Pubblicato da admin - mercoledì 03 settembre 2008, 19:15
Questo resoconto e' anche disponibile in Versione PDF (292 KBytes)Questa estate, in compagnia di un piacevolissimo gruppo di appassionati di mtb provenienti da diverse regioni italiane, ho fatto in bicicletta il giro in due giorni dello Sciliar. Dalla documentazione letta nei giorni precedenti alla partenza questa escursione assumeva già i contorni di un’esperienza unica ed affascinante per le emozioni che l’ambiente, i panorami e le difficoltà potevano suscitare, aspettative che non sono state certamente deluse dalla realtà. Il Parco Naturale dello Sciliar si estende per circa 6.800 ettari all’interno delle Dolomiti altoatesine formando un’unica area naturale con la zona di tutela paesaggistica dell’Alpe di Siusi. Oltre ad essere l’alpeggio più esteso d’Europa l’altipiano dello Sciliar è un posto che incanta e di cui è difficile immaginare, se non vi si è mai stati, l’alone di magia che lo contraddistingue. Le montagne, i promontori, le valli e le cime più ardite, formano un armonioso panorama che ti avvolge e ti accompagna lungo tutto il percorso e sembra proteggere il cammino di chi si avventura lungo i suoi sentieri. La bellezza di questo posto è accresciuta dal mistero delle tante leggende legate alle sue montagne, agli antichi processi alle streghe e alle forme di folklore e di lingua forse unici al mondo. Insomma Lo Sciliar non lascia indifferenti. Le caratteristiche generali del percorso, come noi lo abbiamo fatto, sono le seguenti: LUNGHEZZA: Km. 52,0 ca. DISLIVELLO IN SALITA: m 2.150 (900m in funivia) DISLIVELLO IN DISCESA: m 2.950 TEMPO PERCORRENZA: h 3,30 + h 5,30 (effettive) QUOTA MASSIMA: m. 2.551 (Altipiano dello Sciliar) CARTOGRAFIA CONSIGLIATA: Tabacco n.05 1:25.000 "Val Gardena/Alpe di Siusi”; Tappeiner n°101, 1:25.000 Alpe di Siusi/Sciliar ITINERARIO: 1° giorno: Siusi – Compatsch – Saltria – JenderBach – Bosch dai Bues – Giogo di Fassa – Rif. Sasso Piatto -Rif. Micheluzzi 2° Giorno: Rif. Micheluzzi – Passo Duron – P. Alpe di Tires – Rif. Bolzano – Malga Seggiola – Prügelweg – Tuff Alm – Laghetti Fiè – Siusi RESOCONTO: 26 LUGLIO 2008: L’appuntamento per i nove partecipanti al giro era presso il piazzale della funivia di Siusi dove, in un comodo parcheggio gratuito, si possono lasciare in tutta tranquillità le auto. Dopo i saluti, le foto di rito e qualche birra consumata al bar per brindare all’incontro e all’imminente evento, abbiamo caricato a turno le bici nella cabinovia (il costo del biglietto è di 9€ bici inclusa) risparmiandoci così i circa 900 metri di dislivello che portano fino a Compatsch (mt.1.844), località di arrivo dell’impianto. Scesi dalla cabinovia la vista è subito rapita per trecentosessanta gradi dalla bellezza del paesaggio e dalle sagome delle cime che circondano il pianoro. Il panorama lascia senza parole e solo Stefano, grande capo della spedizione, inizia orgoglioso a rammentarci che ci ha portato in uno splendido paradiso (merito di cui gli va dato atto). Si parte. Il percorso inizia sulla via asfaltata, dove incontriamo una fontana che ci garantisce il primo rifornimento di acqua. Continuando sulla strada dopo poco incrociamo sulla destra il cartello che indica il sentiero n.3 che porta a Saltria lungo una serie di saliscendi non impegnativi. L’ultimo tratto in discesa è l’assaggio di quello che ci attenderà più avanti, un bel tratto tecnico che percorriamo tra mucche, escursionisti a piedi e single track, il tutto al cospetto del magnifico ed imponente profilo del Gruppo del Sassolungo che pian piano si fa sempre più vicino e presente. L’andatura è da cicloturisti e solo i più energici Fabio, Marco ed Alessandro, sulle loro full, iniziano a scaldare ammortizzatori e freni. Io, Stefano, Simone ed il mitico trio altogarda composto da Igor, Moris e Rocco procediamo più o meno compatti nelle retrovie fermandoci a fare foto e a commentare estasiati la bellezza del posto. Giunti al piazzale di Saltria prendiamo a sx in discesa su asfalto e poco dopo, superato un ponte, iniziamo a salire per una sterrata seguendo in successione il sentiero 30a il 3 e poi il 7 su strade forestali che portano ad un cancello di legno dove il viandante chiede gentilmente il passo al guardiano di turno. Lungo la salita procediamo ognuno del proprio passo senza ingaggiare bagarre con chi è in testa, siamo consapevoli che più avanti le energie serviranno fino all’ultima goccia. C’è chi si ferma e sgranocchiare una delle innovative e biologiche barrette energetiche di panforte preparate in anteprima per il giro da un artigiano di Siena amico di Marco, e chi, già in preda a personificazioni divine indotte dalla spiritualità del luogo inizia a parlare ad alcune delle numerose e caratteristiche mucche presenti sui pascoli circostanti. Tra boschi, malghe, prati, l’acqua dei rigagnoli e di qualche bella fontana scolpita nel legno, con la splendida visuale sul Sasso piatto, superiamo la salita quasi senza accorgercene giungendo fino ad una sella, incrocio tra il sentiero n. 7 ed il 9 appena sopra il rifugio Zallinger. Ricompattato il gruppo buttiamo un occhio verso la prossima salita. Presi dall’entusiasmo per quello che stiamo vivendo nessuno sembra preoccuparsi più di tanto per la rampa che ci attende e i più temerari, sentendosi nell’animo lo spirito di Coppi e Bartali, attaccano il pendio in sella. E’ la prima vera asperità del percorso, l’ultima in salita della giornata. La strada è ampia e comoda ma la pendenza non consente ai più di pedalare se non per un breve tratto. Il gruppo si allunga, ognuno va su come meglio crede e dopo circa 300 metri di dislivello, con il cielo che inizia a diventare cupo, alla spicciolata tutti i partecipanti fanno il loro arrivo al rif. Sasso Piatto (m 2300), posto alla base dell’omonimo massiccio e quota più alta della tappa odierna. Mentre all’interno del rifugio l’allegro gruppo prende posto intorno al tavolo fuori il tempo muta in pochi minuti e un temporale, con tanto di tuoni e fulmini, si abbatte sul sasso piatto e sulla zona circostante. Nel giro di poco il rifugio si riempie di escursionisti che cercano riparo dalle intemperie e mentre i mezzi e gli uomini del soccorso alpino locale si prodigano a dare assistenza ad un paio di sfortunati escursionisti, invitiamo al nostro tavolo due simpatiche ragazze alla ricerca di un ormai introvabile posto a sedere. Tra due risate, qualche canederlo, un ricco piatto di kaisermarren con marmellata di mirtilli, strudel, l’immancabile birra, alcuni cori alpini e giro di grappa finale, ci sentiamo il corpo e mente adeguatamente pronti per affrontare la discesa finale della giornata. Ormai neanche la pioggia può più raffreddare l’entusiasmo e con gli animi riscaldati dalla romantica atmosfera del rifugio e inebriati dai ripetuti brindisi consumati, iniziamo con un piacevole stato di eccitazione fisica e mentale la discesa verso il rifugio Micheluzzi. Il sentiero n. 533 che scende in direzione della Malga Sassopiatto verso la Val Duron presenta un primo tratto abbastanza ripido e con il fondo appesantito dalla pioggia la discesa diventa ancora più tecnica e per certi versi divertente, non risparmiando al sottoscritto un paio di rocamboleschi voli che mi proiettano direttamente nel club degli aviociclisti. Per fortuna il soffice manto erboso attutisce in maniera più che egregia le cadute e tutto si risolve senza nessuna conseguenza. In condizioni di asciutto la discesa non presenta difficoltà rilevanti se non in alcuni tratti in cui è consigliabile, almeno per i meno esperti, scendere di sella. L’ultimo tratto, caratterizzato da un fondo più compatto e meno sconnesso, risulta veloce e divertente e in poco tempo si arriva al piazzale del Rifugio Micheluzzi (quota 1850 m) dove arriviamo bagnati e coperti di fango. Dopo una doccia, messi ad asciugare i panni nel locale caldaie, la serata la trascorriamo piacevolmente tra racconti, partite a carte, un’occhiata alla mappa sull’itinerario dell’indomani e qualche buona bottiglia di vino offerta da Alessandro che decide così di festeggiare degnamente, ed in modo originale, il suo trentaquattresimo compleanno. 27 LUGLIO 2008: Al mattino successivo il tempo sembra non riservarci nulla di buono e viste le previsioni meteo decidiamo di partire in fretta per cercare di anticipare il nero cumulo di nuvole che lentamente risale la valle. Con i primi già sulla strada ed il sottoscritto attardato nella riparazione di una foratura il gruppo abbandona il rifugio risalendo la valle in direzione del passo Duron. Seguiamo inizialmente la strada forestale che costeggia il Rio Duron attraversando una serie di caratteristiche baite adornate da singolari sculture in legno. La sterrata, che inizia dolcemente, impenna repentinamente man mano che ci si avvicina all’imponente parete del Molignon (dopo circa 10 km) restando pedalabile solo per i più allenati. Con il gruppo allungato e l’andatura lenta imposta dalla ripida salita proseguiamo fino a raggiungere il Passo Duron (m 2204). A questo punto si possono fare due scelte. Decidere di non aggirare completamente lo Sciliar prendendo a destra per uno dei numerosi sentieri che permettono di scendere agevolmente a Siusi, oppure prendere a sinistra e percorrere la carrareccia proveniente dall’Albergo Dialer. Il gruppo a questo punto si divide ed il trio altogarda decide per la strada che più rapidamente porta a valle verso la cabinovia. Dopo le foto, gli abbracci e qualche indicazione al trio sul percorso da seguire, ripartiamo. La comoda strada che sale dall’albergo Dialer, incuneata tra il Molignón (a sinistra) e gli aguzzi Denti di Terrarossa (a destra), all’inizio sembra concedere respiro alle nostre gambe ma presto muta in una tremenda e lunga rampa che porta al Passo dell'Alpe di Tires con l’omonimo Rifugio Alpe di Tires (2440 m). Durante la salita qualcuno inizia a sentire suoni di fiati e corni diffondersi nella naturale cassa di risonanza di roccia dolomitica. I più lucidi pensano subito a qualche allucinazione dovuta ad un calo di zuccheri e alla disidratazione mentre gli altri, pensando di aver sottovalutato la salita e consumato sul Duron l’ultima fatica della vita, iniziano già a pensare alla pace spirituale e materiale del paradiso meravigliandosi dell’accoglienza celestiale riservatagli, sicuramente frutto delle raccomandazioni del buon Don Camillo. Niente di tutto questo per fortuna, un piccolo gruppo di musicisti rendeva omaggio a questi meravigliosi posti riempiendo l’aria di una suggestiva composizione musicale in perfetta sintonia con l’ambiente circostante. A questo punto il Capo Iddo, prendendo la palla al balzo, torna a decantare le sue doti organizzative lasciandoci credere che tanto si era impegnato, soprattutto economicamente, per farci trovare una così degna accoglienza. Pur di non deluderlo e per riconoscenza al suo rango di Capo ci accordiamo con una rapida occhiata per dargli ragione e consumato un veloce ristoro al rifugio proseguiamo in discesa seguendo il sentiero numero 4 che ci porta verso la terza asperità della giornata, un tratto con bici in spalla per circa 30 minuti che ci conduce sull’Altipiano dello Sciliar, punto più alto dell’intera escursione a quota 2551 m. Da qui una panoramica discesa conduce al sentiero 1 che porta, dopo un’ultima salita, al Rifugio Bolzano (m.2457) da cui si gode di una meravigliosa vista sulle diverse catene montuose circostanti (Adamello, Ortler, Alpi dell'Oetztal e Stubai). Dopo il meritato riposo e la dovuta dose di birra necessaria per meglio controllare le insidie della discesa, si riparte proseguendo sempre sul sentiero numero 1. Scendiamo inizialmente su una zona coperta di prati e poi dentro il bosco con tratti tecnici e molto ripidi che il più delle volte ci costringono a scendere di sella. Intanto il tempo volge fortunatamente al bello e l’arrivo a Malga Seggiola (m 1940), contraddistinta da una pittoresca figura scolpita nel legno, è da favola. Sulla collinetta adiacente alla malga scorgiamo due coniglietti che indifferenti pascolano sul prato e senza timore si fanno avvicinare. La fontana in legno è fatta per alloggiare l’antica forma del recipiente che contiene il latte, conservato alla perfezione dalla naturale e fresca temperatura dell’acqua sorgiva. Anche se avevamo da poco pranzato ci lasciamo tentare dal gustoso e profumato latte che solo il nome accomuna a quello venduto nei supermercati delle nostre città. Un ragazzino, probabilmente figlio dei gestori, fa sfoggio della sua abilità nel maneggiare la caratteristica frusta da malgaro producendo un susseguirsi ritmato di schiocchi che sembrano rompere per un attimo l’atmosfera magica del posto. Richiamato all’ordine dalla madre il bambino rientra nella capanna e noi assaporiamo gli ultimi istanti di questo posto incantevole prima di riprendere la discesa. Proseguiamo per tratti tecnici attraverso ripidi pendii rocciosi fino a quando il primo ponte di legno ci annuncia il tratto più atteso della giornata, il famoso e suggestivo Prügelweg, un sentiero costituito da assi di legno che si alternano a tratti di lastricato e costruito per accedere più agevolmente agli alpeggi estivi. Passiamo un po’ di tempo a goderci i passaggi in bici e a fare qualche foto ricordo e dopo un po’ ripartiamo affrontando tratti molto ripidi fino a prendere a sinistra il sentiero numero 3 e successivamente la sterrata che parte poco dopo sulla destra. In breve giungiamo ai Laghetti di Fié (m.1036) dove facciamo una sosta per una bevanda a base di sciroppo di sambuco. Torniamo sui pedali seguendo il sentiero 2 che inizia con una divertente discesa dove una foratura ci fa perdere un po’ di tempo. Riparata la ruota affrontiamo l’ultima salita della giornata dalla pendenza non impegnativa ma che si fa sentire data la stanchezza accumulata nelle gambe. Giungiamo poco dopo al parcheggio dove avevamo lasciato le macchine il giorno prima e dopo aver caricato le bici e dispensato gli ultimi calorosi abbracci, ci salutiamo felici per la bella esperienza vissuta e la generosa amicizia, con la speranza di tornare preso a rivivere insieme momenti come quelli appena trascorsi. Valerio Di Fulvio
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Pubblicato da Stanislao Grazioli - lunedì 28 luglio 2008, 10:19
Sabato scorso, con due amici, Raffaele e Giulio, abbiamo percorso il tracciato di una grande classica di scialpinismo: la Traversata della Provvidenza.
