
Sabato 24 settembre: Civitavecchia-Capalbio 71 km
La Maremma
I ricordi della lettura del libro “Europa Europa” e l’approssimarsi della partenza di Marco mi riportano a galla i volti e le persone conosciute nel viaggio in solitaria Vienna Praga di questa estate.
Dopo aver salutato Riccardo e Marco Pierfranceschi all’altezza del Lido di Tarquinia, proseguiamo secondo le indicazioni fornite da Gianni Gallina quando anni orsono si recò al cicloraduno a Torino in bici.
In sella al suo cavallo di ferro “Ronzinante ”, nome di battessimo della nuova compagna di viaggio di Matteo, io Cecilia ed Elio ci inoltriamo alla scoperta di quel territorio a nord di Civitavecchia che una volta si estendeva dal Grossetano giù fino all’Agro pontino.
Terra di mezzadri, malaria, acque salmastre, paludi, dove prima della bonifica e della costituzione dell’Ente maremma, soltanto i Lorena nel 1700 avevano apportato le prime bonifiche e opere di sistemazione idraulica nel territorio della provincia di Grosseto.
E così Matteo dopo aver incominciato a prendere confidenza con la luce e il primo tramonto del med., incontra il primo volto del mediterraneo, volto di una giovane donna diplomata in operatrice turistica che insieme al marito ex direttore di banca conduco un azienda agrituristica ai piedi di caparbio.
Giungiamo all’imbrunire con il pensiero di trovare un postazione con connessione Internet da dove Matteo possa scaricare il primo report del viaggio.
Ci accontenteremmo semplicemente di un pezzo di pane e formaggio e invece l’allegra brigata degli ospiti dell’agriturismo, condita dal vino e da gusti semplici e familiari come il crostino toscano, la pasta fatta in casa e un delizioso mille millefiori con pecorino sciolgono l’atmosfera
La mattina seguente la visita all’azienda, alle sue serre e al laboratorio del miele ci fanno ripercorrere in un veloce istantanea la fatica, i sacrifici e la passione per il lavoro di questa giovane coppia e di tutta una generazione che in questi territori sottratti alle paludi si è trasferita, ha costruito la sua vita, si è radicata e ha allevato i propri figli.
Ci racconta che negli anni 50 al padre nativo di capalbio fu assegnato il podere e che soltanto nel 68 poterono permettersi l’acquisto di un trattore, arrivò la luce , la TV e soltanto nel 78 le strade furono asfaltate.

Domenica 25 settembre: Capalbio-Follonica 106 km
E’ un andare facile di fine estate fra stradine secondarie che ci conducono dolcemente a Grosseto evitando l’Aurelia.
Matteo cattura le zolle rosse, rosse appena rimosse e scoperchiate.
Facciamo tappa a Magliano in toscana, piccolo paese posto sulla sommità di un colle cinto da un arco di mura e torrioni a retaggio dell’influenza senese.
Il dolce tepore della piazza affacciata sulla chiesa rende ancor piu gustosi i pomodori raccolti da Cecilia nei campi e i tost messi da parte a colazione.
Si riparte spinti dalla voce ammaliatrice di Cecilia che ci guida verso la meta di Cala Violina per l’ultimo bagno di stagione.
Ma è tanta la voglia di un tuffo al mare, che , dopo aver percorso controvento per una 10 di km la ciclabile Grosseto - Marina di Grosseto, ci infiliamo nel primo varco al mare che incontriamo lungo la litoranea. Ci rifocilliamo di caffè, frutta e cioccolata.
Dopo Castiglione della pescaia, uno strappo velenoso al 16% ci riporta in quota verso Punta Ala direzione Follonica.
Pian di Rocca, un gruppo di case intorno a un piccolo borgo, simile a quello di Palo Laziale per chi conosce questa zona poco distante dalla città di ladispoli.
Ricerche di un affittacamere infruttuose. Incomincio a rassegnarmi all’idea di passare la notte sotto una trapunta di stelle rischiarate da una luna a 3/4. Peccato che non ho il sacco a pelo.
L’ultimo tentativo dalla pizzeria e troviamo dei posti liberi.
La serata si conclude davanti a una gustosa e genuina pizza di mozzarella di bufala e pomodoro e la prima birra.
Grazie alla paziente opera di assistenza tecnica di Elio, registriamo i freni e il cambio.
Ore 01.00. Fra quattro ore e mezza devo svegliarmi, mettere su la macchinetta del caffè, rifare la borsa e andare a prendere il treno delle 07.04 a Follonica per rientrare a lavoro.
Prima di spegnere la luce, domando a Matteo cosa si aspetta da questo viaggio.
Ancora un segno di rottura , di discontinuità, oppure lo scoprire nuove situazioni, nuovi punti di vista, prospettive su cui poggiarsi e costruire qualcosa al ritorno ?
Non è certo, sicuramente questo andare lo trasformerà ancora.
Come dice un proverbio brasiliano, il cammino si fa camminando.
Posted by Lorenzo Bartolucci
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Pubblicato da - sabato 01 ottobre 2005, 13:04
APULIABIKE
(ovvero: breve cronaca di un viaggio minimalista su due ruote)

Ce ce n’am a scì, sciamaninne!
Questo è quello che alla fine mi sono detto, mentre riflettevo sulla possibilità di passare qualche giorno in bicicletta in giro per la Puglia per raggiungere i miei familiari sparsi sulle due coste del tacco dello stivale. E già, chi l’ha detto che per viaggiare in bicicletta bisogna necessariamente guardare lontano, oltre i confini nazionali? Perché, dopo aver girato mezza Europa e attraversato due volte l’Italia in solitaria non provare a riscoprire la mia regione d’origine in bicicletta?
Le difficoltà del trasporto della bici sui treni a lunga percorrenza (non avevo nessuna voglia di smontare la bici e usare la sacca, scomodissima sui treni ES), unite alla determinazione a non contribuire in alcun modo alle desolanti statistiche sull’esodo automobilistico estivo, hanno fatto sì che alla fine venisse fuori un breve viaggio assolutamente minimalista, fatto di lunghi spostamenti utilizzando solo treni regionali e, ovviamente, la bicicletta. In particolare ho apprezzato moltissimo il riscoperto piacere del viaggio in treno “lento”, a piccole tappe, lungo linee secondarie dove più che altrove il treno dà veramente l’impressione di non essere più un mezzo meccanico estraneo al paesaggio naturale, ma una parte integrante dell’ambiente, tanto simile, in questo, alla bicicletta! Se ripenso a quel convoglio che si arrampicava a 40 all’ora sulla linea Termoli-Campobasso mi tornano in mente, per associazione di idee, i km. silenziosi sui pedali attraverso le strade deserte nell’Alta Murgia… e ho la conferma di come l’amore per il treno e la passione per la bicicletta siano davvero facce di una stessa medaglia.