Di tutto di più! Salite tostissime (con la bici a mano è peggio che pedalando, ma qualche volta non se ne può proprio fare a meno), discese che dire tecniche è poco, sentieri esposti e sentieri nel bosco, panorami incredibili e sempre nuovi, in un viaggio nel cuore del più bel massiccio degli Appennini!
Partiti da Campo Imperatore siamo saliti, un pò in bici ma più a piedi, fino alla Sella di Monte Aquila. Di qui discesa bellissima e tecnica prima sul rifugio Garibaldi poi alle Capanne di Val Maone, prima di iniziare la vera fatica della giornata: la salita alla Sella dei Grilli, ovvero 400 metri di dislivello su un ripido sentiero, tutta con la bici a mano o in spalla. Rapida sosta con vista su tutte le montagne della zona: Corno Grande e Corno Piccolo, Pizzo Cefalone, Intermesoli, Monte Corvo, Campo Pericoli, Val Maone e Valle del Venacquaro. La discesa seguente, lungamente attesa, ha un pò deluso: era troppo ripida e tecnica per le nostre bici e soprattutto per le nostre capacità, quindi non ce la siamo goduta che a tratti. Rinfrescati alla fonte del Venacquaro, di nuovo bici a mano verso l'ononima sella, da cui il panorama si apriva verso la Valle del Chiarino e il Lago di Campotosto, con a destra il monte Corvo e a sinistra la catena meridionale: Pizzo di Camarda, Monte Jenca e Monte San Franco. La nuova discesa è stata di grande soddisfazione, anche se non continua (alcuni tratti troppo sassosi), poi stazzo di Solagne e Masseria Vacchereccia. Qui ci siamo rifocillati e abbiamo deciso di non proseguire per la facile sterrata verso il Lago della Provvidenza, il che avrebbe comportato qualche chilometro in più su asfalto, ma di raggiungere il Passo delle Capannelle passando per sentieri, talvolta splendidi e talvolta assai impervi, dentro il bosco, nei pressi del rifugio Panepucci Alessandri. Dopo il Passo delle Capannelle asfalto, prima in salita, poi in lunghissima discesa lungo la strada del Vasto. Prima della fine ultima deviazione su sterrato e graduale salita fino alle macchine, alla base della funivia.
Che dire? Un'avventura stupenda, di cui la bici è solo una parte, sia pur importante, che sostituisce gli sci, mezzo ideale per compiere questo giro nella stagione invernale. Sarebbero forse utili bici più attrezzate per la discesa, ma allora la fatica nello spingerle in su sarebbe forse eccessiva. Alla fine quasi 1200 metri di dislivello, di cui 800 con la bici a mano, per circa 45 chilometri.
Per le foto:
http://picasaweb.google.com/stanislao.grazioli/MTBTraversataDellaProvvidenza
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Pubblicato da enrico - venerdì 16 maggio 2008, 21:50
Smentendo (ma solo in parte) la consuetudine che se un resoconto-viaggio non si scrive entro due giorni dopo il ritorno non si scrive piu', eccovi un breve escursus della trasferta extra-calendario in Israele, scritto commentando un po' di foto (chi volesse contribuire lo puo' fare aggiungendo un commento a fine articolo oppure inviandomi un contributo piu' esteso che pubblichero').
26 Aprile: Aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv
Per la gioia degli addetti alla sicurezza (e degli addetti alle pulizie -- in un grande areoporto israeliano le due cose sono piu' legate di quanto ci si potrebbe immaginare), alle prime luci (artificiali) dell'alba gli 11 ruotaliberini atterrati nottetempo (il dodicesimo era arrivato il giorno prima) hanno montato le proprie bici nella Hall degli Arrivi dell'aeroporto Ben Gurion. 
Dall'Aeroporto a Tel AvivA prima vista sembrebbe una tipica autostrada di collegamento (tipo la Roma-Fiumicino). In realta' e' la Highway-1, 4 corsie piu' emergenza, l'autostrada che attraversa mezza Istraele. E come vedete dalla foto l'abbiamo percorsa in bici! :-o Precisazione per le nostre famiglie (e il nostro assicuratore): in realta' non siamo totalmente matti (scemi ?!) -- la festa di Sabbath e' molto sentita in Israele (assai piu' della nostra domenica), e il traffico alle 7 del mattino era sostanzialmente assente (3 taxi e qualche auto della polizia). Inoltre appena possibile abbiamo lasciato l'autostrada per dirigerci a Jaffa e proseguire per T.A. attraverso il lungomare. Rimane la stranissima esperienza di aver pedalato per una decina di Km su un'autostrada 5-corsie aperta al traffico... 
La cena a JaffaAlla decima volta che a Jaffa ci siamo sentiti dire "Attenzione che qui rubano le bici", fatti i debiti scongiuri e scartata l'idea di fare dei turni a rotazione di sorveglianza del parcheggio, abbiamo preso una decisione radicale, documentata da questa foto: ecco dentro il ristorante, in mezzo ai tavoli, le nostre inseparabili 12 bici parcheggiate a fianco a noi in piena sicurezza ... 
27 Aprile: Da Tel Aviv a GerusalemmeCirca 90 Km su asfalto, 800 metri di differenza di quota, quasi il doppio di ascesa effettiva (tra l'altro, tutti concentrati nell'ultima trentina di Km): con una tappa epica abbiamo pedalato su strade secondarie (e con i bagagli!) da Tel Aviv a Gerusalemme -- tutto cio' per sentirci poi chiedere dai ciclisti locali: "con che mezzo siete arrivati qua?" oppure "ah, avrete fatto l'autostrada; c'era traffico?" :-( Nota: sulla salita finale (circa 400m in 4 Km, dopo averne fatti gia' 80) sono state segnalate dai ciclisti numerose apparizioni di figure piu' o meno note delle tre principali religioni monoteistiche (e non solo). Tenendo conto che la salita non e' cambiata negli ultimi 5000 anni, questo potrebbe aiutare a spiegare perche' per tutti Gerusalemme sia una citta' cosi' mistica ...? ;-)  

29 Aprile: Gerusalemme by NightGrazie ai contatti di Nic con un'associazione di ciclisti gerusalemiti, abbiamo partecipato ad uno stupendo giro notturno dentro la citta'. E' stata un'esperienza eccezionale, probabilmente la cosa piu' spettacolare dell'intero giro. Da ricordare anche una foratura dentro il quartiere degli ebrei Haredim, che ha richiesto quasi mezz'ora di lavoro e ci ha reso a dire poco "popolari" presso l'intero quartiere ultra-ortodosso... (Nota, gli Haredim credono che le bici siano un'estensione del diavolo o poco meno -- dal momento che la Torah non le cita direttamente, viene da pensare che i fondatori del movimento abbiano preso questa decisione dopo aver pedalato fino a Gerusalemme da Jaffa, magari su un velocipede in legno ... ;-)  
30 Aprile: Da Gerusalemme a MasadaChi non l'ha vissuta in prima persona non puo' immaginare ne' riprodurre quest'esperienza in alcun modo: in mezza giornata abbiamo fatto oltre 1200 metri di dislivello in discesa passando dagli 800m di Gerusalemme ai -400 del Mar Morto, con relativo bagno "sopra" (piu' che "dentro") l'acqua ... Da segnalare un'apprezzata variante nella valle di Wadi Qelt (a NE di Gerusalemme) per visitare il monastero ortodosso di St.George. Questo monastero (che e' un luogo sacro quindi richiede un abbigliamento adeguato, ed inoltre si trova alla fine di una strada assolata da percorrere rigorosamente a piedi) e' stato teatro di alcuni commerci atipici: citiamo ad esempio l'affitto ad ore da parte di Daniele di un paio di pantaloni (di qualche taglia piu' piccoli) da un beduino di passaggio (rimasto letteralmente ad aspettarlo in mutande) ed il tentativo fallito da parte di altri nomadi di fornire un servizio di asini-navetta sulla "salitona" del ritorno alla componente femminile di Ruotalibera... (che per spirito di orgoglio, per il costo improponibile e soprattutto perche' per motivi culturali le trattative sono state erroneamente indirizzate dal beduino verso la componente maschile dell'associazione, ha declinato il passaggio...)  
 1 Maggio: MasadaMasada (patrimonio UNESCO dell'umanita'), un'antica citta' fortificata situata sulla sommita' di una mesa e' di grande valore storico e simbolico per gli israeliani. Durante la prima guerra giudaica (I secolo DC), fu teatro di un lungo assedio per il quale i romani costruirono un'enorme rampa (ancora visibile) per raggiungere gli ebrei zeloti rifugiativisi, i quali scelsero il suicidio collettivo piuttosto che una vita di schiavitu'. Un hiking di circa un'ora iniziato alle 5 (4.45 per essere precisi!) del mattino ci ha permesso di vedere il sorgere del sole sul Mar Morto e di ammirare l'intero orizzonte (sgombro a 360 gradi) e le rovine della citta', perfettamente conservata. E al ritorno all'ostello... super-colazione (in foto, da non confondere con le rovine) e piscina!  

1-2 Maggio: EilatIn serata, un van da 18 posti riempito con 12 ciclisti ed altrettante biciclette, in violazione ad una legge fisica nota come "incomprimibilita' dei solidi" ci ha fatto attraversare tutto il deserto del Negev per raggiungere Eilat citta' all'estremo Sud del paese (unico accesso di Israele al Mar Rosso, si trova su una stretta striscia di terra di una decina di Km "schiacciata" tra la Giordania e l'Egitto) caratterizzata da una spiccata vocazione turistica (o edonistica?? :) Qui in uno "sbrago" totale di ristoranti, nuotate con i delfini, esplorazioni (alcuni hanno tentato, con scarso successo, di attraversare i vicini confini di stato) ed immersioni nella barriera corallina ci siamo riposati dalle fatiche dei giorni precedenti.  
3 Maggio: AkkoUna sveglia ad ore antelucane (ed un ulteriore trasferta in van, stavolta in violazione palese di qualsiasi legge fisica relativa all'incomprimibilita' di persone e biciclette) ci ha permesso di lasciare Nic, Mara e Daniele all'aeroporto in tarda mattinata e di proseguire per Akko. Akko (anch'essa patrimonio UNESCO dell'umanita') e' un'antica ed importante citta' portuale, strategica per il controllo del territorio, ultimo caposaldo dei crociati in terra santa. L'arrivo nel pomeriggio ci ha dato tempo di visitare le mura, le rovine sotteranee della citta' crociata e di entrare nella moschea di Jezzar Pasha. Sicuramente la visita della stupenda cittadina ci ha ricompensato dalla faticosa trasferta in van, permettendoci di concludere il viaggio nel migliore dei modi. La sera nella piazza si festeggiava un matrimonio arabo tradizionale (in effetti, nemmeno tanto, visto che c'era il maxi-schermo al plasma con immagini live del ballo degli sposi...) Very picturesque! Nella foto sotto potete vedere Andrea Cuttitta che e' riuscito a farci invitare alla cena (invito che poi abbiamo declinato -- peccato, perche' servivano un ottimo risotto con carne, verdure e pinoli... ) Nella foto successiva, sulla destra, i piu' attenti potranno vedere dietro la sposa tre ospiti "imbucati"...  


Concludo con i ringraziamenti (tuttaltro che di circostanza): ringrazio tutti i 10 partecipanti (Andrea C, Andrea F, Antonella, Cristina, Daniele, Davide, Mara, Mary, Roberto, Veronica) senza distinzione, per la simpatia, lo spirito di adattamento/collaborazione e la pazienza dimostrata in tutte le situazioni ed in particolare nei vari disguidi che capitano in 8 giorni di viaggio (sistemazione logistica nelle stanze, costi non preventivati, ristoranti chiusi per festivita' impreviste...).
Menziono, in particolare: Andrea F. per aver cosi' attivamente collaborato alla guida del gruppo, Mary L. per il suo entusiasmo contagioso e per aver scelto/appoggiato alcune varianti particolarmente interessanti (Abu Gosh ed Akko, ad esempio) e Daniele P. per il supporto logistico (ad esempio, l'incastro delle 12 bici nei van): GRAZIE, siete stati fondamentali! Un ringraziamento speciale va poi a Nic De Noia (guida del giro), che ha effettivamente pensato al giro cosi' come l'abbiamo svolto, ha collaborato alle prenotazioni e si e' occupato della logistica e di mantenere tutti i contatti (con un'associazione ciclistica di Gerusalemme e con un suo collega di lavoro che ha organizzato un vero e proprio servizio di consegna a domicilio per le nostre borse-bici).
Inutile dire che senza Nic, il viaggio non si sarebbe fatto. Ciao alla prossima! Enrico Post correlati: [6 comments] |
Pubblicato da Stanislao Grazioli - giovedì 26 giugno 2008, 13:51
 

La prima gita scaturita dal nuovo strumento dei Cicloappuntamenti.
Un gruppo di dieci temerari, misto tra soci di Pedalando, di Ruotalibera e cani sciolti, ha affrontato, con una temperatura di -5, le ripidissime rampe cementate che da San Vittorino e S. Gregorio di Sassola portano al Monte Guadagnolo (Enrico ha misurato tratti al 22%; non avrei mai creduto possibile percorrere in sella queste pendenze!)
Un freddo gelido ma una giornata stupenda con il meraviglioso panorama del Guadagnolo. Una discesa bellissima e scenografica in mezzo agli acquedotti. Compagnia piacevolissima e ottima polenta con spuntature, che c'è stata proprio bene.
Ringraziamenti speciali li meritano Marco P., per la passione messa nell'avviare questa iniziativa trasversale e Francesco La Volpe per aver proposto questa splendida gita!
Le mie foto le trovate qui:
http://picasaweb.google.com/stanislao.grazioli/CicloappuntamentiMonteGuadagnolo Scarica tracciato GPS [PLT] [GPX] [2 comments] |
Pubblicato da admin - mercoledì 21 novembre 2007, 14:04
Una nostra socia (Valeria) si e' recentemente iscritta ad un sito/servizio che permette di offrire ospitalita' a ciclisti di passaggio durante i loro giri:(Dal sito: http://www.warmshowers.org): Welcome to the Internet Warm Showers List. The Warm Showers List is a list of Internet cyclists who have offered their hospitality towards touring cyclists. The extent of the hospitality depends on the host and may range from simply a spot to pitch a tent to meals, a warm (hot!) shower, and a bed. Ci invia quindi questa testimonianza. Se avete dubbi o volete chiarimenti, contattela!
Ciao. Avete mai provato ad ospitare uno straniero in casa? E per giunta un ciclista? Io l'ho già fatto due volte e ho provato che è un'esperienza molto interessante e piacevole. Hai l'occasione di conoscere persone di paesi e culture anche molto lontane dalle nostre e se per di più questo turista è un ciclista come te, potrai approfittare delle sue esperienze di viaggio per soddisfare la tua curiosità e magari trovare spunti per esperienze che finora non avevi ancora immaginato di poter fare! E in fondo è offrire ospitalità, che rende piacevole lo scambio! Provate anche voi, iscriveti al sito: http://www.warmshowers.org Ecco due foto che mi ritraggono con i miei recenti ospiti: Un giovanissimo (17 anni) ragazzo di New York Ed una coppia dell'Uruguay. In entrambi i casi, anche se per motivi molto diversi, questi viaggiatori erano al termine di un lungo viaggio in Europa durato quasi 6 mesi!!! Saluti Valeria
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Pubblicato da Stanislao Grazioli - mercoledì 14 novembre 2007, 00:06
 


Sabato ho fatto una gita incredibile! Partiti da Campo Felice siamo arrivati al Rifugio Sebastiani e da lì al Colle dell’Orso, a quello del Bicchero fino alle selle del Cafornia e del Velino, per poi scendere verso il Vallone di Sevice e giù verso il fondovalle, per oltre 1500 metri di dislivello. Piccolo problema: abbiamo fatto tutta la gita sulla neve!
Dalla cresta si vedevano insieme il mar Tirreno e l’Adriatico, oltre a tutto l’Appennino innevato, dal Vettore al Gran Sasso alla Majella!
Non avevo mai fatto una gita così impegnativa, sia per la salita (spesso con bici a mano) che per la discesa, su terreno innevato o ghiacciato, con un single track a tornanti (e sassi) per 1000 e più metri. Una vera avventura, vissuta con alcuni amici, innamorati della bici e della montagna,
Le foto sono su ruotalibera@gmail.com
Ciao a tutti,
Stani [2 comments] |
Pubblicato da Stanislao Grazioli - mercoledì 10 ottobre 2007, 20:37
Gli ultimi due sabati li ho dedicati a due belle gite, di cui la seconda potrebbe essere un’ottima uscita di Ruotalibera.
Il 29 settembre, con Pasquale, abbiamo accompagnato Raffaele e Giulio, che provavano un nuovo itinerario da pubblicare su Paola e Gino: il Terminillo da Micigliano, con discesa nella Valle Scura!
E’ stata una grandissima gita, con più di 1400 metri di dislivello in salita su sterrato (in circa 20 chilometri) e una discesa da urlo, in un ambiente solitario e mozzafiato.
Il fondo sempre impegnativo, con vari tratti, sia in salita che in discesa, che era giocoforza percorrere a piedi; un test più che valido per la mia nuova Stumpjumper, che ha sostituito degnamente la Kona, facendomi divertire moltissimo. A condimento del tutto, una meravigliosa polenta con salcicce al Rifugio Sebastiani, necessaria per combattere una temperatura che, a quella quota, era già invernale.
La settimana dopo, con Pasquale e Walter, siamo partiti da Fonte Capo la Maina (tra Forme e Celano: la dovrebbero ricordare quelli che l’anno scorso, quando abbiamo trovato tanta acqua a Celano, hanno fatto la sterrata alternativa per Ovindoli, che cominciava da lì) e abbiamo raggiunto l’Altopiano delle Rocche e Rocca di Mezzo: poi la Valle Cordora, con una bellissima e lunga discesa nel bosco, fino all’uscita sui Piani di Giano, in vista del versante nord del Sirente, e i Pagliari di Tione e di Fontecchio. Una salita su strada bianca fino a Terranera, quindi ritorno a Rocca di Mezzo e, per la stessa strada dell’andata, a Fonte Capo la Maina.
Gita un po’ più facile, ma sempre impegnativa e di tutto rispetto, in un ambiente altrettanto spettacolare. Più di 60 chilometri per circa mille metri di dislivello. Per Ruotalibera potremmo partire da Celano, per consentire l’uso del treno.
Ciao a tutti,
Stani
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Pubblicato da admin - venerdì 27 luglio 2007, 22:18
Un nostro simpatizzante (Federico Piras, federicopiras AT hotmail.com) ha recentemente compiuto un cicloviaggio in Sardegna.
Ci ha inviato il materiale da lui raccolto (un diario di viaggio in cinque parti ed una trentina di foto) perche' lo pubblicassimo nella nostra rubrica Cicloviaggi- Introduzione
- Prima escursione
- Seconda escursione
- Terza escursione
- Quarta escursione
- Quinta escursione
10 Giugno 2007 5° Escursione: Le falesie del Golfo di Orosei viste dal mare. Lasciamo per ultima questa escursione in barca lungo il tratto di litorale del Supramonte che a detta di autorevoli naturalisti è giudicato fra i più belli d'Italia.
Usciamo alle 9.00 dal porto di S.M.Navarrese accompagnati da un caldo sole e da una piacevole brezza marina.
In poco tempo doppiamo Capo Monte Santo e puntiamo a Nord per Cala Goloritzè. Ciò che colpisce subito è la varietà dei colori dell'acqua:verde smeraldo, azzurro intenso, turchese, trasparente. Questa varietà di colori è dovuta al riflettersi del fondo marino e delle bianche scogliere di calcare che precipitano a mare.
La cima della Aguglia ed il caratteristico arco di pietra che si distende sul mare ,avvisano che siamo in prossimità della più bella di queste spiagge.
Cala Goloritzè, in questo periodo ed in queste ore del giorno è di un fascino incredibile,l'assenza di bagnanti che possono arrivare soltanto via terra o via mare, ma è ancora presto, rende il posto fuori dal tempo.
Le nostre richieste sono talmente pressanti e generali che il comandante non può, e forse non vuole, rifiutare di concedere un rapido bagno prima di riprendere la gita.
I panorami che si presentano alla nostra vista sono sempre più selvaggi ed irreali. Le piccole cale si succedono lungo queste pareti di roccia dove contorti ginepri, piegati dal vento, sembrano arroccarsi con tutte le forze. Piccoli anfratti e grandi caverne consento la nidificazione del falco della regina e di altre specie d' uccelli.
La prossima spiaggia che si trova è Cala Mariolu o Ispuligi de nie. Questo ultimo è il nome che gli abitanti di Baunei hanno dato a questo posto incantevole, significa pulci di neve. La spiaggia è formata da piccoli sassolini di marmo bianco che mossi dall'acqua danno vita ad un concerto unico.Il nome Mariolu, invece, risale a quando la foca monaca si nutriva del pescato sulle reti dei pescatori ponzesi.
Ormai è dato per certo che i rarrissimi esemplari di bue marino non dimorano più in questi siti invasi dal turismo.
Ci dirigiamo ora a Cala Biriola, altra suggestiva spiaggia, anche questa caratterizzata da un arco di roccia sul mare, dalla sabbia bianchissima e dalla macchia mediterranea che vegeta tutt'intorno.Fare il bagno in queste acque è magico, non viene mai voglia di uscire, sembra quasi che si sia tutt'uno con esso.
Alle 13.00 il gommone ci preleva dalla spiaggia e ci porta a bordo dove ci attende una spaghettata al pomodoro fresco e pancetta, alcuni di noi fanno il bis.
Prima del rientro ci concediamo altri bagni e scattiamo alcune foto.
Nel viaggio di ritorno abbiamo la possibilità di di ammirare ancora : la Spiaggia dei Gabbiani, Portu Cuau ed il fiordo di Porto Pedrosu.
Ormai l'escursione del giorno è finita e con essa anche questa vacanza. E' andato tutto nel migliore dei modi contrariamente alle previsioni del primo
giorno.
Raccomando una vacanza del genere in questi posti a tutti coloro che amano la natura e l'avventura.      [comments?] |
Pubblicato da admin - venerdì 27 luglio 2007, 22:18
Un nostro simpatizzante (Federico Piras, federicopiras AT hotmail.com) ha recentemente compiuto un cicloviaggio in Sardegna.
Ci ha inviato il materiale da lui raccolto (un diario di viaggio in cinque parti ed una trentina di foto) perche' lo pubblicassimo nella nostra rubrica Cicloviaggi- Introduzione
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8 Giugno 2007 4° Escursione: Rifugio Coop. Goloritzè - Gole del Gorroppu ( M.T.B.) Dopo aver fatto colazione alla solita ora, approntiamo le M.T.B. e le carichiamo in macchina. Sono le 9.45 quando partiamo dal Golgo, arriviamo a Baunei e prendiamo la S.S.125 verso Dorgali.Dopo circa un ora di viaggio panoramico, arriviamo a Genna Silana: un passo a 1017m.slm .Parcheggiamo le auto, scarichiamo le bici, prendiamo un caffè nel locale punto di ristoro e siamo pronti a buttarci nella discesa di 17 Km.sino al bivio che, dopo aver attraversato la valle (Lanaittu), ci porterà alle Gole.
Indico ad Ignazio il bellissimo sentiero, da percorrere esclusivamente a piedi, che nel 2000 feci per arrivare al Gorroppu.
E' tempo di pedalare,sono le 11,00, quindi in sella e partenza, l'aria, data l'altitudine, è frizzante per cui dobbiamo indossare l'antivento.La discesa è prudente in quanto la strada è percorsa da gruppi di motociclisti che non vanno troppo per il sottile, affrontano le curve in velocità e molto spesso escono dalla mezzeria della carreggiata.
Tutto considerato ciò è positivo perchè ci consente di ammirare il panorama alla nostra sinistra.Il monte Oddeu appare oggi in tutta la sua imponenza, quando arriviamo ad un'area di sosta ci fermiamo e scattiamo delle foto alla spaccatura della montagna che dà origine alla gola del Gorroppu.Ancora pocchi minuti di discesa ed arriviamo alle 11,35 al bivio per Tiscali e Gorroppu.Percorriamo i 12 Km. di strada asfaltata che consente di ammirare dei bellissimi oliveti e dei giovani vigneti.La prima parte del percorso è in ripidissima discesa, ma sarà in ripidissima salita al ritorno!!!!!.Impieghiamo circa un ora a percorre questo tratto di strada che ci da modo di ammirare questa fertilissima valle percorsa dal fiume Flumineddu.
Giunti al ponticello,realizzato con strette pedane in legno sorrette da grossi tubi, lo attraversiamo con le M.T.B. a mano e con molta attenzione, l'altezza è di circa 5 metri, andare a finire di sotto non è consigliabile.Arrivati sulla sponda opposta del fiume, inforchiamo le bici e ci inoltriamo nello sterrato, a tratti sassoso, che praticamente costeggia il Flumineddu con andatura di quota variante.
In certi tratti il sentiero è estremamente stretto e ingombro di vegetazione, addirittura ci sono dei tronchi d'albero messi di traverso e cespuglioni di spine che lo invadono ,rendendo il procedere difficoltoso e doloroso. Nel frattempo il cielo si è annuvolato e in lontananza si sente qualche tuono.Arriviamo finalmente alle 14,20 all'ingresso delle gole, lasciamo le bici e ci inoltriamo nella discesa che conduce sul letto del fiume. Troviamo subito i primi laghetti che volendo consentono un fresco bagno.La difficoltà a superare gli enormi massi bianchi e levigati che intralciano il percorso,ma soprattutto la paura di essere sorpresi da un temporale, ci inducono a consumare una colazione a base di frutta e riprendere subito la via del ritorno.Sono alquanto amareggiato perchè le condizioni atmosferiche che stanno sopraggiungendo non consentono al compagno di escursione di ammirare questo canyon che risulta essere tra i più grandi ed interessanti d'Europa.Le pareti alte circa 500 metri offrono un ottimo rifugio alle varie specie, quali l'aquila reale, il falco pellegrino e la poiana. Il silenzio inquietante squarciato ogni tanto dai versi degli uccelli e l'ambiente selvaggio, contribuiscono a rendere il posto estremamente suggestivo e pieno di fascino.