Parto quindi, martedì 9 agosto, da Roma per Bari via Pescara, Termoli e Foggia, per un totale di oltre 10 ore di viaggio. Ho con me, a differenza di altri viaggi, la MTB ammortizzata con ruote semiartigliate, visto che la mitica Mass da strada, compagna di tanti viaggi negli anni passati, mi ha di recente lasciato… ma viaggiare con la MTB ha rivelato i suoi vantaggi in termini di comfort sulla strada, di migliore tenuta del mezzo carico di bagagli e soprattutto di resistenza alle forature. E non mi ha affatto impedito di percorrere a ogni tappa chilometraggi a tre cifre, anzi…
Nei miei piani, semplicemente ripartire in bici da Bari per arrivare in Salento, dove mio fratello stava trascorrendo le sue vacanze estive, e da lì sullo Jonio, sconfinando per pochi km. in Basilicata, per incontrare i miei genitori, anch’essi in vacanza, per tornare infine a Bari sempre in bicicletta. Il tutto passando attraverso l’altopiano della Murgia e riscoprendo, anzi, spesso scoprendo per la prima volta, la mia regione come non l’avevo mai vista prima.
Devo dire che ci sono riuscito, e quello che mi è rimasto è il ricordo di uno dei viaggi in bicicletta più “sentiti” che abbia mai fatto.
MERCOLEDI’ 10 AGOSTO: BARI – ROSAMARINA, 96 KM.
Dopo il lungo viaggio in treno del giorno prima e la notte trascorsa nella casa dove ho vissuto fino a 11 anni fa riparto finalmente in bicicletta, in una mattina di sole e caldo che non promette di diventare torrido. Esco facilmente da Bari dirigendomi subito verso l’interno, non potendo percorrere in bicicletta la trafficatissima litoranea verso Brindisi. Percorro quindi strade secondarie passando per Triggiano, Noicattaro, Conversano, salendo fino a circa 300 metri (da queste parti le altimetrie sono piuttosto deludenti, anche se i saliscendi non mancano). Mi rinfresco con l’acqua delle fontanelle dell’Acquedotto Pugliese, ritrovando quel piccolo piacere legato a lontane partitelle di pallone dell’infanzia puntualmente concluse con la corsa verso quelle oasi di ghisa di inizio ‘900, e pedalo attraverso familiari paesaggi di muretti a secco e distese di olivi, che man mano che mi allontano dalla città si fanno sempre più impressionanti: alberi secolari, enormi, quasi surreali nelle loro forme uniche (non ci sono due piante con il tronco uguale!), sembrano scherzi della Natura, sculture viventi, monumenti all’adattabilità del regno vegetale in condizioni impossibili… sole, silenzio, siccità, solitudine e sassi sono le “cinque S” di cui ha bisogno l’ulivo per crescere bene, e sulla Murgia queste condizioni ci sono tutte. Ho visto queste distese di ulivi migliaia di volte in passato, ma viaggiando in bicicletta assumono un aspetto completamente diverso, e mi sembra di scoprirle per la prima volta.
Da Conversano scendo verso Monopoli, trovando finalmente il mare, e proseguo lungo la litoranea (che da qui non coincide più con la superstrada) fino a Torre Canne, con un vento contrario che si fa sempre più fastidioso e rende l’andatura difficoltosa, lungo un tratto di costa rocciosa sempre più bella e già un po’ salentina.
Da Torre Canne devo ripiegare di nuovo verso l’interno, fino alla vecchia SS 16, proseguendo fin quasi a Ostini, e tagliando verso il villaggio costiero di Rosamarina, meta di questa prima tappa, attraverso una strada sterrata in mezzo al nulla che scende gradatamente verso il mare. Arrivo con le spalle bruciate dal sole, e, dopo aver ripreso in braccio mia nipote Lauretta, posso finalmente riposarmi.
VENERDI’ 12 AGOSTO: ROSAMARINA – TORRE DELL’ORSO, 157 KM.
Dopo una giornata di ozio in spiaggia, la bicicletta e lo spirito nomade che formano il principale carattere dominante del mio codice genetico reclamano i loro diritti, e sono di nuovo in sella. Direzione sud, verso il Salento, l’estrema propaggine sud-est dell’Italia, la “regione nella regione” così diversa dalla parte settentrionale della Puglia. E, soprattutto, così ancora vergine e sconosciuta fino a pochi anni fa, prima della sua esplosione che l’ha resa oggi tanto popolare e ne ha portato alla ribalta nazionale aspetti di una cultura popolare un tempo nota forse solo agli antropologi. In effetti non c’è stato paese in cui sia passato che non pubblicizzasse una “serata speciale della Taranta” o un “festival della Pizzica Salentina”, evidentemente per soddisfare le aspettative dei turisti che da qualche anno cominciano ad affollarsi anche da queste parti nei mesi estivi.
Parto presto per evitare il gran caldo, ma oggi è una giornata coperta, minaccia quasi di piovere. E, ancora, c’è un forte vento contrario, che mi accompagnerà per quasi tutta la giornata, in pieno accordo alla Legge di Murphy del ciclista, che dice che tutte le strade sono o in salita o controvento.
Da Rosamarina salgo fino ad Ostuni, forse il paese più bello di tutta la Puglia insieme ad Alberobello, e da qui percorro strade interne attraversando Carovigno, S. Vito dei Normanni, Mesagne, S. Pietro Vernotico, entrando in provincia di Lecce a Squinzano. Ancora avanti fino a Trepuzzi, e arrivo finalmente a Lecce, dopo che ho percorso già 85 km. ed è ancora mezzogiorno.