Sono le 15,00 quando ripartiamo dalla Gola e le 16,00 quando riattraversiamo il ponticello. Comincia a sentirsi qualche goccia.
Affronto la pendenza di questi primi chilometri con non troppa difficoltà, Ignazio nel frattempo ha inserito chissà quale marcia e scompare dalla mia vista.
Aumenta la pioggia, ma non mi fermo per indossare la mantellina per una specie di scaramanzia,aumenta anche la pendenza e la salita comincia a farsi pesante,ormai procedo col rapporto più corto e il conta chilometri segna 5-6 Km/ora.Alle 17.30 finalmente arrivo sulla S.S.125;ad arrivare alla macchina mancano ancora circa 17Km di salita.
Da un rapido conteggio dei kM. mancanti, della velocità media che sarei riuscito a tenere , dello stato delle gambe e della leggera pioggia che non accennava a smettere,non altro da fare che attivare con uno squillo al cellulare il piano recupero , programmato in tempo con Ignazio. Alle 18,30, quando mancavano ancora circa 10 Km.alle macchine, ecco arrivare l'amico in macchina e porre fine alla fatica. Certamente stringendo i denti serei anche riuscito a rientrare con le mie forze, ma ho ritenuto non giusto costringere ad un'attesa di circa un ora il compagno di escursione.
La giornata è terminata in allegria davanti a quelle buone specialità sarde proposte dalla cucina del rifugio innaffiate dal robusto cannonau.
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Pubblicato da admin - venerdì 27 luglio 2007, 22:18
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5 Giugno 2007 2° Escursione : Rifugio Coop. Goloritzè – Cala Sisine (M.T.B.) Anche oggi sveglia alle sette e ricca colazione alle otto.
Ormai la paura che il mal tempo ci rovini la vacanza è fugata, la giornata si presenta con un sole molto caldo . Ultima controllata alle M.T.B.e alle nove si parte.
Ci dirigiamo verso la Chiesa di San Pietro , ci passiamo davanti immettendoci in una ampia sterrata.
Nell’attraversare la radura incontriamo i simpaticissimi asinelli , i sempre affamati maiali e maialini e qualche mucca che porta a spasso il proprio vitello, le capre sono le più timide ,scappano appena ci sentono e si nascondono nella macchia . Durante la pedalata sulla carrareccia ricoperta di terra rossastra possiamo ammirare dei bellissimi esemplari di pero selvatico e dei secolari lentischi. Il largo sentiero che stiamo percorrendo è transitabile per 15 Km. anche da autovetture . La pedalata si fa meno disinvolta e più attenta , tratti di strada sono sassosi ed impegnano un tantino di più. Lasciamo sulla destra dei bivi che portano ad altre cale della costa, percorribili solo a piedi.
Ben presto giungiamo alla località “Ololbizzi”,sito segnalato da un cartello divelto dal terreno. A metà costa del monte che abbiamo davanti si può vedere un ovile. Il panorama è terribilmente selvaggio.Nelle alture circostanti e nelle zone prive di vegetazione la bianca roccia calcarea si mostra in tutto il suo chiarore.
E’ da questo punto che deviando sulla destra si può seguire un tratto del sentiero “Selvaggio Blu”, percorso che segue il mare da Santa Maria Navarrese a Cala Gonone su sentieri a volte talmente esposti che per percorrerli è necessaria la conoscenza di tecniche alpinistiche.
Il nostro sentiero scende sempre più ripido, si incontrano quattro rampe con pendenza notevole che per impedirne il dissesto durante le piogge invernali sono state pavimentate con una massicciata.
Si incontrano anche alcune aree picnic ombreggiate che ci suggeriscono di fare una sosta per una sorsata d’acqua e continuare ad ammirare il panorama che ci circonda , le pareti della codula si stanno avvicinando sempre più fra loro,siamo ormai prossimi al vecchio greto del fiume.
Alle 10,15 arriviamo sul letto sassoso della codula Sisine racchiusa tra le alte pareti rocciose che ospitano corvi ed altri uccelli. Il sentiero procede intersecando a volte il greto principale, altre volte greti di asciutti torrenti secondari . La pedalata deve essere assolutamente più attenta e più agile , l’insidia delle pietre è sempre presente e cadere non sarebbe una gran bella cosa. Lungo il letto,ormai asciutto, fioriscono dei bellissimi oleandri bianchi e rossi che stanno ad indicare che in profondità il terreno è sufficientemente umido.
Alle 11,00 arriviamo al punto in cui chi arriva in autovettura la deve parcheggiare e continuare a piedi. Noi potremmo legare le M.T.B. ad un albero e continuare a percorrere i restanti 2 Km. a piedi, molti fanno cosi, ma preferiamo spingere la bici e in certi tratti portarla in spalla , ci sembra più giusto fare in questo modo per dare significato completo all’escursione.
Dopo 40 minuti arriviamo al punto di ristoro “Su Coile”. Lasciamo in custodia le M.T.B. e ci dirigiamo in spiaggia, solo 10 minuti dopo stiamo nuotando in quelle acque che io, con molto campanilismo, giudico UNICHE.
E’ una sensazione meravigliosa quella di stendersi dopo il bagno a riposare sulla spiaggia dai ciottoli bianchi e marron.
L’acqua è terribilmente attraente, la sua cristallina trasparenza invoglia a continui bagni.
Mangiamo qualche barretta , un po’ di frutta secca e ci lasciamo andare ad un meritato e assolato relax.
Alle 15,00 dopo aver fatto un ultimo bagno , torniamo a prendere le bici e alle 16,10 rincominciamo a pedalare. I 15 Km. che ci aspettano sono tutti in salita e per 20 metri in una di quelle rampe col fondo in massicciata , il rapporto più piccolo non mi assiste,devo scendere.
Gli ultimi 3-4 Km sono su un terreno più umano, proseguiamo sino a Su Porteddu dove alle 17,45 una spina di birra Ichnusa è già pronta sul tavolo.
Dopo la doccia e un po’ di commenti con Ignazio su come è andata l’escursione alle 20.00 in punto ci presentiamo affamati per la cena a base di : saporitissima salsiccia secca e verdure sott’olio,"culurgiones" al sugo, "porceddu" allo spiedo, "pane carasau", il tutto innaffiato da un generoso Cannonau. La "sebada", tipico dolce locale a base di formaggio fresco e miele,il caffè ed il sempre presente liquore mirto,chiudono la cena e la giornata in modo veramente fantastico.     
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Pubblicato da admin - venerdì 27 luglio 2007, 22:18
Un nostro simpatizzante (Federico Piras, federicopiras AT hotmail.com) ha recentemente compiuto un cicloviaggio in Sardegna.
Ci ha inviato il materiale da lui raccolto (un diario di viaggio in cinque parti ed una trentina di foto) perche' lo pubblicassimo nella nostra rubrica Cicloviaggi- Introduzione
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6- Giugno 2007 3° Escursione:Trekking di 2 giorni da Rifugio Coop. Goloritzè a Cala Fuili(a piedi ) Questa è un'escursione che si era pensata di fare in un giorno,mentre invece dopo i preziosi consigli di Antonio,( Coop. Goloritzè), si è deciso di articolarla in due giorni.
1°Giorno: Il Golgo - Cala Sisine
2°Giorno: Cala Sisine - Cala Fuili Questa mattina iniziamo a camminare alle 9,40, un disservizio del personale responsabile della cucina causa un rittardo ai nostri programmi, ma poco male, quì non siamo condizionati dall'orologio.
A tale proposito vi voglio raccontare un piccolo dialogo fra un escursionista cittadino ed un pastore del Supramonte,ovvero due differenti concetti di TEMPO.
D- Mi sa dire l'ora?
R- E'l'ora di mungere.
D- E allora quando mungete?!
R- Tra mezz'ora.
Salutare filosofia di vita!!!!
Ormai tutto il bestiame della piana è al pascolo,il risuonare dei campanacci appesi al collo degli animali, unitamente ai versi che emettono, diffonde per tutto il territorio una sinfonia di suoni straordinaria. Ci aviamo con passo deciso verso la Chiesa di San Pietro e quando arriviamo a ridosso del muro di cinta, prendiamo a destra sino ad incrociare la larga pista sterrata che conduce a Cala Sisine e che per 15 Km. è percorribile anche dalle macchine.
La giornata non è tra le più calde , quindi si procede di buon passo.Durante il cammino si ha la possibilità di ammirare ed apprezzare la macchia mediterranea nella sua varietà di specie. Ogni tanto dai folti e contorti cespugli di ginepro sbuca qualche maiale selvatico, spesso lo spavento è reciproco per cui scappa grugnendo impaurito.
Altre volte da qualche cespuglio di lentischio o di corbezzolo si affaccia timidamente qualche capretta che si imbosca immediatamente.
Il sentiero a tratti polveroso a tratti sassoso, comincia a scendere di quota sino ad arrivare in prossimità di Ololbizzi e del relativo ovile ben distinguibile tra la vegetazione.
Tra le 11,15 e le 11,30 raggiungiamo i tratti pavimentati a massicciata della carrareccia e le are picnic, alle 11,30 siamo sul vecchio letto della codula, il terreno si fa più accidentato e sassoso ,le pareti della gola che ospitano i nidi di una grande varietà di uccelli iniziano ad avvicinarsi fra di loro dando all'ambiente un certo fascino. Ogni tanto folti cespugli di oleandri bianchi e rossi danno una macchia di colore al paesaggio bianco accecante proveniente dalla roccia calcarea.
Sono le 12,30 quando arriviamo allo spiazzo utilizzato come parcheggio dai mezzi che arrivano sin quà. Da questo punto sino al posto di ristoro si camminerà esclusivamente su quello che era il letto del fiume, il procedere non è agevole a causa delle pietre di dimensioni variabili.
Alle 13,00 arriviamo al "Coile", abbiamo impiegato 3 ore e 20 per coprire circa 17 Km.
Dopo esserci accordati col personale,sulla possibilità di cenare e di pernottare, andiamo in spiaggia e trascorriamo tutto il pomeriggio distesi al sole in questa spiaggia bellissima.Durante questo tempo abbiamo la possibilità di assistere allo sbarco di turisti che provenienti da Cala Gonone o da Santa Maria Navarrese invadono la piccola spiaggia e in quel poco tempo che hanno sembra vogliano fare il pieno di tutto ciò che ammirano.
Alle 17,40 lasciamo la spiaggia,ci rinfreschiamo con una lunga docia e dopo aver ascoltato l'elenco delle difficoltà burocratiche , politiche e logistiche sormontate da questi modesti gestori di punti ristoro, ci presentiamo a tavola per gustare un buon piatto di spaghetti con i gamberi, seguiti da un caldo fritto misto per me ed una
braciola per Ignazio.Un litro di vino fresco scende come il nettare e quindi caffè e l'immancabile mirto chiudono la giornata.
Ci ritiriamo a dormire ,proponendoci sveglia presto in quanto il percorso di domani sarà lungo e impegnativo.
7-Giugno2007 2°giorno del trekking - Cala Sisine - Cala Fuili Sono le 7,00 quando iniziamo a camminare in direzione della spiaggia. Il tempo si presenta incerto , una certa foschia fa correre il pensiero ad un possibile piovasco. Raggiunto il rudere della vecchia dispensa dei carbonai, troviamo l'attacco al sentiero indicato da bolli verdi.
Si parte subito in ripida salita su pietraia e dopo alcuni tornanti arriviamo alla quota 90, seguire i radi segnavia risulta abbastanza difficoltoso,se ne trovano bianchi e bianco/rossi coperti da bianchi. Intorno a quota 175 si prende una svolta verso l'interno e haime!!!!deve essere questo il punto in cui si esce dal sentiero,
procediamo cercando di orientarci con l'uso della carta e dell'altimetro.Non è proprio semplice,diverse tracce di animali e di pastori ci sviano.
La vegetazione è fitta e molto bassa, dopo un ulteriore controllo della carta e dell'altimetro ,decido di scendere di quota , purtroppo però è inevitabile inoltralci nel fitto della vegetazione. Le braccia e le gambe ne escono malconce, ma finalmente individuiamo e raggiungiamo il sentiero principale, ora siamo un po' meno preoccupati.
Nel frattempo qualche nuvola appare in cielo e siamo in rittardo di circa un ora e mezza sulla tabella di marcia.Si incominciano a vedere i segnavia bianchi e rossi.
Iniziamo ora una lunga e erta salita che ci porta al( Cuile Saccederano) da dove lo sguardo spazia su bellissimi panorami un po' offuscati,si riparte ancora in salita e ben presto sbuca su una grossa mulatiera, la seguiamo a destra e ci dirigiamo decisamente verso l'Architieddu Lupiru: imponente arcata naturale causata dall'azione meccanica degli agenti atmosferici.Il sentiero prosegue in ripida discesa e giunge finalmente a Cala Luna.Sono le 13,30 e sono abbastanza stanco, l'errore all'inizio dell'escursione mi ha innervosito, per di più poco prima di giungere a Cala Luna , mi sono beccato due zecche su una gamba. Con l'aiuto di uno sprai contro le punture di insetti e con molta pazienza sono riuscito a farle staccare senza conseguenze.In ristorante ci troviamo con Paolo e Dario, due escursionisti toscani conosciuti alla Coop.Goloritzè.Con loro, provenienti da Codula di Luna con partenza da Teletotes, siamo d'accordo di proseguire insieme il trekking sino a Cala Fuili.
Il tempo a disposizione è limitato, ma riusciamo a fare ugualmente un rapido bagno seguito da una abbondante spaghettata.
Alle 15,30 ripartiamo da Cala Luna diretti a Cala Fuili, il percorso è a sali scendi verso NORD,dopo 40 minuti incontriamo la grotta Oddoana.
Sono ormai 7 ore che camminiamo e le gambe cominciano a risentirne, il fuori programma di questa mattina ha lasciato il segno. In lontananza cominciamo a sentire qualche tuono.
Speriamo di non terminare il trekking sotto la pioggia.Dopo circa un'ora dalla partenza cominciamo a scendere di quota sempre più rapidamente sino a quando alle 17,20
siamo a Cala Fuili. Ultima fatica:risalire il ripido sentiero sino al parcheggio.Il trekking è finito,il fuori strada della Coop.è in ritardo e il temporale arriva come una furia.Facciamo appena in tempo ad indossare le mantelline, ancora dieci minuti ed ecco arrivare la Land-Rover,saliamo a bordo come fulmini e dopo 50Km di S.S.125 siamo al Golgo.Lunga doccia rigeneratrice,grande mangiata di tutte quelle specialità sarde e un po' di relax ricordando i due giorni trascorsi.
       
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4 Giugno 2007 1° Escursione : Rifugio Coop. Goloritzè – Cala Goloritzè ( a piedi ) La sveglia è intorno alle sette, la giornata si presenta col cielo coperto, nebbiosa,ma per fortuna non piove. Alle otto facciamo colazione con un buon latte e caffè , biscotti e ottimo miele di produzione locale. Alle nove siamo pronti a camminare e, poiché non piove, l’umore è buono, d’altra parte eravamo determinati ad uscire anche sotto la pioggia.Come prima escursione è stata scelta Cala Goloritzè in quanto il sentiero non è impegnativo e consente un buon adattamento al territorio.
Dopo 15 minuti giungiamo a “Su Sterru”, impressionante voragine di 270 m. in un unico pozzo di origine carsica.Nel raggiungere l’attacco al sentiero abbiamo la possibilità di incontrare tutte le specie di animali presenti allo stato brado nell’altopiano del Golgo: maiali, mucche, asinelli ,capre e cavalli. E’ un concerto di campanacci e di versi che danno alla piana un fascino speciale.
Alle 9,35, arriviamo alla zona Parcheggio “ Su Porteddu”dopo aver attraversato la zona “Sas Piscinas”, che è costituita da tre grosse pozze d’acqua ad uso abbeveratoi, ed aver fotografato un bellissimo olivastro di dimensioni notevoli.
Oltrepassata una sbarra , incontriamo una roccia con inciso Goloritzè e quindi iniziamo la salita lungo il pendio sassoso che dopo 20 minuti circa ci consente di raggiungere la sella a quota 470, oltre la quale si ammira il Bacu Goloritzè. Ancora qualche passo ed ecco in lontananza il bellissimo mare del golfo di Orosei e la cima dell’Aguglia.
Il sentiero ora scende deciso lungo il vallone, incontrando vecchi ovili ricavati dalle grotte presenti nella sponda destra del Bacu. Lungo il cammino sono da ammirare lecci secolari e un arco naturale che funge da porta al sentiero che si addentra nella macchia mediterranea ricca di profumi intensi di rosmarino, mentuccia ed altre essenze.
Ormai mancano 15 minuti alla cala ,alle 11.15 arriviamo non senza provare una certa emozione ai piedi dell’Aguglia e alla staccionata di protezione che consente di scendere il ripido sentiero sino alla spiaggia. La limpidezza e il colore dell’acqua in questa cala sono veramente notevoli.
Ci dirigiamo verso sinistra, riuscendo cosi ad intercettare alcune sorgenti di acqua dolce proveniente dalla montagna. La prospettiva, da questo punto della cala, consente di ammirare il bellissimo arco naturale dello sperone di roccia che si protende a mare e la intensa attività di scalatori che si cimentano nella conquista della Aguglia alta 147 metri.
Il tutto merita una sosta prolungata che consenta anche un velocissimo bagno. L’acqua, dopo le piogge dei giorni trascorsi, è piuttosto fredda, ma il caldo sole,che nel frattempo è riuscito a farsi spazio, invoglia a distendersi sopra quei piccoli e candidi ciottoli e ristabilire così la giusta temperatura corporea.
Alle 15 decidiamo di prendere la via del rientro ripercorrendo lo stesso sentiero che in circa due ore ci riporterà al Golgo.
Ma col compagno di escursione Ignazio, proviamo a battere un mio tempo dell’anno scorso : 1 ora e 30 minuti.
Quando usciamo dal sentiero sono le 15,55 , è incredibile,tempo impiegato 55 minuti!!! Abbiamo versato litri di sudore e le pulsazioni sono alle stelle. La sosta al locale del parcheggio “SU PORTEDDU” e la bevuta di un boccale di birra Ichnusa ci consente di riprenderci e alle 17, siamo sotto la doccia.
La paura che il mal tempo ci rovini le prossime escursioni è pressoché svanita.
Il programma prevede per domani: Rifugio-Cala Sisine in M.T.B.
La giornata si conclude con la cena a base di solo pesce ad Arbatax presso l’ittiturismo “LA PESCHIERA” . Non sto a descrivere qui i saporitissimi piatti serviti, dico solo che chi si trova da quelle parti e non trascorre una sera in quel ristorante si perde qualcosa di veramente eccezionale.
    
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Pubblicato da admin - venerdì 27 luglio 2007, 22:19
Un nostro simpatizzante (Federico Piras, federicopiras AT hotmail.com) ha recentemente compiuto un cicloviaggio in Sardegna.
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2 Giugno 2007 Escursioni in SARDEGNA di Federico e Ignazio, raccontate da Federico. E’ ormai la quarta volta che trascorro un periodo più o meno lungo nei posti che descriverò, ma vi assicuro che ci tornerei domani . La Sardegna è un posto che affascina:i colori, i profumi, l’intensità della luce, il calore del sole “sardo” hanno una capacità di attrazione non comune per gli amanti della natura.La cosa più curiosa è che sto scoprendo tutte queste cose su quest’isola ora che ci manco ormai da circa 33 anni.
I luoghi che descriverò, si trovano nel Supramonte, una zona della Sardegna ancora incontaminata.Il turismo di massa ancora non è arrivato e speriamo che mai ci arrivi. I comuni interessati a questo angolo dell’isola sono: Urzulei,Orgosolo, Oliena, Dorgali e Baunei. Il territorio si estende dalle falde del Gennargentu sino alle falesie della costa del golfo di Orosei,più precisamente da Cala Gonone a Santa Maria Navarrese.
La caratteristica principale di questo territorio è che non essendoci strade asfaltate ,all’infuori delle statali e delle provinciali, chi vuole raggiungere le spiagge disseminate lungo i 40 Km.di costa deve farlo a piedi o in barca. Ricordo che questo è il mare azzurro e trasparente dove, sino a non molto tempo fa, si poteva intravedere nuotare la foca monaca.
La partenza dal “continente”( così i Sardi chiamano lo stivale) avviene con qualche ritardo la sera del 2 Giugno alle ore 22,30 dal porto di Civitavecchia.
Personalmente sento l’atmosfera di avventura già dall’imbarco sul traghetto, quest’anno tale sensazione è accentuata dall’incertezza delle condizioni atmosferiche, la pioggia non si fa desiderare.
Dopo aver divorato un panino ed un frutto, trascorso un po’ di tempo sul ponte piscina , scambiato con Ignazio qualche commento sulle buone condizioni del tempo , decidiamo di andare in cabina e riposare un po’ .
Per me è sempre molto difficile dormire in nave, anche se le condizioni del mare sono buone.
L’indomani mattina alle 8,30 arriviamo ad Olbia ,il tempo non è rassicurante, il cielo è carico di nuvole dense e basse che fanno presagire pioggia imminente, infatti dopo circa 20 Km. sulla S.S.125 ecco l’acqua, che praticamente ci accompagnerà per tutto il viaggio
L’umore è nero come il cielo , il pensiero è di dover trascorrere buona parte della vacanza sotto la pioggia.Attraversiamo il simpatico centro turistico di San Teodoro dove non piove. Alle 9,30 siamo in vista della torre di Posada. Intorno alle 10,00 la 125 attraversa sulla sinistra la nota pineta di Orosei, l'aria grigia dovuta alla pioggia è resa meno triste da una continua vegetazione di oleandri sui due cigli stradali.Alle 10,15arriviamo ad Orosei e proseguiamo per Dorgali durante una tregua della pioggia. Approfitto della momentanea interruzione della pioggia per scendere dalla macchia e scattare qualche foto ad una cava di marmo.Ancora 20 minuti e arriviamo a Dorgali, decidiamo di fare sosta a Cala Gonone, e dopo una passeggiata al porto, si va a mangiare un buon piatto di spaghetti alla bottarga in un ristorante da me "visitato"l'anno scorso.Il mio compagno di viaggio non si accontenta dello spaghetto e proppone il fritto misto.Il tutto viene accompagnato da un buon bianco e, con un caffè e l'immancabile mirto, ci sentiamo rinfrancati.
Alle 13,30 ripartiamo da Cala Gonone e ci dirigiamo verso Baunei: ci separano circa 50 Km. per arrivare al Golgo.Dopo circa 30 minuti incrociamo il bivio che conduce alle gole del Gorroppu, meta di una delle nostre prossime escursioni in M.T.B.Dopo 17 Km.di curve in salita e di panorami della valle Lanaittu e del Monte Oddeu arriviamo a Genna Silana, passo a quota 1017.Sosta per un caffè al bar e quindi giù in discesa sempre tra una curva e l'altra per giungere alle 15,10 a Baunei e dopo 15 minuti al Golgo.Andiamo a trovare i ragazzi della Cooperativa , ci lasciamo andare a qualche mala parola contro il tempo, quindi scarichiamo dalla macchina tutto il necessario per uscire in escursione domani con qualsiasi tempo.Ci diamo una rinfrescata ed una sistemata , in attesa della cena dò delle indicazioni sul posto ad Ignazio, ma non abbiamo sicuramente un buon umore. Alle 20.00 ,prima di andare a cena, il tempo sembra che voglia mettersi al buono, non è possibile!!!Smette di piovere!!! E quando andiamo a dormire, alle 22,30, il cielo è una cupola costellata da miliardi di stelle.Auguri per domani!!!!
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Pubblicato da Stefano Mica - lunedì 18 giugno 2007, 10:46
Volevamo esplorare la Calabria, la parte piu' selvaggia, e cosi eravamo un
po' indecisi tra la Sila e l'Aspromonte.
Documentandoci un po', l'Aspromonte ci e' sembrato piu' vario e
interessante come ambiente e cosi abbiamo deciso di avventurarci per una
settimana in bici e con tenda al seguito, come ormai nostro solito, alla
scoperta delle bellezze dell'Aspromonte.
Partiti da Locri il primo giorno abbiamo visitato Gerace e poi su in
montagna per il sentiero dei Briganti verso il cuore del Parco.
Costretti a campeggiare la prima notte, i violenti acquazzoni dei giorni
successivi ci hanno permesso di scoprire forse l'unico rifugio gestito del Parco,
bellissimo e accogliente, che abbiamo usato come punto di riferimento per
esplorare le parti piu’ famose del Parco e cioe' la vallata delle Grandi
Pietre e il Montalto, sotto pioggia battente, ma almeno la sera non dovevamo
montare la tenda e cucinare.
Con il simpaticissimo gestore del rifugio, anche guida di montagna, abbiamo
deciso il percorso da fare per attraversare la parte piu’ selvaggia
dell'Aspromonte e giungere nella spettacolare e abbandonata zona greganica.:
indispensabile la tenda e scorte di viveri. Abbiamo pedalato per tre giorni
in ambienti selvaggi con boschi variopinti, cascate, fiumare, paesi
abbandonati e spettacolari strade di montagna ormai percorse solo da
animali. Abbiamo terminato il nostro giro al caratteristico paese di Bova,
uno dei pochi paesi greganici ancora abitati e quindi Bova Marina dove
abbiamo preso il treno del ritorno.