Attraverso il centro della capitale del Barocco senza fermarmici troppo, la mia meta finale è la costa, precisamente il villaggio di Torre dell’Orso, dove ho passato due estati indimenticabili, ormai oltre vent’anni fa. Temo di trovare uno sfacelo di abusivismo edilizio e turismo di massa stile Rimini, invece ritrovo una costa straordinaria di roccia calcarea bianca puntellata da una miriade di grotte e anfratti, mare cristallino, pinete e “Bari merda” scritto su ogni metro quadrato di muro a disposizione (con alcune risposte sullo stesso tono da parte di qualche barese di passaggio – ma quella lasciata da me vent’anni fa probabilmente è stata cancellata).
Dopo un bagno ristoratore (con la girnata che si fa provvidenzialmente soleggiata) e un ristoro a base di gelato riparto per tornare a Lecce e prendere il treno per tornare indietro fino a Ostuni, e da qui tornare a Rosamarina, per un totale di 157 km. percorsi (con metà bagaglio), che non sono il mio record personale ma che sento comunque nelle gambe. Ma ne è valsa davvero la pena.
SABATO 13 AGOSTO: ROSAMARINA – METAPONTO, 138 KM.
Chissà se Lauretta, che ha quindici mesi di vita, si chiede come mai lo zio arriva e riparte sempre con quello strano attrezzo e con quel caschetto in testa… e chissà se la mia presenza non possa essere, un lontano giorno, un ricordo subliminale e far diventare anche lei una viaggiatrice sui pedali… quello che è certo è che mi piacerebbe portare anche lei in giro sulla bicicletta, mentre riparto diretto sulla costa del Mar Jonio per incontrare i miei genitori.
C’è molto più sole di ieri stamattina, e la tappa si annuncia molto più impegnativa, non solo perché ho la bici a pieno carico e l’itinerario prevede diversi saliscendi sulle colline della Murgia, ma anche perché ho deciso di deviare dal percorso più diretto e dirigermi verso Alberobello, attraversando la Valle d’Itria, per comprare qualche bottiglia di rosolio da portare ad Elena, che ha sempre gradito molto questo liquore artigianale tipicamente pugliese. E così completerò il viaggio con un carico sulla bici che sfiora i 20 kg!
Ripercorro la stessa strada di ieri fino a Ostuni, dirigendomi successivamente in direzione nord, verso Cisternino e la Valle d’Itria. Comincio a salire sulla Murgia, e le strade che percorro diventano subito meravigliose. Pedalo immerso tra gli ulivi, i trulli e le masserie, e sono quasi solo sulla strada. Per fortuna non si vedono cani in giro, e posso fugare così l’unica vera paura che mi porto dietro quando viaggio in bici da solo.
Passo da Locorotondo, e dopo 45 km. totali sono ad Alberobello. Arrivo nel cuore della zona monumentale tra comitive di giapponesi incuriositi ai quali regalo un diversivo per le loro fotocamere digitali, trovo un negozietto che vende decine di tipi di rosolio e riparto con tre bottiglie nelle borse sulla bicicletta, ma solo dopo averli assaggiati tutti… e ritrovo così l’inebriante sensazione di pedalare sotto il sole con la testa in preda ai fumi etilici già provata qualche anno fa durante un giro in bici delle cantine del Chianti…
Smaltisco l’eccesso alcolico nei km. che mi separano da Noci, da dove prendo un’altra strada indimenticabile che mi porta a Mottola, in provincia di Taranto, attraverso 20 km. di saliscendi continui caratterizzati soprattutto da numerosi branchi di cavalli al pascolo. E riparto da Mottola dopo il solito gelato-pranzo, in veloce discesa verso la costa che già si intravede dalla sommità della collina su cui sorge il paese.
Dal piccolo borgo di Palagianello raggiungo quindi il litorale jonico zigzagando per evitare le strade più trafficate, fino a “sfociare” sulla superstrada SS 406 che dovrò percorrere senza alternative fino a Metaponto, anche se fortunatamente sulla “complanare”, non proprio bella ma utilizzabile come pista ciclabile.
E lo vedo.
E’ lui. L’Esodo di Ferragosto, il Mostro che ogni estate riempie le cronache dei media con le sue code chilometriche, i suoi “gravi disagi”, i suoi morti accettati e tollerati come una necessità inevitabile, i suoi “è scandaloso!” gridati nelle interviste dei TG senza riflettere sul fatto che lo scandalo non è non avere a disposizione autostrade a 20 corsie, ma considerare e promuovere l’automobile come l’unico mezzo di trasporto concepibile. In un autogrill dove mi fermo per fare il pieno d’acqua incontro frotte di forzati delle code che mi guardano come se fossi un marziano, mentre sono semplicemente stanco e sudato come loro, ma molto meno stressato di loro e molto più soddisfatto di loro.
Percorro così una ventina di km. accanto al serpentone di automobili fino al confine con la Basilicata, dove la complanare termina e si ricongiunge alla superstrada, che sono costretto a percorrere per 3 km. prima di arrivare a Metaponto.
E nel primo pomeriggio arrivo finalmente sul mare, accolto da mia madre, che mi abbraccia come se fossi un miracolato, e mio padre, a cui tento di spiegare i motivi che non solo mi spingono a viaggiare in bicicletta, ma che addirittura me lo fanno piacere… fino a ricordargli che l’amore per il treno e per la bicicletta (e l’allergia per l’automobile) me li ha inculcati proprio lui, che è a tutti gli effetti “uno dei nostri”, anche se su una bicicletta forse non ci sale da qualche decina d’anni.
MARTEDI’ 16 AGOSTO: METAPONTO – BARI, 108 KM.
Mi avrà pure fatto piacere passare un po’ di tempo con i miei, ma due giorni in un villaggio vacanze sono troppo per il mio codice genetico. E così decido di concludere questo mio breve viaggio non già tornando in treno direttamente da Metaponto a Roma via Potenza e Napoli, come avevo inizialmente programmato, ma chiudendo l’anello in bicicletta fino a Bari e da qui in treno, a ritroso rispetto al viaggio di andata.
Naturalmente saluto i miei dicendogli che sono diretto in stazione… ed effettivamente alla stazione di Metaponto ci passo davanti, proseguendo in direzione nord per raggiungere Bari attraverso l’Alta Murgia, forse la parte più spettacolare e magnifica dell’intera regione.
Lascio dopo pochi km. la statale per Matera e devio verso Ginosa. Qui comincia la parte più bella (e più impegnativa) di tutto il mio viaggio. Le “cinque S” sono l’unica cosa che mi fa compagnia per almeno due terzi della tappa, fino al culmine della strada che da Laterza arriva a Santeramo in Colle, attraverso un deserto di sassi che a tratti mi ricorda il Burren irlandese, anche se qui non c’è la minima traccia d’acqua. Passo due ore di quasi estasi, con il sole che mi brucia ancora le spalle, ma so di essere al meglio della mia resa in bicicletta proprio con questo clima caldo, soleggiato e secco, quindi vado avanti senza problemi.
I problemi, piuttosto, arrivano quando, passando davanti all’ennesima masseria, il silenzio viene rotto improvvisamente da dei suoni tanto familiari quanto minacciosi, che diventano piuttosto inquietanti quando mi rendo conto di due cose: una, che il cancello della masseria è aperto; due, che gli esseri (provvisti di denti) che emettono quei suoni stanno correndo verso di me. La situazione è resa anche peggiore dal fatto che la strada è in quel momento in salita. Mi fermo allora di colpo e torno indietro di qualche decina di metri, e aspetto. Quelli stanno sempre lì, non si muovono, e se tento di ripartire riprendono a correre, fermandosi solo quando faccio nuovamente dietro-front. E’ quasi una comica!
Cerco di rompere lo stallo, e chiamo a gran voce verso la masseria. Fa capolino una vecchia contadina che mi dice semplicemente: “chìst sò buèni, ma tu a dà fescì!!” (questi sono buoni, ma tu devi correre). Molto rassicurante. Le belve sono sempre lì, incuranti della presenza della padrona. Allora trattengo il fiato, e dò fondo a tutta l’adrenalina che ho in corpo con uno scatto degno del peggior Dario Frigo (quello arrestato al Tour per doping). Ne seguono trenta secondi da brivido, io che pedalo a tutta e quelli dietro ad abbaiare, a mezzo metro dai miei polpacci, e la vecchia che mi grida “fùsc, fùsc!” (corri, corri). Ripensandoci, ho come il sospetto che mi stesse un po’ prendendo per il culo…
Ma la Murgia non è terra di pastori, i cani sono di solito bracchi da caccia, e quelli che ho dietro probabilmente hanno solo voglia di divertirsi un po’ e di far divertire la str… ehm, la vecchia contadina. Così dopo un po’ tornano indietro, lasciandomi riflettere sull’eventualità di portarmi una scacciacani o un cannemozze quando vado in bici da solo.
A Santeramo raggiungo, a 500 metri, il punto più alto del viaggio, e riparto verso Cassano Murge finalmente in discesa, anche se il vento contrario annulla quasi l’effetto dato dalla pendenza negativa. E arrivo così nel posto che più di ogni altro è legato alla mia infanzia, dove trascorrevo tutta l’estate e tutti i week-end immerso nella campagna al limitare della Foresta Mercadante. E, soprattutto, dove è nata la mia passione ciclistica, scorazzando su strade brecciate sulla mia Chopper da cross con ammortizzatori finti, sellone con spalliera e cambio a quattro marce con leva tipo automobilistico sul tubo orizzontale, sogno e mito di ogni bambino negli anni ’70, quando le MTB esistevano solo nella mente di Tom Ritchey.
So già che sulla collina dove avevamo la casa di campagna è oggi tutto diverso, grazie alla speculazione edilizia, ed evito accuratamente di passarci. Mi concedo allora ancora un maxi-gelato per pranzo (integrato comunque sempre con barrette energetiche ai cereali che mangio nel corso della giornata), e riparto per affrontare gli ultimi 30 km. verso Bari. So che la strada è in leggera e veloce discesa, ma non so in partenza che troverò un vento contrario fortissimo che trasformerà quei chilometri nei peggiori dell’intero viaggio. Arrivo comunque a Bari che sono appena le tre di pomeriggio, prima di quanto avessi preventivato, in una città deserta e chiusa per ferie.
Riparto, e stavolta in treno per davvero, la mattina seguente, dopo un giro attraverso la mia città che vado a visitare con la bici in assetto da viaggio come ho fatto tante volte in posti per me sconosciuti, per lo più all’estero… una sensazione strana e divertente, che rafforza ancora una volta l’idea di come in bicicletta si possa riscoprire tutto da un diverso punto di vista.
Il viaggio in treno per Roma cambiando a Foggia, Termoli e Campobasso è spettacolare anche più di quello all’andata, che era invece via Pescara, anche se rischio di rimanere a terra a causa della rigidità di un capotreno un po' troppo zelante nella stazione di Bari.
Quando, a sera, arrivo a Roma, mi sembra di tornare da un viaggio in bici come altri, ma forse anche più bello, nel quale ho visitato e scoperto posti nuovi dove non ero mai stato prima.
E forse è stato proprio così.
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Pubblicato da Marco Pierfranceschi - mercoledì 10 agosto 2005, 18:55
Gerardo Leone e Clemente Marsicola
(dal 29-5-2005 al 5-6-2005)
Partenza da Civitavecchia il 27 maggio alle 19 con la nave della Grimaldi. Cabina da quattro senza oblò. Arrivo a Barcellona il 28 alle 15, a Saint Jean Pied de Port, in Francia, sotto i Pirenei atlantici la sera stessa verso le 22. La mattina del giorno seguente, Domenica, ritiro della Credencial del Pellegrino.
PRIMA TAPPA. : Saint Jean Pied de Port -Pamplona Km 75. L'attraversamento dei Pirenei, 900 metri di dislivello, è su una salita lunga, ma pedalabile. Tempo buono, pranzo al sacco a Roncisvalle preparato dagli amici Alessandro e Maurizio, che, impavido, affronta la discesa sulla terza bici di scorta. Pernotto all'albergo del pellegrino di Pamplona, euro 5 per persona.
SECONDA TAPPA. : Risveglio con l'incubo: la macchina non c'è più. Scopriamo che è stata portata via dai vigili perché era in divieto di sosta. Euro 109. Iniziamo a pedalare un po’ incazzati. Pamplona - Navarrete Km 107. Molto traffico pesante uscendo da Pamplona, pranzo a Estella con visite rapide ai monumenti. Fermata anche al Puente de la Reina , dove tutti i cammini diventano uno. Pernotto in un alberghetto che per 20 euro a testa ci fa dormire e ci dà da mangiare riso alla cubana. Visita alla Cattedrale e al retablo di Navarrete.