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Pubblicato da enrico - domenica 06 maggio 2007, 21:24
(Appendice al resoconto del viaggio in corsica del 27 aprile - 1 maggio 2007). Escursione extra-associativa: 30 Aprile 2007. Il Sentier du Littoral in bici Il percorso fatto al mattino da St.Florent per raggiungere la spiaggia della Saleccia (bellissima anche senza il sole) era stato esotico ma in effetti un po' noioso: una dozzina di Km su asfalto, poi altrettanti di sterrato in mezzo al deserto Des Agriates, su una strada con dune tutte uguali, dura e polverosa, e sopratutto in sostanziale discesa. Quindi ci aspettava un viaggio di ritorno con 12 Km di salita nel deserto... Il Bazzucchi (leggendario nel trovare ristoranti) inizia la ricerca di un itinerario meno noioso: prima ha domandato ad un ciclista di passaggio, senza successo. Poi ha chiesto informazioni al gestore del Camping della Saleccia. Questo, in cambio di un po' di ordinazioni (3 birre e 2 cocacole), gli ha risposto esattamente quello che voleva sentire: esiste un percorso (Il Sentier du littoral, NDR), a tratti impegnativo che, rimanendo sempre sulla costa, porta dritti a St.Florent. Il percorso e' molto bello perche' passa per il Loto e le altre spiaggie del litorale. Chiedo maggiori dettagli: D: Si puo' pedalare ? R: Si, pero' e' un po' impegnativo, a volte bisogna scendere D: Quanto e' lungo ? R: A piedi quattro ore D: Si, ma in Km/dislivello ? R: Non lo so D: L'ha mai fatto in bici ? R: No D: Allora come fa a sapere che si puo' fare in bici ? R: Mi hanno detto che alcuni ciclisti dovrebbero averlo fatto in bici D: Ma lei va in bici ? R: No Non gli faccio altre domande. Era chiaro come il sole che il gestore non sapeva distinguere una bici da una betoniera, e che quindi bisognava scegliere se fidarsi comunque e provare alla cieca, o semplicemente tornare indietro e fare il deserto. Eravamo usciti al mattino per fare una gita facile di poche ore, ed eravamo senza mappe a piccola scala, extra-acqua, cibo, luci per tutti, informazioni certe sul percorso: nessuno degli standard per le uscite associative era rispettato. Come guida non potevo certo portare il gruppo su quel percorso. Comunque siccome era evidente che tutti morivamo dalla voglia di fare l'esplorazione, ho aggiunto che se ci dividevamo la responsabilita' tra tutti e sceglievamo in massa di andare, anch'io sarei stato d'accordo. C'e' da dire che dei 9 che eravamo, 6 erano escursionisti e soci esperti (Marco&Teresa Bazzucchi, Carlo&Carla, Cristina e Roberto Torta), e dei rimanenti due che non conoscevo, Fabio era cicloturista ben prima di entrare in associazione e Claudio aveva una preparazione fisica superiore a chiunque altro. Inoltre le informazioni disponibili (assenza di mappa e certezze sul percorso) erano note a tutti allo stesso modo. In questi casi e' fondamentale la motivazione, e quella c'era. Percorso scelto all'unanimita': pertanto alle 16.30 termina la gita di Ruotalibera per quel giorno, e il gruppo di "indipendenti" inizia l'esplorazione. Bazzucchi, dopo aver sentenziato che "In caso di problemi, la colpa e' di Torta", pronuncia il secondo epico tormentone della spedizione: "Sse po' ffffa' ". Partiamo. La prima tappa e' alla spiaggia del Loto. Ora e' anche uscito il sole, ed e' senza dubbio la spiaggia migliore che io abbia visto negli ultimi anni. Riesco ad ottenere un break di 10 minuti per farci il bagno; nonostante io sia magro e freddoloso e l'acqua fosse ghiacciata, siamo tutti in acqua dopo 30 secondi. Spettacolare ! Ripartiamo. Dopo poco vediamo sulla strada sopra di noi, provenienti dalla direzione in cui ci stavamo dirigendo, due trekkers francesi, visibilmente provati. Il Bazzucchi sale sul crinale e li intercetta. Gli dicono che il percorso e' "tres difficiles" e che comunque, salvo alcuni tratti, secondo loro si puo' fare in bici. L'interpretazione ufficiale del Bazzucchi e' stata: In realta' volevano dire che e' facile e sse po' ffffa'. Nel frattempo: come loro solito i Carli erano rimasti indietro; il gruppone "salta" un bivio parzialmente coperto dalle frasche, e continua a procedere lungo la costa. I Carli arrivano dopo qualche minuto, vedono il bivio e prendono la direzione opposta. La strada sulla costa diventa prima semplicemente impedalabile, poi sempre piu' stretta e difficile. Ad un certo punto sento il Bazzucchi dire "Regolare, questo deve essere il tratto tres difficiles": in effetti il tracciato sulla scogliera si era ormai ridotto ad uno strapuntino di circa 30/40 cm di roccia viva, affacciata sugli scogli sottostanti. Continuamo, ma peggiora ulteriormente, a volte lo strapuntino manca del tutto, e ci sono dei passaggi piuttosto delicati, che richiedono entrambe le mani libere: ci organizziamo a coppie per attraversare questi tratti uno alla volta e passarci bici e bagagli. Procediamo, lenti ma inarrestabili (oltre un'ora per fare qualche centinaio di metri di scogliera). Il gruppo e' passato quasi tutto, e i Carli ancora non si vedono. Li avevo visti in lontananza muoversi dalla spiaggia diversi minuti dopo di noi, poi la strada curvava. Va bene rimanere indietro a sistemare le borse e fare foto, ma adesso comincio a chiedermi dove siano finiti: rifaccio tutta la strada a piedi per cercarli, e penso che nel paio di Km che mi sono fatto di corsa le orecchie gli siano fischiate abbastanza. Vedo il bivio e delle frasche rotte nell'altra direzione; saranno passati da mezz'ora, posso smettere di cercarli. Proseguiamo in 7. Il gruppo e le bici hanno quasi completemente attraversato la scogliera: c'e' voluta piu' di un'ora, una fatica boia ed un numero infinito di lividi ed escoriazioni. A questo punto non si puo' piu' tornare indietro. Peccato che la scogliera finisca su una collina molto scoscesa, e di una parvenza di sentiero nemmeno l'ombra. Dietro la collina c'e' un faro, che prima dall'alto sembrava molto piu' vicino, ma adesso e' sparito. Inoltre, mentre eravamo in quota e scendevamo verso il mare, avevo anche visto nella collina sopra di noi una specie di fortino abbandonato. Mentre traghettiamo le ultime bici, due esploratori (Claudio e il Torta) vengono mandati in perlustrazione a piedi, uno sulla collina davanti a noi verso il faro e uno sulla collina sopra di noi verso la fortificazione. Le certezze erano: - I fari segnati sulle carte nautiche (quindi garantiti funzionanti) hanno quasi sempre una strada che permette a chi fa la manutenzione di raggiungerli via terra rapidamente.
- Chi ha costruito il fortino sopra di noi probabilmente aveva costruito anche una strada.
Claudio arriva sopra la collina e vede il faro dall'alto. Dice che strade non ce ne sono. Penso: stranissimo. Scopriremo in un secondo tempo che quel faro non e' operativo (NDR: evidentemente, perche' si sono dimenticati di costruire la strada... ) Il Torta ha una certa difficolta' a salire verso il fortino, la salita e' ripidissima, non c'e' quasi traccia di strada e occorre farsi largo dentro la macchia mediterranea. Saliamo in un paio. Con un po' di fatica arriviamo in cima alla collina e vediamo il fortino: in effetti il sentiero escursionistico passa esattamente li davanti. Abbiamo ritrovato la strada. In poco piu' di mezz'ora ci apriamo un varco in mezzo alla macchia e trasportiamo bici e bagagli fino alla cima della collina. Incredibilmente i Carli hanno il cellulare acceso, ci parliamo e diamo per buono che siamo tutti sullo stesso sentiero (noi abbiamo oltre un'ora di distacco per esserci passati le bici sulla scogliera). Sse po' ffffa' Rispetto a quello che avevamo gia' fatto, tutto il resto e' stato quasi banale: inizia un trekking duro, spesso trascinando la bici: ma, come ha osservato qualcuno, paragonato alla scogliera praticamente una pista ciclabile. In realta' siamo stati ripagati dalla fatica dai paesaggi che abbiamo visto: una torre diroccata sul mare, calette bellissime, un guado fatto con una lingua di acqua di mare, nessun essere vivente (nemmeno le capre si erano arrampicate fin li'). Il tempo passa, e il sentiero procede esattamente sul litorale. Camminiamo tanto, ma apparentemente non arriviamo mai: mi viene in mente un principio matematico (la teoria dei frattali) secondo cui lo sviluppo metrico di una costa frastagliata e' infinito: mi viene il dubbio, non e' che chi l'ha teorizzato fosse di quelle parti ? Verso le 18 realizzo che non avro' il tempo di passare per l'Internet-point dell'albergo, cosa che avevo intenzione di fare dopo la doccia e prima del corso di Tai-Chi Alle 18.30 realizzo che non potremo partecipare al corso di Tai-Chi, previsto dopo la doccia e prima della cena Alle 19 decido che non passero' a far la doccia prima di cena Alle 19.15 mi auguro che a St.Florent ci siano dei buoni ristoranti aperti fino a mezzanotte, in cui si puo' entrare senza aver fatto la doccia Alle 19.30 mi dico che va bene anche una pizzeria Alle 19.45 opto per un baretto di quelli che rimangono aperti tutta la notte Alle 20 penso che mi accontentero' delle due barrette Enervit-Crunch di emergenza e della banana schiacciata che ho nel borsino, e forse il Bazzucchi ha ancora una di quelle marmellatine che gli ho visto spararsi prima usando un ramo come cucchiaino. E' quasi buio. Mentre mi arrampico su una roccia con la bici sulle spalle a mo' di zaino, squilla il cellulare. Spero siano i Carli che dicono che sono arrivati (questo significherebbe che la teoria dei frattali e' sbagliata). Invece e' mia madre, che mi chiede che sto facendo di bello. Essendo ora di cena, l'unica cosa che mi viene in mente per tagliare corto e' dire che sono in ristorante. Che tipo di ristorante e' ? Penso alle barrette e alle marmellatine: Fanno cucina di tutti i tipi e sono specializzati nei dolci, ma adesso devo chiudere perche' e' il mio turno per ordinare. Mi augura buona cena, ricambio. Comunque al Bazzucchi va peggio: mentre era appeso ad una roccia riceve una telefonata da Fastweb, che gli vorrebbe proporre alcune offerte irripetibili. La sua risposta e' breve e altrettanto irripetibile. Per quella sera l'operatrice non ha piu' contattato nessun altro. Squilla nuovamente il mio cellulare. Stavolta sono veramente i Carli, che sono arrivati a St.Florent. Ottima notizia. Non solo, nei bivi successivi (che noi dobbiamo ancora raggiungere e loro hanno gia' esplorato) hanno disegnato delle freccie con dei sassolini per indicare dove sono passati. Hanno anche prenotato il primo ristorante dove sbuca la strada. Non dovendo ri-esplorare gli incroci ci fanno risparmiare un sacco di tempo, e arriviamo poco dopo le 21, con nemmeno mezz'ora di distacco. Grande Carla!! grazie !!! Alla fine ci abbiamo messo poco piu' di 4 ore (tenendo conto che nell'ultimo tratto la strada diventava una sterrata ed era completamente pedalabile), escoriazioni varie su tutto il corpo, migliaia di calorie bruciate, una forte disidratazione. Ma ci andava di farlo, ci siamo divertiti come matti, e come ha detto qualcuno abbiamo spostato in avanti (di molto) il limite di cosa si possa fare. Dopo la brillante esperienza di trekking con la bici, noi sopravissuti contiamo di partecipare in massa ad attivita' come parapendìo con la bici, alpinismo con la bici, immersioni sub con la bici... Epilogo: a seguito delle numerose richieste (di Beatrice D.M. e di altri), contiamo di riproporre il sentiero nel calendario dell'anno prossimo: iniziate ad iscrivervi alla scuola di roccia. Obbligatoria la bici da corsa (visto che bisogna trasportare una bici, che almeno sia leggera! ;-) Sse po' ffffa' !
P.S. Come e' evidente dalla nostra esperienza diretta, il Sentiero del Litorale non si puo' assolutamente fare in bici: salvo l'ultima parte in cui e' pedalabile e quindi e' comodo avercela, di solito e' un peso ed un impaccio da trascinarsi dietro. Se pero' vi trovate a St.Florent, potete fare il sentiero trekking a piedi e tornare indietro con la barca delle 16; vi assicuriamo che ne vale veramente la pena.




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Pubblicato da Nic - venerdì 19 gennaio 2007, 18:08
Vorrei solo fare una piccola riflessione su degli accessori: le scarpe del cicloturista..
Dunque quest'anno mi è capitato di buttare ben due paia di scarpe da bici: un paio di Sidi molto comode da trek, con attacco SPD, ed un paio di sandali Shimano sempre con l'attacco per i pedali a sgancio rapido..
Ho riflettuto sul fatto che questo consumo di scarpe da bici marca una differenza tra i cicloturisti ed i ciclisti amatoriali..
Il ciclista amatoriale, intendo quello sportivo, usa le sue scarpe da bici unicamente quando sta in sella, poiché sarebbe troppo scomodo camminare con le scarpe da bici da corsa, quelle per intenderci con l'attacco Look o Time. Per cui difficilmente consuma le proprie scarpe, queste il terreno quasi non lo frequentano!
Il cicloturista, almeno questa è la mia esperienza, non si muove solo sulla bici. Sceso dalla stessa quando raggiunge un bel borgo, una bella spiaggia, un bel bosco, una montagna o un ambiente impervio da esplorare, spesso si muove a piedi.. e certe volte anche per una distanza non breve..per cui le scarpe le consuma eccome!
Io mi sento di "ringraziare" in particolare questi miei vecchi e appena "rottamati"sandali Shimano che vedete in foto.

Questi sandali mi hanno accompagnato per tanto tempo nelle fontane, sulle spiagge, nei cicloviaggi soprattutto estivi.
Provvisti dell'attacco a sgancio rapido SPD e abbastanza rigidi, progettati appunto per pedalare-portati senza calzini!- sono in effetti molto comodi, anche perchè tra i 10 e 20 gradi di temperatura esterna non si ha freddo pedalando con i soli sandali. E' utile indossarli anche quando piove d'estate, perché i piedi si asciugano rapidamente, mentre sarebbe causa di raffreddore pedalare con calzini e scarpe inzuppate.. Per cui, onore al merito ai miei sandali consumati, e consiglio di comprarli a tutti i cicloturisti che non li hanno ancora.
Io sto ora cercando di comprarne online il nuovo tipo, perché la Shimano ora produce un modello un pò diverso da quello che che avevo io. [7 comments] |
Pubblicato da enrico - mercoledì 11 ottobre 2006, 08:38

Sabato 7 ottobre, extra-calendario, si e' svolta la cicloscalata del Gran-Sasso, organizzata da Gianni (detto anche ilGallus).
Un resoconto e' disponibile a questo indirizzo: http://www.romapedala.splinder.com/post/9503503
Mi limito a riportare sul sito dell'associazione alcuni dati ed informazioni, utili come "archivio" per chi si volesse cimentare per conto proprio:
Distanza: Circa 100 Km
Dislivello: Circa 2000 m
Fondo stradale: asfalto
Bici richiesta: ideale una bici da corsa con la tripla. Utilizzare gomme poco tacchettate.
Giro ad anello. Trasporto: bici+auto, in quanto la partenza e' da Paganica, non raggiunta dal treno.
Note: Acqua oltre la borraccia. Verificare attentamente le condizioni meteo prima del giro. Portare un giubbino antivento-antipioggia. Verificare la perfetta efficenza dei freni. Prestare la massima attenzione agli animali da pascolo sulle discese (scendere con prudenza).