TERZA TAPPA. : Navarrete - Burgos Km 106. Sosta a Santo Domingo della Calzada, per ammirare la chiesa famosa che custodisce un gallo. L'arrivo a Burgos, col vento in poppa , avviene alla media, negli ultimi chilometri, di 50 l'ora. La tappa prevedeva l'ascesa al Puerto della Pedraja, 1130 s. l. m.. Burgos e la meseta si trovano sugli 8-900 metri s. l. m.. Si dorme con le bici al settimo piano in una pensioncina che ci fa le stesse condizioni di quella di Navarrete. Visita ai monumenti della città, molto piacevole, e in particolare, ovviamente alla Cattedrale di Santa Maria.
QUARTA TAPPA : Burgos - Ledigos Km 129. Attraversamento rapido della Meseta, sotto un sole che ci brucia la pelle. Pranzo a Fromista, al Canal de Castilla, triplo salto artificiale d'acqua: frittata con verdure queso e jamon. Visita alla chiesa romanica.
Ledigos è un "Pueblo" di tre case, due abitanti e un somaro dove dormiamo all'albergo del pellegrino, su quattro materassi messi in soffitta. Epica sfida a scopone scientifico.
QUINTA TAPPA: Ledigos - San Martin del Camino Km 109. Sempre sotto il sole della meseta. Sosta a Leon, con visite varie, non alla cattedrale, che è chiusa. Dopo il pranzo, sentito il molto caldo, la voglia di ripartire non è tanta, ma ci facciamo forza e continuiamo. Pernotto all'albergo del pellegrino di San Martin del Camino, ribattezzato San Martino al Cimin, con uso cucina, nella quale Maurizio prepara pasta tricolore, raccogliendo vivi consensi. San Martin ha due case più di Ledigos e un bar sporchissimo, che però in Spagna è sintomo buono, di gradimento.
SESTA TAPPA:San Martin del Camino- Villafranca del Bierzo Km 102:Sì continua a pedalare in un paesaggio quasi desertico, arrivando ad Astorga con visita alla cattedrale e al palazzo episcopale di Gaudì. Dopo Astorga ricominciano le salite, fino ai 1424 metri della Cruz de Hierro, con tratti al 10%. La fatica comincia a farsi decisamente sentire, in compenso il paesaggio è bellissimo, lungo l'antica, millenaria via dove transitano solo pellegrini. Attraversiamo paesi immutati da secoli. :Rabanal del Camino, Foncebadon, Acebo. La Galizia è verde, la visuale immensa. Pranzo al Totem in legno con le varie distanze chilometriche. Discesa ripidissima, oltre il 15%, sosta a Ponferrada con visita al Castello dei Templari. Pernotto a Villafranca, bella cittadina ricca di monumenti. Cena di lusso in un antico monastero adibito a ristorante, a prezzo comunque conveniente. Questa parte di Spagna è dimora di numerose cicogne, che fanno i loro nidi nei luoghi più impensabili.
SETTIMA TAPPA : Villafranca del Bierzo - Portomarin Km 105: è la tappa della lunga salita fino a " O Cebreiro" , 800 metri di dislivello dai 500 ai 1300. Passato il valico, si continua per saliscendi (" toboganes", alla spagnola) per altri 9 chilometri, fino al Puerto del Poio, 1337 metri s. l. m. Ci assiste un po' di fortuna, perché non piove e non foriamo. Alessandro e Maurizio ci tengono allegri, raccontandoci le storie del mitico paese di Castiglione in Teverina, luogo che ha dato i natali a personaggi epici, come lo "zozzo" e il "cafone". Portomarin è stata letteralmente spostata , a causa della costruzione di una diga e del conseguente lago artificiale: è comunque cittadina piacevole
OTTAVA TAPPA. : Portomarin - Santiago, km 95. Dall'altimetria sembrava piatta, ed invece è un saliscendi continuo. Il punto più alto è la "Ventas de Naron" a 702 metri s. l. m. E' una vera tappa "rompepiernas" (spezzagambe) ma l'arrivo è vicino, la soddisfazione è tanta e le gambe comunque girano in qualche modo. A un certo punto, dall'alto, compare Santiago. : il sentimento che proviamo è simile a quello che deve aver provato Colombo quando avvistò la terra dopo la prima traversata oceanica. Arriviamo in Piazza do Oubradoiro, davanti alla Cattedrale, alle 15 e 58 di Domenica 5 giugno. il contachilometri della bicicletta conta 830 chilometri , la media è di 19 all'ora. Foto di rito, poi all'ufficio della Cattedrale a ritirare la Compostella. Incredulità del ragazzo addetto alla consegna del diploma, che ci guarda perplesso e chiede aiuto ad una sua collega. Spieghiamo le varie tappe, i chilomatri, e infine l'agognata Compostella ci viene consegnata con il complimento:" ! Muy rapidos ! ".
Dormiamo in un grazioso alberghetto, dove rimaniamo due notti.
Il ritorno, in macchina, è lungo l'Atlantico, passando per Capo Finisterre (ottima paella) dove lasciamo , come tradizione vuole, qualcosa utilizzata nel pellegrinaggio. Dormiamo a Gijon e a Tudela e due notti a Barcellona, visitiamo Bilbao e Saragozza, nonché ovviamente la festosa , ma cara, Barcellona. Ci reimbarchiamo sabato 11 alle 19, e il giorno seguente alle 15 arriviamo a Civitavecchia.
CONCLUSIONI
Incontrata gente la più varia, proveniente da molte nazioni, europee, sudamericane e anche giapponesi, che non mancano mai. Madri che pedalano per migliaia di chilometri per chiedere grazie per i figli malati, carcerati che espiano le loro colpe facendo 4. 000 chilometri tra Fatima, Santiago e Lourdes, pellegrini a cavallo, pellegrine col cane, tipi eccentrici di ogni sorta, settantenni di Gallarate che facevano 150 chilometri al giorno. Clemente dichiara che ripeterà il viaggio, se Dio vuole, quando compirà settanta anni, Gerardo quando potrà ripeterlo senza lasciarsi più distrarre dal richiamo delle bellezze locali. Chi si è diverto più di tutti sono stati Maurizio e Alessandro, presi da competizioni sulle quali è meglio non riferire.
Il viaggio in bicicletta è stato organizzato prevedendo l'ausilio di una vettura di supporto, che seguiva lo stesso percorso portando i bagagli, nella quale viaggiavano gli amici Maurizio Damiani e Alessandro Foti, che si ringraziano di cuore. E' stato compiuto integralmente su asfalto Gerardo con una bici da corsa e Clemente con una bici da viaggio comunque veloce.
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Pubblicato da enrico - venerdì 10 giugno 2005, 08:45
Sfruttando il ponte del 2 giugno, 5 ciclobriganti (Augusto, Enrico, Giacomo, Giancarlo, Nic) ed una ciclobrigantessa (Marcella), armati di mtb, bagagli e tende hanno affrontato il Sentiero Dei Briganti, circa 100 Km di sterrato dalla riserva del Monte Rufeno sino a Vulci.
Ecco un breve diario di viaggio.

Primo giorno: Il monte Rufeno e La Monaldesca.
(distanza 50 Km, ascesa 700 mt.)
Collaudata, come da tradizione, la pasticceria di Fabro, siamo saliti con passo tranquillo sino alla Monaldesca che abbiamo raggiunto per l'ora di pranzo. Il pomeriggio e' proseguito con un piacevole giro ad anello di una ventina di km dentro la riserva naturale del Monte Rufeno.
Dopo una lunga discesa a capofitto su asfalto, abbiamo iniziato la risalita su sterrato, un po' preoccupati sia della lunghezza del percorso che dal tempo in rapido peggioramento.
Arrivati ad un riparo proprio mentre scoppiava un acquazzone, abbiamo atteso che la pioggia si calmasse e siamo rientrati all'agriturismo per piazzare le tende. L'attesa per la cena (quasi 2h seduti prima che portassero il primo) ha messo a dura prova (come raramente e' successo) la pazienza dei partecipanti. Almeno ne e' valsa la pena!

Secondo giorno: Dalla Monaldesca al Lago di Bolsena.
(distanza 45 Km, ascesa 650 mt.)
Evitando accuratamente di chiedere che ci preparassero dei panini, e nonostante i dubbi che la colazione ci venisse servita prima del tramonto, siamo riusciti ad iniziare il giro vero e proprio senza grossi ritardi: a ridosso della Monaldesca si trova infatti l'ingresso per il mitico Sentiero Dei Briganti, che attraversa, sostanzialmente in discesa, la riserva di monte Rufeno.
Constatata la veridicita' del cartello "Aperto solo su prenotazione" davanti alla Casa delle Tradizioni Contadine, chiusa non avendo noi prenotato, abbiamo proseguito riprendendo l'asfalto sino a Ponte Gregoriano, sul fiume Paglia.
Da qui invece di riprendere il sentiero abbiamo preferito una deviazione per arrivare al paese piu' vicino, dove una salita in asfalto abbastanza impegnativa ci ha portato a Proceno in tempo per il pranzo.
Seguendo le indicazioni dei (pochi) passanti, siamo arrivati ad un piccolo negozio di alimentari che sicuramente meriterebbe di comparire nella guida di Slow Food; difatti non mancava il Food (solo prodotti locali, tutti buonissimi) ed era indiscutibilmente Slow (oltre un'ora per preparare 6 panini, ogni fettina veniva tagliata singola e fatta degustare a tutti i presenti).
Sconsigliato se fate la spesa parcheggiando in doppia fila.
(In compenso molti di noi sono riusciti ad effettuare gli acquisti al di sotto del limite di budget di 4.99 E., ormai diventato un leit-motif assieme agli SMS di Augusto...)
Nel pomeriggio, conclusa la deviazione alimentare, abbiamo ripreso il sentiero arrampicandoci sulla bancata vulcanica a sud di Proceno. Tornati sull'asfalto, abbiamo saltato un cartello del Sentiero (evidentemente assente) e ci siamo trovati ad Aquapendente, dove per consolarci ci siamo presi caffe', coca-cola, cioccolata e quantaltro nel bar locale. Ripartiti verso Onano, poco dopo sulla sinistra abbiamo ritrovato il sentiero.
Dopo una prima cavalcata su sterrato facile abbiamo affrontato una salita abbastanza impegnativa con fondo compatto ma molto mosso. Subito dopo ci siamo trovati ad un bivio senza indicazioni: dopo aver osservato il sole, il volo degli uccelli ed i visceri di lucertola, grazie all'acume di Giancarlo e incrociando le dita abbiamo piegato verso destra seguendo le tracce di altre bici, ritrovandoci nuovamente nel Sentiero.
Da li, tra campi coltivati e macchie verdi, sfiorando Gradoli siamo scesi al lago di Bolsena.
Curiosita': il camping La Grata in cui abbiamo pernottato sul lungolago e' probabilmente un protettorato della germania: tedeschi erano infatti la cuoca, l'organizzazione, i cartelli, le voci sul menu' e purtoppo i prezzi: decisamente cari.
Abbiamo comunque gradito il coregone arrosto ed i primi di mare.

Terzo giorno: Dal lago di Bolsena a Farnese.
(distanza 60 Km, ascesa 700 mt.)
Per non incrementare ulteriormente il debito estero che l'Italia ha con la Germania, abbiamo evitato la colazione al camping; appena alzati, Giacomo si e' cimentato dapprima in un caffe' col fornelletto a pasticche di combustibile, poi per restare in tema in un mai sperimentato "Cambio delle Pasticche" del suo freno a disco. Entrambi perfettamente riusciti.
Ripreso il lungolago abbiamo oltrepassando la chiesetta di S.Magno e, percorrendo una breve rampa in asfalto al 18% siamo arrivati a Capodimonte dove abbiamo comprato i panini.
Dopo una breve visita al paese (che non si puo' definire immune dal turismo), siamo ritornati sui nostri passi e, ripreso il sentiero, abbiamo affrontato una salita sterrata, decisamente impegnativa (lunga 2 km e con pendenze superiori al 10%).
Spolverato un meritatissimo pranzo, abbiamo continuato su strada fino al Passo della Montagnola, poi verso Latera, dove abbiamo ripreso il sentiero che ci ha portato al minuscolo lago di Mezzano; li abbiamo sostato una buona mezz'ora per un meritato relax. Ripartiti, dopo un altro dubbio direzionale di fronte ad un bivio senza indicazioni, ci siamo infilati in un bosco fittissimo.
Usciti dal bosco (gia' di per se spettacolare) siamo poi finiti in un single-track sulla dorsale di una collina interamente coperta di grano verde, dove a 360 gradi vedevamo solo la valle circostante: un paesaggio mozzafiato senza nessuna forma di contaminazione umana (ad eccezione del traffico SMS di Augusto). Difficilmente descrivibile e veramente affascinante.