Visualizza altimetria
Scarica tracciato GPS: [GPX] [PLT] [TRK]
Scarica mappa
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Pubblicato da enrico - martedì 03 ottobre 2006, 21:38
 Nota: per evitare "incomprensioni" (trattandosi di un'uscita non ufficiale) questo resoconto e' stato spostato dalla sezione resoconti alla sezione cicloviaggi, dove chiunque puo' documentare le proprie esperienze ciclistiche (quando compiute fuori dall'associazione). (enr.) Sabato 30 settembre, su invito di Marco Pierfranceschi, ho partecipato alla prova percorso di un itinerario di sua creazione, noto come G.S.A. (Grande Sentiero Anulare): Una cinquantina di Km tra piste ciclabili, parchi, strade periferiche, la Togliatti, la jungla amazzonica, campi nomadi, discariche abusive, il lungotevere, a costituire un anello "ciclabile" dentro il raccordo.
L'idea e' (o forse sarebbe?) quella di dimostrare che sia possibile spostarsi veramente dentro Roma in bici, sfruttando non solo i pochi Km di ciclabili "ufficiali" ma anche tutta una serie di risorse complementari (le ville-parco o le strade meno frequentate, ad esempio); andando cosi' ad incrementare i percorsi che possano essere compiuti con comodita' e sicurezza dai ciclisti urbani, per esempio nel tipico tragitto casa-lavoro ora effettuato in auto. L'appuntamento e' a Piramide, ore 9.30 del mattino.
Noto subito alcuni uomini-FIAB (come ci chiamano i frequentatori abituali di questo tipo di incontri): Gianni ed Augusto.
Gli altri partecipanti sono piuttosto eterogenei, ma piu' o meno tutti dispongono di una mountain-bike, city-bike, bici-ibrida o aggeggi simili.
Marco arriva con un certo ritardo, assieme a Cicloveeg (quest'ultima, non del tutto a suo agio su una MTB in prestito): con un'improbabile fascia da sindaco, Marco inaugura il percorso, si prende degli applausi e dei fischi, nomina la scopa (Augusto), e partiamo. Dopo un tratto di via M.Polo, entriamo nel parco della Caffarella. Il gruppo "patisce" un po' la scarsa abitudine agli sterrati e l'utilizzo di bici prestate, preferendo in maggioranza percorrere a spinta qualsiasi cosa diversa dalla pianura :-)
Ora ho messo la faccina sorridente, in effetti durante il giro gioivo un po' meno: quando si hanno i sandali (shimano of course), dover poggiare i piedi in mezzo alle siringhe ogni 5 metri e' molto fastidioso; queste continue fermate, mentre io cercavo di fare trial sullo sconnesso erano un vero attentato!
Per la descrizione dettagliata del percorso e delle varie vicissitudini, vi rimando al sito di romapedala.
In breve:
- Il parco degli acquedotti.
- Un pezzo della Togliatti (con una variante, lunghissima, su vie parallele ed un eccitante passaggio sotto la A-24 e dentro una discarica abusiva).
- Il parco dell'Aniene e relativo (omonimo?) campo nomadi, con un "percorso ciclabile" che probabilmente non ha rivali in europa per incuria e abbandono. (Qualcuno ha osservato che il percorso e' stato tracciato negli anni dagli animali al pascolo brado e dagli spacciatori; in effetti non ci sono cartelli, ne' ha l'aspetto dei sentieri ciclabili tracciati altrove, quindi e' altamente probabile che sia andata esattamente cosi').
- Villa Ada, dove abbiamo fatto una discesa MTB degna delle migliori gite di Stanislao: in realta' e' stato solo per divertimento, visto che fino alla Moschea potevamo arrivarci con la ciclabile lungo l'Olimpica...
- Ponte Milvio e la ciclabile sul Tevere, per chiudere l'anello fino a Piramide (da dove eravamo partiti 8 ore prima).
Il mio (personalissimo) giudizio e' questo: dal punto di vista "escursionistico" il percorso e' stato piuttosto divertente, si tratta sempre di 50 Km (in parte esenti da traffico ed in parte su sterrato) ad un passo dal centro di Roma e dalle arterie piu' trafficate.
Che poi possa essere utilizzato per il tragitto casa-lavoro (o simile), da persone che magari sono restie all'utilizzo quotidiano della bici (ed andrebbero in qualche modo invogliate), e' piu' problematico:
gli sterrati con le pioggie diventano impraticabili (vi immaginate l'impiegato di banca che arriva al lavoro coperto di fango ?), e anche passare per i parchi richiede perlomeno dei buoni pneumatici e i parafanghi.
I quartieri periferici (ad esempio, le parallele alla togliatti) erano abbastanza deserti anche in pieno giorno; immagino quindi che risultino abbastanza "malfrequentati" passandoci dopo il tramonto (che in inverno e' alle 17).
Per non parlare dei tratti come il passaggio sotto la A-24, i campi nomadi e le discariche, tutti abbastanza "impegnativi" anche in pieno giorno.
Insomma, l'idea e' molto interessante (e magari piu' di una persona puo' sfruttarne un "pezzo" per un percorso quotidiano), ma secondo me a maggior ragione dimostra che la ciclabilita' deve prima di tutto partire dalle istituzioni, con dei percorsi effettivamente adatti, a tutti e a qualsiasi bici: non e' pensabile che gli aspiranti ciclisti acquistino delle bici bi-ammortizzate in carbonio per fare un trofeo MTB ogni volta che vanno al lavoro (per non parlare del rischio di forare, lo stesso Marco, che ha fatto il giro con una bi-ammortizzata e ruote artigliate, ha forato due volte).
Un ringraziamento a Marco e a tutti i partecipanti, veramente simpatici: alla prossima!
Note finali in stile Ruotalibera-FIAB:
Il percorso richiede un certo allenamento: 52 Km, 300 m di salita. Sono presenti alcuni tratti un po' tecnici (per questo, la classificazione a mio avviso e' OOO). Consigliata MTB o buona ibrida, comunque con ruote artigliate (CT/MTB).
Possibilita' di trovare fango. Possibilita' di trovare cani sciolti. Possibilita' di incontri spiacevoli dopo il tramonto.
Consigliati scarponcini chiusi. Prestare attenzione ad alcuni incroci. Obbligo di fanali (A/P) nelle ore serali.
Portare camera d'aria o kit forature.
Nel caso in cui si decida di percorrere quotidianamente le sterrate o la ciclabile sul lungotevere: consigliati copertoni con rinforzo antiforatura (io conosco i Maraton della Schwalbe, ma non escludo che ne esistano altri).
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Pubblicato da Marco Pierfranceschi - martedì 27 dicembre 2005, 10:54
8 agosto
Il viaggio in Repubblica Ceca non parte bene.
La sveglia all'alba, dopo il rientro anticipato da Pianello del giorno prima e i bagagli fatti in fretta e furia, non è sufficiente a prendere il previsto treno per l'aeroporto. Ripieghiamo sul successivo (mezz'ora dopo) e siamo costretti a fare il check-in all'ultimo minuto, col risultato che ci vediamo addebitare un sovrappeso non del tutto giustificato e la Polizia aeroportuale mi obbliga a buttare il cavo d'acciaio gommato e il lucchettone per legare la bicicletta, pretendendo essere "oggetti pericolosi".
Arrivati a Praga rimontiamo le bici, quest'anno trasportate nelle apposite sacche, e constatiamo che non hanno subito danneggiamenti, quindi ci muoviamo alla volta della città.
L'aeroporto di Praga non è servito da linee ferroviarie, per cui iniziamo l'avvicinamento al centro armati di mappe turistiche rimediate all'aeroporto, della fedele guida Lonely Planet e di un po' di fantasia. Un po' per caso, un po' per scelta, ci ritroviamo nella piazza principale, accanto all'orologio astronomico, e non resistiamo alla tentazione di una breve passeggiata in centro bici a mano.
Una curiosità di quest'anno è la cow-parade, un'iniziativa di beneficenza che ha disposto nei vari angoli della città circa duecento statue di mucche a grandezza naturale colorate e "rielaborate" da artisti di tutto il mondo... l'effetto è stravagante e i turisti si divertono un mondo a farcisi fotografare accanto.
Purtroppo l'albergo prenotato "a tariffa scontata" dall'agenzia risulta essere lontanissimo dal centro, obbligandoci a percorrere svariati chilometri su una specie di tangenziale, trafficata e molto pericolosa. Arriviamo e troviamo un albergo a quattro stelle di sfarzo decisamente eccessivo e pacchiano, con annesso casinò, eppure a vedere due cicloturisti stanchi e impolverati non battono ciglio.
Una volta sistemati optiamo per tornare a cena in centro con la metropolitana, e dopo un breve giro serale pasteggiamo con soddisfazione festeggiando l'inizio dell'avventura con i primi due boccaloni di "pivo", come si chiama qui la birra.
9 agosto
Avendo dovuto prenotare insieme al volo tre notti a Praga ce ne siamo riservate due all'inizio, dopo l'arrivo, e una alla fine, prima della partenza, per aver modo di lasciare in deposito in albergo le ingombranti sacche per il trasporto delle bici.
Questa seconda giornata è tutta dedicata alla scoperta di Praga, città splendida ma purtroppo, in questo periodo, letteralmente soffocata dai turisti e con le facciate dei palazzi del centro storico sfregiate dai negozi di souvenir, tanto che, giunti a sera, non vediamo l'ora di partire in bici il giorno dopo per ritrovare un po' di tranquillità.
Una delle curiosità che non ci sentiamo di mancare è il "Museo del Comunismo", che ci restituisce l'idea di un periodo storico dominato da grandi ideali e scarso senso pratico, terminato con brucianti disillusioni e pesanti azioni repressive da parte delle istituzioni, fino alla "rivoluzione di velluto" seguita alla caduta del muro di Berlino nell'89.
10 agosto
Dovendo attraversare Praga da sud a nord, la prima tappa inizia sulla metropolitana, dove è possibile trasportare nell'ultimo vagone un max di due biciclette al prezzo di metà di un biglietto passeggero (cadauna). Certo, probabilmente non erano previste bici da viaggio stracariche di borse, e portarle su e giù per le scalinate di accesso (quando non ci sono le scale mobili) non è proprio facilissimo, ma sempre meglio dell'esperienza "autostradale" dell'arrivo.
Prima di partire acquistiamo le ottime mappe delle quali Marco Rosolia, ispiratore del viaggio, ci aveva fatto le fotocopie, uno strumento che si rivelerà decisivo per la riuscita della vacanza. Mappe di tale dettaglio e precisione (in scala 1:75.000) in Italia davvero ce le sogniamo...
Compriamo inoltre, in un negozio di biciclette, una nuova catena in sostituzione di quella che la polizia aeroportuale italiana ci ha costretto ad abbandonare.
Il primo tratto della pista ciclabile sulla Moldava (fiume che successivamente confluisce nel Labe, il quale a sua volta, passato il confine tedesco, cambia nome in Elba) è a sorpresa quasi tutto su sentieri sterrati e strade lastricate malamente, per lunghi tratti un percorso in "single track" da mountain bike per cui, pur se immersi in un paesaggio idilliaco, non riusciamo a percorrere molta strada.
Il caldo e la pressoché totale assenza di fontane lungo il percorso ci consigliano di fermarci a Kralupy, cittadina industriale molto post-comunista e del tutto priva di attrattive storiche e culturali, dove dopo una lunga fase decisionale scegliamo di alloggiare all'Hotel Stadion che, come scopriremo poco dopo, è stato ricavato dal complesso sportivo di uno stadio di hockey su ghiaccio.
Tutto mi sarei aspettato da questo viaggio tranne che di assistere, ad agosto, ad una partita di hockey tra i ragazzi locali ed una squadra di loro coetanei provenienti dagli USA!
Nonostante la distanza da Praga (pochi chilometri, in realtà, ma per le abitudini nostrane, si sa, sono anni luce) a cena incrociamo due turisti italiani, saranno gli ultimi da qui fino a Dresda.
11 agosto
L'itinerario riparte di nuovo su un sentiero in riva al fiume, e nel primo tratto è molto bello, poi si infila in mezzo ai campi su strade asfaltate un po' malmesse e pressoché deserte e va avanti così per diversi chilometri, attraversando minuscoli borghi rurali un po' cadenti.
La sorpresa, sgradevole, arriva al momento di attraversare un canale, quando siamo costretti a trascinarci le bici prima su e poi giù (salendo fino a sette o otto metri da terra) per le scalette metalliche di servizio di un ponteggio che sorregge due grosse condutture, che si perdono in lontananza in entrambe le direzioni. Il caldo secco stavolta non è alleviato nemmeno dai bar, che troviamo chiusi, per cui dopo l'ennesima pista polverosa nel bosco scegliamo nel primo pomeriggio di far sosta a Melnik, cittadina famosa per la produzione di vino e con un interessante centro storico. Dopo un'ultima salita siamo sulla terrazza panoramica da cui si ammira la confluenza di tre fiumi: è qui, infatti, che la Moldava si unisce al Labe.
12 agosto
Dietro consiglio di una coppia di turisti tedeschi che alloggiano nella nostra stessa pensione e stanno percorrendo l'itinerario in senso opposto, scegliamo alla partenza di effettuare la prossima tappa a Litomerice. La mattinata trascorre via allegramente, il percorso è su strade asfaltate e la distanza contenuta da percorrere fa sì che si trovi il tempo di fare un bagno, dopo il quale ci concediamo anche un pranzetto più "corposo" del solito. Resto stupito dal fatto di trovare in questo tratto che le segnalazioni dell'itinerario sono state realizzate alla stregua dei sentieri di montagna con tre strisce di vernice, sistema sicuramente semplice, pratico, poco costoso e durevole nel tempo. Nel pomeriggio secondo bagno nel Labe e poi un tranquillo arrivo, con tutto il tempo di una passeggiata prima di cena che ci colpisce per la specie di "coprifuoco" che si instaura alla chiusura dei negozi: le strade affollate e chiassose che abbiamo percorso per arrivare all'hotel, nel tempo della doccia pomeridiana sono diventate deserte e silenziose.
13 agosto
Giornata, per noi, "della Memoria".
A pochi chilometri da Litomerice sorge la città-fortezza di Terezin, resa tristemente famosa dai nazisti che vi realizzarono un campo di concentramento, dal quale gli ebrei venivano spediti ai campi di lavoro e di sterminio dell'est. L'esperienza è decisamente angosciante, forse meno per me, che ho già visitato Mathausen, di quanto lo sia per Emanuela.
Il museo conserva immagini, scritti, oggetti, di migliaia di persone, uomini, donne, bambini, sterminati senza motivo dalla follia nazista.
La visita all'adiacente "piccola fortezza", trasformata all'epoca in un carcere per prigionieri politici il cui destino era di venir torturati fino alla morte è, se possibile, ancora peggio.
Lasciamo Terezin nel primo pomeriggio accompagnati dai fantasmi dei morti e dall'incubo che un simile orrore, inspiegabile all'epoca e probabilmente tuttora inspiegato, possa risorgere di nuovo dalle tenebre dell'animo umano ed inghiottirci, insieme a tutto quello che amiamo, in un futuro più o meno remoto.
Ci siamo mossi tardi, e tuttavia non trovando soddisfacente alcun posto lungo la strada, complice anche la piacevolezza di pedalare con un tempo bello e relativamente fresco (e non ultimo il fatto che nell'ultimo tratto gli alloggi sono parecchio latitanti) finiamo col fermarci quasi alle otto di sera in un hotel ristorante poco lontano da Decin.
14 agosto
Dopo una breve visita al castello di Decin siamo di nuovo in riva al fiume, sulla pista ciclo-pedonale tracciata sul lato sinistro, e intorno all'ora di pranzo sconfiniamo in Germania.
Qui il Labe diventa Elba, passando attraverso un paesaggio roccioso e montano che prende il nome di "Svizzera Sassone".
Arriviamo a Bad Schandau con la minaccia della pioggia, che però ci coglie al riparo di un porticato adiacente all'ufficio informazioni, pensiamo di averla scampata ma veniamo invece moderatamente inzuppati poco prima di arrivare al Bed & Breakfast (o meglio "Zimmer frei") dove abbiamo prenotato da dormire presso una signora che, come scopriamo, non parla una parola d'inglese ma riesce ad ovviare ai problemi comunicativi con una grossa capacità mimica e tanta simpatia.
Dopo la Repubblica Ceca, di fatto a meno di dieci chilometri di distanza, la Germania sembra un altro mondo. I prezzi sono più o meno il doppio che oltre confine (grossomodo allineati con quelli italiani), e ci tocca rifare il bancomat perché qui si paga in Euro. A quanto capisco questa zona è da sempre una località turistica, e dopo la riunificazione delle due germanie seguita alla caduta del muro il "recupero economico" è stato molto più veloce che non, ovviamente, quello delle aree rurali e industriali della Repubblica Ceca.
Stasera, per cambiare, ceniamo in un ristorante cinese.
15 agosto
Con una "mossa" che lì per lì sembra intelligente (e a posteriori probabilmente lo è davvero...) confermiamo l'alloggio per la seconda notte, lasciamo i bagagli e partiamo alla volta di Dresda leggeri e con in tasca il biglietto del treno per il rientro in serata.
Sarà che è domenica, sarà che è ferragosto, sarà che siamo in una zona di villeggiatura, fatto sta che la pista ciclabile sull'Elba è un viavai forsennato di ciclisti/e di tutte le età in entrambe le direzioni, tanto da far quasi rimpiangere la quiete delle altre giornate. In compenso l'arrivo a Dresda è tranquillissimo, risaliamo dalle banchine e siamo in centro, il problema semmai è che sbuchiamo in una zona di ristoranti coi tavoli all'aperto all'ora di pranzo, e l'affollamento di turisti provenienti da ogni parte del mondo è tale che più che una città tedesca riporta alla mente immagini dei vicoli di Shangai o di una casbah araba.
Dresda è una strana città, rasa al suolo pressoché completamente alla fine della seconda guerra mondiale la sua ricostruzione, a sessant'anni di distanza, non è ancora completata, e proprio nel cuore del centro, accanto alla Frauekirche appena ricostruita, c'è un enorme cantiere. Probabilmente avranno pesato differenti impostazioni filosofiche, tant'è che l'edilizia razionalista ereditata dal recente passato come DDR sta in parte venendo demolita per restituire al centro di Dresda l'immagine e l'anima di una città barocca nelle quali gli abitanti sembrano più volersi riconoscere. Colpisce un gigantesco mosaico a parete di ispirazione comunista lasciato sporco, negletto e trascurato in un centro pieno di edifici appena restaurati, come pure la differenza tra le pietre nuove e ancora color crema con le quali sono stati ricostruiti gli edifici antichi e i "tasselli" neri di quelle che sono invece state recuperate dalle macerie, che dà a questi monumenti dall'impianto poderoso un ché di arlecchinesco.
Allontanandosi un po' dal centro, sfiorando i quartieri popolari, risulta però evidente come l'opulenza esibita per i turisti nelle vie centrali sia in realtà tutt'altro che equamente distribuita nel resto della città (e forse del paese).
Torniamo indietro a Bad Schandau col treno delle 18.00, che a Manu sembra un po' presto ma tra una cosa e l'altra ci consente di cenare non molto prima che la cucina del ristorante chiuda.
È domenica sera (e ferragosto,!) ma sembra già che la stagione vacanziera sia quasi finita, talmente pochi sono i turisti che si vedono in giro, anche il ristorante è semivuoto.
16 agosto
Completato il "giro di boa" a metà del tempo ci chiediamo cosa fare per il resto del viaggio, io propongo di cercare di tornare, o quantomeno riavvicinarsi, a Praga seguendo in itinerario diverso, dato che le cartine che abbiamo mostrano non lontano diversi parchi, zone protette e aree naturali, e Manu accetta, per cui ci muoviamo di nuovo alla volta della Repubblica Ceca passando però sulla riva opposta rispetto all'andata. Su questo lato la pista ciclabile confluisce nella strada carrozzabile, ed è curioso che stavolta le guardie di confine ci controllino i passaporti: quando siamo arrivati, sulla riva opposta, non c'era nessuno a controllare! Arrivati a Malé Brezno voltiamo a sinistra per il "parco" di Ceské Stredohorì, e imbocchiamo una splendida strada in lieve salita costeggiata da abeti ed imponenti formazioni rocciose. La zona è molto frequentata da mountain bikers, ed i sentieri e percorsi segnalati sono talmente tanti che alla fine riescono a farci sbagliare strada un paio di volte. Dopo il pranzo usciamo dall'area del parco, ma per diverso tempo il percorso continua ad essere immerso in un paesaggio di mezza-collina che non ci fa rimpiangere le rive fluviali dell'andata, anche il traffico è contenuto. Alla fine della giornata siamo di nuovo nei dintorni di Decin, anche se scegliamo di pernottare, per cambiare, in un hotel diverso da quello in cui abbiamo dormito pochi giorni prima.
Mi sento abbastanza soddisfatto ed ottimista, pensavo che il percorso collinare fosse più impegnativo, invece il fatto di viaggiare costantemente su asfalto anziché su un misto di sterrati in riva al fiume, consente di recuperare la maggior lunghezza delle tappe in pari tempo.
17 agosto
La giornata parte "strana", le prime strade che percorriamo sono abbastanza trafficate, tanto che decidiamo di fermarci per quasi un'ora in un paesino minuscolo solo per starcene distesi su un prato a non far niente. Poi la salita costante ma mai ripida che ci ha accompagnato per metà della mattinata lascia il posto ad un tracciato ondulato, ed infine si sbuca fuori dalle colline in un paesaggio che a me ricorda molto l'alto viterbese: campi di cereali a perdita d'occhio e qualche boschetto ogni tanto. L'idea è di fermarci a Steti, ben oltre Litomerice, ma quando ci arriviamo la troviamo talmente brutta da indurci a proseguire per Libechov, dove invece troviamo ad accoglierci un simpatico hotel stile “baita tirolese", con tanto di balconi fioriti, e un cordiale gestore baffuto che parla inglese e un po' d'italiano.
18 agosto
La tappa odierna ci porta nel parco di Kokorinsko.
Partiamo col cielo coperto e un bel fresco, percorrendo sentierini improbabili fra le case che senza cartine non avremmo mai osato imboccare, poi strade pressoché deserte che si inoltrano in boschi fitti, infine scelgo una strada sterrata che ci porta in mezzo ad una foresta di pini, fra resti di antiche case rupestri e formazioni rocciose incombenti. La strada è relativamente scomoda ed un acquazzone improvviso, dal quale riusciamo a ripararci sfruttando la tettoia di un antico pozzo, la riempe di pozzanghere, ma l'atmosfera è talmente da bosco delle fiabe che ci sembra di essere Hansel e Gretel in bicicletta. L'ultimo tratto è una pietraia ripida, per fortuna breve, che dobbiamo percorrere a spinta. Quindi torna il sereno e ci regaliamo un pranzetto in una trattoria locale, col menù solo in ceco (in genere riesco a tradurre almeno le cose principali dai menù in tedesco che fin qui non è mai mancato...) ed una signora che non parla inglese. Ordiniamo petti di pollo impanati grazie all'aiuto di una cliente, e mentre pranziamo il juke-box ci propone una versione tradotta in ceco di "My hometown" di Springsteen! Proseguiamo ripuntando verso sud, dapprima attraverso uno splendido sentiero in mezzo agli abeti, poi sulle strade interne del parco. Manu propone di visitare il castello di Kokorin, un'incredibile fortificazione praticamente nascosta dalla vista su tutti i lati dai boschi circostanti, con mura altissime ed una torre imponente. Scendiamo quindi costeggiando un fiumicello che occasionalmente si allarga a formare laghetti balneabili dove i locali sguazzano rumorosamente.
Per la serata puntiamo nuovamente su Melnik, contando di ripartire il giorno dopo costeggiando però il Labe anziché la Moldava.
19 agosto
L'idea di cambiare fiume non si rivela particolarmente felice: ad esclusione di un primo tratto effettivamente molto bello, il resto della giornata, afosa e polverosa, si trascina su sentieri sterrati sconnessi e scomodi, con un paesaggio piatto e ripetitivo che alterna impianti industriali a villini in riva al fiume. Fatichiamo non poco perfino a trovare un posto in cui mangiare qualcosa all'ora di pranzo, optando infine per un gelato in un café nella cittadina di Brandys nad Laben.
Per non allontanarci troppo da Praga scegliamo di pernottare lì vicino, in un hotel all'interno di un parco in prossimità di impianti sportivi. Poi riusciamo per un breve giro ed un eventuale ultimo bagno, e dopo qualche piccola tribolazione (la "pista" è un sentiero a malapena percorribile tra le sterpaglie) veniamo accontentati.
20 agosto
Ha piovuto tutta la notte, con tuoni e lampi, e giustamente è l'unico giorno di tutta la vacanza in cui siamo "costretti" a muoverci per tornare a Praga.
L'unica nota positiva della mattinata è la colazione, dal momento che "una tantum" riusciamo a spiegare che non vogliamo formaggi ed affettati e troviamo ad attenderci due krapfen a testa per accompagnare té e caffé.
Montiamo i bagagli e aspettiamo più di un'ora che la pioggia ci dia una tregua, quando ci muoviamo facciamo appena in tempo a ripartire che subito veniamo bloccati nuovamente, in paese, sotto un provvidenziale porticato, da un altro scroscio.
Finiamo col partire comunque sotto una pioggerellina lieve, per percorrere quest'ultima ventina di chilometri, dal momento che la mappa mostra un itinerario segnalato che arriva (parte?) al capolinea di una delle tre linee metropolitane, ma dobbiamo fermarci ancora una volta, e ne approfittiamo per pranzare con due zuppe calde.
Raggiunto l'albergo il tempo finalmente si rimette, e possiamo spendere il pomeriggio in giro per Praga a fare le ultime foto con una bella luce e comprare un po' di ricordini.
21 agosto
Solito tour de force (o corsa ad ostacoli) per rientrare in Italia.
Subito dopo colazione rimontiamo i bagagli sulle bici ed andiamo a prendere la metropolitana, cambiamo a metà per l'altra linea ed arriviamo al capolinea, da qui ci attendono più di dieci chilometri di strade trafficate e, scopriamo ora, in salita. In aeroporto bisogna smontare le bici e metterle nelle sacche, poi fare il chek-in sperando che non ci infliggano un sovrappeso (e stavolta la scampiamo), poi prendere il volo, atterrare, recuperare i bagagli e andare a prendere il treno per Roma-Tuscolana.
Alla fine di tutto è stato un viaggio interessante, in un pezzo di Europa sospeso tra antichi fasti barocchi e il recente fallimento dell'utopia comunista, che sta cercando di trovare una sua dimensione con molto più buonsenso e coerenza di quanto siamo abituati a vederne qui da noi.
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Pubblicato da Robert1 - martedì 19 luglio 2005, 11:21
Un ciclista previdente non può evitare alcuni di questi accorgimenti, che spesso non vengono tenuti a mente.
Portatevi sempre:
- almeno 2 raggi di scorta (facilmente fissabili sul fodero sinistro del carro inferiore della bici con del nastro isolante);

- un pezzo di un vecchio copertone (possibilmente liscio) che potrebbe essere cucito all'interno di un copertone se questo scoppiasse (evitando di portare al seguito un copertone di ricambio ovviamente del tipo peighevole);
- pronto soccorso con stick anti punture e anti scottature (qualsiasi negozio di articoli da moto le vende);
- fascette da elettricista (che non potete immaginare quante volte mi sono tornate utili per fissare cose più o meno vitali della bici);
- una tessera telefonica internazionale o cmq spiccioli di moneta locale (all'estero ovviamente) poichè la sfiga è sempre in agguato.
Spero vi siano utili. A presto.
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