Giunti ad un bivio, dato che la stanchezza iniziava a farsi sentire, abbiamo preferito lasciare temporaneamente il sentiero, che proseguiva verso la selva del Lamone, e raggiungere Farnese (penultima tappa) dalla strada asfaltata (4 km anziche' 11 di sterrato). Dopo due notti di campeggio, l'Ostello di Farnese e' stato particolarmente apprezzato non solo per l'ottimo rapporto qualita'/prezzo...

Quarto ed ultimo giorno: Da Farnese a Vulci.
(distanza 40 Km, ascesa 250 mt.)
Lasciata Farnese con un poco di dispiacere abbiamo ripreso il sentiero e ci siamo diretti alle rovine di Castro; dopo una breve visita ad alcune tombe, abbiamo proseguito dentro un bosco sempre piu' fitto scendendo dentro una profonda gola da cui sarebbe stato difficile uscire; inoltre il rumore d'acqua gorgogliante aumentava sempre di piu'.
Ora inizia la parte piu' avventurosa: prima abbiamo guadato il fiume Olpeta sulle note di Indiana Jones, poi abbiamo dovuto parzialmente disboscare una piantagione di ortiche assassine alte non meno di due metri che ci chiudeva il cammino. Infine siamo entrati nella via Cava, una spettacolare tagliata lunga circa 1 Km scavata nel tufo, messa in sicurezza recentemente e percorribile senza particolari rischi.
Mattinata divertentissima!
Proseguendo il Sentiero (che abbiamo dovuto abbandonare per un tratto, visto che una guida in nostro possesso lo segnalava interrotto) siamo arrivati su strada asfaltata, consentendo a Nic di lanciare a tutta velocità la sua nuova 46, sino all'ultima tappa presso il castello del Ponte dell'Abbadia a Vulci.
Qui richiamati da impellenti impegni affettivi (Lynda, Rossella, un figlio, un gattino, piatti da lavare vecchi ormai di quattro giorni, due lavatrici, etc.) il gruppo e' stato unanime nell'antecipare il ritorno, riuscendo a prendere il treno da Montalto delle 16.18 senza grosse corse.
Un ringraziamento a Nic che ha organizzato tutto, perfettamente, e a Giacomo "Doc" Cau (2 Kg di attrezzi) che ha risolto prontamente tutti i problemi tecnici.
Menzione speciale al nostro fotografo Giancarlo (che dubitava di farcela) e a Marcella, che millantava una scarsa preparazione (invece e' stata bravissima) e che ci ha sopportato per 4 giorni.
Augusto: basta con questi SMS! Te lo sequestriamo quel cellulare!
W i briganti!
Ciao alla prossima,
Enrico



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Pubblicato da Elio Ascoli Marchetti - sabato 04 giugno 2005, 12:56
Ciao riporto questa mail di Luca, cicloescursionista alla gita di Ruotalibera di sabato 28 maggio, come racconto di un miniviaggio.
"Ciao a tutti,
avrei voluto scrivere questa e-mail ad inizio settimana, ma purtroppo non ne ho avuto il tempo necessario. Vorrei ringraziare Romano Puglisi per la splendida uscita di sabato al lago di Martignano. Romano ci ha magistralmente guidato in un bel percorso attorno al lago,e per questo lo ringrazio nuovamente e ovviamente tutte le guide di Ruotalibera che ci fanno conoscere sempre percorsi interessanti e anche alternativi quando si svolgono uscite su strada. Dopo averci condotto al punto più alto del giro,se non erro Monte Sant' Angelo da dove si poteva scorgere un bel panorama sui laghi di Martignano e Bracciano

e Romano mi diceva quanto fosse spettacolare la visione la mattina presto, ci accingiavamo a raggiungere il casale di Martignano dove avevamo la possibilità di bere e di riempire le borracce per proseguire il giro. Il gruppo era numeroso e la compagnia buona, con la presenza di un gruppo di ragazzi alla loro prima uscita. Sotto un bel sole proseguivamo il giro giungendo quindi al lago dove ci aspettava un bel bagno rinfrescante. Sebbene io non avessi il costume e non riesco ancora a capire il motivo per cui non l'avessi portato, dopo alcuni miei tentennamenti, piegavo i pantaloncini da ciclista e mi buttavo in acqua. Cominciavo a guardare l'orologio e mi chiedevo tra me e me se la ciemmoma fosse ancora raggiungibile, dal momento che la mattina mi ero prefisso anche di parteciparvi come avevo fatto l'anno scorso. Si andava tutti a mangiare, pranzo gentilmente offerto dal signor Giorgio presso il ristoro "Da Enzo ai salici" e dopo una leggera siesta, ci veniva data gentilmente la possibilità sempre dal signor Giorgio di poter prendere gratuitamente o una imbarcazione a vela o di provare con la canoa. Io optavo per la canoa e venivo sempre di più ammaliato dal meraviglioso Lago di Martignano. Dopo le foto di rito
 scattate da un sempre gentilissimo Elio, ci apprestavamo a tornare alla stazione di Cesano e qui cominciava per me ad affiorare una certa stanchezza forse anche sollecitata dall'essere andato in canoa cosa per me insolita, che però mi aveva entusiasmato.Salutavamo coloro che avevano l' auto su al parcheggio e noi altri prendevamo il treno delle 18.30, come è bello prendere il treno e lasciare completamente l'auto a casa. Si giungeva a Roma Ostiense alle 19.15 ed era pronto ad attenderci un vero acquazzone. Avevamo avuto il piacere di salutare e ringraziare Romano Puglisi per la splendida giornata che era sceso qualche fermata prima, ed ora come ingannare il tempo?
Filippo aveva forato e non avendo una camera d'aria di riserva era preoccupato per la domenica, credo fosse per la partecipazione a Cantine aperte, ma dopo essere stato amabilmente bersagliato per il fatto di esserne sprovvisto, Elio, e io vorrei aggiungere sempre cortese e prodigo con tutti,iniziava a riparare la foratura. La ciemmona purtroppo era sfumata ed anche la pioggia battente aveva smesso di venire giù. Io salutavo tutti e con ora un pò il pensiero rivolto alla critical mass mi accingevo a percorrere i miei 20 km pedalando dapprima sulla via Appia poi sulla Tuscolana e Casilina per tornare a casa. Si era conclusa una bella giornata all'insegna della bici.
Con amicizia e simpatia
Luca"
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Pubblicato da Elio Ascoli Marchetti - martedì 03 maggio 2005, 15:32

La gita del fine settimana ha visto un gruppetto compatto che ha percorso complessivi 78 km (52 + 26) con un dislivello di 1200 m nel solo primo giorno. Le difficoltà della gita sono state ampiamente ripagate dai panorami tersi e puliti, dalle strade con traffico nullo, dalla neve del massicio Matese, ma soprattutto da un sole primaverile incastononato in un cielo limpido e blu. Il tratturo e Sepinum hanno poi condito il menu di questo fine settimana in uno dei posti ancora poco conosciuti dal turismo di massa nel cuore del Molise. Le note dolenti sono: la mancata visita al museo, (sono stato preso dalle spiegazioni del Prof. Filabozzi sulla caduta dell'Impero Romano) e la perdita della penna nota come "Penna del segretario errante", caduta certamente nel tratto che va dal lastricato del decumano di Sepinum fino al guado del fosso della Fota.
Le foto che riporto: il contrasto tra l'abbigliamento di Cecilia ed il paesaggio circostante,

Cecilia sopra Porta Bojano,

un pezzo impegnativo di tratturo

e l'ultima foto della "Penna del segretario errante" visibile sul
mio marsupio (qui la potete immaginare).

Un grazie ai partecipanti Enrico, Cecilia, Giacomo, Antonella e Andrea. E un arrivederci a Sepino.
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Pubblicato da admin - lunedì 02 maggio 2005, 18:29

Questo week end inizia con otto intrepidi che prendono il treno alle 6.05 sfidando le previsioni meteo grazie al potere della bicicletta. E il sole ci premia. Perchè aspettare lunedì per andare a Cala Violina? Ci bastano 300 metri per decidere tutti insieme che vale la pena fare una deviazione di 20 chilometri fra andata e ritorno, pedalando in mezzo alla macchia mediterranea.Sotto l'incedere dei piedi nudi la sabbia suona come un violino, ma le zanzare avide del nostro sangue interrompono l'incanto e mettono le ali ai nostri pedali. Siamo io, Elio, Nicola De Noia, Paolo, Enrico, Nanni, Patrizia, Giancarlo. Percorriamo la solitaria campagna maremmana fino a trovare il posto dei nostri sogni, un borgo abbandonato che si chiama Casalappi e un prato soffice dove affondiamo con i panini, mentre il sole torna ancora ad intiepidire il nostro pisolino. Prima di pranzo crampi galeotti constringono Giancarlo all'immobilità, ma scatta subito il pronto intervento: un mix di banana, massaggio, stiramento e Giancarlo è di nuovo in piedi. Si pedala: San Lorenzo, Montieri, dove ci raggiungono Lorenzo e sua moglie Ester, Fattoria Marsiliana ed una terribile salita fino a Massa Marittima che ci taglia le gambe. Ma il residence che ci aspetta ci ridona il buonumore: pavimento in cotto, travi di legno sul soffitto, piumoni, finestre sui tetti di Massa. Lo gestisce Ernst, uno svizzero di Zurigo che ha capito tutto della vita: 20 anni fa ha lasciato la noiosa sua terra ed è venuto in Toscana ad aprire il primo agriturismo specializzato nell'accoglienza ai ciclisti. Anche lui è un ciclista ed una grossa cicatrice che gli attraversa la guancia sinistra testimonia che con la bici non è stato tutto rose e fiori. A Ernst siamo subito simpatici. Entrambe le sere ci viene a prendere con il pullmino al residence che è nel centro di Massa per portarci a mangiare nel suo agriturismo, che è fuori città, senza farci pagare un sovrapprezzo per il trasporto. E' ora di cena. Cristiana, Stefano e Lorenzo B. arrivano in bici a Massa giusto in tempo per essere intercettati dal pulmino di Ernst ed essere caricati a bordo. Potenza della bici, che ci dà il dono dell'ubicità! Ora il gruppo del primo giorno è completo. Ma il giorno successivo, altro giro, altra corsa: Lorenzo ed Ester andranno via, si aggiungeranno prima Luigi e poi Lynda. Il mondo è bello perchè è vario. Così vario che al nostro week end a quattro palle partecipa anche Patrizia, con un cancello olandese senza marce. Grande testarda, ma anche forte, che viene pure all'escursione del secondo giorno, la più dura, e davanti alle pettate non si fa problema a scendere di sella e a proseguire a piedi. A Chiusdino (dove per fortuna non vediamo il mulino della pubblicità del Mulino bianco, diventato luogo di pellegrinaggio per i fedeli del dio spot e del santo consumo), decidiamo che in fondo 17 chilometri in più tra andata e ritorno non sono poi tanti per un altro fuori programma che ci consenta di raggiungere San Galgano, l'abbazia scoperchiata della spada nella roccia. Che strano week end: nessuno si lamenta, tutti vogliono pedalare di più. Così, il primo giorno, anzichè 50 chilometri con 470 metri di dislivello complessivo ne facciamo 72 con 700 metri di dislivello. Il secondo giorno, al posto dei 60 Km da programma, con 800 metri di dislivello, ne mettiamo insieme 76, con 1050 metri di dislivello complessivo. Ma saremo dei masochisti? Il terzo giorno è quello del relax: 55 chilometri e 350 metri di dislivello. Comincia a scendere qualche leggera gocciolina, ma ci piace il fresco ticchettio tonificante sulle nostre guance e la nebbiolina che si alza dai boschi avvolge nella suggestione delle favole la strada deserta verso Capanne. Al lago dell'Accesa pedalata nell'erba alta per cercare case abbandonate e pericolanti che io so di aver visto in una precedente passeggiata. Quando già stanno prendendomi per visionaria le avvistiamo e assaporiamo questo scorcio inaspettato. Nanni se lo perde: non ha voluto sporcare la sua bici pedando nello sterrato. Non lo avrà mica guastato abitare ai Parioli? Raggiungiamo ancora Cala Violina, per la prima volta si sprigiona forte l'odore intenso del cisto di Montpellier, vuol dire che l'estate arriva, è nascosta dietro le nuvole che vanno e vengono, ma c'è, come la ginestra gialla che è già esplosa. Il ritorno in treno passa in un attimo. Ma come: siamo già arrivati? Grazie a tutti, alla prossima Cecilia [1 comments] |
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